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Il nuovo furto del sultano è il Mediterraneo

John Helmer, Mosca, 9 dicembre 2019

“Ve l’abbiamo detto”, in un altro caso in cui lo Stato Maggiore russo diceva al Cremlino che armare il capo turco Recep Tayyip Erdogan mette a rischio gli interessi strategici della Russia, la Turchia firmava un piano per estendere il controllo del fondale marino del Mediterraneo verso sud, fino alle coste libiche. La controparte turca, il governo di accordo nazionale (GNA) guidato da Fayaz al-Saraj, viene inoltre rifornito di armi, veicoli, droni e ordigni turchi. Ciò nonostante, il GNA non controlla granché delle coste e ancor meno l’entroterra della Libia. Contro il GNA, i militari russi, il Ministero degli Esteri e il Cremlino appoggiano la fazione libica rivale, l’Esercito nazionale libico guidato da Qalifa Haftar. Questa non è una novità. Oggi Haftar controlla più la Libia, comprese le coste, che al-Saraj. Il nuovo problema russo è che lo spiegamento turco del sistema missilistico S-400 può essere usato per far valere la nuova rivendicazione territoriale turca. Ciò minaccia direttamente Cipro, Grecia ed Egitto. I primi due volevano e firmavano accordi per diventare protettorati statunitensi; il terzo cerca la protezione di Stati Uniti e Russia, un gioco che i regimi di Cairo giocano senza successo dai tempi di Gamal Abdal Nasser. La ragione del fallimento strategico dell’Egitto è che era contro Israele, un nemico diverso dai turchi. Israele spara per primo; i turchi bluffano. Dalla morte di Evgenij Primakov, l’ultimo civile a Mosca a distinguere pubblicamente nella strategia russa tra avversari che combattono e avversari che bluffano, nessuno osa chiamare il bluff turco. Il più vicino dal Ministero degli Esteri russo fu la dichiarazione del 28 novembre di Marija Zakharova, portavoce del ministero, dicendo che i turchi cambiano posizione “a ore. Ciò che potrebbe sollevare domande in Russia sull’attuazione degli accordi firmati dalla Turchia o cosa potrebbe sollevare domande in Turchia sulla Russia può cambiare in poche ore”. L’ultimo bluff turco si ebbe alla riunione a Istanbul il 27 novembre tra il presidente Erdogan e al-Saraj, che i turchi chiamano “Presidente del Consiglio presidenziale del governo dello Stato nazionale di accordo della Libia”. La mappa turca del territorio controllata dal GNA di al-Saraj veniva mostrata in blu. Come si può vedere, controlla meno della metà del litorale libico.

Un breve documento fu firmato il 27 novembre da un delegato turco, il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, e da Muhamad Siyala, ministro degli Esteri del GNA. L’articolo era intitolato “Memorandum of Understanding”. Non era un trattato legala; ma una dichiarazione di intenzione. La formulazione del testo lo riconosce nel preambolo, in cui turchi e libici affermano di essere d’accordo sulla “delimitazione delle rispettive aree del Mediterraneo in cui le parti esercitano sovranità, diritti sovrani e/o giurisdizione in conformità con le disposizioni applicabili dalle norme di diritto internazionale che tengano conto di tutte le circostanze pertinenti”. La circostanza più rilevante è che il GNA attualmente non esercita sovranità in Libia, per non parlare fuori, a causa della continua guerra civile. I primi due articoli del protocollo d’intesa identificano le coordinate che definiscono le estensioni della zona economica esclusiva turca (ZEE) al punto A sulla mappa che fa parte del protocollo d’intesa, e del GNA sul punto B. Nel diritto internazionale, dal 1982 una ZEE “comprende un’area che si estende dalle coste o nei sistemi federali ida confini marittimi degli Stati costituenti (da 3 a 12 miglia nautiche, nella maggior parte dei casi) a 200 miglia nautiche (370 chilometri) al largo delle coste. All’interno di quest’area, le nazioni rivendicano ed esercitano i diritti sovrani e l’autorità esclusiva di gestione della pesca su tutti i pesci e le risorse alieutiche della piattaforma continentale”. La frase chiave è “rivendicare ed esercitare diritti sovrani”. È legale per il potere militare. Il GNA non ce l’ha. I turchi lo rivendicano; quello è il loro bluff.
Un’illustrazione preparata da una pubblicazione turca della mappa del protocollo d’intesa consegnata al governo greco, mostra come le coordinate stabilite nel 27 novembre tagliano il fondale marino in due grandi sezioni, colorate di marrone scuro di affermazione turca, chiare marrone per il GNA. I punti A e B nella pubblicazione Nordic Monitor della mappa corrispondono ai punti F ed E nella seguente mappa, che illustra anche le estensioni della ZEE di Grecia, Cipro e altri Stati litorali: Egitto, Siria, Libano e Israele. L’area ombreggiata blu scuro rappresenta il “Mavi Vatan”, concetto militare turco che significa “Patria blu”. È un tentativo della Marina turca e di Erdogan di proiettare la potenza militare turca su Cipro e Grecia. Per la discussione dei piani del Mavi Vatan a Cipro per l’autodifesa, leggasi questo.
Nel marzo 1987, sotto il primo ministro Andreas Papandreou, la Grecia andò in guerra contro un tentativo turco di trivellare petrolio e gas nella ZEE greca; il tentativo turco fu sostenuto dagli Stati Uniti al momento. Entrambi furono costretti a ritirarsi; non ci furono vittime, sebbene l’allora primo ministro turco Turgut Ozal subì un infarto e dovette essere evacuato in un ospedale nordamericano. Alcun governo greco successivo ripeté l’opzione militare. Sotto l’ex-primo ministro Alexis Tsipras, la strategia greca sostituì l’autodifesa con un protettorato militare nordamericano. L’attuale primo ministro Kyriacos Mitsotakis dichiarò, dopo un incontro con Erdogan al vertice della NATO del 4 dicembre: “Ho sollevato tutte le questioni relative alle ultime azioni turche. Sono state registrate le divergenze di entrambe le parti. Le due parti hanno tuttavia deciso di continuare le discussioni sulle misure di rafforzamento della fiducia”. L’unica fiducia creata dalla dichiarazione di Mitsotakis era quella di Erdogan. Cipro, sotto il presidente Nikos Anastasiades, concordava col protettorato degli Stati Uniti, ignorando le valutazioni dissenzienti dai esperti militari ed ex-ufficiali ciprioti e greci. Le loro opinioni sulla capacità cipriota di difendersi e i tentativi del governo cipriota d’inviare documenti a difesa del proprio territorio alle organizzazioni internazionali, possono essere seguiti qui e qui.
La politica e la strategia russa non sono la stessa cosa; vi sono differenze di valutazione delle intenzioni e capacità turche tra lo Stato maggiore russo, il Ministero degli Esteri e il Cremlino. Poiché il divario si è allargato, lo Stavka (Ministero della Difesa e Stato Maggiore) ha messo a tacere le dichiarazioni pubbliche delle proprie opinioni. La nitidezza di questa divergenza emerse dopo la pubblicazione di alcuni giorni fa, il 26 novembre, del Nordic Monitor di documenti del governo turco trapelati; questi mostrano che Erdogan sapeva in anticipo e aveva approvato l’imboscata all’aereo Su-24 russa sulla Siria il 24 novembre 2015. Il pilota fu salvato; il suo bombardiere e un soldato russo della squadra di soccorso furono uccisi a terra da truppe sostenute dalla Turchia. Per i dettagli di ciò che è successo, leggasi questo. Per i documenti trapelati da Erdogan, leggasi Nordic Monitor. Insolitamente, il Cremlino rispose difendendo i turchi. Secondo Dmitrij Peskov, portavoce del Presidente Vladimir Putin, annunciato dall’agenzia stampa TASS: “Mosca procede dal fatto che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan non diede l’ordine di attaccare il caccia russo Sukhoi Su-24 in Siria nel 2015, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva detto ai giornalisti. “Siamo guidati dalle dichiarazioni della Turchia, anche pubbliche, secondo cui altri ordinarono di abbattere l’aereo russo”. Per ulteriori informazioni sulla relazione di Peskov con Erdogan, leggasi il backfile.
Il 27 novembre, la portavoce del Ministero degli Esteri Marija Zakharova difese le violazioni turche dell’ultimo accordo Putin-Erdogan sulla Siria settentrionale, sostenendo che i turchi cambiano idea e posizioni “a ore”. Chi non riesce a rispettare gli accordi di Sochi, Turchia, Russia o curdi? chiese un giornalista. Zakharova rispose: “In primo luogo, la situazione cambia di ora in ora. Ciò che potrebbe sollevare domande in Russia sull’attuazione degli accordi firmati dalla Turchia o cosa potrebbe sollevare domande in Turchia sulla Russia potrebbe cambiare in poche ore”. Il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov accuratamente evitò di criticare il MoU libico di Erdogan nella riunione a Roma del 6 dicembre. In un forum di ministri degli Esteri del Mediterraneo, il più vicino a riferirsi al MoU fu questa osservazione: “In generale, crediamo fermamente che gli interessi sia del Nord che del Sud del Mediterraneo non sono soddisfatti da giochi a somma zero, ma da sforzi congiunti per neutralizzare sfide e minacce comuni”. In una conferenza stampa, dopo l’incontro di Lavrov col ministro degli Esteri italiano lo stesso giorno, un giornalista chiese a Lavrov come vede “il trattato tra Turchia e Libia sul confine marittimo e la logistica, comprese le forniture militari?” Rispose: “La situazione in Libia è molto difficile perché ci sono troppi gruppi coinvolti lì, e vengono poste troppe domande su chi sia il più legittimo. Abbiamo la decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che, come ho già detto, dovrebbe essere onorata. A questo proposito, ad esempio, il parlamento della Libia legittimamente riconosciuto a Tobruq ha espresso disaccordo col documento firmato che lei ha citato. Anche i vicini della Libia hanno espresso preoccupazione. Non possiamo non considerarlo. Ovviamente, qualsiasi passo compiuto sul campo e sulla carta dovrebbe tener conto della natura estremamente delicata della situazione e contribuire nel miglior modo possibile a garantire che tutti i coinvolti nella crisi libica agiscano insieme, seduti a un tavolo. Ciò include anche l’Unione Africana, che viene immeritatamente messa da parte quando si tratta della questione libica”.
La portata a sud di 370 chilometri della ZEE turco-libica rientra ampiamente nel raggio del nuovo sistema missilistico S-400 che la Russia aveva fornito a Erdogan, sebbene le consegne complete del contratto devono ancora essere completate. In questa traduzione si possono seguire i report russi dell’ultima settimana sui test turchi dell’S-400. Si noti che non sono stati riportati dettagli sulle gittate di rilevamento ed intercettazione dell’operazione turca di questi S-400. Inoltre, fino al completamento delle consegne, la posizione delle batterie dei missili mobili è incerta. Ciò che è già chiaro è che la gittata dell’S-400 può estendersi al litorale libico se Erdogan decide di schierare l’S-400 sul punto più a sud-ovest delle coste turche, come tracciato sulla mappa del MoU, se Erdogan e il GNA concordano sul protettorato militare turco della ZEE libica. Per la discussione a luglio di tale probabilità, ben prima del negoziato del protocollo d’intesa, leggasi questo. Per maggiori dettagli sulla gittata strategica dell’S-400 turco contro Grecia, Cipro e anche Italia, cliccare qui. A Mosca questa settimana a sette eminenti esperti russi sulla strategia militare nel Mediterraneo fu chiesto se ritengono che la politica russa stia approvando il protocollo d’intesa turco-libico e il dispiegamento degli S-400 turchi per far avanzare le pretese marittime turche nel Mediterraneo orientale. Non risposero.

Traduzione di Alessandro Lattanzio