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L’assassinio del principale generale anti-SIIL dell’Iran

Tony Cartalucci – LDR, 16 gennaio 2020

Gli Stati Uniti si presero avidamente il merito dell’assassinio del generale iraniano Qasim Sulaymani nel corso di una serie di attacchi militari condotti dalle forze statunitensi in Siria e Iraq. L’assassinio fu subito seguito da attacchi missilistici iraniani contro le basi statunitensi in Iraq. La BBC nell’articolo, “Qasim Sulaymani: l’attacco doveva “fermare la guerra”, dice Trump”, affermava: “Il presidente Donald Trump affermava che gli Stati Uniti uccisero il principale comandante militare iraniano Qasim Sulaymani “per fermare la guerra, non per avviarla”. Aveva detto che il “regno del terrore di Sulaymani è finito” in seguito all’attacco all’aeroporto di Baghdad. Gli attacchi colpirono anche le infrastrutture a supporto della rete di milizie sostenute dall’Iran, note come Unità di mobilitazione popolari o PMU”. Gli Stati Uniti che sostengono che tali attacchi avrebbero dovuto porre fine al “terrore” sono particolarmente surreali. Le PMU insieme al Generale Soleimani e alle forze per operazioni speciali Quds svolsero un ruolo chiave nella lotta e sconfitta del terrorismo sponsorizzato da Stati Uniti e sauditi in Medio Oriente. Ciò include la lotta alle organizzazioni terroristiche come al-Qaida, i numerosi affiliati e il cosiddetto “Stato islamico in Iraq e Siria” (SIIL), ampiamente dimostratisi destinatari di denaro, armi, altro materiale e sostegno politico degli USA.

La guerra del terrore continua
Persino la goffa e spesso manipolata Wikipedia elenca le Forze Quds dell’Iran in contrapposizione ad al-Qaida, suoi affiliati e a SIIL insieme a nazioni come Stati Uniti ed alleati. Mentre Wikipedia non collega apertamente tali organizzazioni terroristiche coi loro sponsor occidentali, è chiaro anche all’osservatore casuale che entrambi siano tra degli avversari delle Forze Quds comportando molte implicazioni. Al di là delle semplici implicazioni tuttavia, fu la stessa Agenzia di intelligence di difesa degli Stati Uniti (DIA) in una nota trapelata del 2012 che ammise che “Occidente, monarchie del Golfo e Turchia” erano dietro l’ascesa di ciò che all’epoca veniva chiamato “principato salafita”. Il rapporto del 2012 affermava: “Se la situazione si dispiega c’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o meno nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che vogliono le potenze a sostegno dell’opposizione, al fine di isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Per chiarire con precisione chi fossero queste “potenza ai supporto” che volevano creare un “principato” (Stato) “salafita” (islamico), il rapporto della DIA spiegava: “Occidente, paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. In altre parole, Stati Uniti, loro alleati europei e in Medio Oriente, volevano l’ascesa del “principato” (stato) “islamico” nella Siria orientale, proprio dove lo SIIL alla fine comparve. Occidente e suoi alleati regionali lo fecero contemporaneamente finanziando, armando e addestrando i cosiddetti “ribelli” che in realtà si schierarono coi gruppi estremisti includendo al-Qaida e il suo ramo al-Nusra. Emerse un modello analogo di sostegno all’estremismo in Libano, Iraq e Yemen. La sponsorizzazione di Stato del terrorismo degli Stati Uniti è così ampia che persino i media occidentali furono costretti ripetutamente ad ammettere e tentare di nascondere il flusso di armi statunitensi agli estremisti. Pertanto, dal 2011 in poi, il mondo è sempre più consapevole della sponsorizzazione da parte dello Stato nordamericano del terrorismo, in particolare a sostegno delle organizzazioni terroristiche come al-Qaida, affiliati e SIIL. Durante il conflitto siriano gli Stati Uniti attaccarono e minarono direttamente e indirettamente le forze che combattono tali organizzazioni terroristiche, e coll’assassinio del Generale Sulaymani avviava la guerra aperta contro gli avversari più efficaci di al-Qaida e SIIL.

Troppo poco e troppo tardi
Se il Generale Soleimani fosse un obiettivo così importante da eliminare, possiamo solo supporre che gli Stati Uniti credano che fosse uno stratega e leader efficace. E se il Generale Sulaymani lo fosse, è certo che, alle sue abili ed efficaci operazioni contro il terrorismo sponsorizzato dallo stato nordamericano, avrebbe anche incluso disposizioni per la continuità delle Forze Quds. L’assassinio del Generale Sulaymani ben poco degraderà le Forze Quds. Altri leader riempiranno il vuoto e l’organizzazione continuerà a svolgere efficacemente operazioni per conto dell’Iran e dei suoi alleati siriani e iracheni. Invece, l’attacco era probabilmente destinato a creare una provocazione, disperato tentativo di Washington di provocare Teheran ed intensificare il conflitto regionale verso una grande guerra totale con cui gli Stati Uniti ritengono possano ancora prevalere sull’Iran. Per l’Iran, la strategia della vittoria paziente e continua in Siria, Iraq e oltre dava dividendi storici. Il panorama geopolitico del Medio Oriente viene ridisegnato davanti ai nostri occhi. Il modo migliore per vendicarsi dell’ennesima dimostrazione provocatoria e tossica della politica estera degli Stati Uniti è che l’Iran continui il lavoro che il Generale Sulaymani seguiva con successo: la continua frustrazione della belligeranza degli Stati Uniti nella regione, lo smantellamento degli ascari statunitensi tra cui le organizzazioni terroristiche al-Qaida e SIIL e il totale sradicamento dell’egemonia degli Stati Uniti dalla regione. Gli attacchi missilistici dell’Iran contro le basi militari statunitensi non hanno creato vittime, ma dimostrato la capacità dell’Iran di effettuare attacchi di precisione a lungo raggio contro le forze statunitensi che occupano illegalmente e con la forza la regione. Successivamente gli Stati Uniti dovettero affrontare la scelta di combattere una grande guerra e perdere, o dimostrare ancora una volta crescente impotenza facendo poco o nulla. Gli Stati Uniti hanno forze sparse su tutto il pianeta, combattendo numerosi avversari ma incapaci di ottenere una sola vittoria decisiva. I loro fallimenti lampanti in Iraq, Siria, Libia e Afghanistan significano che le operazioni militari su larga scala contro l’Iran molto più grande e formidabile sono particolarmente irrealistiche. Gli attacchi missilistici puntuali dell’Iran contro le basi statunitensi in Iraq, evitando vittime, sono una dimostrazione di forza che ricorda a Washington cosa potrebbe accadere se le ostilità si ampliassero, ma anche dimostrazione di moderazione che illustra al resto del mondo che l’Iran è ragionevole anche di fronte delle irragionevoli provocazioni di Washington. Proprio come la Russia sopportò umilianti provocazioni per distrarre Mosca dal difendere con successo la Siria, lasciando vittoriosi Mosca e i suoi alleati e gli Stati Uniti disperati, frustrati e, in alcuni casi, fuggire letteralmente dalle loro posizioni in Siria, anche l’Iran dovrà resistere. Le provocazioni statunitensi sono troppo scarse e troppo tardive, ma servono solo a illustrare ulteriormente la minaccia che l’attuale politica estera degli Stati Uniti e degli interessi che li guidano pongono al mondo. Non sono riusciti a mutare le fortune di Washington in Siria o in Iraq. E a meno che l’Iran non dia agli Stati Uniti esattamente ciò che vuole, un pretesto per intensificare ulteriormente, tali provocazioni probabilmente finiranno nella lunga lista dei fallimenti nel cambiare le fortune di Washington sull’indebolita presa sull’Iraq, fallita guerra di cambio di regime in Siria e totale disfatta egemonica in Medio Oriente e Nord Africa.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

2 Risposte a “L’assassinio del principale generale anti-SIIL dell’Iran”

  1. Trump aveva firmato nell’estate 2019, l’omicidio di Sulaymani;
    Questo l’ho scritto sulla mia pagina FB:
    “Il successo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha spaventato i vertici ‘moderati iraniani’, che ancor prima delle conclusioni d’ogni indagine, ammettevano un caso di ‘fuoco amico’, in realtà, Rouhani e Zarif temono per le prossime elezioni, ed avranno ceduto alle pretese di accordarsi con l’occidente, accettando tale ‘incidente’, per farsi vedere come affidabili e ultimo baluardo davanti all’ascesa dei nazionalisti iraniani.
    E’ una cosa già vista in altri casi (Lockerbie) e non è mai servito a nulla.
    Gli statunitensi reagirono la scorsa notte, abbattendo il boeing ucraino (e non è un caso che Teheran non vuole consegnare le scatole nere alla prima industria bellica degli USA) e cercando di colpire la centrale di Bushehr, fallendo miseramente, e con probabilmente mezzo esercito statunitense in stato di sommossa contro trump e neocon. Perciò, visto lo stato di debolezza degli USA, visto il terrore negli occhi di sionisti e sauditi, e avendo la paura di subire una sconfitta sonora prima delle elezioni, trumbo ha calato le corna e abbozzato. L’Iran ha dimostrato che può bombardare le basi statunitensi, e che gli statunitensi non possono farci niente, ha consilidato ufficialmente la propria posizione di potenza regionale militarmente inattaccabile”.
    “I geofuffi dugino-trumpisti gettano tutte le maschere, che sia da communist, da eurasini, da alter-alter e critico-critico, da anti-diplo e farnesi-cante, che sia oltre misura e smisurato; ma si vede come corrono ad aggrapparsi alla narrativa della setta cultista del mek e degli orfani dello scià nascostisi negli USA per attaccare l’Iran.
    Perchè? Perchè l’Iran vuole aderire alle iniziative geostrategiche di Russia e Cina, e Dugin è contrario all’Eurasia, vuole una Russia in rovina e fascisteggiante, soggiogata agli USA alleandosi con neo-ottomani e fascisti nipponici; l’aereo non è stato abbattuto dagli iraniani, ma è vittima delle operazioni mal riuscite degli statunitensi, non è la prima volta, ma a Teheran c’è sempre stato qualcuno pronto a vendere la nazione agli USA, in cambio delle prebende da scià: questo succede quando si costruisce una democrazia di stampo occidentale e non un sistema con partito patriottico dominante.
    Cmq, non pochi a Teheran erano felici di bloccare il successo delle Guardie rivoluzionarie, col risulatato di commettere lo stesso errore commesso da altri, credere che gli usa e i loro ascari di ogni forma e tipo vogliano degli alleati e dei pari con cui trattare. No, vogliono solo distruggere tutto, come si vede nella disneyland per pedofili in cui è ridotto l’ex-blocco sovietico, l’unico momento in cui i paesetti euro-orientali contarono qualcosa nel mondo.
    L’Iran cmq esce vincente; getta nella spazzatura il cosiddetto accordo che nè USA né UE hanno mai avuto intenzione di rispettare. Quest’anno scadrà il divieto ONU sulla vendita delle armi all’Iran, ed è questo che terrorizzava trumbo e i suoi infiniti lacché. Russia e Cina avranno un nuovo mercato da miliardi di dollari, e il governo iraniano non è minacciato da nessuna rivolta poppolare, perchè il Popolo ha parlato andando a milioni ai funerali del Generale Sulaymani, la cui figura viene insozzata dagli spettri internettiani dei persiani della Savak nascostisi negli USA e da qualche teppista in Iran che vandalizza rigorosamente di notte, eccitando nullità umane come trumbo, Pompineo e la mandria di aspiranti neovacche rifatte slovene.
    Si consolida l’area dell’alleanza all’Iran, e ancor più si consolida, perchè il successo iraniano è reale come dimostra la idrofobia degli ameri-cani che minacciano ora apertamente l’India di un traballante Modi; quando tornerà il Congresso al governo, la pagliacciata americanistoide di Modi finirà e si avrà un nuovo rilancio verso BRICS ed Eurasia. Ma quando minacciano direttamente l’India, ciò vuol dire che a Washington sono disperati, perchè come dimostrano le scimmie di Hong Kong, puoi protestare quanto vuoi, ma se al governo non c’è uno sgorby, non concludi nulla, perchè appunto le scimmie rappresentano solo se stesse, la CIA e i pedogiornalisti che li pagano per fare servizi e farsi servizietti”.
    Infine, non ci sarà nessuna guerra, perchè a Washington sanno che l’Iran non è l’Iraq e l’Afghanistan o la Libia, dove non hanno vinto lo stesso, e vi hanno esaurito soldati, mezzi e dollari-cartastraccia. Chi ci mandano in Iran, i superstiti mercenari islamisti, quelli zoppi e orbi dopo averle prese di brutto in Siria? I marines LGBTQ degli stati uniti? I mercenari panzoni della blackwater, bravi solo a uccidere civili disarmati? A Washington è rimasta una sola divisione intatta, e sta in Corea del sud. Mica possono toglierla da lì.

  2. Se gli USA usano questi mezzi per un atto di puro terrorismo, vuol dire che i loro potenti mezzi valgono solo contro aerei civili presi alla sprovvista; altrimenti, se fossero davvero efficaci, li terrebbero nascosti per usarli in caso di guerra vera; evidentemente sanno che in una guerra a pieno regime, i loro trucchi non funzionerebbero, e non metterebbero in allerta il nemico su questi mezzucci. Che trump sia un burattino, lo è, ma di una parte, altrimenti fin dall’inizio l’avrebbero incensato, invece non poche forze potenti gli si sono messi contro da prima delle elezioni.
    Poi, contro Vietnam e Iraq non hanno mai osato ricorrere alle armi atomiche, perchè ne uscirebbero screditati, chi usa l’arma atomica in una guerra di periferia ammetterebbe di non essere forte sul piano militare, e autorizzerebbe tutti a usare armi atomiche contro le basi USA, a loro volta, per esempio.

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