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“Deterrenza credibile”: come i nuovi sottomarini indiani mutano l’equilibrio di potere regionale

RT 13 dicembre 201

L’India si prepara a testare il suo più potente missile balistico nei prossimi giorni. Il missile potenzia l’arsenale di deterrenza nucleare del Paese, ma il sottomarino che lo spara è rivoluzionario. Il missile lanciato da sottomarino K-4 ha una gittata di 3500 km ed il test è previsto a metà dicembre, secondo fonti citate dall’Economic Times. I precedenti test previsti per novembre furono messi a dura prova da un ciclone al largo delle coste orientali dell’India. Un test riuscito avvicinerà di molto il missile nucleare allo stato operativo. Tuttavia, l’arma sarebbe inutile senza una piattaforma da cui lanciarla, ed è qui che entra in scena il primo sottomarino lanciamissili balistico costruito India. L?INS Arihant è il primo sottomarino a propulsione nucleare di costruzione nazionale, armato di missili balistici nucleari (SSBN). Il suo ritorno in porto, dopo un pattugliamento di 20 giorni all’inizio di novembre, fu accolto con gioia. Il Primo ministro Narendra Modi si congratulava personalmente con “tutte le persone coinvolte” in ciò che definiva “risultato, che sarà sempre ricordato nella nostra storia”. Si potrebbe pensare che sia un po’ troppo per un solo SSBN, quando l’India è una delle nazioni più popolose del mondo, circondata dall’oceano su tre lati. Tuttavia, l’Arihant è molto più significativo di quanto appaia all’inizio. Col suo completamento, l’India completa ciò che è comunemente noto come triade nucleare, riferendosi ai vettori per le armi atomiche. A differenza di bombardieri e missili terrestri, i sottomarini sono probabilmente i più difficili da eliminare.

Secondo colpo garantito
Non è un segreto che l’India viva in un ambiente geopolitico piuttosto teso. La nazione è praticamente l’unico Paese che ha due potenze nucleari, Pakistan e Cina, confinanti, pur avendo controversie territoriali irrisolte che già portarono a guerre in passato, dice il Dott. Shishir Upadhyaya, ex-ufficiale dell’intelligence navale indiana. New Delhi è impegnata in una dottrina nucleare “senza primo utilizzo”. Tuttavia, lo spettro di un conflitto nucleare incombe ancora sulla regione, non da ultimo a causa delle relazioni estremamente difficili col Pakistan guastate dal terrorismo transfrontaliero. “Il Pakistan ha adottato armi nucleari tattiche che potrebbero spingere a un conflitto convenzionale che potrebbe potenzialmente degenerare rapidamente in un conflitto nucleare”, spiegava Upadhyaya. Una situazione del genere “rende indispensabile all’India una deterrenza credibile minima”, affermato l’ex-ufficiale di marina. È qui che entra in gioco l’Arihant: un sottomarino in agguato nelle profondità oceaniche non è certamente un obiettivo facile, il che lo rende ideale per sopravvivere al primo attacco e garantire le ritorsioni. “L’Arihant permette all’India la capacità di secondo attacco garantita nel caso di attacco nucleare”, aveva detto Upadhyaya a RT. L’esistenza di tale capacità, a sua volta, aumenta la posta in gioco in un potenziale conflitto nucleare, rendendolo meno probabile e la situazione di sicurezza generale più stabile. Ciò è particolarmente rilevante in caso di potenziale conflitto col Pakistan, poiché la flotta convenzionale di sottomarini d’attacco diesel-elettrici dell’India è doppia di quella dei vicini. Sulla flotta sottomarina, Nuova Delhi è notevolmente dietro Pechino.
La Cina ha decine di sottomarini d’attacco a propulsione nucleare e diesel-elettrici e possiede almeno quattro sottomarini lanciamissili balistici, secondo alcuni rapporti. Tuttavia, la possibilità di ritorsioni potrebbe ridurre significativamente anche il rischio di conflitto con la Cina. La capacità di Nuova Delhi di lanciare un attacco di ritorsione fu confermata durante il prima pattugliamento dell’Arihant, quando l’autorità di comando nucleare indiana, guidata dal primo ministro, poté contattare il sottomarino usando il sistema di comunicazione ELF (Extremely Low Frequency). “L’India gestisce una sofisticata struttura ELF presso l’INS Kattaboman, una struttura navale nel sud dell’India. Russia e Stati Uniti sono gli unici altri Paesi con capacità ELF”, aveva detto Upadhyaya a RT.

Solo l’inizio
Attualmente INS Arihant è armato con 12 missili balistici nucleari K-15. Questo non è l’ideale, perché i missili “hanno una portata massima di circa 700-1000 chilometri”, secondo Upadhyaya, il che “significa che il sottomarino è limitato nella capacità di colpire dall’oceano”. Una volta operativo il nuovo missile K-4, l’Arihant ne potrà trasportarne quattro. Upadhyaya sostiene che un solo SSBN è “ampiamente inadeguato a fornire una piena dissuasione” e che “l’India ne richiede minimo 4-6 SSBN”, insieme a una flottiglia di sottomarini d’attacco strategico per proteggerli in mare. Ciò non diminuisce il ruolo che l’Arihant avrà probabilmente nella Marina indiana, affermava l’ex-ufficiale. “L’Arihant funge da piattaforma molto utile non solo come risorsa strategica nazionale, ma fornisce a Marina, scienziati, responsabili politici indiani e tutti gli altri addestramento nelle discipline arcane delle operazioni e manutenzione degli SSBN”, affermava Upadhyaya. La seconda nave della classe Arihant, l’Arighat, è attualmente in fase di test e dovrebbe entrare nella Marina indiana nei prossimi anni. Altri due sottomarini potrebbero essere varati nel 2020 e 2022 e, secondo quanto riferito, potranno trasportare otto missili K-4 ciascuno, il doppio dell’Arihant. Lo schieramento dell’Arihant è un passo importante per l’India, in quanto entra nel minuscolo club delle nazioni con sottomarini lanciamissili balistici in precedenza riservati ai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU: Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio