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Lo Zimbabwe cerca di divenire un centro tecnologico con l’aiuto della Cina

Quartz 15 giugno 2018

In Zimbabwe ci sono voci in questo momento sull’opportunità che la tecnologia dell’informazione e della comunicazione possa cambiare l’economia assediata. Il Paese dell’Africa australe, che ha uno dei più alti tassi di alfabetizzazione in Africa, cerca in Cina di sviluppare capacità e know-how tecnologico per costruire uno dei più grandi hub IT del continente, sostenuto da big data ed intelligenza artificiale. L’industria tecnologica dello Zimbabwe ha probabilmente ottenuto risultati migliori rispetto ad altre società nella turbolenta economia dell’ultimo decennio e mezzo sotto l’ex-presidente Robert Mugabe. Le grandi aziende di telecomunicazioni hanno fatto investimenti per migliorare le capacità di calcolo, guidate da Econet, la compagnia numero 1 che ha speso 1,3 miliardi di dollari nell’ultimo decennio per espandere le sue reti 3G e LTE. In tutto questo, la Cina ha un ruolo chiave nell’offerta dello Zimbabwe a reinventarsi hub tecnologico. La tecnologia del riconoscimento facciale cinese viene utilizzata negli aeroporti e alla frontiera. Il progetto sarà intrapreso con una società cinese, HikVision. Tutto ciò si tradurrà in una convergenza di big data e capacità d’intelligenza artificiale nel Paese, i cui innovatori. Sebbene a corto di denaro, cercano l’opportunità di portare laboratori e hub dal cortile al mainstream. I cinesi aiutano lo Zimbabwe, il cui presidente Emmerson Mnangagwa visitava la Cina ad aprile, per sviluppare città intelligenti, a cominciare da un’impresa pilota a Mutare, nelle Highlands orientali. Gli hub tecnologici e gli innovatori dello Zimbabwe ne hanno già approfittato, con Emisha City Hack, a Bulawayo, che selezionava i team di innovatori per beneficiare del supporto e dei finanziamenti per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per risolvere le sfide affrontate dalla seconda città dello Zimbabwe. Tami Mudzingwa, direttore di Hackathon, dichiarava a Quartz Africa che “le TIC saranno un potente veicolo per guidare crescita e sviluppo” in Paesi africani come lo Zimbabwe. L’intelligenza artificiale è l’ultima tecnologia cui s’investe nel continente. La società di consulenza McKinsey prevede che fino al 30% della forza lavoro globale possa passarvi entro il 2030 grazie ai progressi nell’intelligenza artificiale, nella robotica, nella digitalizzazione e in big data. Ma il governo dello Zimbabwe pensa che l’IA possa svolgere un ruolo importante nello sviluppo del Paese.
L’economia dello Zimbabwe è stata a lungo dominata dal settore minerario e agricolo, in particolare con l’esportazione di colture ad alto reddito come tabacco e cotone. Ma come altri Paesi africani, come Etiopia, Ghana e Ruanda e altre nazioni, esplorano la possibilità di investire o sostenere un’economia basata sulla conoscenza affidandosi meno ai capricci dei mercati globali delle materie prime agricole o minerarie. “Contribuiremo anche alla costruzione dell’intelligenza artificiale nazionale”, affermava Nigel Sheima Muguza, funzionario speciale alla presidenza. Sottolineava l’ambizione del governo di vedere lo Zimbabwe divenore un Paese a reddito medio entro il 2030. “Questo può essere ottenuto utilizzando le TIC per migliorare la vita quotidiana dei cittadini di questo Paese”, spiegava. Il consulente speciale Chris Mutsvangwa affermava che il progetto del riconoscimento facciale non sarà implementato solo per scopi di sicurezza, ma sarà ampliato “per aiutare nella risposta alle catastrofi e nel controllo del traffico“, con telecamere nell’ambito di “un quadro ampio in cui passiamo alle città intelligenti con potere di gestione delle risorse idriche, tra gli altri progetti che verranno attuati dalla sede centrale“.
La velocità media di internet in Zimbabwe sembra essere moderata, essendo il Paese all’ottavo posto in Africa, con una velocità di download di 2,49 Mbps rispetto a Kenya e Sud Africa che hanno una velocità media di 9 Mbps e 4,3 Mbps rispettivamente. Ma non è semplice per le aspirazioni tecnologiche e smart city dello Zimbabwe, poiché il costo di internet nel Paese è elevato, specialmente se messo confrontato con la performance economica del Paese, dai bassi afflussi di investimenti diretti esteri. L’accesso a Internet mobile in gran parte avviene tramite pacchetti giornalieri da 1 dollaro per circa 250 MB, e pacchetti social media settimanali offerti dagli operatori. L’Alliance for Affordable Internet afferma che 1 GB di dati mobili “costa quasi il 45% del reddito medio di un cittadino“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio