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Assad: “La Via della Seta” cambia le relazioni internazionali

…e non ci saranno prospettive per gli USA in Siria
SANA, 16 dicembre 2019

Damasco, il Presidente Bashar al-Assad osservava che la “Belt and Road Initiative” lanciata dalla Cina costituisce la trasformazione della natura delle relazioni internazionali mondiali, poiché si basa su partenariati ed interessi comuni anziché sui tentativi di dominio adottati dall’occidente. Nell’intervista rilasciata a Phoenix Television, il Presidente al-Assad osservava che la Cina, come superpotenza, cerca di rafforzare l’influenza nel mondo affidandosi su amici e interessi comuni portando al miglioramento delle condizioni sociali, economiche e della sicurezza di tutti i Paesi in questa iniziativa. Notava che la ricostruzione in Siria è già iniziata, ma c’è bisogno di maggiori investimenti nel Paese per ampliarla. Il Presidente al-Assad aggiungeva che ora gli USA rubano il petrolio siriano vendendolo alla Turchia, complice di tutti i gruppi terroristici nel rubare e vendere petrolio. “Il regime turco ha un ruolo diretto nella vendita del petrolio, in precedenza con Jabhat al-Nusra, in seguito con SIIL e oggi cogli USA”. Notava che non ci sarà alcuna prospettiva di presenza nordamericana, dicendo che se rimarrà, ci sarà la resistenza popolare e la pagheranno cara. Infine, i nordamericani se ne andranno.
Di seguito il testo completo dell’intervista:

Giornalista: Signor Presidente, a nome del canale televisivo cinese Phoenix, vorrei ringraziarla per averci concesso questa intervista.
Presidente Assad: Prego.

Domanda 1: Signor Presidente, mi consenta di iniziare subito… La Siria è stata in grado di ottenere grandi risultati nella lotta al terrorismo ed ampie aree dei territori siriani sono state recuperate. Ora, dove inizierà la ricostruzione della Siria?
Presidente Assad: In effetti, non aspettiamo la fine di una fase particolare della guerra per iniziare la ricostruzione; la ricostruzione inizia immediatamente dopo la liberazione di qualsiasi area, sia essa grande o piccola, villaggio o città. La ricostruzione ha fasi, la prima delle quali è la ricostruzione delle infrastrutture, in particolare idriche ed elettriche. Successivamente, lo Stato sposta l’attenzione su scuole, centri sanitari e ospedali. Tuttavia, la fase più importante della ricostruzione, che verrà dopo e rappresenterà la nostra sfida più seria, è ripristinare l’attività quotidiana, in particolare il sostentamento economico. Ciò richiede un grande sforzo ed è influenzato da fattori interni e dall’ambiente esterno, vale a dire l’embargo imposto dai Paesi occidentali alla Siria, che ha un impatto negativo e rallenta il processo. Quindi, la ricostruzione è già iniziata, ma abbiamo bisogno di maggiori investimenti all’interno e dall’estero nel Paese per ampliarla.

Domanda 2: E qui chiediamo, signor Presidente, quali sono le aree più importanti in cui la Siria ha bisogno dell’aiuto di Paesi amici, come la Cina?
Presidente Assad: La Cina fornisce in particolare aiuto nella ricostruzione, in particolare nel settore umanitario. Come ho accennato in precedenza, le necessità della vita sono acqua ed elettricità e la Cina aiuta in queste aree con sovvenzioni umanitarie che applichiamo alle aree più bisognose. In passato, non avevamo discussioni coi nostri amici, in primo luogo la Cina, sulla ricostruzione perché la situazione della sicurezza non ci permetteva di avviare questo processo su larga scala. Ora, con la liberazione della maggior parte delle aree, abbiamo iniziato le discussioni con numerose aziende cinesi con esperienza nella ricostruzione. Come ho già detto, la fase più importante e la sfida più grande è il pieno ripristino del ciclo economico. Speriamo che le aziende cinesi inizino a guardare e a studiare il mercato siriano che migliora rapidamente e costantemente in termini di sicurezza. È essenziale iniziare a discutere delle opportunità d’investimento, perché è risaputo che la ricostruzione di Paesi distrutti parzialmente o totalmente dalla guerra è molto redditizia e ha alti rendimenti negli investimenti. Il processo non si limita a prestiti o aiuti senza alcun ritorno, è un investimento redditizio in tutti i sensi. Abbiamo iniziato a parlare con numerose aziende cinesi per trovare modi per eludere le sanzioni e avere accesso al mercato siriano. Hanno mostrato interesse perché il processo è redditizio, ma investitori e società nutrono ancora dubbi sul modo in cui le sanzioni potrebbero avere un impatto. Abbiamo trovato alcune formule, che ovviamente non saranno divulgate, affinché possano entrare in sicurezza nel mercato siriano e di conseguenza contribuire al processo di ricostruzione in Siria. Vorrei sottolineare che questo sostegno non è limitato all’economia; la ricostruzione significa in definitiva contribuire alla stabilità della Siria per due motivi. In primo luogo, negli ultimi due anni, milioni di siriani sono tornati dall’estero senza trovare sufficienti opportunità di lavoro, che di per sé era un fattore forse sfruttato da terroristi e potenze estere. In secondo luogo, la riconciliazione che abbiamo raggiunto in Siria era in parte con chi collaborò coi terroristi in un determinato periodo. Decisero di deporre le armi e di tornare alla vita normale, questo richiede opportunità di lavoro. Pertanto, il sostegno della Cina e di altri Paesi amici nella ricostruzione della Siria è importante quanto gli sforzi militari per ripristinare la stabilità in Siria e colpire e combattere il terrorismo.

Domanda 3: Quindi, possiamo chiederci quali misure concrete siano state prese dal governo siriano per attirare investitori provenienti dalla Cina ed altri Paesi amici?
Presidente Assad: La prima cosa di cui un investitore ha bisogno è la sicurezza. Quando parliamo di un Paese che esce dalla guerra si raggiungono grandi traguardi in questo senso, ma non abbiamo finito completamente. La prima domanda che un investitore si pone riguarda la sicurezza, questo è ciò che facciamo quotidianamente: combattere i terroristi e liberare le aree una ad una. Per quanto riguarda l’ambiente d’investimento, ci sono requisiti cui qualsiasi investitore avrebbe bisogno, indipendentemente che ci sia una guerra o meno. A questo proposito, ci concentriamo su due cose: l’urgente, che migliora l’ambiente degli investimenti affrontando le misure necessarie, come trasparenza, chiarezza sui diritti ed obblighi degli investitori nel Paese d aspetti legali o giudiziari degli investimenti. Con tutti questi problemi, attualmente elaboriamo linee guida chiare per gli investitori. Tuttavia, il passo più importante e completo è la legge sugli investimenti. Abbiamo realizzato progressi significativi nello sviluppo della nostra legge sugli investimenti in linea con leggi simili in molti altri Paesi, garantendo così che si basi su standard d’investimento internazionali. Questa legge identifica chiaramente le garanzie fornite agli investitori sui loro investimenti in Siria: garanzie legali, finanziarie, esenzioni chiaramente stabilite, situazione fiscale per gli investimenti e qualsiasi altro aspetto che costituisca una garanzia a che l’investimento sia completamente sicuro e redditizio. Siamo ora nelle fasi finali di questa legge e verrà approvata presto.

Domanda 4: Bene, signor Presidente, ci sono misure specifiche adottate per garantire l’esistenza di un ambiente di investimento che assicuri agli investitori cinesi di arrivare e non avere problemi di sicurezza? Gli investitori cinesi ne sono molto preoccupati.
Presidente Assad: Esatto, è una sfida seria. In effetti, ci sono due sfide. Innanzitutto, l’attuale mancanza di canali finanziari sufficienti o efficaci tra Siria e Cina per il trasferimento di denaro. Questo è un vero problema causato principalmente dalle sanzioni. Una soluzione va trovata se vogliamo che gli investitori vengano in Siria; òa soluzione richiede il coinvolgimento di importanti istituti finanziari di entrambi i Paesi, richiede discussioni a livello statale. Questo è un grande ostacolo che va superato. Il secondo problema è la paura che molte aziende cinesi hanno ancora. Oggi ci sono aziende disposte ad inviare esperti in Siria. Ciò è importante perché molte industrie siriane hanno iniziato a mostrare interesse per il mercato cinese, ad esempio fabbriche siriane che acquistano le attrezzature dalla Cina. In precedenza, gli esperti cinesi avevano preoccupazioni a venire in Siria; questo recentemente iniziava migliorare, ed è un nuovo passo. Tuttavia, quando parliamo di investimenti con capitale cinese, ciò ha bisogno di più garanzie; dobbiamo fare uno sforzo maggiore in questo senso come Stato siriano e speriamo che lo Stato cinese con le sue istituzioni pertinenti, come la China Export and Credit Insurance Corporation, incoraggi gli investitori a venire in Siria o almeno nelle aree completamente sicure. In questa intervista lo confermo e poiché siete in Siria, potete trasmettere il quadro vero e autentico della portata della sicurezza raggiunta di recente.
Intervento: Quindi, il governo siriano garantisce sicurezza a tutte le compagnie cinesi che potrebbero venire in Siria e che non ci sono problemi sulla sicurezza?
Presidente Assad: Certamente.

Domanda 5: Signor Presidente, vorrei chiederle della Belt and Road Initiative. Come vede questa iniziativa in generale?
Presidente Assad: Da una prospettiva strategica, costituisce un cambiamento mondiale, una trasformazione nella natura delle relazioni internazionali. Se guardiamo alla situazione attuale nel mondo, vediamo che è governata da tentativi di dominio occidentali, in particolare degli Stati Uniti. In passato, durante la guerra fredda, vi fu un periodo di conflitto tra gli Stati. Questo conflitto si basava sul grado di dominio di ciascun polo, in particolare il polo occidentale su un gruppo di Stati, al fine di raggiungere i propri interessi contro l’altro polo. Prima di ciò, la Seconda guerra mondiale e il precedente periodo di piena colonizzazione; Stati occuparono altre nazioni e ovunque lo facevano definirono gli interessi di quei popoli sotto il loro dominio. Nella maggior parte dei casi non c’erano interessi comuni; quei popoli furono ridotti in schiavitù dagli Stati più potenti. Oggi vediamo che esiste una superpotenza, la Cina, che cerca di rafforzare la sua influenza nel mondo. Ma che tipo d’influenza? Non è l’influenza negativa a cui ci siamo abituati, ma un’influenza nell’affidarsi sugli amici e basata su interessi reciproci. Quando in Siria pensiamo di far parte della Via della Seta e la Siria è un piccolo Paese, per gli standard internazionali, geografici, demografici, economici e militari…
Intervento: ma storicamente, è sulla Via della seta.
Presidente Assad: E’ esattamente sulla Via della seta, ma ciò che è più importante è che questo nuovo approccio deriva dalla storia ma adattato al 21° secolo; è un approccio basato sulla parità. Quando facciamo parte di questa Via, la Cina ci considera uguali e non come una superpotenza che si occupa di un piccolo Paese. Ci sono interessi reciproci: è vantaggioso per la Cina, la Siria e tutti i Paesi su questa via. Un altro aspetto è che non si limita alle relazioni bilaterali della Cina con questi Paesi, ma piuttosto è la relazione di tutti i Paesi su questo asse. Quindi, è un rapporto di cultura e civiltà che infine porta a maggiori prosperità ed investimenti e al miglioramento delle condizioni sociali, economiche e di sicurezza in questi Paesi. Ciò significa maggiore stabilità nel mondo, il che è contrario a ciò che abbiamo visto nella nostra storia moderna e recente. Questo è ciò che vediamo nella Via della Seta (Belt and Road Initiative): stabilità e prosperità.

Domanda 6: La Siria, da parte sua, ha espresso il desiderio di partecipare all’iniziativa Belt and Road. Ci sono sviluppi al riguardo?
Presidente Assad: Durante il periodo precedente, e specialmente nei primi anni di guerra, a causa dell’instabilità non era la nostra priorità. Forse perché non aveva senso parlare di infrastrutture quando ci si trova in una situazione di pericolo, non come individui ma come patria, come nazione, la Siria. Ora che abbiamo superato questa fase e con maggiore stabilità e miglioramento del ciclo economico in Siria, abbiamo iniziato quest’anno un dialogo serio col governo cinese su come la Siria possa far parte della Via della Seta (Belt and Road Initiative). Attualmente la Siria non è sulla rotta; ci sono diverse rotte e la Siria non vi è. Tuttavia, parte dell’iniziativa include settori culturali, educativi e scientifici e, attraverso il rapporto diretto tra noi e Cina, ci furono numerose, aumentate negli ultimi anni, borse di studio offerte in Siria di cui beneficiamo. Di recente sono iniziate le discussioni sull’infrastruttura, uno degli elementi più importanti e che potrebbe far partecipare la Siria alla Via della Seta (Belt and Road Initiative) in futuro. Abbiamo proposto una serie di progetti solo pochi mesi fa.
Intervento: In aree specifiche.
Presidente Assad: Certo. Nelle aree relative alle infrastrutture, abbiamo proposto al governo cinese circa sei progetti in linea con la metodologia della Belt and Road e aspettiamo che il governo cinese decida quale progetto o progetti siano in linea col suo pensiero. Penso che quando questa infrastruttura sarà sviluppata, col passare del tempo, la Via della Seta (Belt and Road Initiative) che attraversa la Siria sia una conclusione scontata, perché non è una strada che si disegna solo sulla mappa. Mentre è vero che storicamente la Via della seta attraversava Siria, Iraq e questa regione, oggi tuttavia questa iniziativa tiene conto delle infrastrutture disponibili necessarie per queste rotte. Pertanto, istituendo, rafforzando e sviluppando queste infrastrutture, la Via della Seta (Belt and Road Initiative) attraverserà la Siria in futuro.

Domanda 7: Pensa che la Siria sia ora pronta, riguardo la sicurezza, a far parte di questa iniziativa?
Presidente Assad: Proprio perché siamo pronti sulla sicurezza, abbiamo iniziato le discussioni coi nostri amici cinesi. Prima di allora, non era logicamente o praticamente possibile avviare un simile dialogo.

Domanda 8: Signor Presidente, vorrei farle una domanda sulla situazione cogli Stati Uniti, che avranno le elezioni presidenziali il prossimo anno. Se Trump non fosse rieletto, questo fallimento, secondo Lei, sarebbe utile alla Siria o no?
Presidente Assad: In una delle mie interviste indicai Trump come il migliore perché è il più trasparente. Certo, essere il migliore non significa bravo; ma la trasparenza è una buona cosa soprattutto quando si tratta di politica occidentale perché ci siamo abituati a maschere che nascondono le vere intenzioni occidentali verso il mondo. Tuttavia, allo stesso tempo, dobbiamo renderci conto che il sistema politico nordamericano non è un sistema statale che comprendiamo. È un sistema composto da lobby. I sovrani degli USA sono le lobby del denaro, sotto forma di petrolio, armi, banche o altro. Queste lobby controllano tutta la politica nordamericana. Quando Trump cercò di essere indipendente, anche se in misura molto limitata, iniziò l’attacco contro di lui. Ora assistiamo al processo d’impeachment volto ad allineare il presidente alle lobby. Tutti i presidenti con cui abbiamo avuto a che fare, in Siria, da Nixon nel 1974, quando le relazioni cogli USA furono ripristinate, fino a Trump oggi, erano controllati da tali lobby. Non importa quanto bebe facesse un presidente, non può agire al di fuori delle politiche di tali lobby. Pertanto, scommettere sul cambiamento dei presidenti è fuori luogo e non realistico e non credo che questa politica cambierà nei prossimi anni. Ecco perché durante la campagna elettorale dicono una cosa e una volta eletti, fanno il contrario. Perciò in Siria non badiamo mai quale presidente viene e quale se ne va.
Intervento: In questo contesto, pongo la domanda: dopo che il presidente nordamericano annunciò l’ intenzione di ritirare le forze nordamericane dalla Siria, improvvisamente ci ripensò e disse che lasciava le truppe nordamericane in Siria per proteggere i pozzi petroliferi nell’area ad est del Eufrate. Quindi, prende improvvisamente una decisione, e poi ci ritorna.
Presidente Assad: Esattamente, quello che dice conferma il mio punto che le lobby sono responsabili della politica. Conferma inoltre che questo Stato non è governato da principi, ma dagli interessi di tali società; se hanno interesse a occupare i pozzi di petrolio, rubandoli e vendendoli in un modo o nell’altro, allora questo Stato e questo regime agiranno a favore di tali compagnie, indipendentemente dal diritto internazionale e statunitense. Violano le leggi nordamericane a vantaggio di tali compagnie perché se non le rendono felici, il presidente potrebbe essere messo sotto accusa.

Domanda 9: Signor Presidente, quante soni le rimanenti truppe nordamericane sui territori siriani ora?
Presidente Assad: La cosa divertente nella politica nordamericana è che parlano di migliaia e centinaia. Quando dicono migliaia: è per rendere la lobby a favore della guerra, in particolare le compagnie degli armamenti, felici di essere in stato di guerra. Quando dicono centinaia: si rivolgono a chi si oppone alla guerra dicendo che sono solo “poche centinaia”. In realtà, entrambe le cifre sono errate per una semplice ragione; anche se queste cifre fossero corrette, si basano sul numero di soldati nordamericani e non di individui che combattono assieme all’esercito nordamericano. Il regime nordamericano si affida in modo significativo nelle sue guerre su aziende private come Blackwater in Iraq e altre. Quindi, anche se avessero qualche centinaio di soldati in Siria, avrebbero ancora migliaia, forse decine di migliaia, di civili che lavorano per tali compagnie e combattono in Siria. Ecco perché è difficile conoscerne la cifra reale, ma certamente sono migliaia.

Domanda 10: Gli statunitensi affermano che proteggeranno i pozzi di petrolio nella zona orientale dell’Eufrate in Siria; ma alla fine, che cosa hanno a che fare col petrolio prodotto da quei pozzi?
Presidente Assad: Prima degli statunitensi, all’inizio Jabhat al-Nusra usava quei pozzi; dopo venne lo SIIL che scacciò al-Nusra, o meglio, si fuse con lo SIIL, e tutti divennero dello SIIL, ma inoltre rubavano e vendevano petrolio. A chi? Lo vendevano alla Turchia. Ora gli USA rubano il petrolio e lo vendono alla Turchia. La Turchia è complice, con tutti questi gruppi, nella vendita di petrolio; non ha problemi: la Turchia è pronta. Il regime turco ha un ruolo diretto nella vendita del petrolio, in precedenza con al-Nusra, poi con lo SIIL e oggi cogli statunitensi.

Domanda 11: In questa situazione, qual è l’impatto sulle rendite del petrolio siriano?
Presidente Assad: Ad un certo punto, all’inizio della guerra, le rendite del petrolio scesero quasi a zero. Oggi, dopo aver ripristinato un piccolo numero di pozzi negli ultimi due anni, abbiamo una piccola quantità di petrolio. Tuttavia, vi è ancora un limitato impatto positivo sull’economia siriana del petrolio, perché la maggior parte dei pozzi è sotto il controllo di gruppi terroristici o gruppi che agiscono al di fuori della legge e sotto il comando nordamericano. Quindi, la situazione del petrolio non è cambiata molto.

Domanda 12: Sì. Quindi, in che modo il governo siriano affronterà la questione della presenza nordamericana nell’area dei giacimenti petroliferi a est dell’Eufrate?
Presidente Assad: In primo luogo, gli statunitensi si affidano ai terroristi, che vanno attaccati, questa è una priorità della Siria. Colpire i terroristi indebolisce la presenza nordamericana in un modo o nell’altro. In una fase successiva: ci sono gruppi siriani che agiscono sotto il comando nordamericano e tali gruppi vanno persuasi, in un modo o nell’altro e in particolare col dialogo, che è nostro interesse in Siria che abbraccino la patria e si uniscano agli sforzi dello Stato siriano per libera tutti i suoi territori. A quel punto è naturale che non ci siano prospettive per una presenza nordamericana. Tuttavia, se rimanessero, possono pensare alla loro esperienza in Iraq; ci sarà la resistenza popolare e la pagheranno cara. Alla fine, gli statunitensi se ne andranno.

Domanda 13: Signor Presidente, abbiamo recentemente assistito a proteste popolari e rivolte in alcuni Paesi vicini, tra cui Iraq, Libano e persino Iran. In effetti, questi Paesi sono considerati, in una certa misura, alleati della Siria. Come vede ciò che è successo e cosa vi succede?
Presidente Assad: Naturalmente, i Paesi vicini hanno un impatto diretto su di noi, perché ci sono rapporti diretti familiari ed economici, così come altri tipi di relazioni tra due Paesi confinanti. Allo stesso tempo, il Medio Oriente è un’area; il tessuto sociale è simile, le credenze sono simili e gli interessi s’intrecciano anche quando questi Paesi non confinanti. Se assumiamo che i movimenti in atto mirino ad affrontare i problemi della popolazione e che potrebbero migliorare le condizioni economiche, politiche e di altro tipo in questi Paesi, allora posso dire che l’impatto sarà positivo. Tuttavia, se pensiamo logicamente, i Paesi occidentali, in particolare gli Stati Uniti, lascerebbero questi Paesi evolvere spontaneamente?! Sicuramente interferirebbero e sfrutterebbro ogni movimento per creare il caos, perché la politica nordamericana, almeno dal 2000 e dalla guerra in Iraq, è creare caos. Questo è ciò che chiamavano “caos costruttivo”; così dicevano George Bush e Condoleezza Rice. Tale “caos costruttivo” che cercano è un tipo di caos che raggiunge i loro interessi. Ecco perché quando tale caos ha luogo nella nostra regione o in qualsiasi altra regione, ha un impatto negativo. Il caos è contagioso, è come una malattia, si diffonde; quindi, possiamo solo sperare che tali eventi rimangano nel quadro interno, spontaneo e popolare.

Domanda 14: Sarebbe possibile dire che si dovrebbe cercare il ruolo nordamericano ovunque ci sia il caos?
Presidente Assad: Questo è evidente ed è noto in tutto il mondo. Qual è la differenza tra le politiche delle superpotenze: gli USA e chi li sostiene, come Francia e Gran Bretagna, credono o pensano che noi sbagliamo e che loro hanno ragione, che gli interessi di questi Paesi o di questo asse risiedono nel creare caos; mentre Russia, Cina e la maggioranza degli altri Paesi credono che stabilità e diritto internazionale siano nell’interesse del mondo e dei suoi Stati, grandi o piccoli.

Giornalista: Signor Presidente, grazie mille per averci offerto questa opportunità e Le auguriamo successo e progressi continui.
Presidente Assad: Grazie e ringrazio anche Phoenix Television per questa intervista.
Giornalista: Grazie mille.
Presidente Assad: Prego.

Traduzione di Alessandro Lattanzio