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Dalla collusione con Hitler contro l’URSS alla coalizione anti-hitleriana

Jurij Rubtsov, SCF 26 dicembre 2019

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, il 21 agosto 1939, i negoziati sovietico-anglo-francese a Mosca su una convenzione militare furono interrotti dalla riluttanza di Londra (poi al traino di Parigi) “di assumersi impegni dettagliati che probabilmente ci legheranno le mani in tutte le circostanze”. Queste furono le istruzioni che il capo della delegazione inglese ai negoziati, ammiraglio Reginald Drax ricevette dal ministero degli Esteri inglese. E questo significava che le democrazie occidentali non escludevano collusioni con Hitler alle spalle e contro l’URSS. L’ultima possibilità di fermare Hitler fu sprecata. Il Fuehrer capì l’antifona e il 1° settembre 1939 inviò con calma la Wehrmacht oltre il confine polacco, sapendo che né Londra né Parigi avrebbero alzato un dito per difendere i polacchi. Tra l’altro, il patto di non aggressione firmato tra URSS e Germania il 23 agosto 1939 fece sì che Mosca superasse gli sforzi diplomatici della Gran Bretagna. Come scrisse nel suo diario l’ambasciatore sovietico nel Regno Unito Ivan Majskij: “A Londra c’è confusione e indignazione. […] Ci accusano di tradire i nostri principi, di respingere il passato e di tendere una mano al fascismo”, ma dietro ciò c’era l’incertezza. Il Cremlino aveva eluso la trappola predisposta, lasciando le democrazie occidentali faccia a faccia con Hitler.
Quasi due anni dopo, il 22 giugno 1941, il giorno in cui Hitler invase l’URSS, il primo ministro inglese Winston Churchill e il presidente degli Stati Uniti Franklin Roosevelt (il 24 giugno) annunciarono la decisione dei loro Paesi d’aiutare l’URSS. In che modo i futuri alleati della coalizione anti-Hitler riuscirono a mettere da parte le differenze che li separavano da anni raggiungendo un accordo?
Le relazioni tra Unione Sovietica e democrazie occidentali furono esacerbate da molte cose, in particolare dalla guerra sovietico-finlandese. Il Terzo Reich aveva segretamente inviato aiuti militari alla Finlandia, e Londra e Parigi (così come Washington) lo sapevano. Inoltre, avendo dimenticato, nel loro fervore anti-sovietico, di essere in guerra con la Germania, le potenze occidentali inviarono alla Finlandia equipaggiamenti ed armi, accarezzando l’idea di inviare una forza di spedizione in Finlandia, e il quartier generale anglo-francese previde di bombardare Baku e Groznij. Nel dicembre 1939, gli Stati Uniti imposero l’embargo sull’esportazione di aeromobili, attrezzature aeronautiche, pezzi di ricambio e alcuni materiali strategici all’URSS, ma inviarono armi all’esercito finlandese e estesero crediti ai finlandesi. Sembrava che, tra la “frenetica campagna anti-sovietica”, l’ambasciatore sovietico Majskij scrisse a Mosca da Londra, non si potesse discutere di stringere le relazioni tra occidente e URSS. Eppure il ghiaccio iniziò a sciogliersi. Soprattutto dopo la firma di un accordo di pace il 12 marzo 1940 che pose fine alla guerra d’inverno. La situazione internazionale cambiò. La guerra fasulla contro la Germania di inglesi e francesi dovette riscaldarsi prima o poi, e i politici di Regno Unito e Stati Uniti capirono che, proprio come nell’estate 1939, non vi erano negoziati con Hitler.
A fine febbraio, Roosevelt inviò in Europa il sottosegretario Sumner Welles per copire cosa facesse il Fuehrer e, dopo aver parlato con Adolf Hitler e Joachim von Ribbentrop a Berlino e Neville Chamberlain, conte di Halifax (segretario agli esteri inglese) e Winston Churchill (Primo Lord dell’Ammiragliato) a Londra, concluse che nessuno avrebbe ceduto. Il Fuehrer chiedeva ai suoi avversari occidentali di riconoscere i territori annessi dalla Germania e di distruggere le basi militari inglesi a Gibilterra, Malta e Singapore. La Germania mirava a una vittoria decisiva, e non c’era modo che la Gran Bretagna, amante dei mari, lo permettesse. Indipendentemente dalla retorica antisovietica dei salotti di Londra, gli inglesi capirono sempre più che l’URSS era l’unico Paese del Vecchio Mondo in grado di fornirgli un aiuto reale nella lotta a Hitler. A rigor di termini, i contatti ripresero tra Mosca e Londra esattamente un mese dopo l’inizio della Seconda guerra mondiale. Il 1° ottobre 1939, Winston Churchill fece una dichiarazione importante alla radio sula campagna di liberazione dell’Armata Rossa nell’Ucraina occidentale e nella Bielorussia occidentale: “Che gli eserciti russi dovevano stare su questa linea era chiaramente necessario per la sicurezza della Russia contro la minaccia nazista. Ad ogni modo, la linea è lì ed è stato creato un fronte orientale che la Germania nazista non osa attaccare”. E dopo aver incontrato Majskij, Churchill dichiarò che era “per la guerra fino alla fine. Hitler dev’essere distrutto. Il nazismo deve essere annientato una volta per tutte”. Notando che “i veri interessi di Gran Bretagna ed URSS non si scontrano da alcuna parte”, Churchill espresse la speranza del governo inglese che “la neutralità sovietica fosse amichevole nei confronti della Gran Bretagna”.
La guerra tra Unione Sovietica e Finlandia impedì la normalizzazione delle relazioni tra Unione Sovietica e Regno Unito, ma il processo ripreso alla fine della guerra. Tramite l’ambasciatore Majskij, nel febbraio del 1940 Molotov informò Londra che: “Consideriamo ridicolo e calunnioso non solo l’affermazione, ma anche il semplice suggerimento che l’URSS abbia presumibilmente stretto un’alleanza militare con la Germania. […] Dato che l’URSS era neutrale, così rimarrà, a meno che, naturalmente, Regno Unito e Francia non attacchino l’URSS e la costringano a prendere le armi”. E tutto accelerò dopo il crollo militare francese nel giugno 1940 e la sconfitta della coalizione anglo-francese. Churchill, diventato primo ministro il 10 maggio, respinse le proposte di Hitler di colloqui di pace. La battaglia d’Inghilterra iniziò…
Incontrando Stalin, il nuovo ambasciatore inglese in URSS Stafford Cripps consegnò al leader sovietico un messaggio di Churchill del 24 giugno 1940, in cui diceva che la Germania minacciava Gran Bretagna ed Unione Sovietica ed espresse il desiderio che “entrambi i Paesi” ripristinassero i precedenti legami. E il 22 ottobre, Cripps propose di firmare un accordo segreto tra Regno Unito ed URSS per conto di Churchill affermando che Londra riconosceva di fatto la “sovranità dell’URSS su Estonia, Lettonia, Lituania, Bessarabia, Bucovina settentrionale e le parti dello Stato polacco ora sotto il dominio sovietico”.
Tenendo presente che l’URSS era vincolata da obblighi derivanti dal patto di non aggressione tedesco-sovietico, Stalin declinò la proposta della Gran Bretagna al momento, ma evitò di fare qualsiasi cosa che peggiorasse le relazioni con la Gran Bretagna quale potenziale alleata. E quando Mosca e Washington presero provvedimenti per normalizzare le relazioni sovietico-statunitensi nella primavera-estate 1940, iniziarono a emergere i deboli contorni della futura coalizione anti-hitleriana…

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Dalla collusione con Hitler contro l’URSS alla coalizione anti-hitleriana”

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