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Perché l’Iran dovrebbe abbandonare un accordo nucleare senza speranza

Finian Cunningham, SCF 19 gennaio 2020

Sadam Husayn ed esponenti dei governi inglese, francese e tedesco, durante la guerra Iraq-Iran.

Dagli anni ’30 la pacificazione europea non si vedeva così codarda, cinica e, in definitiva avventata portando a una maggiore escalation e alla guerra. Negli anni ’30, la pacificazione britannica e francese col fascismo nazista portò alla Seconda guerra mondiale. Quasi un secolo dopo, lo stesso servilismo senza scrupoli verso l’imperialismo nordamericano sull’Iran crea nello stesso modo le condizioni che alimentano illegalità ed aggressione. La dichiarazione congiunta rilasciata questa settimana dalla troika europea di Gran Bretagna, Francia e Germania in merito all’accordo nucleare internazionale con l’Iran era una lezione di perfezionamento in inganno e cinismo. Il cosiddetto E3 affermava di aver innescato un meccanismo di disputa perché l’Iran violava l’accordo internazionale, formalmente noto come Piano d’azione congiunto globale (JCPOA). “Pertanto non c’era altra scelta, date le azioni dell’Iran, che registrare oggi le nostre preoccupazioni che l’Iran non rispetti gli impegni assunti ai sensi del JCPOA e rinviare la questione alla Commissione congiunta nell’ambito del meccanismo di risoluzione delle controversie, come indicato nel paragrafo 36 del JCPOA”, si legge nella dichiarazione congiunta europea. Concludendo: “Lo facciamo in buona fede con l’obiettivo generale di preservare il JCPOA e nella sincera speranza di trovare una via per risolvere l’impasse col dialogo diplomatico costruttivo, preservando l’accordo e rimanendo nel suo quadro. In tal modo, i nostri tre Paesi non partecipano alla campagna per attuare la massima pressione contro l’Iran. La nostra speranza è di riportare l’Iran nel pieno rispetto degli impegni assunti nell’ambito del JCPOA”. L’Iran viene messo in una situazione senza via di uscite da false dichiarazioni. La controversia non può essere risolta, e così nelle prossime settimane gli europei si muoveranno per reimporre le sanzioni ONU e UE all’Iran. Il JCPOA è quindi finito.
Come osservava il Ministero degli Esteri russo, la mossa europea “avventata” censurando l’Iran non è giustificata, e porterà a un’ulteriore escalation nello scontro già pericoloso tra Stati Uniti e Iran. Ciò che gli europei fanno è accusare senza fondamento l’Iran per aver violato il JCPOA con la sospensione progressiva degli impegni di Teheran negli ultimi sette mesi. L’Iran fu costretto a farlo perché fu l’amministrazione Trump a violare per la prima volta il trattato internazionale revocandolo unilateralmente nel maggio 2018 e successivamente reintroducendo sanzioni economiche paralizzanti contro l’Iran. L’Iran avvertiva gli europei nel maggio 2019 che devono prendere provvedimenti per sostenere l’accordo e attuare meccanismi commerciali per evitare le sanzioni statunitensi. Gli europei non sono riusciti miseramente a mantenere gli impegni assunti col JCPOA e timidamente evitavano accordi con l’Iran di fronte le minacce statunitensi di sanzioni secondarie. La pia dichiarazione congiunta della troika dell’UE è il mendace insabbiamento della propria debolezza e incapacità di resistere al bullismo nordamericano. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas dichiarava separatamente: “Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo preservare l’accordo e giungere a una soluzione diplomatica all’interno dell’accordo”. La controparte inglese Dominic Raab dichiarava al parlamento inglese che “il regime iraniano ha una scelta”. “Il regime può prendere le misure per ridurre le tensioni e aderire alle regole di base del diritto internazionale. O affondare sempre più nell’isolamento politico ed economico”, aveva detto. “Sollecitiamo l’Iran a lavorare con noi per salvare l’accordo”, diceva Raab da una cattedra pseudo-morale.
Gli europei ribaltano la realtà. Condannare l’Iran per aver violato l’accordo è il vile sospiro d'”incolpare la vittima” mentre risciacqua le violazioni molto più gravi di Stati Uniti ed europei stessi. Dire all’Iran che deve “prendere delle misure per ridimensionare” è un’assurda distorsione dell’incessante crescita di forze militari degli Stati Uniti in Medio Oriente dirette contro l’Iran. Gli europei sostengono che non si uniscono alla campagna di “massima pressione” degli Stati Uniti quando è esattamente quello che fanno. È offensivo per l’intelligenza comune quanto il proclama dell’inglese Neville Chamberlain sulla “pace nel nostro tempo” dopo esser stato raggirato da Hitler a Monaco nel 1938. Negli ultimi tre anni veniva avviata la capitolazione lamentosa europea per il conflitto diretto di Trump all’Iran. Il presidente nordamericano salutava l’ultimo atto dei vassalli europei con parole commoventi di menzogne e minacce. “Il mondo civile deve inviare un messaggio chiaro e unico al regime iraniano: la tua campagna di terrore, omicidio, caos non sarà più tollerata”, aveva detto Trump, secondo una dichiarazione rilasciata dal dipartimento di Stato.
L’Iran deve affrontare la verità. I governi europei non sono mediatori onesti né partner autentici. Non ci si può fidare, come disse l’ Ayatollah Khamenei questa settimana. L’Iran soffre la perdita dell’eroe nazionale Maggior-Generale Sulaymani assassinato su ordine di Trump. Il Paese è addolorato per il disastro dell’aereo civile abbattuto dalle forze di difesa iraniane tra le crescenti tensioni per una guerra imposta dagli statunitensi. Eppure gli europei non dicono nulla condannando l’aggressore di Washington. Anzi, si acuiscono isolamento e diffamazione dell’Iran, ripetendo l’accusa infondata degli Stati Uniti di avere ambizioni nucleari segrete. Tale pacificazione europea è solo ulteriore falsa giustificazione dell’aggressione nordamericana all’Iran. Alimenta il pericolo della di guerra nonostante le ciniche affermazioni di volere una “soluzione diplomatica” e aderire al diritto internazionale.
La studiosa iraniana-americana Soraya Sepahpour-Ulrich definiva tale momento un “campanello d’allarme” per l’Iran. In un’intervista a Press TV, affermava: “Gli europei dimostrano ripetutamente con le loro azioni di non essere una potenza europea. Sono un mercato europeo. E gli Stati Uniti fanno leva su tale mercato dettandone persino le regole”. Questo era un riferimento implicito alle minacce dell’amministrazione Trump di colpire l’UE con forti dazi sulle esportazioni delle auto se non avessero innescato il meccanismo di disputa coll’Iran. Sepahpour-Ulrich metteva anche in dubbio la premessa di base dell’accordo nucleare del 2015, firmato da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Cina dopo anni di tortuosi negoziati. Secondo cui gli Stati occidentali, il JCPOA “non ha mai avuto lo scopo di stabilire relazioni normali con l’Iran. Si trattava di sottometterlo, minarlo e togliergli potere, in sostanza”. Quindi, è forse un bene che la sciarada dell’accordo nucleare sia finalmente finita, data la definitiva malafede degli incorreggibili lacchè europei in agguato col bullismo imperialista nordamericano. Essere intrappolati nella sciarada ha sempre svuotato il potere iraniano e, paradossalmente, era fonte di escalation, come dimostra l’attuale dinamica inquietante. La falsa scelta presentata dall’UE all’Iran di “ritornare alla conformità” va ripudiata. L’Iran dovrebbe d’ora in poi dirigere i suoi interessi economici totalmente verso il co-sviluppo con Russia, Cina e mondo eurasiatico. Ogni ulteriore disputa coi ciarlatani occidentali istiga la guerra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio