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Putin all’inaugurazione del Memoriale dedicato all’assedio di Leningrado

Kremlin, 23 gennaio 2020

A Gerusalemme, Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu inauguravano il Memoriale dedicato agli abitanti e ai difensori dell’assedio di Leningrado. Alla cerimonia partecipavano anche il presidente d’Israele Reuven Rivlin, il sindaco di Gerusalemme Moshe Lion e governatore di San Pietroburgo Aleksandr Beglov. Creazione congiunta di architetti di San Pietroburgo e israeliani, il monumento è stato eretto al Sacher Park nel centro di Gerusalemme. Una capsula con terreno proveniente dal Cimitero commemorativo di Piskarjovskoe, di San Pietroburgo, il più grande cimitero delle vittime della Seconda guerra mondiale, fu posta nelle fondamenta del memoriale. L’idea del memoriale è stata proposta dai veterani di guerra, dai sopravvissuti all’assedio e dai connazionali che vivono in Israele, ed è stata sostenuta da associazioni ebraiche di Russia e Israele.

Discorso alla cerimonia per inaugurare il monumento
Presidente della Russia Vladimir Putin:
Cari veterani di guerra, Signor Presidente, Signor Primo Ministro e coniuge, Signor Sindaco e coniuge, amici,
È un grande onore per me partecipare a questa cerimonia tenutasi per dedicare un monumento agli eroici difensori e residenti di Leningrado. Inauguriamo questo monumento prima delle cerimenonie che hanno un significato speciale per i nostri Paesi e nazioni. Uno dei momenti più drammatici ed eroici della storia della Seconda Guerra Mondiale si concluse il 27 gennaio 1944: l’assedio di Leningrado fu infine tolto. Esattamente un anno fa, i miei colleghi ne avevano già parlato qui, il 27 gennaio 1945, l’Armata Rossa liberò i prigionieri di uno dei più grandi campi di sterminio nazisti, Auschwitz. Oggi è la Giornata internazionale della memoria dell’Olocausto. Ci sono molti esempi noti nella storia di incredibile resistenza, sacrificio e orribili tragedie umane. Ma è impossibile paragonare l’assedio di Leningrado e l’Olocausto a qualsiasi altra cosa.
La sacra memoria del martirio e il coraggio di milioni di persone, perdite incommensurabili, privazioni ed eroismo e la nostra giusta rabbia comune per ciò che i nazisti fecero viene trasmessa da una generazione all’altra. Tutto il mondo sa dell’assedio di Leningrado e dei villaggi vicini e del coraggio senza pari dei loro residenti e difensori. Ma alcun documento, storia o diario può descrivere ciò che la gente visse in quel momento. I miei colleghi ne hanno appena parlato. Per me queste non sono semplici parole, lo so non per sentito dire ma da quello che i miei genitori mi dissero perché mio padre difese la sua città natale al fronte, e mia madre era nella città assediata con un bambino morto nell’inverno 1942 e sepolto al Cimitero commemorativo di Piskarjovskoe a San Pietroburgo tra centinaia di migliaia di altri residenti.
Il piano del nemico era assolutamente cinico: condannare a morte gli abitanti della città per fame e, citando un ordine nazista, “raderla a suolo con continui bombardamenti”. Tuttavia, il nemico non poté eseguire tale ordine stampato nei documenti. Gli abitanti di Leningrado, persone di diverse origini etniche, non si arresero. Non si risparmiarono né al fronte dove continuarono i combattimenti incessanti, né in fabbrica producendo continuamente munizioni e materiale richiesti dal fronte. Ho solo menzionato materiale e munizioni. Non lo sapevo, ma mentre guardavo i documenti, diversi giorni fa, ho scoperto un fatto che mi ha scioccato. Durante l’assedio, i residenti di Leningrado donarono 144 tonnellate di sangue per il fronte nonostante la situazione in cui si trovavano. Privi di cibo, luce e riscaldamento, continuarono a lavorare negli ospedali e ad interessarsi di arte, scienza ed istruzione e, sacrificando se stessi, salvarono la grande città per le future generazioni. L’invincibile Leningrado divenne una vera leggenda, mentre la grandiosità della forza mentale dei suoi abitanti e la loro fiducia nella vittoria fu l’apice della dignità umana.
Il monumento che abbiamo inaugurato oggi è un simbolo della nostra profonda memoria comune. L’idea di crearlo è di membri devoti del pubblico israeliano, veterani di guerra e nostri compatrioti, ed è stato creato col sostegno delle autorità di San Pietroburgo e Gerusalemme, con finanziamenti di benefattori di entrambi i Paesi. Vorrei notare con gratitudine e apprezzamento che Israele attribuisce un’importanza speciale alla preservazione della verità sul contributo decisivo dell’Unione Sovietica nella vittoria sul nazismo. Il popolo qui, come in Russia, è preoccupato, allarmato e oltraggiato dai tentativi di negare l’Olocausto, rivedere i risultati della Seconda Guerra Mondiale e ripulire assassini e criminali.
Questo è il secondo monumento che abbiamo inaugurato congiuntamente sul suolo israeliano negli ultimi anni (come ha appena accennato il Primo Ministro). Il primo monumento fu eretto nella città di Netanya ed immortala la memoria dell’eroismo di ufficiali e uomini dell’Armata Rossa. Un atteggiamento onesto e assolutamente rispettoso nei confronti dei soldati sovietici trovava riflesso nelle mostre del memoriale Yad Vashem sulle vittime dell’Olocausto degli ebrei europei. Teniamo anche a cuore il nome del monumento inaugurato oggi. Ogni anno, il 22 giugno, il giorno in cui iniziò la Grande Guerra Patriottica, l’attività del Memoriale inizia in Russia alle quattro del mattino, con persone in tutte le città e i villaggi che accendono candele in segno di lutto per chi morì in quella terribile guerra. San Pietroburgo, già Leningrado, è dove questa tradizione è nata, nel 2009. Ora c’è anche una candela memoriale in Israele, dove vivono 1300 sopravvissuti all’assedio di Leningrado, i loro discendenti e amici e dove il popolo venera i suoi eroi e ricorda i morti. Qui, come in Russia, il popolo comprende l’importanza delle lezioni della Seconda Guerra Mondiale e non permette al mondo di dimenticare ciò che egoismo nazionale, disunione e connivenza sotto qualsiasi forma di sciovinismo, antisemitismo e russofobia possono portare. Il nostro dovere comune è di trasmettere questa conoscenza alle generazioni future, ai pronipoti dei vincitori, mentre gli trasmette il ricordo riconoscente di chi gli ha donato la libertà e dimostrato, a costo della vita, il perdurante valore della pace e della giustizia.
In conclusione, vorrei dire solo qualche altra parola. Un monumento è un’ottima cosa; rimarrà qui per molto tempo, si spera per secoli. Può essere inaugurato in diversi modi. Ma il modo in cui l’avete fatto oggi… Grazie.

Traduzione di Alessandro Lattanzio