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L’Iran effettua un attacco missilistico limitato sulle basi statunitensi in Iraq

Military Watch, 8 gennaio 2020

Nelle prime ore dell’8 gennaio le forze iraniane lanciavano oltre una dozzina di missili a corto raggio su due basi militari statunitensi in Iraq, nell’attacco avvenuto cinque giorni dopo che le forze statunitensi assassinarono il comandante della Forza Quds iraniana Qasim Sulaymani presso l’aeroporto internazionale di Baghdad. Le basi erano situate nella provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale, e ad Irbil, nella regione del Kurdistan iracheno. Fonti ufficiali iraniane ritenevano che gli attacchi causavano oltre 80 vittime, sebbene sia ancora in corso una valutazione dell’impatto degli attacchi. Funzionari statunitensi affermavano che non c’erano notizie di vittime nordamericane, mentre le forze di sicurezza irachene affermavano che nessun soldato iracheno era stato ucciso. Teheran poco dopo avvertiva che qualsiasi ritorsione nordamericana agli attacchi avrebbe portato ad ulteriori attacchi alle posizioni statunitensi. Gli Stati Uniti non sembravano pronti a rispondere. Il presidente Donald Trump dichiarava: “Va tutto bene! Missili lanciati dall’Iran in due basi militari situate in Iraq. Valutazione delle vittime e dei danni in corso ora. Fin qui tutto bene! Abbiamo di gran lunga i militari più potenti e ben equipaggiati del mondo! Domani mattina farò una dichiarazione”. L’attacco rappresenta una risposta limitata, che Teheran affermava proporzionata, dopo che la leadership iraniana si era impegnata ad infliggere una “dura vendetta” per l’assassinio del generale. L’attacco avveniva il giorno dopo la sepoltura di Sulaymani. Le forze missilistiche dell’Iran sono sotto il controllo del Corpo della Guardia Rivoluzionaria, di cui la Forza Quds è un ramo responsabile delle operazioni all’estero. L’Iran schiera una serie di missili balistici a corto raggio tra cui Shahab-2 e Fateh-313, e non è ancora chiaro quali tipi di missili venissero utilizzati nell’attacco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio