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La disperazione di Washington guida la proliferazione nucleare

Gunnar Ulson – LDR, 22 gennaio 2020

Un animale in angolo è un animale pericoloso. Per l’élite di Washington, col declino terminale del suo “secolo americano” e l’impero globale costruitovi, si trova in un angolo scomodo, diventando quindi sempre più spericolati e pericolosi nel processo decisionale. A complicare esponenzialmente le cose c’è il fatto che in quell’angolo e tra la disperazione di Washington, hanno migliaia di armi nucleari e un crescente disinteresse per i trattati che cercavano di garantire che tali armi non fossero né utilizzate né diffuse.

La minaccia nucleare non espressa
Le guerre commerciali altamente distruttive, le guerre reali e le interferenze politiche e/o economiche in cui gli Stati Uniti sono impegnati nel mondo hanno un impatto negativo e molto tangibile sul globo. Nonostante gli alti costi delle politiche sempre più dirompenti di Washington e la preminenza con cui si affermano sui titoli quotidiani, è forse la minaccia nucleare da un ordine politico sempre più sconsiderato a rappresentare il pericolo maggiore. Eppure viene spesso minimizzato, ignorato o tralasciato completamente. Le decisioni politiche continue abbracciate dalle amministrazioni presidenziali di George Bush Jr., Barrack Obama e Donald Trump hanno visto la fine di due importanti trattati sulle armi nucleari firmati con l’Unione Sovietica e la Federazione Russa. Non solo questi sono stati distrutti unilateralmente dagli Stati Uniti, ma essi hanno immediatamente preso provvedimenti che i trattati avevano cercato specificamente di prevenire, come circondare la Russia di sistemi antimissile per impedire a Mosca di lanciare una rappresaglia nucleare sulla scia di un ipotetico primo colpo degli Stati Uniti, minando l’intera premessa della distruzione reciprocamente assicurata e chiave di volta della deterrenza nucleare. Il nuovo START (Trattato sulla riduzione delle armi strategiche) scade nel 2021 e i politici a Washington sembrano avere scarso interesse a rinegoziarne estensione o sostituzione con un trattato simile o migliore. Secondo Reuters nell’articolo del 2017, “Esclusivo: appellandosi a Putin, Trump denuncia il trattato sulle armi nucleari dell’era Obama”, affermava che: “Nel primo colloqui da presidente col leader russo Vladimir Putin, Donald Trump denunciava il trattato che limita lo schieramento di testate nucleari di Stati Uniti e Russia come un cattivo affare per gli Stati Uniti, secondo due funzionari statunitensi e un ex-funzionario a conoscenza della telefonata”. Mentre molti respingerebbero la denuncia di Trump come un’estensione del suo sfacciato stile di leadership, adattandosi perfettamente al processo continuo del ritiro unilaterale degli Stati Uniti da vari trattati fondamentali sulle armi nucleari, un processo quasi mai menzionato nei mass media statunitensi.

Washington cammina deliberatamente verso una pericolosa minaccia nucleare
Nel 2002, il presidente degli Stati Uniti George Bush Jr. ritirò unilateralmente gli Stati Uniti dal Trattato sui missili anti-balistici (Trattato ABM). Ciò fu immediatamente seguito dagli sforzi degli Stati Uniti per circondare la Russia con sistemi antimissile progettati per ostacolare qualsiasi ritorsione nucleare russa. Quindi, nell’agosto 2019, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si ritirava dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (Trattato INF). Nonostante Trump sia associato al ritiro, il processo di preparazione al ritiro e lo sviluppo dei sistemi d’arma proibiti iniziarono coll’amministrazione del presidente Barack Obama. Immediatamente dopo il ritiro degli Stati Uniti dal trattato, furono svelati sistemi missilistici di portata intermedia sviluppati dagli Stati Uniti; sistemi che sicuramente erano in fase di sviluppo molto prima del ritiro degli Stati Uniti dal trattato. Apparentemente, indipendentemente da chi sia il presidente e qualunque sia la loro presunta politica estera, esiste una singolare continuità nell’agenda volta ad allontanare gli Stati Uniti dai controlli sulle armi nucleari, verso un futuro di sconsiderate posizioni nucleari che tentano di ribaltare il concetto di deterrenza nucleare e generare una pericolosa corsa agli armamenti con armi più nuove, più veloci e più sofisticate che ridurranno i tempi di reazione necessari per impedire o reagire a un primo attacco nucleare. Mentre è ancora improbabile che gli Stati Uniti lancino mai un primo attacco nucleare, la probabilità di errate comunicazioni che portaio a uno scambio nucleare accidentale ora è aumentata. Perché gli Stati Uniti dovrebbero correre tale rischio? Chi ne trae profitto?

Ma è una minaccia nucleare redditizia
Per cominciare, ogni nuovo sistema d’arma degli Stati Uniti richiede ricerca e sviluppo finanziati dai contribuenti statunitensi, a ovvio vantaggio del massiccio complesso industriale militare nordamericano. Produzione, dispiegamento e manutenzione di questi sistemi d’arma sono sempre redditizi per i produttori di armi come Lockheed Martin e Raytheon che hanno sviluppato i sistemi missilistici finora proibiti dai trattati ABM e INF nonché dal New START. Iniettare miliardi su miliardi ai produttori di armi che fanno pressione per cambiare la politica estera degli Stati Uniti, compresa la posizione su vari trattati che inibiscono sviluppo e dispiegamento di sistemi d’arma complessi e molto costosi, è una motivazione evidente del ritiro degli Stati Uniti dai vari motivazione sui controlli sulle armi nucleari. Ma non l’unica. Posizionare sistemi antimissile e missili di primo colpo a raggio intermedio nelle nazioni vicine la Russia fa parte di un processo di trasformazione di tali nazioni in appendici del potere militare nordamericano. In quanto tali, non solo i sistemi missilistici sono schierati insieme al personale militare nordamericano per gestirli, ma sviluppa una rete di cooperazione inter-militare sempre più profonda col processo di dispiegamento di tali sistemi. La cooperazione militare periferica porterà indubbiamente a un aumento dell’impronta militare degli Stati Uniti in queste nazioni, nonché all’approfondimento dell’interoperabilità tra esercito nordamericano ed esercito delle nazioni che ospitano truppe e sistemi missilistici statunitensi. Logicamente questo si traduce in addestramento congiunto, corpo ufficiali in ascesa nelle nazioni ospitanti favorevole ai metodi degli Stati Uniti, nonché alla vendita di armi statunitensi non correlate ai trattati nucleari da cui gli Stati Uniti si ritirano ed ai sistemi missilistici che di conseguenza dispiegano. In altre parole, citare una minaccia nucleare inesistente dalla Russia per seminare isteria e panico e dare impulso per dispiegare sistemi missilistici statunitensi per “affrontare la minaccia”, consente agli Stati Uniti “di mettere un piede nella porta” sul molto più ampio coinvolgimento militare nelle nazioni alla periferia della Russia.

Più o meno lo stesso di ciò che porta al declino degli USA in primo luogo
A Washington, questo è immaginato come mezzo per invertire il declino dell’influenza nordamericana in Europa e come modello per salvare la presenza in declino anche in Asia-Pacifico, di fronte a Pechino. In realtà, è semplicemente la stessa bellicosità non costruttiva e insostenibile che contribuisce al declino degli USA, bellicosità che supporta ciò che dovrebbe essere la concorrenza industriale, economica, finanziaria e socioculturale nordamericana e la collaborazione tra le nazioni del mondo piuttosto che tentare sempre più inutilmente di affermare l’egemonia militare nordamericana sul mondo. Gli USA non supereranno la capacità industriale della Cina e gli esperti diplomatici di Pechino o Mosca distruggendo i trattati, schierando missili usandoli come scusa per un’ulteriore espansione militare in Europa o Asia orientale. Considerando questo, descrivere gli Stati Uniti come angusti e disperati appare del tutto appropriato. La vera speranza è che gli interessi speciali che si aggrappano e traggono vantaggio da tale pericolosa politica svaniscano come forza che dirige il futuro degli USA, ed altri interessi più costruttivi emergano dal panorama socioeconomico nordamericano scacciandoli con la loro politica. Nel frattempo, nazioni come Russia e Cina prese di mira dalla visione sempre più pericolosa degli USA sulle armi nucleari possono costruire una nuova architettura politica per creare controlli ed equilibri sulle nuove armi nel contesto della deterrenza nucleare. Ciò minerebbe ulteriormente ed esporrà gli attuali interessi speciali che guidano la politica nordamericana come irresponsabili e criminali internazionali, facendo pressioni su di essi o chi potrebbe sostituirli affinché adottino nuovi ed efficaci controlli sulle armi nucleari. In caso contrario, si potrebbe avere un effetto a cascata tra le nazioni nella ricerca di armi nucleari nel disperato tentativo di creare una deterrenza contro una minaccia militare degli USA sempre più allarmante; sia nucleare che convenzionale. Gli investimenti su armi a livello globale allontanano le risorse da infrastrutture e progresso socioeconomico reale e sostenibile. Pertanto, anche se l’attuale minaccia della guerra nucleare è minima, la politica bellunina di Washington è ancora molto costosa per la pace, la stabilità e il progresso globali. È costosa non solo per gli oppositori di Washington, ma anche per il popolo nordamericano che continuerà a sovvenzionare società come Lockheed e Raytheon mentre le infrastrutture civili, l’assistenza sanitaria e l’istruzione interni continuano a collassare.

Gunnar Ulson, analista e scrittore geopolitico di New York.

Traduzione di Alessandro Lattanzio