Crea sito

Mai fidarsi di un impero fallito

Federico Pieraccini, SCF 17 dicembre 2019

Il Washington Post, attraverso documenti diffusi col Freedom of Information Act, pubblicava una lunga indagine sull’Afghanistan. I giornalisti avevano raccolto oltre 400 testimonianze da diplomatici nordamericani, generali ed altro personale della NATO, che dimostrano che i rapporti sull’Afghanistan furono falsificati per ingannare il pubblico sulla reale situazione sul campo. Dopo manomissione e falsificazione del rapporto dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), si assiste a un altro evento che certamente metterà a disagio chi finora si affidava ai rapporti ufficiali di Pentagono, dipartimento di Stato USA ed organizzazioni internazionali come OPCW per un’ultima parola. Vi sono ragioni tendenziose per tali campagne di disinformazione. Nel caso dell’OPCW, come già scrissi tempo fa, lo scopo era dipingere il governo siriano come il demonio e i “ribelli moderati” di al-Qaida e SIIL come anime innocenti, giustificando la responsabilità a proteggere, l’intervento armato di entità come Stati Uniti, Regno Unito e Francia. In tali circostanze, posizione e stato dell’organizzazione segnalante (come l’OPCW) erano richiesti per convalidare la propaganda occidentale debitamente diffusa dai media mainstream aziendali. In tal caso particolare, varie capitali occidentali collusero coll’OPCW per porre le basi per la rimozione di Assad e sostituirlo con Jabhat al-Nusra, nonché la stessa opposizione armata legata ad al-Qaida e SIIL ufficialmente responsabili degli attentati dell’11 settembre. Come se il massacro dei rapporti dell’OPCW non fosse di per sé sufficiente a provocare indignazione internazionale, questo dossier aiuta e conforta i gruppi jihadisti sostenuti dal Pentagono noti responsabili delle peggiori violazioni dei diritti umani, come si vide in Siria e Iraq negli ultimi 6 anni.
Rapporti falsi o manipolati con cura dipingono un’immagine molto diversa dalla realtà sul campo. Gli Stati Uniti non hanno mai realmente dichiarato guerra al terrorismo islamico, nonostante i proclami sulla “Guerra al terrore”. In realtà, semplicemente usarono tale giustificazione per occupare o destabilizzare aree strategicamente importanti del mondo per mantener l’egemonia degli Stati Uniti, e l’intenzione di ostacolare le politiche energetiche e della sicurezza nazionale dei Paesi rivali come Cina, Iran e Federazione Russa. L’indagine del Post mette in luce come la strategia nordamericana sia fallita sin dall’inizio, coi dati manipolati per rappresentare una realtà molto diversa da quella sul campo. L’incapacità degli Stati Uniti di ripulire l’Afghanistan fu attribuita dal Post a un’errata pianificazione militare e a scelte politiche errate. Anche se questo fosse certo, il vero scopo del Post nella sua indagine è danneggiare Trump, anche rivelando gli sforzi del Pentagono per continuare la presenza regionale dai grandi obiettivi geopolitici e nascondendo verità scomode. Il vero problema è nella mendacità integrale dell’apparato burocratico e militare degli Stati Uniti. Nessun generale è mai andato in TV a dire che la presenza nordamericana in Iraq fosse necessaria per sostenere una guerra contro l’Iran; o che l’Afghanistan sia un ottimo punto per destabilizzare l’Eurasia, perché proprio il cuore dell’Heartland è cruciale ai piani d’integrazione transcontinentale sino-russa come l’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e la Belt and Road Iniziative. Allo stesso modo, il rovesciamento del governo siriano avrebbe assicurato a Israele maggiore espansione dei propri interessi in Medio Oriente, nonché ad indebolire il principale alleato regionale dell’Iran.
L’indagine del Post svela l’ipocrisia del complesso militare-industriale e delle istituzioni politiche vigenti in Europa e Stati Uniti. Tali parti non sono interessate a diritti umani, benessere dei civili o giustizia in generale. Il loro unico obiettivo è cercare di mantenere indefinitamente l’egemonia globale, impedendo a qualsiasi altra potenza di realizzarsi e quindi costituire una minaccia per la primazia atlantista. La guerra in Iraq fu lanciata per destabilizzare il Medio Oriente, il bacino di approvvigionamento energetico della Cina, cruciale per alimentarne la crescita. La guerra in Siria aveva lo scopo di smantellare il Medio Oriente favorendo Arabia Saudita e Israele, i principali alleati strategici dell’occidente nel Golfo Persico. La guerra in Afghanistan doveva rallentare l’integrazione eurasiatica di Cina e Russia. E la guerra in Ucraina aveva per scopo generare caos e distruzione al confine con la Russia, con la speranza iniziale di strappare dalla Russia la strategica Crimea. Le peggiori trappole per topi e uomini spesso fallano, e questo si vide negli ultimi tempi. Quasi tutti gli obiettivi strategici di Washington produssero risultati peggiori dello status quo ante. In Iraq c’è la decisa cooperazione tra Baghdad e Teheran che ricorda i tempi precedenti al 1979. Attraverso Hezbollah, l’Iran rafforzava la propria posizione in Siria a difesa di Damasco. Mosca svolger un ruolo decisivo in Medio Oriente (e presto in Nord Africa), fino a pochi anni fa prerogativa della sola Washington. I problemi della Turchia con la NATO, insieme alla relazione aperta di Tel Aviv con Mosca, sono un primo esempio della riduzione dell’influenza di Washington nella regione e della corrispondente ascesa dell’influenza di Mosca. La situazione in Afghanistan non è molto diversa, col riconoscimento generale che la pace è l’unica opzione per la regione, come riflesso dai colloqui tra afgani, taliban, russi, cinesi, indiani e pakistani. Pechino e Mosca conoscono da oltre un decennio il vero scopo della presenza di Washington nel Paese, cercando di attenuarne l’impatto.
L’indagine del Post non fa che aumentare ulteriormente la stanchezza per la guerra del pubblico, la guerra in Afghanistan dura ormai 18 anni, la più lunga della storia degli Stati Uniti. Jeff Bezos, il proprietario del Post è un deciso oppositore di Trump e non vuole che il presidente se ne esca dalla debacle dell’Afghanistan ammettendo che le truppe non possono essere ritirate. Inutile dire che ammetterlo non aiuterà la strategia di Trump per le elezioni del 2020. Trump non può permettersi di umiliare l’esercito nordamericano, dato che insieme al dollaro USA è la sua principale arma “diplomatica”. Se venisse svelato che alcuni contadini analfabeti rinchiusi in caverne ed armati di AK-47 circa 40 anni fa tengono a bada l’esercito più potente della storia, tutta la propaganda di Washington, diffusa dai media conformi, cesserà di aver uin qualche effetto. Tale rivelazione umilierà anche i militari, un valore demografico altrimenti affidabile che Trump non può permettersi di alienarsi. Il Washington Post fa un servizio alla nazione facendo luce sulla disinformazione usata per sostenere una guerra senza fine. Ma le sue intenzioni sono anche politiche cercando di minare le possibilità elettorali di Trump danneggiandone le credenziali militari e la sua posizione tra i militari. Ciò che l’élite di Washington e il Post non sanno, o forse preferiscono ignorare, è che tali indagini mediatiche dirette contro gli avversari politici fanno danni irreparabili al prestigio politico e militare degli Stati Uniti. In altre parole, quando i giornalisti fanno il loro lavoro, il complesso industriale-militare trova difficoltà nell’imporsi tra guerre e fallimenti, ma quando un Paese si affida a Hollywood per illudersi in un mondo di finzione, così come con giornalisti sul libro paga della CIA, redattori conformi e censure, allora tali rivelazioni su verità proibite minacciano di far crollare l’intera facciata.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Una risposta a “Mai fidarsi di un impero fallito”

  1. Il dato piu’ allarmante sull’Afghanistan
    e’ che purtroppo ha il piu’ alto tasso di mortalità infantile del mondo.
    Piu’ alto di ogni altro luogo del pianeta.

I commenti sono chiusi.