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USAid e la danza dei ladri in America Latina

L’agenzia americana, da ottobre 2019, ha speso 128 milioni di dollari per sostenere Guaidó e l’Assemblea nazionale decaduta per destabilizzare il Venezuela
Raúl Antonio Capote, Granma 17 gennaio 2020

L’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAid, per il suo acronimo in inglese) ha fornito dal 2017 467 milioni di dollari all’opposizione venezuelana in quello che chiamano falsamente “aiuti umanitari”, come riconosciuto dall’agenzia nel suo sito ufficiale. L’agenzia, fondata da John F. Kennedy nel 1961, il cui principio dovrebbe essere “fornire assistenza non militare al di fuori del territorio”, ha una lunga storia di interferenze nella sovranità delle nazioni che non si allineano alla politica estera di dominio esercitato dagli Stati Uniti. L’USAid opera nell’Africa sub-sahariana, in Asia, in America Latina e nei Caraibi, in Europa, in Eurasia e in Oriente. Dal 2002, la presenza di USAid in Venezuela aveva lo scopo di promuovere e garantire la sconfitta della Rivoluzione Bolivariana, per cui ha finanziato partiti, organizzazioni politiche e media in Venezuela e arricchito i capi dell’opposizione per milioni di dollari. Tale istituzione è anche un intricato sistema di corruzione che devia milioni di dollari col cosiddetto “aiuto umanitario” degli Stati Uniti. Il rapporto pubblicato sul sito di USAid spiega che, dopo un accordo raggiunto nell’ottobre 2019, tale organizzazione diede 128 milioni di dollari per “aiutare” Guaidó e l’Assemblea Nazionale decaduta “per continuare a sviluppare piani recuperare l’economia e attuare i servizi sociali durante una transizione verso la democrazia” e “ripristinare la governance democratica” nel Paese sudamericano. Nel documento, pubblicato a dicembre, l’agenzia nordamericana riconosceva di aver stanziato fondi per “compensi, spese di viaggio e altre spese per alcuni consulenti tecnici dell’Assemblea nazionale e dell’amministrazione provvisoria di Guaidó, attraverso i fondi di assistenza”.
John J. Sullivan, sottosegretario di Stato e l’amministratore della suddetta istituzione, Mark Green, il 4 settembre 2019 annunciava il finanziamento da 120,2 milioni di dollari in più per la risposta alla crisi nella regione, secondo la loro opinione, causata dalla migrazione venezuelana. Oltre alla Colombia, il Paese che ricevette la maggior quantità di fondi come principale destinatario dei venezuelani, Brasile, Ecuador e Perù entrarono nell’elenco delle nazioni che hanno ricevuto denaro per forse affrontare la crisi migratoria nella regione. Successivamente, un’indagine giornalistica di PanAm Post rivelava che i responsabili di Guaidó per la gestione degli “aiuti umanitari” degli USAid, Rossana Barrera e Kevin Rojas, avevano utilizzato i fondi per hotel, negozi e ristoranti. Il 29 novembre, l’ex-ambasciatore nominato da Guaidó in Colombia, Humberto Calderón Berti, accusò lui e i suoi pupari del furto di fondi per pretesti umanitari. “Le autorità colombiane mi avvertirono mostrandomi documenti che parlavano di prostitute, liquori, cattiva gestione delle risorse, doppia fatturazione e fatturazione fittizia”, aveva detto. Inoltre, a dicembre, secondo la revisione, il portale Armando.info denunciò la presunta partecipazione di 11 parlamentari dell’opposizione a un “regime di corruzione per concedere indulgenze” agli affaristi legati alle importazioni di alimenti, tra cui tre del partito Volontà popolare cui appartiene Guaidó.
La maggior parte delle risorse fornite dagli Stati Uniti per “aiuti umanitari”, secondo il sito MisionVerdad, fu assegnata al Dipartimento Nord di Santander, la base delle operazioni di tutte le aggressioni contro il Venezuela, tra cui il tentato omicidio coi droni del 2018 e il piano terroristico recentemente rivelato. USAid continua a “protendersi” dalle tasche del popolo nordamericano per arricchire banditi e corrotti. Milioni sono stati spesi contro Cuba, contro il Venezuela e contro qualsiasi governo progressista nella regione, che cerca di seguire la via sovrana allo sviluppo. La maggior parte di questi soldi è finita a ladri travestiti da “democratici”. Noi cubani li conosciamo molto bene.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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