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Perché la “sinistra” imperialista ama i curdi

Max Parry, AHTribune 23 dicembre 2019

La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare le truppe nordamericane dalla Siria nord-orientale non solo fece precipitare l’offensiva turca, dal nome in codice “Operazione Primavera di Pace”, sul territorio detenuto dai curdi, ma anche suscitò il grido d’isteria da gran parte della cosiddetta “sinistra” profondamente divisa durante il conflitto sulla questione curda. Nonostante le forze democratiche siriane (SDF) fossero oggettivamente un esercito di ascari statunitensi prima di essere “abbandonati” da Washington davanti l’attacco dal suo alleato della NATO, la politica apparentemente “progressista” dei militanti per lo più curdi ingannò molti identificatisi di sinistra nel sostenerle come la migliore opzione tra terroristi e un “regime”. Apparentemente, tutti tranne i curdi e i loro sostenitori “interventisti umanitari” videro l’imminente “tradimento”, che spiega l’essenziale ingenuità di tale politica amatoriale. Tuttavia, vi è una base storica in tale tendenza politica che va interrogata se una lezione va appresa da chi ne fu fuorviato.
Inizialmente la Turchia si unì ad occidentali, Israele e Stati del Golfo nel tentativo di deporre il Presidente Bashar al-Assad alimentando le fiamme della primavera araba nel 2011 in una rivolta. Con Istanbul che funge da base dell’opposizione, i nazionalisti curdi che speravano di parteciparvi non erano affatto contenti che l’alleanza ponesse il suo governo in esilio in Turchia e naturalmente considerava il ruolo di Ankara dannoso per i propri interessi nel creare uno Stato autonomo etnonazionalista. Allo stesso modo, il presidente turco Recep Tayyip Erdo?an non negoziò sul conflitto che permise tale scenario, con la guerra quarantennale col Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nella Turchia sud-orientale ancora in corso. Quando le milizie delle Unità di protezione popolare del PKK (YPG) presero il controllo delle città siriane settentrionali e stabilirono un territorio autonomo dopo aver boicottato l’opposizione, ciò avvenne solo dopo negoziati tra Damasco e capi curdi. Il governo siriano cedette volontariamente e pacificamente il territorio, proprio mentre ci dicevano che i baathisti erano i loro oppressori. Il fronte del Rojava si aprì quando i curdi furono attaccati dai jihadisti islamisti, alcuni dei quali si unirono alla ribellione islamista nell’Iraq occidentale formando lo SIIL. Eppure ora sappiamo di certo che l’ascesa dello Stato islamico fu effettivamente voluta dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti nella speranza di far cadere Assad, come rivelato da un rapporto declassificato dell’Agenzia di intelligence della Difesa del 2012. Poco dopo aver chiarito che l’opposizione era “sostenuta da occidente, Paesi del Golfo e Turchia”, la nota affermava: “Se la situazione si dipana c’è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o meno nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), ed è esattamente ciò che vogliono le potenze a sostegno dell’opposizione per isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Nel frattempo, furono gli stessi curdi a divulgare il sostegno di Ankara allo SIIL, recuperando frequentemente passaporti rilasciati dalla Turchia ai combattenti dello SIIL catturati. Anche Emmanuel Macron lo disse al vertice della NATO a Londra, provocando una lite tra Francia e Turchia che fece un passo indietro per la più “degna di nota” crisi con Trump su uno scambio di battute tra il presidente francese e le sue controparti canadese e inglese. Poi ci fu la rivelazione che il defunto senatore John McCain passò il confine tra Turchia e Siria a metà 2013 per incontrare i capi dell’effimero esercito libero siriano (FSA), soprannominato “ribelli moderati”, che solo poco dopo sarebbe scomparso dopo che i suoi membri si unirono ai gruppi armati più radicali e all’autoproclamato califfato dello SIIL. Uno dei capi ribelli che comparve in foto con McCain in visita era sospettato di essere il capo dello SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, che sarebbe stato ucciso da un raid nordamericano a Idlib ad ottobre. Ironia della sorte, molte milizie del FSA sostenute dalla Turchia ora aiutano Ankara nell’assalto ai curdi, mentre chi li armava fingono indignazione per la rimozione delle truppe statunitensi.
Secondo quanto riferito, Henry Kissinger una volta disse: “Gli USA non hanno amici o nemici, solo interessi”. Dato che gli Stati Uniti almeno utilizzavano lo SIIL come risorsa strategica, sembra inspiegabile che la leadership curda potesse fidarsi di Washington. L’SDF ebbe solo alcune scaramucce coll’Esercito arabo siriano durante la guerra: se volevano sconfiggere lo SIIL, perché non collaborare con Damasco e Mosca? Per non parlare della lunga storia degli Stati Uniti nel sostenere i loro oppressori, dal sostegno a Sadam Husayn durante la guerra Iran-Iraq negli anni ’80 fino alla brutale repressione della Turchia contro il PKK che si concluse con la cattura del suo leader di culto, Abdullah Ocalan, nel 1999. Pensavano davvero, dopo averli arruolati per la loro “lotta” cosmetica contro lo SIIL, che gli Stati Uniti avrebbero continuato a schierarsi con loro contro Ankara? Anche così, le vittorie dei curdi sullo SIIL impallidirebbero con quelle dell’Esercito arabo siriano col supporto aereo russo. Più imbarazzante è il motivo per cui chiunque di sinistra scelga di appoggiare un gruppo usato come leva dall’imperialismo, indipendentemente dagli ideali che sostengono di avere. Forse gli Stati Uniti non avrebbero rinunciato all’impegno implicito di aiutare la fondazione di uno Stato curdo se la loro politica “Assad deve andare” avesse avuto successo, ma il ritiro degli Stati Uniti sembra essere il chiodo finale della bara di entrambi i piani di di Washington del cambio di regime in Siria e del Kurdistan indipendente. Il restyling dell’YPG come SDF avvenne per volere degli Stati Uniti, ma questo non impedì le obiezioni di Ankara (o i tanti “di sinistra” nel sostenerli), che insisteva sul fatto che l’YPG fosse già un’estensione e una facciata del PKK, gruppo che Washington designa organizzazione terroristica. Qualsiasi tentativo di creare uno Stato cuscinetto nell’enclave non sarebbe mai stato tollerato dalla Turchia, ma comunque consentiva agli Stati Uniti di occupare illegalmente la Siria settentrionale e di saccheggiarne il petrolio. Sfortunatamente per Washington, la conseguenza fu che alla fine Ankara si avvicinava al Cremlino, poiché la Turchia passò dall’abbattimento di un aereo russo all’acquisto del sistema d’arma S-400 da Mosca in un anno. Dopo aver appoggiato un tentato colpo di Stato contro Erdogan nel 2016, qualsiasi speranza che Washington si riprendesse la Turchia abbandonando i curdi non appena la loro utilità fosse esaurita, era troppo tardi per riparare i danni.
Perché gli Stati Uniti dovrebbero rischiare di perdere l’alleanza geostrategica con la Turchia? Per dirla semplicemente, le “relazioni speciali” con Israele furono un grande recedente. In ogni caso, l’incursione di Washington nella regione riguardava tanto il sionismo quanto l’imperialismo e il sostegno ai curdi non fa eccezione. Nonostante il contraccolpo, l’invasione dell’Iraq e la distruzione della Libia rimossero dalla scacchiera due enormi sostenitori della resistenza palestinese. Potrebbe aver rafforzato l’Iran, ma questo è un motivo in più per gli Stati Uniti di spacciare il tentativo di cambio di regime a Teheran in futuro. Purtroppo per Washington, quando tentò di fare lo stesso in Siria, la Russia intervenne riemergendo a nuova mediatrice della pace in Medio Oriente. Non sorprende che a seguito dell’invasione turca della Siria settentrionale durante il ritiro degli Stati Uniti, i curdi finalmente si accordarono con Damasco e Mosca, sviluppo gradito e inevitabile che avrebbe dovuto avvenire anni prima. Uno dei motivi principali per cui i curdi si riunirono nelle SDF così volentieri ha la stessa spiegazione del perché Washington sia pronta a mettere a repentaglio le relazioni con Ankara sostenendole: Israele. L’accogliente relazione tra lo Stato sionista e i vari gruppi curdi icseriti nell’intersezione tra Turchia, Iran, Iraq e Siria risale agli anni ’60, dato che Gerusalemme li uso sempre per minare i suoi nemici. Non è un caso che i rispettivi interessi si sovrappongano tra fondazione di un protettorato curdo e piano sionista per un “Grande Israele” in Medio Oriente che include la balcanizzazione della Siria. Il Mossad addestrò apertamente i curdi, che impararono bene come fare pulizia etnica degli arabi dallo Stato ebraico al fine di creasi un Kurdistan in Siria. Si può certamente provare simpatia per i curdi come maggiore gruppo etnico del mondo con 40 milioni di persone senza Stato, ma la connessione con Israele è molto più profonda, con interessi geopolitici basati sulla vera ideologia della loro militanza che mette tutti i loro ideali dichiarati in questione.
I legami tra YPG e PKK sono innegabili, poiché entrambi i gruppi seguono gli insegnamenti del leader incarcerato Abdullah Ocalan, fondendo il nazionalismo curdo con le teorie del “confederalismo democratico” dell’influente filosofo anarchico ebreo-americano Murray Bookchin. Mentre il PKK potrebbe essere stato inizialmente un’organizzazione “marxista-leninista” nei primi anni ’70, un malinteso diffuso è che essa persegua ancora tale obiettivo quando la sua ideologia da tempo è passata al socialismo libertario autodidatta e contraddittorio teorizzato da Bookchin, che in realtà era un anticomunista zelante. Non a caso, l’icona anarchica occidentale era anche un sionista dichiarato che spesso difendeva i crimini di guerra di Israele e il genocidio dei palestinesi mentre demonizzava gli oppositori arabi come aggressori, compresa la Siria. Gratta l’anarchico e un neo-conservatore spunterà ogni volta. Molti della pseudo-sinistra che hanno promesso solidarietà ai curdi hanno tentato di basare il loro ragionamento su un’analogia storicamente inesatta confrontando il conflitto siriano con la guerra civile spagnola degli anni ’30. Pensereste che lo SIIL sarebbe la prima scelta ovvia per i fascisti nella guerra siriana, ma il giornalista Robert Mackey del popolare sito “progressista” The Interccept, tentò persino di paragonare il governo siriano ai nazionalisti di Francisco Franco in un articolo che paragonava il bombardamento di Guernica nel 1937 da parte della Legione Condor all’attacco chimico del 2018 a Duma, che rimane dubbio riguardo all’autore. Ci si chiede se Mackey ritratterà il suo assurdo paragone ora che dozzine di ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) dissentivano nelle e-mail pubblicate da WikiLeaks, che mostrano che l’OPCW si era dedicata all’insabbiamento coll’amministrazione Trump per incolpare degli attacchi il governo siriano invece che l’opposizione, ma non trattenete il respiro. In tale rivisitazione della guerra civile spagnola, i curdi sono generalmente visti nel ruolo dei trotskiti del Partito operaio dl’unificazione marxista (POUM) e del sindacato anarchico della Confederazione nazionale del lavoro (CNT). Nel pieno del conflitto tra nazionalisti appoggiati dai nazisti e repubblicani sostenuti dai sovietici, un preludio della seconda guerra mondiale, lo sforzo di mobilitazione di tutte le forze antifasciste nel fronte popolare unificato fu ostacolato dall’ultrasinistra intransigente di POUM e CNT, che furono poi espulsi dalla coalizione per il loro settarismo. Mentre il governo ancora combatteva i franchisti, POUM e CNT attaccarono i repubblicani ma furono respinti nell’insurrezione fallita. Sebbene questa rivolta non causasse direttamente la sconfitta lealista, comunque indebolì il Fronte Popolare spianando la strada alla vittoria del generalissimo. Negli anni successivi, i trotskisti tentarono di riscrivere la storia sostenendo che un testo storico documentava il sabotaggio dei repubblicani da parte del POUM, un opuscolo del 1938 del giornalista Georges Soria, corrispondente spagnolo del quotidiano del Partito comunista francese L’Humanite, fosse un falso. Sul sito Marxists Internet Archive, viene fornita una ‘nota del redattore’ come prefazione al testo che cita Soria ammettere che l’opera fosse “null’altro che una fabbricazione”, ma le sue parole furono selezionate per dare tale impressione. Mentre l’autore ammise che le accuse secondo cui i dirigenti del POUM fossero agenti di Franco erano sensazionalismo, la citazione completa affermava quanto segue: “Da un lato, l’accusa che i leader del POUM, tra cui Andrés Nin, fossero ‘agenti della Gestapo e di Franco’, non era altro che una fabbricazione perché era impossibile averne la minima prova. D’altra parte, sebbene i leader del POUM non fossero né agenti di Franco né della Gestapo, è vero che la loro lotta implacabile contro il Fronte Popolare giocò comunque (piaccia o no, volontariamente o involontariamente) a favore del Caudillo (Generale Franco)”. In altre parole, Soria non disse che la sua opera fosse una contraffazione, come suggerisce la nota del redattore, e ribadì che la sovversione del POUM aiutò Franco. (The Marxists Internet Archive non nasconde il suo pregiudizio pro-Trotsky nella sua sezione FAQ ). Lo storico marxista Eric Hobsbawm riassunse le contraddizioni intrinseche della guerra civile spagnola e il ruolo dell’ultra-sinistra nella scomparsa della Repubblica in uno dei suoi successivi saggi: “Certo, le polemiche postume sulla guerra spagnola sono legittime, e in effetti essenziali, ma solo se separiamo il dibattito sulle questioni reali dal settarismo politico, dalla propaganda da guerra fredda e dalla pura ignoranza su un passato dimenticato. La principale questione in discussione nella guerra civile spagnola era, e rimane, come la rivoluzione sociale e la guerra fossero collegate nella parte repubblicana. La guerra civile spagnola fu, o iniziò come, entrambi. Fu una guerra nata dalla resistenza del governo legittimo, coll’aiuto della mobilitazione popolare, contro un colpo militare parzialmente riuscito; e, in regioni importanti della Spagna, la trasformazione spontanea della mobilitazione in rivoluzione sociale. Una guerra seria condotta da un governo richiede struttura, disciplina e una certa centralizzazione. Ciò che caratterizza le rivoluzioni sociali come quella del 1936 è l’iniziativa locale, la spontaneità, l’indipendenza o persino la resistenza a un’autorità superiore, questo specialmente data la forza unica dell’anarchismo in Spagna”.
Murray Bookchin scrisse molto sulla guerra civile spagnola, ma celebrò le tattiche anarchiche decentralizzate che sabotarono il fronte popolare. Il teorico anarco-sindacalista sosteneva che la “guerra civile nella guerra civile” fosse l’esempio riuscito della sua visione antitetica del “socialismo libertario”, mentre la sua enfasi sugli aspetti individualistici nella prima metà della sua teoria ossimoronica e antistatista porta spesso alla sorprendente somiglianza con le tesi neoliberiste sull’autodisciplina dei mercati liberi. Ciò spiega il motivo per cui in realtà considerava i libertari di destra suoi alleati naturali contro la sinistra socialista, che considerava “totalitaria” come raccontava la rivista libertaria Reason in un’intervista del 1979. Le sue reazionarie demonizzazione dell’Unione Sovietica e denigrazione delle realizzazioni di tutte le rivoluzioni socialiste furono ricordate da Michael Parenti in Blackshirts and Reds: “Gli anticomunisti di sinistra sono rimasti studiosamente impressionati dalle drammatiche conquiste ottenute dalle masse, in precedenza impoverite, col comunismo. Alcuni addirittura disprezzarono tali risultati. Ricordo come a Burlington nel Vermont, nel 1971, il noto anarchico anticomunista Murray Bookchin derise la mia preoccupazione per “i poveri bambini piccoli che si nutrivano sotto il comunismo”. Come le brigate internazionali composte da volontari stranieri per aiutare la Repubblica spagnola negli anni ’30, esiste un “battaglione internazionale per la libertà” che attualmente combatte coi curdi in Siria. Sfortunatamente, il suo ruolo live-action da mercenari di “sinistra” non combacia con quello delle Brigate Internazionali originali, che erano appoggiate dal Comintern e non dai militari statunitensi. Nel frattempo, i media occidentali di solito ostili a qualsiasi parvenza di politica radicale decisamente promossero la federazione del Rojava come utopia femminista da “democrazia diretta”, prestando in particolare un’attenzione eccessiva alle milizie delle unità di protezione femminili (YPJ), ignorando i reggimenti femminili in lotta al fianco del governo laico siriano. Come risultato della rappresentazione esotica dei media sui curdi e l’approvazione da importanti confusionari di sinistra, da Slavoj Zizek a Noam Chomsky, molti vennero ingannati nel sostenerli.
Se la guerra civile spagnola fu la prova generale della seconda guerra mondiale, resta da vedere se la Siria sarà la prova per un altro conflitto globale. Ancora una volta, ciò che emerse dal suo climax è un mondo sempre più multipolare con la rinascita di Mosca come deterrenza alla distruzione reciprocamente assicurata di Stati Uniti e Cina. Oggi la gente di sinistra che desidera continuare l’eredità di chi combatté per la Repubblica spagnola avrebbe dovuto sostenere i patrioti siriani che difendono coraggiosamente il proprio Paese da terrorismo ed imperialismo, non l’opportunismo. Per fortuna, questa volta i buoni vincono mentre i curdi la pagano per aver tradito i loro concittadini. I liberali che versano lacrime di coccodrillo sul Rojava dovrebbero consolarsi col fatto che possono sempre giocare coll’ultimo videogioco di Call of Duty: Modern Warfare con le YPG che combattono a fianco dell’esercito nordamericano, se volessero soddisfare le loro fantasie imperiali. Sì, è vero, l’ultima edizione del popolare franchise sparatutto presenta una trama ispirata alle SDF. È un peccato che nella vita reale la Siria tonerà laddove appartiene di diritto, alla Repubblica araba siriana.

Traduzione di Alessandro Lattanzio