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Dagli Zengakuren ad Urusei Yatsura

Alessandro Lattanzio, 25 aprile 2013

La Zengakuren era il sindacato studentesco di estrema sinistra giapponese. Fondata il 18 settembre 1948, la Lega pan-giapponese dell’autogoverno degli studenti, o Zen Nihon Gakusei Jichikai So Rengo (Zengakuren) organizzò notevoli e numerose proteste e cortei anche al fianco del Movimento contro le purghe anticomuniste del Giappone, il Movimento per il Trattato di Pace e l’opposizione alle guerra di Corea, del Vietnam e il Trattato di Sicurezza Giappone-Stati Uniti. La Zengakuren si frantumò in diverse organizzazioni separate, la più importante delle quali fu la Sagadaigaku Gakusei Jitikai Ren. Per il filosofo francese Roland Barthes: “Nella nostra [occidentale] mitologia, la violenza viene intrappolata negli stessi pregiudizi della letteratura o dell’arte: le possiamo attribuire nessun’altra funzione che esprimere un contenuto, una interiorità, una natura primitiva, feroce, dal linguaggio asistematico…, ma la violenza degli Zengakuren è immediatamente simbolica, non esprimendo nulla se non un grande scenario simbolico, esaurendosi nella sua espressione immediata.”
Difatti, la Zengakuren influenzò grandemente l’ambito studentesco giapponese, o quanto meno le élites intellettuali che ne emersero tra il 1960 e il 1980. Tra queste élites, forse grazie alla forza di quei segni o simboli di cui parla Barthes, non mancano gli autori dei manga, i noti fumetti giapponesi diffusisi in Italia a partire dalla metà degli anni ’90, una ventina di anni dopo l’approdo alla TV italiana dei cartoni animati giapponesi, spesso a loro volta derivati o basati sui manga. Ad esempio, Hayao Miyazaki, il maggiore autore e regista di anime e cartoni animati vivente, è anche un noto critico del capitalismo e della globalizzazione. Commentando La fattoria degli animali, un film d’animazione del 1954, che venne finanziato segretamente dalla CIA, disse che “lo sfruttamento non si trova solo nel comunismo, anzi il capitalismo è un sistema basato proprio su questo. Credo in una società di proprietà comune del popolo che vi lavora, ma questa è un’idea socialista“.
Oppure Rumiko Takahashi e Mamoru Oshii, rispettivamente ideatrice e primo regista del manga/anime Urusei Yatsura (noto in Italia come Lamù la ragazza dello spazio), hanno conosciuto il fenomeno della Zengakuren nella fase declinate e degenerativa, quando le varie fazioni si tendevano agguati a vicenda o si dedicavano a regolamenti di conti interni. In effetti, stanchezza e delusione, espressi in termini sarcastici, emergono di volta in volta nel corso delle puntate dell’anime. Non a caso, uno dei protagonisti della serie, Megane, leader di un gruppetto di quattro studenti, (una volontaria allusione alla ‘Banda dei Quattro’, i leader maoisti cinesi finiti sotto processo proprio nell’anno della prima pubblicazione del manga, il 1978?) si dedica spesso a tirate in cui fa riferimento ai diritti del “proletariato” oppresso da una borghesia dedita esclusivamente ai propri interessi, e che perciò distrugge anche i valori tradizionali del Giappone.
Tutto ciò dipingerebbe il personaggio di una coloritura la cui tonalità, in Italia, verrebbe qualificata ‘rosso-bruna’, ma che all’estero, soprattutto in una società come quella giapponese, non desterebbe nessun ‘scandalo’: i valori ‘tradizionali’ vengono considerati patrimonio del popolo, quindi un patrimonio culturale anche dei proletari. Non a caso Rumiko Takahashi, alla domanda sul perché nei suoi lavori siano presenti le tradizioni giapponesi, sotto forma di fiabe e racconti popolari, risponda: “Per me, le favole rappresentano una conoscenza condivisa, nel senso che la gran massa dei lettori giapponesi ne ricorda le storie, ed è quindi facile capirle. La popolarità delle favole è importante e utile nei fumetti, in quanto sono di facile comprensione presso la massa del pubblico”. Pedagogia leninista; sottolineata da una scena, dove una delle protagoniste, Shnobu Miyake, uscendo da una biblioteca ‘fatata’, incrocia un ragazzo che dorme su una panchina, coprendosi il viso con un libro intitolato ‘Comunismo per principianti’.
Urusei Yatsura è una proiezione evidente dell’esperienza vissuta alle scuole superiori da Takahashi. Infatti, sebbene sia un manga tra fantascienza e fantasy in cui le vicende mutano rapidamente in farsa, le storie di Urusei Yatsura si svolgono al liceo superiore della fantomatica città di Tomobiki (ovvero Tokyo), e i cui protagonisti sono studenti, docenti e personale para-docente che interpretano le moderne schizofrenie incombenti sulla società giapponese. Il tocco anarchico, forse da ex-zengakuren, soprattutto da parte di Oshii, si nota anche nel ridicolizzare, anche aspramente, riti, stilemi e figure della tradizione giapponese. Ad esempio il monaco buddista Sakurambo, che appare e viene visto dagli altri protagonisti come un parassita e un opportunista pronto ad imbucarsi, non invitato, all’ora di cena a casa di chiunque. Oppure la figura della dottoressa-sciamana Sakura, personaggio a mezzo guado tra scienza e riti esoterici, a simboleggiare, con il suo nome (Sakura vuol dire Ciliegio, l’albero simbolo del Giappone) l’intrappolamento di una società tra l’ultra-modernità e un passato mistico, oscuro e radicato. O ancora Mendou Shutaro, lo studente filosofo-samurai, rampollo di una ricchissima e potentissima famiglia che ha a disposizione un esercito privato di stampo nazistoide. Proprio così, forse, un potente del Giappone verrebbe visto da una studentessa-proletaria come Takahashi stessa, che quando iniziò a lavorare in una società editrice di manga, viveva in un bilocale con altre due affittuarie, finendo con il dormire nel bagno.
Sebbene Urusei Yatsura abbia solo l’intento di dare uno sguardo disincantato e beffardo alla società giapponese dei primi anni ’80, allora sulla cresta dell’onda, ma senza esprimere giudizi politicamente orientati, di tanto in tanto emerge un fondo di asprezza ideologica, come quando il professore d’inglese Onsen Mark dice a Lamù, la ragazza extraterrestre protagonista del manga/anime, di fare attenzione ai mostri. Lamù risponde “Quando parla di mostro, intende dire un americano?” Anche nel cosmo sono note certe verità terrestri.

Fonti:
Ghibli World
Takahashi
Mania