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Vittoria iraniana: l’imperialismo statunitense è una tigre di carta

Lucas Leiroz, AHTribune 09 gennaio 2020

Nelle ultime ore, il mondo ha visto la prima risposta iraniana all’aggressione nordamericana, subito dopo la fine del lutto in memoria di Qasim Sulaymani. L’Iran aveva condotto un attacco missilistico contro le basi statunitensi in Iraq e un oscuro terremoto accese i sospetti di test nucleari. Inoltre, un aereo ucraino cadeva in Iran, creando ogni speculazione. I media occidentali notano gli eventi dalla prospettiva nordamericana, attribuendo all’Iran la responsabilità di minacciare la sicurezza internazionale. Gli analisti iper-allarmisti suggeriscono che questo è il primo passo della guerra mondiale. Qui, espongo alcune note sulla crisi dal punto di vista realista e non allineato:
L’Iran ha risposto pacificamente agli Stati Uniti: questo è il primo punto che bisogna raggiungere dopo la recente pioggia iraniana di missili contro le basi nordamericane in Iraq. L’assassinio del Generale iraniano è stato un vero atto di terrorismo del Pentagono che avviava una guerra non dichiarata. L’Iran poteva rispondere con molta più violenza e sarebbe stato accettabile dal punto di vista della geopolitica e degli studi sulla difesa ma, almeno finora, l’Iran agiva in modo controverso; -Non si tratta di vendetta. Si tratta di guerra e giustizia: gli Stati Uniti hanno violato le norme del diritto internazionale e la convivenza pacifica tra le nazioni. Assassinando Sulaymani, Donald Trump commise un grave errore, parlando non solo in termini legali o morali, ma anche strategici. L’arroganza nordamericana non consente a questo paese di vedere le possibili conseguenze di atti irresponsabili e codardi. A capo della più grande coalizione militare del mondo (NATO), gli Stati Uniti non si aspettano interventi militari contro i propri crimini, ma l’Iran, dall’altra parte, ha un grande sostegno internazionale ed è soprattutto un Paese sovrano con grandi volontà di affermare i propri interessi;
Almeno parzialmente, la vittoria è iraniana: l’imperialismo nordamericano è una tigre di carta. Gli Stati Uniti agiscono in modo codardo senza aspettarsi alcuna risposta e indietreggiano quando ne ricevono una. La dichiarazione del presidente Trump sull’attacco iraniano rivelava la grande fragilità dietro la violenza statunitense, negando che l’attacco abbia causato morti, mentre altre fonti indicano circa 80 soldati morti. Inoltre, il terremoto nei pressi di una centrale nucleare davvero minacciava gli strateghi nordamericani con la possibilità di test su armi nucleari iraniani e la situazione non è ancora chiara. Gli Stati Uniti si ritiravano timorosi nel replicare militarmente e annunciavano sanzioni economiche. Non sappiamo dei prossimi eventi ma, in parte, l’Iran ha vinto questa guerra non dichiarata;
La risposta è solo iniziata: l’Iran ha reagito misericordiosamente ma la “guerra” non è finita. La gravità dell’assassinio di Sulaymani sarà dura per la politica nordamericana. Gli Stati Uniti e il loro asse promuoveranno ciò che sanno fare meglio: boicottaggio economico e attacchi terroristici. L’Iran sarà costretto a reagire continuamente perché la guerra continua;
Israele sarà punito cogli Stati Uniti: l’Iran imputa giustamente la responsabilità dell’attacco a Stati Uniti ed Israele. Per acquisire e preservare il potere egemonico in Medio Oriente, gli Stati Uniti devono cancellare lo Stato iraniano e la sua influenza. Israele è il più grande alleato nordamericano ed entrambi agiranno insieme per sconfiggere il governo degli ayatollah. L’Iran, a suo volta, reagirà contro chiunque sia identificato come nemico;
Trump non è il solo colpevole: ci sono gli oscuri interessi delle reti occulte negli Stati Uniti e all’estero dietro ogni decisione di Donald Trump. Questo è il cosiddetto Deep State, la rete di gruppi, persone e interessi che governano veramente gli Stati Uniti. L’attacco terroristico contro Sulaymani non aumentava la popolarità di Trump ed è ingenuo pensare che tale “guerra” sia un semplice atto di propaganda elettorale. Non importa chi sia l’attuale presidente, la Casa Bianca non è altro che il volto pubblico di personalità più profonde;
Questa non è la Terza guerra mondiale: ogni discorso sulla crisi iraniana come inizio di una guerra nucleare mondiale è puro allarmismo e giornalismo mercenario. L’Iran non è il Paese contro cui gli strateghi statunitensi dichiarerebbero la guerra mondiale. Ci sono interessi più importanti oltre l’Iran e la reazione di Trump all’attacco alle basi nordamericane in Iraq ne è la prova lampante. Il futuro di questa crisi sembra la recrudescenza delle tensioni in Iraq, Palestina, Siria e Yemen, con l’ascesa della tecnica della “guerra per procura”.
È importante notare che ogni punto sul futuro di questo conflitto è speculazione. Assolutamente tutto può accadere con una situazione come questa e si deve sempre prestare attenzione. Tuttavia, i dati attuali proporzionano l’analisi qui esposta. Il rientro militare degli Stati Uniti sarebbe la migliore soluzione al problema e sembra una possibilità reale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio