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Organizzazione del trattato sulla sicurezza collettiva (CSTO): piani per il 2020

Dmitrij Bokarev, New Eastern Outlook 10.12.2019

Il 28 novembre 2019 si tenne il vertice dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (CSTO) a Biskek, capitale del Kirghizistan, che riunisce gli Stati aderenti Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. All’evento partecipavano i leader dei Paesi CSTO, tra cui il Presidente Vladimir Putin. La presidenza CSTO passerà alla Russia nel 2020, principale attore dell’organizzazione, poiché la Russia ha le Forze Armate più potenti ed è lo Stato più competente in materia di sicurezza. Nel discorso, il presidente russo delineava le principali aree prioritarie su cui la Russia intende lavorare durante la presidenza. Mosca aveva redatto un piano quinquennale per la cooperazione militare nella CSTO fino al 2025. Putin ritiene che i Paesi CSTO dovrebbero rafforzare le attività di mantenimento della pace e le forze armate dovrebbero partecipare alle missioni delle Nazioni Unite. A tal fine, il presidente russo raccomandava d’iniziare a redigere la documentazione appropriata. Putin aveva anche affermato che la Russia è favorevole alla cooperazione CSTO cogli Stati non membri, a cui può essere concesso lo status di osservatore nell’organizzazione.
Uno dei principali obiettivi della CSTO è la lotta al terrorismo internazionale sul territorio degli Stati aderenti. Per combattere il terrorismo, i Paesi CSTO svolgono operazioni congiunte per identificare ed eliminare elementi terroristici, nonché le loro fonti di finanziamento. Queste operazioni continueranno. La Russia intende inoltre condividere l’esperienza acquisita nella lotta al terrorismo in Siria coi partner CSTO. Secondo il presidente russo, esiste il rischio che appaiano nuovi “punti caldi” ai confini degli Stati della CSTO, quindi è necessario migliorare l’efficacia di analisi e previsione della situazione politico-militare nella zona di responsabilità della CSTO. Vladimir Putin concluse il discorso ai leader della CSTO invitando ancora una volta i colleghi a riunirsi a Mosca per celebrare il “75° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica”, il 9 maggio 2019.
Durante il vertice, i leader dei Paesi CSTO adottavano una dichiarazione comune in cui espressero la speranza che il Trattato tra Federazione Russa e Stati Uniti d’America sulle misure per l’ulteriore riduzione e limitazione delle armi offensive strategiche sia esteso. Il futuro di questo Trattato di riduzione delle armi strategiche (Nuovo START) è dubbioso da febbraio 2019, quando gli Stati Uniti iniziarono a criticarlo e in agosto si ritiravano dal Trattato sulle forze nucleari a portata intermedia. Nonostante il deterioramento delle relazioni coll’occidente, Russia e CSTO non perdono la speranza di poter instaurare un dialogo costruttivo con questi Paesi, necessario affinché possano unirsi a combattere le minacce globali, come il terrorismo internazionale. Non va dimenticato che quando i Ministri degli Esteri dei Paesi CSTO s’incontravano a Biskek nel maggio 2019, appellandosi alla NATO per stabilire contatti diretti tra i due blocchi militari ed istituire un sistema che faciliti la consultazione regolare sui più importanti problemi. Ora più che mai, dato il confronto coll’occidente e la crescente minaccia del terrorismo, gli Stati CSTO devono rimanere uniti e aumentare la cooperazione su tutte le questioni strategiche. Perfino la Russia, con tutte le sue forze militari, ha ancora bisogno di partner affidabili nel mondo post-sovietico e il sostegno della Russia è indispensabile agli altri aderenti della CSTO.
Come annunciato dal Presidente Putin al vertice, la CSTO pensa a una maggiore cooperazione con Paesi terzi, oltre a invitare nuovi osservatori e partner della CSTO. I partner più ovvi che potrebbero aiutare a proteggere i confini meridionali della CSTO sarebbero Uzbekistan e Turkmenistan, che confinano coll’Afghanistan come lo Stato aderenti alla CSTO Tagikistan. La CSTO concentra gran parte dell’attenzione sulla zona in cui il Tagikistan confina coll’Afghanistan. L’Afghanistan fu inghiottito nella guerra civile per decenni, ed è parzialmente controllato da gruppi armati illegali e fonte di minaccia terroristica e droghe esportate nel mondo, ma principalmente ai vicini dell’Asia centrale. La sicurezza dell’Asia centrale ha impatto diretto sulla sicurezza della Russia e di altri Paesi CSTO. Il rafforzamento del confine tra Afghanistan e Tagikistan è pertanto motivo di particolare preoccupazione per i governi di questi Paesi. Anche Uzbekistan e Turkmenistan sono costantemente minacciati dai terroristi afgani e negli ultimi anni avvertivano una minaccia particolarmente forte. Nel giugno 2018, ci fu un attacco al valico di frontiera del Turkmenistan di Tagtabazar. Otto guardie di frontiera turkmene furono uccise. Nel gennaio 2019, furono compiuti attacchi terroristici ad Hairatan, città afgana al confine coll’Uzbekistan. Nel marzo 2019, i terroristi occuparono parte della provincia di Badghis in Afghanistan, confinante col Turkmenistan. I rifugiati della provincia di Badghis attraversarono il confine entrando in Turkmenistan. All’inizio di novembre 2019, i terroristi dello SIIL attaccarono il posto di frontiera d’Ishkobod al confine tra Tagikistan ed Uzbekistan. Una guardia di frontiera tagika e un poliziotto furono uccisi. Vista la situazione, l’Uzbekistan (che fu membro della CSTO in passato, ma in seguito sospese l’adesione) e il Turkmenistan farebbero bene a pensare a una maggiore cooperazione con la CSTO per la protezione delle frontiere.
Tra i nuovi membri che potrebbero potenzialmente aderire alla CSTO in futuro, Abkhazia e Ossezia del Sud in Transcaucasia, Stati indipendenti parzialmente riconosciuti e sostenuti dalla Russia. Gli unici Stati aderenti delle Nazioni Unite che li riconoscono sono Russia, Venezuela, Nauru, Nicaragua e Siria (Tuvalu riconosce l’Ossezia del Sud). Ammettere Abkhazia ed Ossezia del Sud al CSTO può quindi essere percepito come provocazione dalla comunità internazionale allineata coll’occidente. Tuttavia, se ciò dovesse accadere, la CSTO potrebbe ottenere un notevole vantaggio: entrambi i Paesi hanno basi militari russe: la 4.ta base militare nell’Ossezia meridionale per l’esercito e la 7.ma base militare congiunta in Abkhazia. Queste basi ospitano circa 4000 militari russi ciascuna. Se alle repubbliche parzialmente riconosciute fosse permesso di aderire al CSTO, il personale di stanza in queste basi sarà integrato nel sistema di sicurezza generale del CSTO. Ciò migliorerà il coordinamento tra esercito russo ed alleati in diverse parti dell’ex-Unione Sovietica aumentando le capacità militari complessive della CSTO. Aumentare adesione ed interazione cogli Stati non aderenti non è l’unico compito che la CSTO deve svolgere per rafforzare la sicurezza regionale. Sono ancora in discussione progetti per creare un sistema comune di difesa aerea e missilistica della CSTO, la possibilità di una base militare russa in Bielorussia e altre opzioni.
Nel complesso, è sicuro dire che il prossimo anno sarà produttivo per la CSTO sotto la presidenza della Federazione Russa.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio