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Allarme rosso sulla Bolivia

Andrés Sallari, Internationalist 360º, 15 gennaio 2020

Due mesi dopo il colpo di Stato in Bolivia, la persecuzione s’intensifica. Il Paese amazzonico-andino subisce la reazione sostenuta da parte della società civile, che durante il governo di Evo Morales fu debitamente stimolaao dalle campagne di odio così note nella nostra regione. Esamineremo alcuni casi che dimostrano questa affermazione.
Il 27 dicembre, l’incaricato d’affari dell’ambasciata spagnola a La Paz visitaò la residenza dell’ambasciata messicana, dove nove ex-funzionari di Evo Morales rimangono in esilio. Naturalmente, in considerazione del contesto, fu accompagnatp da un gruppo d’élite delle forze di sicurezza del suo Paese. Dopo aver lasciato l’ambasciata, un gruppo di civili entusiasti attaccò il veicolo diplomatico nella convinzione che l’ex.ministro presidenziale Juan Ramon Quintana potesse esserci. La polizia locale non intervenne. Il Messico aveva precedentemente denunciato molestie ufficiali alla sua missione diplomatica dinanzi la Corte internazionale di giustizia; la Bolivia espulse l’ambasciatore messicano e l’incaricato d’affari spagnolo. Quando l’ambasciatore messicano lasciò la residenza per l’aeroporto, la sua immunità diplomatica fu violata dagli stessi gruppi di civili che sequestrarono il suo veicolo, sempre senza l’intervento della polizia. Niente di tutto ciò meritava commenti sfavorevoli da stampa o governo.
Fu scatenata una nuova caccia alle streghe, ma questa volta dalla portata transcontinentale. Il reggente del Ministero del Governo, Arturo Murillo, attuò un altro appostamento accompagnato da due deputati del partito spagnolo di estrema destra VOX, in cui rivelava che c’era un nuovo anello internazionale del traffico di droga che coinvolge i sostenitori di Evo Morales e Pablo Iglesias. Gli eurofascisti sembravano estasiati quando il cowboy Murillo ordinò alla procura boliviana di convocare il nuovo vicepresidente della Spagna (Iglesias), insieme a Inhigo Errejón, Juan Carlos Monedero, l’ex-giudice Baltazar Garzón e l’ex-capo del governo José Luis Rodríguez Zapatero, in tribunale. La deputata del MAS Sonia Brito definiva con precisione il crociato boliviano: “Murillo racconta molte bugie che dovrà dimostrare. È un giudice, un pubblico ministero, un testimone, già giudica e sanziona chi odia, facendo un assoluto abuso di potere, si chiama dittatura”. Ore prima fu falsamente accusata di aver commesso vari crimini da una giornalista, senza la possibilità di rispondere. I media che forniscono l’ombrello necessario per consolidare tale serie di oltraggi contiene un capitolo affascinante, incarnato dall’inviato speciale dei media spagnoli di estrema destra OKDIARIO Alejandro Estrambasaguas, venuto in Bolivia per “investigare” sul “finanziamento di Evo Morales del partito politico di Pablo Iglesias”.
Come primo passo, il giornalista iniziò a molestare gli agenti di sicurezza spagnoli che lasciavano la Bolivia dall’aeroporto di El Alto. Lì, il giornalista si presentò come un cittadino indignato e montò la sua performance. Tra le altre accuse, mise in dubbio il fatto che gli agenti fuggissero dall’aeroporto all’una e mezza del mattino. Valeva la pena guardare la scena. L’aeroporto internazionale di El Alto ha pochi voli internazionali e quello che parte tutti i giorni alle 2:30 per Bogotà è uno dei più utilizzati per i collegamenti coll’Europa. Dietro le quinte, nell’aeroporto, Estrambasaguas intervistava il ministro della Difesa Fernando Lopez, incaricato di convincere i militari a portare a termine il colpo di Stato contro Evo. Dall’incontro emerse il seguente titolo: “Pablo Iglesias costituisce il filo conduttore della seducente mafia terrorista”. La prossima missione di Estrambasaguas era seguire le orme dell’ex-Ministro del Governo di Evo Morales Carlos Romero. Il giornalista trovò l’edificio in cui l’ex autorità si “nascondeva” e fece la guardia, assomigliando più a un servizio di intelligence al servizio della dittatura boliviana che a un giornalista. Riferì che Romero lasciò casa il 27 dicembre e dichiarò di aver visitato due case nella parte meridionale della città e l’ambasciata argentina in diverse occasioni. La sua guardia resistette così a lungo o ricevette informazioni dalla polizia boliviana guidata da Murillo? Secondo il suo comunicato stampa: “È andato in taxi alla residenza dell’ambasciata argentina a La Paz in Macario Pinilla Street, molto vicino all’appartamento dove si nasconde, dove ha trascorso diverse ore incontrando diplomatici argentini di alto rango e persino, in un’occasione, ha dormito negli uffici dell’ambasciata”. Il giornalista alla fine accostò Romero all’ingresso di casa sua e ore dopo Murillo apparve di nuovo in TV per riferire che Romero era stato convocato per testimoniare.
Nel pieno della trama, i deputati di VOX visitano le stazioni televisive in prima serata. Il deputato Hermann Tertsch affermò: “Li abbiamo, abbiamo chi in seguito formò Podemos, li abbiamo anche in altri Paesi, li abbiamo in Ecuador, ma soprattutto li abbiamo in Venezuela. Li abbiamo sottoposti in tecniche di repressione, disinformazione e guerra psicologica nell’università, impegnandosi in tutti ogni tipo di penetrazione comunista e nella creazione di quadri comunisti proprio per la repressione…” Prima di lanciare Podemos, il gruppo dei suoi quadri principali apparteneva a una sorta di pensatoio di sinistra chiamato CEPS (Center for Political and Social Studies). Questa fondazione consigliò i processi costituenti in Venezuela, Ecuador e Bolivia. Ovviamente non lo fece gratuitamente. L’11 novembre, l’attivista e giornalista argentino Facundo Molares Schoenfeld fu ricoverato all’ospedale municipale Alfonso Gumucio Reyes di Santa Cruz de la Sierra in condizioni critiche. L’origine della sua malattia è dubbia, alcuni affermavano soffrisse d’insufficienza renale acuta e altri che ebbe ferire combattendo gruppi contrari a Evo Morales. Il cittadino argentino apparteneva alle FARC e riferiva che fosse un giornalisa. Fu ricoverato in ospedale, arrestato e trasferito in un carcere dell’Altiplano. Non ci sono notizie sulle sue condizioni da più di un mese.
Nella notte del 4 gennaio, la dott.ssa Mirtha Mery Sanjinez Alcócer, capo dell’ospedale, fu arrestata perché si prendeva cura del paziente. Il 7 gennaio, il ministero della Comunicazione sequestrò apparecchiature di Radio Kausachum Coca, la voce delle Sei Federazioni del Tropico di Cochabamba da decenni. La ministra della Comunicazione Roxana Lizárraga riferiva che la stazione radio dei coltivatori di coca non rispetta l’obiettivo di informare ed educare sulla verità. “Rispettiamo la libertà di espressione, ma fisseremo dei limiti se tenteranno di disinformare”. Lo stesso funzionario accusava di sedizione Rolando Granha e la squadra di TN. Pochi giorni prima del colpo di Stato, Lizárraga visitò Miami, dove fu invitata nel programma di Jaime Bayly, che l’ha accolta coi “buoni uffici del mio amico Carlos Sánchez Berzaín”. Sánchez Berzaín, meglio noto come “el zorro” o “el chulupi” (scarafaggio in guaraní), è un collaboratore della CIA che fu ministro del governo di Gonzalo Sánchez de Lozada ed è un latitante per il massacro dell’ottobre 2003.
Attualmente, 592 ex funzionari di Evo Morales sono indagati dal sistema giudiziario boliviano. Le mie fonti mi informano che i pubblici ministeri competono nel vedere chi mette più persone dietro le sbarre. Durante la settimana, Donald Trump era incaricato di fornire il quadro giusto dell’intera operazione. “L’assistenza degli Stati Uniti alla Bolivia nell’anno fiscale 2020 è vitale per gli interessi nazionali degli Stati Uniti”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio