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34 soldati statunitensi cerebralmente morti dopo l’attacco iraniano

FRN 4 gennaio 2020

Con sorprendente inversione, il Pentagono rivela lentamente aspetti della verità sulla ritorsione iraniana sulla base aerea nordamericana in Iraq all’inizio di gennaio. Secondo un rapporto, a 34 soldati statunitensi veniva diagnosticata lesione cerebrale traumatica a seguito degli attacchi iraniani su due basi statunitensi, all’inizio di questo mese, affermava il Pentagono, nonostante le precedenti dichiarazioni dell’amministrazione su danni “non gravi”. Gli Stati Uniti potevano ridurre notevolmente il numero di “KIA”, morti in azione, vittime legalmente necessarie per denunciare diversamente, grazie alle tecnologie di supporto vitali disponibili nel punto di ricovero. Gli elicotteri Medic sono dotati di sistemi di supporto vitale che possono mantenere le funzioni metaboliche di base di soldati altrimenti deceduti. Pertanto, il termine “trauma cranico” non è solo del tutto comprensibile, ma probabilmente include la maggior parte di coloro che gli ufficiali medici statunitensi alla fine staccheranno dai sistemi di supporto vitale, poiché in realtà “cerebralmente morti”. Viene effettivamente utilizzato come eufemismo per descrivere i soldati uccisi in azione. Stabilendo in seguito i decessi in ospedale, si evita la stampa negativa e le famiglie dei defunti possono essere private del risarcimento in caso di morte. Tale inversione è significativa in quanto gli Stati Uniti storicamente adottano tali revisioni sulle perdite. Questa “prova” sulla reazione interna sarà senza dubbio utilizzata per valutare se le autorità divulgheranno ulteriori informazioni.
I media iraniani riferito che decine di soldati nordamericani furono eliminati dall’attacco. I media iraniani inoltre riferirono informazioni da Quwayt e Germania in cui furono visti entrare corpi e bare di soldati caduti nei due Paesi. Otto soldati nordamericani ancora vivi e trasportati in aereo in Germania furono trasferiti negli Stati Uniti per ulteriori cure, riconosceva il Pentagono in una conferenza stampa. Altri nove rimangono in Germania, dove vengono seguiti e curati. Un altro è tornato in Iraq dopo essere stato inviato in Quwayt per valutazione, e 16 sono tornati in servizio in Iraq dopo la diagnosi.
L’amministrazione Trump inizialmente riferì che gli attacchi missilistici iraniani dell’8 gennaio su due basi della coalizione in Iraq non avevano provocato vittime nordamericane. Successivamente, emerse che “diversi” venivano curati per commozione cerebrale, un numero che alla fine arrivò a 11 che furono inviati fuori dal Paese per valutazioni. Il presidente Donald Trump ha sempre minimizzato i danni, affermando di aver “sentito i soldati feriti avere mal di testa”, ma insistendo “non è molto grave… rispetto ad altre lesioni che ho visto”.
Teheran effettuò gli attacchi di precisione sulle basi della coalizione di al-Asad ed Irbil in rappresaglia per l’assassinio da parte dell’amministrazione Trump del comandante Generale Qasim Sulaymani con un attacco aereo presso l’aeroporto di Baghdad. Sebbene i danni alle infrastrutture fossero estesi, non vi furono vittime. Mentre Trump accreditava che i sistemi di rilevamento dei missili in preallarme delle basi per aver permesso alle truppe di mettersi in salvo prima dell’impatto, l’Iraq fu informato sui missili in arrivo dall’Iran e condiviso le informazioni cogli Stati Uniti. Nonostante il voto del Parlamento iracheno che chiede che tutte le truppe straniere lasciano il Paese, le forze armate statunitensi insistevano a rimanere, anche se l’amministrazione Trump riconosceva la nozione di sovranità irachena. Massicce proteste contro ciò che è ancora ufficialmente l’occupazione dagli Stati Uniti inondava le strade, coi manifestanti che chiedevano a Washington di ritirarsi immediatamente o di affrontare conseguenze terribili. L’assassinio di Sulaymani unito la popolazione irachena all’Iran contro gli statunitensi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio