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La rete della ritorsione del Generale Sulaymani

Wayne Madsen, SCF 11 gennaio 2020

Durante il comando della forza d’élite Quds del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane, il defunto Maggior-Generale Qasim Sulaymani si assicurò che l’Iran avesse a disposizione una complessa rete di forze militari per procura, simpatizzanti sciiti, bracci armati esteri e alleati religiosi pronti a rispondere a un attacco militare statunitense e/o israeliano. Coll’assassinio di Sulaymani e del leader della milizia sciita irachena da parte dell’amministrazione Trump, tutti popolari in Iran e Iraq per aver contribuito a sconfiggere lo Stato islamico in Iraq e Siria (SIIL) supportati da Arabia Saudita e Israele in Iraq e Siria. La rete di ritorsione iraniana istituita da Soleimani è la risposta innescata dagli omicidi premeditati degli Stati Uniti. La rete di delegati e alleati iraniani creati sotto la guida di Soleimani, per lo più attori non statali ma anche alcuni statali, sarà l’eredità eterna di Sulaymani nei libri di storia del Medio Oriente e di strategia.
La strategia di Sulaymani di danneggiare militarmente gli Stati Uniti attuando la guerra asimmetrica globale, anche dopo la morte, sarà una lezione tanto importante per i pianificatori militari statunitensi quanto il concetto di guerra rivoluzionaria impiegato contro gli Stati Uniti nel sud-est asiatico dal generale vietnamita Vo Nguyen Giap. Le strategie di Sulaymani e Giap si basano su versatilità, adattabilità e dipendenza dall’elemento sorpresa delle forze militari più deboli contro quelle delle superpotenze globali. Giap portò alla resa virtuale Stati Uniti e loro alleati dell’Indocina e, se la storia è una guida, la dottrina di Sulaymani di affidarsi a una massiccia rete di attacchi per procura per difendere l’Iran metterà fine al dominio nordamericano in Medio Oriente. A differenza del Generale Giap, il Generale Sulaymani in realtà coordinò per due volte le operazioni militari anti-jihadiste con le forze militari statunitensi, la prima volta nel 2001, quando la sua Forza Quds partecipò con le forze speciali statunitensi attaccando le posizioni dei taliban ed al-Qaida in Afghanistan durante l’operazione Enduring Freedom. La seconda volta che Sulaymani e Stati Uniti cooperarono sul campo di battaglia fu affrontando lo SIIL nell’Operation Inherent Resolve dal 2014 al 2017.
Poco dopo l’attacco dell’11 settembre agli Stati Uniti, Sulaymani inviò rappresentanti della Forza Quds ad incontrare ufficiali del Pentagono a Ginevra. Sulaymani assicurò che gli Stati Uniti ricevessero una mappa dell’Afghanistan che descrivesse in dettaglio tutti i principali obiettivi dei taliban che gli statunitensi avrebbero dovuto colpire. L’intelligence di Sulaymani si dimostrò efficace quando, il 7 ottobre 2001, le forze statunitensi attaccarono i siti taliban e di al-Qaida in Afghanistan. Il 29 gennaio 2002, il presidente George W. Bush, durante il suo discorso al Congresso sullo stato dell’Unione, mostrò la “gratitudine” per Sulaymani mettendo l’Iran nell'”asse del male” inventato. La retorica di Bush fu elaborata dai neo-conservatori che credevano che gli Stati Uniti avrebbero dovuto invadere e occupare le tre nazioni incluse nell’Asse del Male: Iran, Iraq e Corea democratica. Dopo l’assassinio di Sulayimani, il vicepresidente Mike Pence aggiunse l’insulto al danno accusando falsamente Sulaymani di aiutare i taliban ed al-Qaida nell’attacco dell’11 settembre. Non sorprende per un tizio che crede che la Terra abbia solo 6000 anni, secondo la sua comprensione della mitologia biblica. È un’assurdità condivisa dal segretario di Stato Mike Pompeo.
Nel 2017, Sulaymani, di nuovo, era sulla scena, questa volta in Iraq. Per sconfiggere lo SIIL che controllava vaste aree del territorio iracheno e siriano, Sulaymani consolidò la posizione dell’Unione patriottica delle forze peshmerga del Kurdistan della roccaforte di Sulaymaniya. Lavorando di concerto con forze statunitensi e della NATO, la Forza Quds di Sulaymani e le Forze di mobilitazione popolare (PMF), costituite da unità sciite, sunnite, yazidi, caldee, turcomanne, shabaq e assire. Quando le unità della Forza Quds di Sulaymani e del comandante della PMF Abu Mahdi al-Muhandis e del leader della Rete Qazali di Qays al-Khazali si avvicinarono al confine siriano-iracheno, presso Dayr al-Zur assediata dallo SIIL, furono integrate da unità siriane dei Battaglioni cristiano-siriaci Spirito di Dio Gesù Figlio di Maria. Trump e i suoi fanatici fondamentalisti cristiani e sionisti decisero che gli alleati di Sulaymani, sciiti, sunniti, yazidi, caldei, assiri, turcomanni, shabaq, curdi siriani, alawiti siriani, palestinesi, sciiti libanesi, zaiditi yemeniti e drusi siriani, fossero tutti i terroristi soggetti alle sanzioni statunitensi. La politica di Trump nei confronti di coloro a cui viene attribuita la sconfitta di SIIL, al-Nusra, al-Qaida ed altri jihadisti e salafiti in Siria e Iraq, il Generale Sulaymani, i comandanti delle PMF e delle unità multi-religiose, è insensata come quelle di altre politiche errate di Trump. Nel caso del Medio Oriente, è chiaro che Trump segue il regime dei Fratelli Musulmani del presidente turco Recep Tayyip Erdogan; del fanatico wahhabita principe ereditario saudita Muhamad bin Salman e del padre demente re Salman; e il corrotto primo ministro israeliano nazionalista sionista di destra Binyamin Netanyahu. Con tale quartetto irascibile che consiglia Trump, non dovrebbe sorprendere che la “politica” estera di Trump sia ora oggetto del ridicolo e della derisione in tutto il mondo. Trump, probabilmente consapevole di aver risvegliato il nido di calabroni ordinando l’assassinio del popolare Sulaymani, si è ridotto ulteriormente minacciando due volte di distruggere 52 siti culturali iraniani, uno per ciascuno dei 52 ostaggi detenuti dalla Repubblica islamica nell’ambasciata occupati degli Stati Uniti a Teheran nel 1979. Non è certo se Trump capisca o fosse informato della rete istituita da Sulaymani per combattere i nemici dell’Iran in tutto il mondo, in caso di attacco degli Stati Uniti alla patria iraniana. Tuttavia, Trump dovrebbe esserne estremamente preoccupato.
Sulaymani ha creato ranghi e riserve in Iran di forze affiliate capaci di colpire gli interessi degli Stati Uniti nella regione del Golfo Persico. Il più grande contingente di delegati iraniani si trova in Iraq, dove il governo nazionale e la parte controllata dal PUK del governo regionale del Kurdistan hanno numerosi elementi filo-iraniani. Tra i delegati della Forza Quds in Iraq e in Siria vi sono le varie brigate e reggimenti delle PMF: Asayb Ahl al-Haq (AAH) (Rete Qazali); Haraqat Hizbullah al-Nujaba (HHA); Qatayb Sayad al-Shuhada (QSS) e la sua forza d’élite Saraya al-Dafa al-Shab; Qatayb Hizbullah; Saraya al-Jihad; Brigate Turcomanne; Compagnie della Pace (ex-Esercito del Mahdi); Organizzazione Badr (nella polizia nazionale irachena) e la sua elite delle Brigate Lupo, un’unità di contro-insurrezione specializzata nella tortura di prigionieri per scoprire importanti informazioni; Battalioni Martiri di Sayid; Battaglioni dell’Imam Ali; Brigata Ashura; Brigate Qurasani (da non confondere col Gruppo Qurasan affiliato ad al-Qaida); Brigate dei Sostenitore del Credo; Esercito di Muqtar; Brigate al-Risali; Jaysh al-Muamal; Brigate Babylon, unità caldea cristiana; Brigata Iman Husayn che opera nella 4.ta divisione dell’Esercito arabo siriano; Liwa Hashd Shuhada di Qirquq, gruppo sunnita che opera a Qirquq e dintorni; Quwat Sahl N?nawa (QSN), un gruppo shabaq che opera nella provincia di Niniwa, e i Leoni del Tigri, operanti a Mosul.
In ciò che costituisce un incubo per l’intelligence e i comandanti degli Stati Uniti, queste unità delle PMF agiscono in mordo indipendenti tra esse, soprattutto dopo che fu emessa la chiamata alle armi. Oltre alle unità PMF, altre unità alleate del governo iracheno includono le Unità di protezione della pianura assira di Niniwa; la Forza di protezione yazidi di Ezidxan (HPS); le Forze di protezione delle donne assire di Bethnahrayn che operano nella regione di confine tra Siria e Iraq; Bayariq al-Shaytat, milizia sunnita che opera nel governatorato di Dayr al-Zur in Siria; Forze dei combattenti delle tribù della Siria; e le Forze di difesa nazionali siriane (NDF) che operano con IRGC, Qatayb Hezbollah iracheni ed Hezbollah libanese in Siria.
Oltre alle ramificazioni iraniane in Iraq e Siria, esiste una seconda ramificazione di forze da cui l’Iran può attingere per effettuare attacchi asimmetrici contro gli Stati Uniti, tra cui Liwa Fatimiyun, milizia sciita afgana attiva in Siria contro lo SIIL; Hezbollah dell’Hijaz, che opera nella provincia orientale sciita di Arabia Saudita, Quwayt e Bahrayn; il Leone conquistatore di Dio, le forze dell’Iraq e del Levante; Brigate al-Ashtar (AAB) che opera tra la maggioranza sciita in Bahrayn (sede della Quinta flotta nordamericana); la Brigata Abu al-Fadal al-Abas, una “legione straniera” sciita che opera a Damasco e dintorni; le Brigate del Ba’ath siriane, la milizia cristiana siriana dei Leoni dei Cherubini, il Gruppo Ararat, i Leoni della Valle, i Leoni di Hamidiya, il Reggimento d’intervento e i Leoni di Duala; e la milizia palestinese siriana delle Brigate Jihad Jibril, la Brigata di Gerusalemme, la Jihad islamica palestinese, le forze della Galilea, al-Sayqa e le forze dello Scudo di al-Aqsa.
Una terza ramificazione, al di fuori delle immediate vicinanze dell’Iran, comprende Hamas a Gaza e in Cisgiordania; Ansarallah od “Huthi” che controllano gran parte del nord dello Yemen; Hezbollah libanese; Movimento islamico della Nigeria; Forza Tigre o 25a divisione delle Fforze speciali dell’Esercito arabo siriano; e Jaysh al-Muwahidin, milizia drusa siriana. Trump potrebbe aver minacciato di distruggere 52 siti culturali iraniani, tuttavia, cultura, lingua e religione iraniane al di fuori del Paese forniscono all’Iran simpatizzanti già attivi nelle comunità sciita parsi ismailita e zoroastriana. Il Generale Sulaymani era abile nel sollecitare il favore delle comunità filo-iraniane tra il Talysh dell’Azerbaigian e nella Repubblica autonoma del Nakhichevan dell’Azerbaigian; il Fronte Nazionale del Balawaristan nel Gilgit-Baltistan del Kashmir; gli ismailiti del Pakistan e dell’Afghanistan; il popolo shirazi di Zanzibar, Pemba e Comore; e gli hazara dell’Afghanistan.
Assassinando il Generale Sulaymani e il leader della milizia sciita irachena in Iraq, Trump fece eco a Marco Antonio nel Giulio Cesare di William Shakespeare: “”Griderà distruzione e libererà i cani della guerra”. La distruzione si prepara a fare a Trump e le forze armate statunitensi una visita molto inopportuna.

Traduzione di Alessandro Lattanzio