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L’Iran continuerà le operazioni contro gli Stati Uniti

Colonel Cassad, 9 gennaio 2020

Dietro il comandante delle forze missilistiche dell’IRGC appaiono le bandiere dell’Iran, Hezbollah, Ansarullah, Hashd Shabi, Hamas, Liwa Fatimun afgano e Zeynabiyun pakistano.
Il Ministero degli Esteri iraniano respingeva le proposte di negoziato statunitensi senza condizioni preliminari, poiché non avevano senso. Non hanno davvero senso: gli Stati Uniti vogliono cambiare il regime in Iran, l’Iran vuole scacciare gli Stati Uniti dal Medio Oriente. Non esiste una piattaforma per un compromesso.
La leadership dell’IRGC affermava che le operazioni contro gli Stati Uniti continueranno in tutta la regione. L’attacco alle basi nordamericane in Iraq non è la fine della risposta iraniana, ma solo l’inizio. Il bombardamento delle basi nordamericane non aveva lo scopo di uccidere molti soldati nemici, ma era diretto contro l’infrastruttura militare nordamericana. Secondo l’IRGC, non era difficile per l’Iran pianificare un attacco per eliminare 500 nordamericani nella prima fase, e 4-5000 nell’ambito della seconda e terza ondata di ritorsione. Ma si preferì un colpo limitato all’infrastruttura, quindi invece di centinaia o addirittura migliaia di missili, l’Iran ne lanciava solo una dozzina. Il fatto che la difesa aerea nordamericana non abbia abbattuto un solo missile suggerisce che non possono opporsi alle forze missilistiche dell’IRGC. Inoltre, le forze missilistiche dell’IRGC usavano attivamente attacchi informatici e sistemi di guerra elettronica contro la difesa aerea e i sistemi UAV nordamericani in Iraq. Inoltre, la direzione dell’IRGC affermava che gli Stati Uniti nascondono le perdite verificatesi quando fu colpita la base aerea di Ain al-Asad. L’operazione Martire Suleimani non è stata completata, continuerà fin quando le truppe statunitensi lasceranno la regione. Gli Stati del Golfo che aiuteranno gli Stati Uniti se ne pentiranno.
In effetti, l’IRGC non rivelava dei segreti: semplicemente informava che la guerra ibrida nella regione continua e gli obiettivi dell’Iran non sono cambiati. Chi credeva che l’Iran si sarebbe spaventato alle minacce di Trump e che avrebbero iniziato a ripensare la propria politica era molto ingenuo. Al contrario, lo perseguirà in modo ancora più attivo e coerente, e il ruolo dei falchi nella politica iraniana, leggermente ridotto dal “patto nucleare”, torna a crescere. Le ragioni puramente pragmatiche o religiose che decisero questa politica iraniana furono state semplicemente integrate dalla vendetta per l’eroe martire nazionale, coinvolgendo numerosi iraniani e sciiti nella regione nelle strutture che attuano questa politica.
È abbastanza ovvio che l’Iran, avendo la necessità (non desiderata) di rispondere direttamente agli Stati Uniti, alla prima occasione cerca di tornare alla solita strategia da guerra asimmetrica, evitando il confronto militare diretto cogli Stati Uniti (che di per sé non promette nulla di buono per l’Iran a causa della differenza di potenza militare), aumentando la pressione dei movimenti filo-iraniani nella regione. La storia stessa dice all’Iran i modi necessari per raggiungere l’obiettivo, gli Stati Uniti hanno regolarmente subito sconfitte nel confronto coi movimenti ribelli, agendo nella necessità di occupare territori con popolazioni contrarie, come nel caso del Vietnam, dell’Afghanistan e della Somalia su scala locale. L’Iran è interessato a ripetere questo scenario in Iraq e Siria (dove l’Iran può contare sulla Russia), in modo che le forze formalmente locali associate all’Iran, ricevendone il sostegno, creino condizioni insopportabili agli Stati Uniti nel rimanere in questi paesi e scacciarli. Un esempio completamente nuovo di ciò sono gli Stati Uniti che si ritirano dalla coalizione saudita e pongono fine alla partecipazione diretta alla guerra nello Yemen, dato che il Pentagono aveva già capito che Riyad è a un punto morto e che non era prevedibile una vittoria militare sugli Huthi e che è prevedibile una guerra di logoramento cogli Huthi, senza prospettive. L’Iran non è contrario a ripetere questo scenario in Iraq, usando Qatayb Hezbollah, Asaib Ahl al-Haq e altri, offrendo agli Stati Uniti, in alternativa, l’attuazione della decisione del parlamento iracheno. In questa direzione, IRGC, Forza Quds ed altre strutture lavoreranno nella fase successiva della grande rappresaglia iraniana, dove l’obiettivo non è certamente eliminare soldati o diplomatici nordamericani. Questo è solo un mezzo. L’obiettivo è il ritiro delle truppe nordamericane, a cui Suleimani ha effettivamente lavorato. E dal come l’Iran progredirà in questa direzione, indipendentemente da quanti americani saranno eliminati o quanti iraniani cadranno, sarà possibile giudicare se Sulaymani sarà vendicato o no. In effetti, l’IRGC annunciava la transizione dell’Iran alla successiva fase della rappresaglia, dove lo strumento principale non saranno i missili ma gli “amici dell’Iran” in Iraq, Siria, Libano, Yemen, Palestina, Afghanistan, ecc. Lungo la strada, l’Iran cercherà di attuare la decisione del parlamento iracheno sul ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq, oltre a impegnarsi attivamente nel proprio programma nucleare, finora, civile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio