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I tecnici del genocidio israeliani tornano in America Latina

Wayne Madsen, SCF 17 dicembre 2019

Con l’espulsione dei governi progressisti in America Latina e loro sostituzione con regimi neofascisti, i consiglieri israeliani della controinsurrezione, meglio noti come “mercanti di morte”, sono tornati in America Latina con fervore. Regimi filo-fascisti di Brasile, Bolivia, Colombia, Perù, Ecuador, Honduras, Paraguay, Guatemala e Cile, desiderosi di scacciare le popolazioni indigene, invitavano gli israeliani a tornare nelle loro nazioni per consigliare sullo spopolamento delle regioni indigene tanto sistematicamente quanto Israele ha fatto coi palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme est. Dopo che la marea socialista spazzò l’America Latina, i governi progressisti appoggiarono i palestinesi evitando stretti rapporti con Israele. Alcuni leader progressisti, tra cui Hugo Chavez del Venezuela, Evo Morales della Bolivia e Daniel Ortega del Nicaragua, ruppero le relazioni con Israele per il maltrattamento della popolazione palestinese di Gaza. Con Morales recentemente rovesciato dal colpo di Stato militare di destra e il successore di Chavez, Nicolas Maduro, alle corde politiche a causa delle paralizzanti sanzioni statunitensi, i capi israeliani della controinsurrezione sono spesso visti nelle capitali dell’America Latina dove la destra, anche dove governano regimi neonazistoidi. Usando una logica quasi talmudica, il governo israeliano ritiene che per combattere i governi filo-palestinesi che hanno relazioni amichevoli coll’Iran, è accettabile trattare con gente come il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che in passato espresse ammirazione per Adolf Hitler e Benito Mussolini. L’eredità israeliana sulla sicurezza in America Latina rappresenta un famigerato record di sostegni a dittatori genocidi. Coll’avvento della “primavera socialista” in America Latina, i mercanti di morte israeliani adottarono ampiamente un profilo più basso o cercato nuove prospettive in Africa, Balcani e Asia meridionale. Con Morales della Bolivia l’ultimo dei leader della “primavera socialista”, caduto nel “cono meridionale” del Sud America, i commercianti israeliani della controinsurrezione videro un nuovo mercato aperto quando il ministro degli Interni della junta boliviana, Arturo Murillo, salutava l’assistenza israeliana per rafforzare le capacità del suo squadrone della morte appena formato, “Gruppo antiterrorista” (GAT), che secondo lui avrebbe per scopo combattere i “terroristi”. Nel tipico linguaggio fascista, in questo caso i “terroristi” sono i boliviani fedeli al deposto Presidente Morales che, dopo un breve esilio in Messico, otteneva l’asilo politico in Argentina, così come i popoli indigeni autoctoni di Morales: Aymara (etnia di Morales) e Quechua, Chiquitano, Guaraní e Moxenho.
Il motivo del ministro degli Interni Murillo per aver scelto gli israeliani come suoi consiglieri per la sicurezza fu dichiarato in un’intervista a Reuters. Disse: “Sono abituati a trattare coi terroristi. Sanno come gestirli”. Murillo si riferiva, naturalmente, alla brutale repressione israeliana del popolo palestinese, un record disumano che le società militari e d’intelligence israeliane sono riuscite a impacchettare con attrezzature e consiglieri, come merce d’esportazione. L’impegno di Murillo a stabilire lo stato di sorveglianza di tipo israeliano in Bolivia fu chiarito nel suo avvertimento a un gruppo di funzionari argentini per i diritti umani arrivati in Bolivia per vedere, in prima persona, le violazioni dei diritti umani ai membri del Movimento verso il Socialismo di Morales (MAS) e i popoli indigeni. Murillo avvertì gli argentini e altri funzionari stranieri dichiarando: “Raccomandiamo a questi stranieri che arrivano di stare attenti. Vi guardiamo. Vi seguiamo. Non c’è tolleranza per il terrorismo, la sedizione o i movimenti armati. Tolleranza zero”. L’avvertimento è praticamente la copia di quello fatto da Israele agli operatori umanitari internazionali che cercavano di fornire aiuti umanitari al popolo di Gaza. Gli israeliani ebbero il vantaggio di arrivare rapidamente in Bolivia ad offrire i loro servigi dal vicino Brasile. Il presidente brasiliano Bolsonaro e il suo ministro degli Esteri, Ernesto Araújo, sono fanatici sostenitori fondamentalisti cristiani d’Israele. Entrambi disdegnano i musulmani, compresi i palestinesi, che sostengono non essere un popolo con diritto alla nazionalità. Le origini di Araujo dovrebbero essere un anatema per gli israeliani. Tuttavia, poiché il governo di Binyamin Netanyahu decise per l’alleanza faustiana con tutti i nemici di palestinesi e musulmani, anche se neonazisti e suprematisti bianchi, Israele fa causa comune con individui come Bolsonaro e Araújo e li aiuta nel genocidio degli indiani amazzonici.
Israele non ha alcun problema ad avere stretti rapporti con Araújo, anche se suo padre, Henrique Fonseca de Araújo, fu procuratore generale del Brasile tra il 1975 e il 1979 sotto la dittatura del generale Ernesto Geisel, figlio di immigrati tedeschi. Insieme, il procuratore generale Araújo e Geisel impedirono l’estradizione in Germania di Gustav Franz Wagner, vicecomandante del famigerato campo di sterminio di Sobibor nella Polonia occupata dai nazisti. L’unica ragione di esistenza di Sobibor era sterminare gli ebrei. Conosciuto come “La Bestia”, Wagner fu responsabile dello sterminio di 200000 detenuti ebrei. Dopo la guerra, Wagner fuggì dall’Italia in Siria e, alla fine, con passaporto brasiliano rilasciato a nome di Gunther Mandel, fuggì in Brasile. Il rifiuto del procuratore generale Araújo di estradare Wagner in Germania, dove doveva affrontare la condanna a morte, non protesse “La Bestia” per molto. Nel 1980, Wagner fu trovato morto in circostanze sospette a San Paolo. Aveva coltello infilato nel petto. Israele ha inoltre stretti rapporti sulla sicurezza col presidente paraguaiano Mario Abdo Benitez. Benitez deliziò gli israeliani all’inizio di quest’anno annunciando che il Paraguay riconoscevao Hamas e Hezbollah libanese come gruppi terroristici. Nel maggio 2018, il Paraguay ulteriormente soddisfò Israele quando il predecessore di Benitez, Horacio Cartes, annunciò che il Paraguay avrebbe spostato l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Le relazioni s’inasprirono dopo che Benitez cambiò, nel settembre 2018, annunciando che l’ambasciata sarebbe tornata a Tel Aviv. L’annuncio coincise con l’apertura dell’ambasciata palestinese ad Asuncion. Israele era furioso e chiuse la sua ambasciata ad Asuncion per protesta. Da quando Benitez dichiarò che Hamas e Hezbollah sono organizzazioni terroristiche, le relazioni tra Israele e Paraguay furono rattoppate. Israele non si preoccupa dell’origine familiare di Benitez, così come trascura quello del ministro degli Esteri brasiliano Araújo. Benitez è il figlio di Mario Abdo Benítez Sr., segretario privato del dittatore militare del Paraguay, generale Alfredo Stroessner. Figlio di un immigrato bavarese in Paraguay, Stroessner diede il benvenuto a due rifugiati nazisti in Paraguay: il Dr. Josef Mengele, il famigerato “Angelo della morte”, che condusse esperimenti grotteschi sui detenuti del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau nella Polonia occupata dai nazisti, ed Edward Roschmann, egualmente famigerato “Macellaio di Riga”. Roschmann, che supervisionò lo sterminio degli ebrei lettoni a Riga, entrò in Paraguay dall’Argentina con documenti sotto lo pseudonimo di Federico Wegener. Mengele ottenne la cittadinanza da Stroessner come José Mengele.
Uno degli esempi più vergognosi dell’aiuto israeliano a un genocidio fu negli anni ’80 in Guatemala. Lì, i consiglieri israeliani, usando avanzate apparecchiature di sorveglianza, aiutarono il dittatore Efrain Rios Montt, membro del culto fondamentalista cristiano della California chiamato “Chiesa della Parola”, ad eliminare interi villaggi maya. Un milione di indiani maya fu colpito dal genocidio ispirato e sostenuto da Israele. Non solo gli israeliani aiutarono Montt a uccidere decine di migliaia di maya, ma l’aiutarono a prendere il potere nel colpo di Stato militare del 1982. Un simile aiuto a israeliano si vide nei colpi di Stato militari in Venezuela nel 2002, in Honduras nel 2009 e in Paraguay nel 2012. Nel 1983 “CBS Evening News with Dan Rather” riferì che Israele “insegnava ai guatemaltechi come costruire una base aerea. Istituirono la loro rete di intelligence, provata e testata in Cisgiordania e Gaza, progettata semplicemente per sconfiggere la “Guerriglia”. ”Un tribunale guatemalteco in seguito processò e condannò Montt per genocidio e crimini contro l’umanità. Eppure, nessuno dei collaboratori israeliani di Montt fu punito Al tempo uno dei consiglieri di sicurezza israeliani in Guatemala, tenente-colonnello Amatzia Shuali, dichiarò: “Non m’interessa cosa fanno i gentili con le armi. La cosa principale è che gli ebrei traggano profitto”. In stile nazista, l’esercito di Montt sparò a tutti i residenti del villaggio maya di Dos Erres e lo bruciò. Fucili Galil di fabbricazione israeliana furono trovati sulla scena del crimine di guerra. Oggi, alcuni dei nipoti delle vittime di Montt si trovano sottoposti alla tecnologia di sorveglianza israeliana venduta agli Stati Uniti mentre tentavano di chiedere asilo al confine meridionale degli Stati Uniti. Potrebbe diventare più difficile per gli accademici statunitensi ricercare, scrivere o discutere del sostegno israeliano ai regimi genocidi in America Latina. L’11 dicembre Donald Trump firmava l’ordine esecutivo che proibisce fondi federali a college ed università statunitensi che consentono qualsiasi critica a Israele e alla sua politica. Tali attività nel campus sono ora etichettate dalla Casa Bianca come “antisemite”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio