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Gli huthi svelano un attentato degli Stati Uniti

Internationalist 360°, 24 gennaio 2020

Mentre le tensioni in Medio Oriente continuano ad aumentare, ci sono indicazioni che l’amministrazione di Donald Trump pianifichi l’omicidio di alti funzionari huthi dello Yemen come all’assassinio della Guardia rivoluzionaria iraniana Qasim Sulaymani, probabile mossa per aprire la via ad un’ulteriore escalation nella regione. Un alto funzionario huthi di Sana riferiva a MintPress News che gli huthi non esiterebbero a colpire le truppe statunitensi nella regione se l’amministrazione Trump prendesse di mira personale yemenita. La dichiarazione seguiva l’annuncio dai funzionari degli Stati Uniti secondo cui le forze armate statunitensi avevano tentato, fallendo, di uccidere un altro comandante iraniano nello stesso giorno dell’attacco statunitense coi droni che uccise Sulaymani. Secondo quanto riferito, un attacco aereo statunitense prese di mira Abdul Reza Shahlai, comandante del Corpo della guardia rivoluzionaria islamica dell’Iran (IRGC) mentre era nello Yemen, ma la missione non ebbe successo. Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti affermò che Shahlai risiede in Yemen accusandolo di avere “una lunga storia di attacchi a statunitensi e alleati a livello globale”. Nel frattempo, gli attivisti yemeniti ed esperti dei media esprimevano preoccupazioni per ciò che considerano gravi minacce dall’amministrazione Trump, sottolineando che le notizie del mancato assassinio nello Yemen non dovrebbero essere sottovalutate. Altri chiesero al Congresso degli Stati Uniti di impedire qualsiasi attacco al suolo yemenita e di tenere i soldati statunitensi nella regione fuori pericolo. I pretesti per gli attacchi statunitensi in Yemen non sono nuovi. Il 13 ottobre 2016, le forze armate statunitensi annunciarono di aver colpito tre siti radar costieri a Hudayda, un’area dello Yemen controllata dalle forze huthi, in rappresaglia per un presunto attacco missilistico fallito all’USS Mason, cacciatorpediniere della Marina statunitense. Gli huthi sostennero di non essere coinvolti in alcun attacco missilistico contro il Nason. Da parte loro, Ansarullah fu chiara avvertendo i capi statunitensi dopo gli omicidi in Iraq, promettendo che le truppe statunitensi nel Golfo Arabo e Mar Rosso sarebbero state prese di mira senza esitazione se l’amministrazione Trump avesse tentato di colpire i leader huthi in Yemen. L’esercito yemenita, fedele ad Ansarullah, si preparava a previsti attacchi statunitensi. La leadership di Ansarullah ribadiva che la loro posizione anti-USA si basa su un impegno di principio e ideologico, ma storicamente non colpirono direttamente gli Stati Uniti o i loro interessi nella regione.
Durante un discorso televisivo dell’8 gennaio per commemorare il martire dello Yemen Abdulmaliq Badr al-Din al-Huthi, il leader di Ansarullah dichiarò che “Non accetteremo più l’equazione di Trump per ucciderci e interferire nei nostri affari e fare nulla non è più accettabile” e continuava dicendo che i rapporti tra gli huthi e la “disattenzione degli Stati Uniti che prende di mira i leader della nazione saranno diversi . Il leader di Ansar Allah notava che se non ci fosse stato il supporto degli Stati Uniti all’Arabia Saudita, la guerra contro lo Yemen non ci sarebbe stata, aggiungendo che il ruolo degli Stati Uniti nella guerra contro il suo Paese comprende supervisione, gestione, protezione politica, distruzione e fornitura di armi. Ed anche avvertiva Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dal continuare la campagna militare in Yemen, affermando che “gli sviluppi nella regione non sono nei loro interessi”. Ciò implicava che l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti ed Iran potrebbero essere usata contro Stati Uniti Stati ed Arabia Saudita. Le minacce di Ansarullah, un gruppo noto per colpire obiettivi sensibili senza esitazione, non dovrebbero essere sottovalutate. Il 14 settembre, lo Yemen colpì due strutture petrolifere dell’Arabia Saudita ad Abuqaiq e Qurays con un attacco di rappresaglia che gli Stati Uniti attribuirono all’Iran. Ora, avendo sviluppato ulteriormente l’arsenale di missili balistici e droni gli esperti dicono che probabilmente possono colpire le truppe statunitensi nella regione. Secondo i funzionari huthi a Sana, l’amministrazione Trump sembra usare l’accusa della presenza di truppe iraniane nello Yemen, accusa che gli huthi smentiscono, come pretesto per ulteriori azioni militari nel Paese, nonostante l’assenza di prove a sostegno della pretesa. Inoltre, il contrasto tra la reazione huthi con quella degli alleati dell’Iran nella regione dopo l’assassinio degli USA di Sulaymani suggerisce ulteriormente che l’Iran non ha una significativa influenza sul processo decisionale degli huthi. In effetti, gli huthi respinsero ferocemente ogni tentativo straniero d’influenzarne le decisioni dopo l’assassinio di Sulaymani. Finora il gruppo non prometteva di vendicarsi contro le truppe statunitensi per vendetta dell’omicidio di Sulatmani, come fecero gli alleati dell’Iran nella regione quasi all’unanimità. Inoltre, trattarono la faccenda con cautela decidendo di non essere trascinati in un’escalation nonostante le manifestazioni rabbiose in molte città dello Yemen. Tuttavia, gli huthi firmarono un accordo di cooperazione militare coll’Iran a seguito della continua guerra e dek blocco del Paese e potrebbero lavorare coll’Iran per agire contro le truppe statunitensi nella regione qualora gli Stati Uniti prendessero di mira i leader huthi nello Yemen. Secondo alcuni decisori strategici di Sana, gli attacchi di rappresaglia potrebbero aversi se avvenisse anche un solo attacco nordamericano nello Yemen.

Un’eredità omicida
Dall’uccisione da parte degli Stati Uniti del generale iraniano Qasim Sulaymani e del leader militare iracheno Abu Majd al-Muhandis, molti politici yemeniti temono che l’amministrazione Trump possa svolgere operazioni simili contro i leader dello Yemen. Gli omicidi voluti dai sauditi degli ex-presidenti Salah al-Samad e Ibrahim al-Hamadi, personaggi popolari tra gli yemeniti, sono cementati nella memoria collettiva del Paese. Il 6 novembre 2017 , l’Arabia Saudita pubblicò un elenco di 40 nomi di leader houti e personaggi di spicco che il Regno voleva vivi o morti. La lista fu pubblicata dal Ministero degli Interni saudita, che offriva premi tra i 5 e i 30 milioni di dollari. Il 19 aprile 2018, l’ex-presidente dell’SPC Salah al-Samad fu assassinato dagli attacchi aerei sauditi a Hudayda mentre si preparava a protestare per le dichiarazioni dell’ambasciatore nordamericano secondo cui Hudayda, controllata dagli huthi, sarebbe caduta. Quasi due anni dopo l’assassinio di al-Samad, un tribunale di Hudayda processava il presidente degli Stati Uniti Trump insieme a 61 yemeniti e stranieri, tutti ritenuti coinvolti nell’assassinio dell’ex-capo dell’SPC. Dopo aver giudicato colpevoli dieci sospetti, il tribunale tenne la prima udienza, processando Trump e gli altri 51 imputati stranieri e yemeniti in contumacia, a fine ottobre. Il processo, che attirò l’attenzione dei media nazionali, può essere solo simbolico, ma invia un chiaro messaggio agli Stati Uniti che le loro operazioni in Yemen e la loro complicità con la peggiore crisi umanitaria causata dall’uomo sono inaccettabili e mineranno la politica estera degli Stati Uniti nella regione. Prima del suo assassinio, al-Samad tentava di attuare un piano per ricostruire lo Yemen come Stato moderno, stabile e democratico entro il 2030. Scrisse il National Vision, un manifesto dai 175 obiettivi incentrato su indipendenza, libertà e non sottomissione all’influenza degli stranieri. Le preoccupazioni degli yemeniti riguardo le intenzioni saudite e statunitensi nei confronti dei loro leader nazionali furono rafforzate quando il Ministero della Difesa yemenita rivelò che l’intelligence nordamericana e i principi sauditi furono coinvolti nell’assassinio del famoso presidente yemenita Ibrahim al-Hamadi dopo aver rifiutato l’interferenza di Washington e Riyadh negli affari interni dello Yemen. Durante la conferenza stampa, il Generale di brigata Abdullah bin Amar, alto funzionario del Ministero della Difesa yemenita, rilasciò importanti documenti relativi all’assassinio del presidente al-Hamdi, compresi i nomi delle persone coinvolte nell’omicidio. Prima della morte, al-Hamadi tentava di allontanare lo Yemen da regno saudita e Stati Uniti e costruire l’indipendenza dello Yemen sviluppando le riserve di petrolio e la posizione strategica sullo Stretto di Bab al-Mandab. Ora, secondo alti funzionari huthi, Sana ha le prove che confermano il ruolo dell’amministrazione del presidente Carter e del regime saudita nell’assassinio, compresa pianificazione, supervisione e copertura del crimine, secondo il Generale bin Amar.
A MintPress furono mostrati u documenti presumibilmente scambiati tra le intelligence statunitense e saudita che indicavano il coinvolgimento di Stati Uniti, re saudita Qalid bin Abdulaziz al- Saud, Fahd bin Abdulaziz e il fratello Sultan nell’assassinio, ma non poté verificarne autonomamente l’autenticità. Secondo documenti e testimonianze, al-Hamdi fu invitato a pranzo nella residenza di Ahmad al-Qashmi, capo di Stato Maggiore dell’esercito. Durante la permanenza, Ali Abdullah Salah, allora comandante di brigata e una delle sue guardie del corpo, entrò nella casa. Poco dopo al-Hamadi fu ucciso da una grandinata di proiettili. Sultan Bin Abdulaziz, secondo i documenti, era in diretto contatto con Salah al-Hadyan, l’addetto militare saudita nella capitale dello Yemen settentrionale Sana al momento dell’assasinio. Secondo quanto riferito, Riyadh inviò tre agenti dell’intelligence saudita a Sana poche ore prima dell’assassinio, che poi lasciarono lo Yemen tre ore dopo la conclusione dell’operazione. “L’Arabia Saudita uccise al-Hamadi sotto la supervisione dell’addetto militare saudita, Salah al-Hadyan, perché era un avversario dell’Arabia Saudita e non ne rispettato ordini ed interventi in Yemen”, dichiarò il compianto Abdullah Salah in un’intervista del 2016 a RT araba in cui affermava di avere le “prove del coinvolgimento dell’Arabia Saudita”. Quando al-Hamadi salì al potere nel 1974, lo Yemen del Nord mancava anche dei servizi e infrastrutture di base. Inoltre, il Paese era sull’orlo del collasso e gli uomini delle tribù detenevano un potere e un’influenza significativi. Al-Hamadi, proprio come al-Samad, stilò un piano di sviluppo supervisionato da una serie di comitati che incoraggiavano le comunità locali a contribuire alla costruzione di strade, edifici scolastici e reti idriche. Sotto la direzione di al-Hamadi, lo Yemen del Nord visse un periodo di rapida crescita economica . Il PIL del Paese aumentò dal 21,5 per cento nel 1974 al 56,1 per cento nel 1977 e il reddito pro capite aumentò del 300 per cento. Al-Hamadi, secondo i documenti di WikiLeaks, lavora per “preparare le basi di eventuali elezioni” nello Yemen del Nord.
Dato il destino condiviso da chi è disposto a rischiare tracciando un percorso libero dall’intervento straniero in Yemen, è improbabile che gli huthi, né i loro connazionali, prendano alla leggera le minacce da Paesi stranieri di assassinare i leader yemeniti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio