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Confronto in Libia

Valerij Kulikov, New Eastern Outlook 18.12.2019

Mentre sempre più attori internazionali vengono coinvolti nella guerra in Libia, il Paese diventa terreno di un intenso confronto tra vari attori regionali e globali. Bruxelles, sopratutto, si è assunta la responsabilità dei problemi che affliggono questa nazione, lacerata da un sanguinoso conflitto, poiché i rifugiati che si riversano in Italia, Grecia, Francia e Spagna sono diventati un grave problema per l’Europa. Tuttavia, gli Stati Uniti sono riusciti a evitare qualsiasi coinvolgimento in Libia fino all’ultimo minuto adottando l’approccio dell’attesa. Per risolvere la crisi, Roma, Parigi e Berlino, con l’assistenza di Mosca, facevano diversi tentativi per portare al tavolo dei negoziati gli attori locali coinvolti nel conflitto. Tuttavia, né il feldmaresciallo Qalifa Haftar, che governa la parte orientale del Paese, né il capo del governo dell’Accordo nazionale della Libia (GNA) Fayaz al-Saraj erano disposti a un compromesso, e tutti i colloqui sulla Libia si sono interrotti in diverse occasioni. Washington continuava ad ignorare questa situazione problematica. Qasan Salamah, rappresentante speciale delle Nazioni Unite del Segretario generale in Libia, espresse preoccupazione non solo per le differenze di opinione tra le parti opposte nel conflitto libico, ma anche per il ruolo delle forze estere in questa nazione. Durante la Conferenza MED (Dialoghi mediterranei) di Roma, affermò che sin dall’inizio della guerra in Libia, il coinvolgimento degli attori internazionali nella crisi è aumentato in vari modi, tra cui l’invio di armi bel Paese; presenza di truppe di terra straniere e, in generale, assistenza militare e tecnica estera. Ed anche aggiunse che questo non potrà continuare all’infinito.
Vorremmo ricordare ai nostri lettori che la situazione in Libia è instabile dal 2011, quando gli insorti sostenuti dagli USA rovesciarono il leader Muammar Gheddafi. Nel 2012, i militanti usarono dei lanciagranate per attaccare l’ambasciata nordamericana a Bengasi. L’edificio prese fuoco e l’ambasciatore J. Christopher Stevens vi morì. La tragedia scioccò Washington e modificò la sua opinione sulla primavera araba. Successivamente, la leadership nordamericana continuò a sostenere verbalmente i cambiamenti in Libia. Ma in realtà si allontanò dalla situazione di questa nazione. All’inizio di aprile 2019, Qalifa Haftar, a capo dell’Esercito nazionale libico (LNA), annunciò l’avvio dell’operazione antiterroristica volta a liberare Tripoli dai terroristi. Attualmente, il cosiddetto governo di accordo nazionale ha sede nella capitale della Libia. Questa struttura è controllata dalle forze occidentali e strettamente legata ai gruppi terroristici (banditi nella Federazione Russa), tra cui SIIL, al-Qaida, Fratelli musulmani e molti altri. Una volta che la primavera araba pose fine al sistema di governo della “Jamahiriya” in Libia, gli Stati Uniti presero le distanze dagli sviluppi. Tuttavia, recentemente, Washington improvvisamente puntava l’attenzione su questa nazione iniziando ad accusare la Russia di alimentare il conflitto in Libia. Non molto tempo fa, il generale nordamericano Stephen J. Townsend, comandante del comando Africa degli Stati Uniti (AFRICOM), espresse preoccupazione per il ruolo crescente della Russia in Libia. Parlò della presunta presenza di mercenari russi in questo Paese e dell’assistenza militare e tecnica fornita all’Esercito nazionale libico guidato da Qalifa Haftar, dalla Federazione Russa. Secondo il generale, fu un sistema antiaereo russo ad abbattere un drone nordamericano sulla Libia il 21 novembre. Tuttavia, non ci sono prove che un velivolo senza pilota statunitense (UAV) sia stato distrutto, ad eccezione delle affermazioni non comprovate sui social media e gli attacchi verbali alla Russia. Inoltre, vi sono tutte le ragioni per dubitare che tale drone nordamericano esistesse. Ad esempio, quando un UAV italiano (prodotto dagli Stati Uniti) fu abbattuto in Libia un mese prima, letteralmente poche ore dopo, un messaggio e foto dei suoi resti apparvero sul twitter dell’LNA. Ma non ci furono informazioni di questa natura sul drone nordamericano presumibilmente distrutto a novembre.
Sulla disinformazione diffusa artificialmente da Washington e suoi alleati sulla presunta presenza di membri del gruppo russo Wagner in Libia, ancora una volta non vi è assolutamente alcuna prova. Nel suo discorso alla 5.ta Conferenza del MED di Roma, il Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa Sergej Lavrov rispose nel modo seguente quando gli fu chiesto di commentare la questione: “Per quanto riguarda le voci diffuse dai nostri colleghi statunitensi, per qualche motivo non ci sono mai dubbi quando militari dei Paesi della NATO, mai invitati, appaiono ufficialmente in tutto il mondo (se parliamo del Mediterraneo, prendiamo la Siria per esempio)”. In risposta alle accuse di Washington secondo cui la Federazione Russa sostiene solo l’Esercito nazionale libico (LNA, guidato dal feldmaresciallo Qalifa Haftar), Mosca ripetutamente sottolinea che coopera con tutte le parti del conflitto libico, vale a dire non solo col capo del LNA ma anche Tripoli, e che è favorevole alla risoluzione del conflitto attraverso negoziati. Ad esempio, il capo del GNA Fayaz al-Saraj partecipò al vertice Russia-Africa a Sochi, ad ottobre. Il Ministro degli Esteri russo rassicurò commentando le dichiarazioni secondo cui alcuni in occidente temevano il coinvolgimento della Russia in Libia dalla parte del Feldmaresciallo Qalifa Haftar, affermando che la politica della Russia in Libia non ha dimensione geopolitica e mette al primo posto gli interessi del popolo libico. Il funzionario aggiunse che la Federazione Russa non si è schierata nel conflitto. Poiché, attualmente, l’Esercito nazionale libico è impegnato in una decisiva operazione antiterroristica a Tripoli, è nell’interesse degli Stati Uniti sabotarlo. Interferendo negli affari della Libia, Washington poteva controllare il prezzo del petrolio a proprio interesse e delle sue nazioni “dipendenti” in Medio Oriente, ma non a favore della Russia o dell’OPEC. La mancanza di stabilità in Libia è vantaggiosa per gli Stati Uniti. Poiché non esiste un governo centrale nella nazione, Washington può in qualsiasi momento acuire o ridurre le tensioni. Inoltre, i continui disordini nel Paese africano consentono agli Stati Uniti di controllare i flussi di rifugiati e di usarli come mezzo di pressione sull’Unione europea.
Di recente, la Turchia sosteneva più attivamente gli sforzi degli Stati Uniti in Libia. Durante un incontro cogli studenti della Bilkent University di Ankara, il presidente Recep Tayyip Erdogan parlava della volontà di offrire aiuti militari ai combattenti del GNA in Libia. Il presidente turco essenzialmente usava le voci sul gruppo Wagner per giustificare lo schieramento di forze turche in Libia, aggiungendo così legittimità a supporto e cooperazione militari offerti al GNA a Tripoli in violazione dell’embargo sulle armi imposto alla nazione. Inoltre, la Turchia e il governo di accordo nazionale firmarono un accordo sulla delimitazione delle frontiere marittime nel Mediterraneo orientale, ribaltando così i piani di molte altre nazioni della regione. Tali iniziative riguardavano le risorse energetiche in questa parte del mondo e la suddetta mossa irritò Grecia, Repubblica di Cipro, Israele e Golfo Persico. Va ricordato che il Mediterraneo orientale fu inserito nell’agenda globale nel 2010 quando le informazioni sui suoi giacimenti di idrocarburi divennero di dominio pubblico. Tuttavia, gli sconvolgimenti politici in Egitto e gli sforzi di Qalifa Haftar per espandere i territori sotto il suo controllo durante la guerra civile in Libia, al momento paralizzarono i piani della Turchia. Quindi, firmando l’accordo di cui sopra, Ankara fece il primo passo nel tentativo di ristabilire l’equilibrio di potere regionale a suo favore. Gli egiziani già definivano illegale l’accordo tra Turchia e GNA, ed Atene lo definiva geograficamente assurdo. Il governo greco ha dichiarato l’ambasciatore libico ad Atene, Muhamad Yunis Manfi, persona non grata. Il Ministero degli Esteri ellenico inviò lettere al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiedendo che l’accordo sulle frontiere marittime tra Turchia e Libia non venga riconosciuto in quanto viola la legislazione internazionale. Il Primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis intendeva anche mettere l’Unione europea (UE) dalla sua parte contrastando l’accordo. L’UE espresse preoccupazione su questo documento perché il peggioramento delle relazioni tra Grecia e Turchia avrà ovviamente effetti negativi su commercio marittimo ed estrazione di gas naturale in questa regione. Tuttavia, l’Europa intende esercitare “estrema cautela” in questa delicata questione poiché la Turchia svolge un ruolo importante nella politica regionale, specialmente nel contesto dei flussi apparentemente inarrestabili di rifugiati verso l’Europa. La NATO prevede inoltre di trattare questo conflitto con “grande cura”, nonostantea Turchia e Grecia siano membri di tale alleanza militare.
All’inizio del 2020, i mediatori europei faranno ancora un altro tentativo di conciliare le parti del conflitto libico. La conferenza di Berlino sulla Libia è prevista per il 2020 e i leader dei gruppi opposti hanno già deciso di parteciparvi. Tuttavia, è ancora troppo presto per parlare di possibili novità nei colloqui.

Valerij Kulikov, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio