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La fine del dominio militare degli Stati Uniti

Conseguenze indesiderate forgiano un ordine mondiale multipolare
Federico Pieraccini, SCF 20 gennaio 2020

Dalla presidenza di George W. Bush a quella di Trump, gli Stati Uniti hanno compiuto alcuni passi falsi che non solo ne riducono l’influenza nelle regioni strategiche del mondo, ma anche la capacità di proiettare potenza e quindi imporre la propria volontà a chi non è disposti a genuflettersi in modo appropriato . Alcuni esempi del recente passato basteranno a mostrare come una serie di errori strategici abbia solo accelerato il declino egemonico degli Stati Uniti.

ABM + INF = Supremazia ipersonica
La decisione di invadere l’Afghanistan in seguito agli eventi dell’11 settembre 2001, mentre dichiarava di fronteggiare l'”asse del male” che includeva la Corea democratica dotata di armi nucleari e l’egemone regionale Iran, può essere considerata la ragione di molti dei più significativi problemi strategici che affliggono gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti preferiscono spesso mascherare i propri obiettivi a medio-lungo termine concentrandosi su minacce apparentemente più immediate e a breve termine. Pertanto, il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato sui missili anti-balistici (Trattato ABM) e il dispiegamento del sistema di combattimento Aegis (sia marittimo che terrestre) nell’ambito del sistema di difesa missilistica NATO, fu spiegato per difendere gli alleati europei dalla minaccia dei missili balistici iraniani. Tale argomento era vacuo poiché gli iraniani non avevano né la capacità né l’intenzione di lanciare tali missili. Come fu immediatamente chiaro alla maggior parte degli analisti indipendenti, nonché al Presidente Putin, il dispiegamento di tali sistemi offensivi ha il solo scopo di annullare la deterrenza nucleare della Federazione Russa. Obama e Trump seguirvano fedelmente i passi di George W. Bush nel collocare i sistemi ABM ai confini della Russia, tra cui Romania e Polonia. A seguito dell’importante decisione di Trump di ritirarsi dal Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (Trattato INF), è anche probabile che il Nuovo START (Trattato sulla riduzione delle armi strategiche) venga abbandonato, creando maggiore insicurezza globale sulla proliferazione nucleare. Mosca fu costretta a fare di tutto per sviluppare nuove armi che ripristinino l’equilibrio strategico, Putin rivelava al mondo, in un discorso nel 2018. l’introduzione di armi ipersoniche e altre scoperte tecnologiche che serviranno a distogliere Washington delle sue fantasie sul primo colpo. Anche se la propaganda di Washington rifiuta di riconoscere i cambiamenti tettonici sulla scacchiera globale causati da queste scoperte tecnologiche, sobrie valutazioni militari riconoscono che il gioco è sostanzialmente cambiato. Non esiste difesa contro sistemi russi come il velivolo ipersonico Avangard, che ripristina la dottrina di deterrenza della distruzione reciprocamente assicurata (MAD), che a sua volta garantisce che le armi nucleari non siano mai impiegate fintanto tale “equilibrio di terrore” permane. Mosca è quindi in grado di garantire la pace attraverso la forza dimostrando di poter infliggere un secondo colpo sul tanto decantato sistema ABM di Washington. Oltre a garantire la capacità nucleare di secondo colpo, la Russia fu costretta a sviluppare il sistema ABM più avanzato al mondo per respingere l’aggressione di Washington. Questo sistema ABM è integrato da una rete difensiva che include Pantsir, Tor, Buk, S-400 e tra breve i devastanti sistemi missilistici S-500 e A-235. Questo sistema combinato è progettato per intercettare le ICBM e le future armi ipersoniche statunitensi Le guerre di aggressione perseguite da George W. Bush, Obama e Trump hanno solo posto gli Stati Uniti in una posizione d’inferiorità nucleare nei confronti di Russia e Cina. Mosca ha ovviamente condiviso alcune sue innovazioni tecnologiche col partner strategico, consentendo a Pechino di avere armi ipersoniche insieme a sistemi ABM come l’S-400 russo.

Niente JCPOA? Ecco che appare l’Iran nucleare
Oltre alla continua pressione economica e militare esercitata sull’Iran, una delle conseguenze più immediate del ritiro degli Stati Uniti dal Piano d’azione congiunto globale (JCPOA, meglio noto come accordo nucleare iraniano) fu costringere Teheran a esaminare tutte le opzioni. Sebbene leader e figure politiche del Paese abbiano sempre affermato di non voler sviluppare un’arma nucleare, affermando che è proibito dalla legge islamica, va ritenuto che il miglior modo di agire sarebbe seguire l’esempio di Pyongyang e acquisire un deterrente nucleare per proteggersi dalle aggressioni statunitensi. Mentre questo suggerimento potrebbe non corrispondere alle intenzioni dei leader della Repubblica islamica dell’Iran, la protezione che la Corea democratica gode dall’aggressione degli Stati Uniti a causa della capacità di dissuasione, potrebbe obbligare la leadership iraniana a considerare attentamente i pro e i contro di questo nodo, forse scegliendo di adottare la posizione israeliana dell’ambiguità nucleare o dell’opacità nucleare, in cui il possesso di armi nucleari non è né confermato né negato. Mentre un mondo privo di armi nucleari sarebbe l’ideale, il loro valore deterrente non può essere negato, come dimostra l’esperienza della Corea democratica. Mentre l’Iran non vuole la guerra, qualsiasi ricerca di un arsenale nucleare può garantire da una conflagrazione in Medio Oriente. Ma avendo sempre sostenuto che il rischio di una guerra nucleare (una volta acquisite le armi nucleari) non esiste, avranno un effetto stabilizzante piuttosto che destabilizzante, in particolare in un ambiente multipolare. Ancora una volta, Washington finiva per spararsi ai piedi incoraggiando inavvertitamente un avversario geopolitico a comportarsi nel modo opposto al previsto. Invece di fermare la proliferazione nucleare nella regione, gli Stati Uniti, soffocando il JCPOA, hanno solo incoraggiato la prospettiva della proliferazione nucleare. La miopia di Trump ritirandosi dal JCPOA ricorda il ritiro di George W. Bush dal Trattato ABM. Innescando le risposte dovute da Mosca e Teheran, le azioni di Washington finivano per lasciarla in svantaggio in alcune aree cruciale rispetto ai concorrenti.

La morte di Sulaymani viola il mito dell’invincibilità degli Stati Uniti
Ho scritto un paio di articoli sulla scia della morte del Generale Sulaymani esaminando l’incidente e quindi considerando le profonde conseguenze dell’evento nella regione. Ciò che appare evidente è che Washington appare incapace di apprezzare le conseguenze delle sue azioni sconsiderate. L’assassinio di Sulaymani era destinata a istigare la risposta iraniana; e anche se si assumesse che Trump non volesse la guerra (ho spiegato perché alcuni mesi fa), era ovvio per qualsiasi osservatore che ci sarebbe stata la risposta dall’Iran alle azioni terroristiche degli Stati Uniti. La risposta arrivò poche notti dopo dove, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, una base militare nordamericana fu sottoposta a una pioggia di missili (22 missili ciascuno con una testata di 700 kg). Teheran quindi dimostrava di possedere i mezzi tecnici, operativi e strategici necessari per spazzare via militari statunitensi ed alleati nel giro di pochi minuti, se lo desiderasse, e gli Stati Uniti non potrebbero impedirlo. Ancora una volta i sistemi di difesa aerea Patriot statunitensi non sono funzionavano, ripresentando il fallimento nel difendere le strutture petrolifere e gasifere saudite dall’attacco missilistico condotto dagli huthi alcuni mesi prima. Si aveva quindi la conferma, nel giro di pochi mesi, dell’incapacità degli Stati Uniti di proteggere le truppe proprie od alleate da huthi, Hezbollah e missili iraniani. Trump e i suoi generali sarebbero stati riluttanti a rispondere all’attacco missilistico iraniano sapendo che qualsiasi risposta iraniana avrebbe provocato la conflagrazione regionale incontrollabile che avrebbe devastato le basi statunitensi e le infrastrutture petrolifere e le città degli alleati degli statunitensi, come Tel Aviv, Haifa e Dubai. Dopo aver dimostrato al mondo che gli alleati degli Stati Uniti nella regione sono indifesi dagli attacchi missilistici, anche da quelli degli huthi, l’Iran otteneva un vantaggio conducendo attacchi chirurgici su due basi statunitensi che evidenziavano solo la distanza tra percezione dell’invincibilità militare degli Stati Uniti e la realtà sotto forma di molteplice conflitto missilistico.

Conclusioni
Le decisioni diplomatiche e militari di Washington negli ultimi anni hanno portato solo a un mondo più ostile a Washington e meno incline ad accettarne ii diktat, spesso portato invece ad acquisire i mezzi militari per contrastare il bullismo di Washington. Anche se gli Stati Uniti rimangono una potenza militare di primaria importanza, la loro inettitudine portava Russia e la Cina a superarla in alcune aree cruciali, in modo che gli Stati Uniti non abbiano alcuna possibilità di difendersi da un secondo colpo nucleare, con persino l’Iran che ha i mezzi per rispondere con successo agli Stati Uniti nella regione. Come continuo a indicare, il potere di Washington si basa in gran parte sulla gestione della percezione aiutata dal mondo immaginario di Hollywood. I recenti attacchi missilistici degli huthi contro le strutture petrolifere dell’Arabia Saudita e l’attacco missilistico iraniano di qualche giorno fa sulle basi militari statunitensi in Iraq (alcuno dei quali intercettato) sottraggono il sipario rivelando la vulnerabilità militare di Washington. Alcuna supplica di Washington da non prestare attenzione al disvelamento dietro il sipario l’aiuterà. Più gli Stati Uniti sono aggressivi, più rivelano i loro limiti tattici, operativi e strategici, che a loro volta ne accelerano solo la fine dell’egemonia. Se gli Stati Uniti potessero effettuare un primo attacco nucleare senza doversi preoccupare dell’attacco di ritorsione grazie ai loro sistemi ABM, allora la ricerca perpetua dell’unipolarità sarebbe realistica. Ma i concorrenti concorrenti di Washington hanno dimostrato di avere i mezzi per difendersi dal primo attacco nucleare, e di poter effettuare un secondo colpo inarrestabile, comunicando così che la dottrina della distruzione reciprocamente assicurata (MAD) resta. Con ciò, gli sforzi di Washington per mantenere lo status di egemone globale non contestato sono inutili. In una regione vitale per gli interessi degli Stati Uniti, Washington non ha la capacità operativa di ostacolare la liberazione della Siria. Quando tentò d’imporsi direttamente militarmente, vide l’80% dei suoi missili da crociera abbattuti o dirottati, evidenziando ancora una volta la divergenza tra propaganda hollywoodiana di Washington e dura realtà militare. Le azioni di George W. Bush, Obama e Trump hanno solo accelerare inavvertitamente la transizione del mondo dalla realtà unipolare a una multipolare. Mentre Trump segue i passi dei predecessori essendo aggressivo nei confronti dell’Iran, ciò solo indebolisce la posizione globale degli Stati Uniti e rafforza quella dei loro avversari.

Traduzione di Alessandro Lattanzio