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La Cina accelera la produzione di petrolio in Iran

RussiaToday, 11 dicembre 2019

A seguito del partenariato strategico che Teheran ha siglato con Pechino all’inizio di quest’anno, la Cina aumenta la produzione di petrolio nella importante area dell’Iran del Karoun occidentale. Il giacimento petrolifero supergigante di Azadegan, che comprende i principali siti a nord e sud, è importante per il piano strategico generale dell’Iran per sopravvivere alle attuali sanzioni e prosperare quando saranno tolte assieme al supergigante giacimento di gas di South Pars e i prodotti dal valore aggiunto del settore petrolchimico. La Petroleum Engineering and Development Company (PEDEC) iraniana annunciava cinque nuovi pozzi di sviluppo e un pozzo di valutazione saranno aperti nell’Azadegan settentrionale per mantenere gli attuali livelli di produzione. OilPrice.com comprende da varie fonti energetiche in Iran che questa è solo parte del quadro, con piani molto più ampi decisi da attuare per i prossimi sei mesi con l’aiuto di Cina e Russia.
Situato a 80 chilometri a ovest di Ahvaz, vicino al confine iracheno, il campo di Azadegan di 900 chilometri quadrati è la terza riserva di idrocarburi al mondo dopo il giacimento di Ghawar in Arabia Saudita e di Burgan in Quwayt. Le riserve totali sono stimate in 42 miliardi di barili di petrolio, con circa 7 ritenuti recuperabili. Il primo pozzo di esplorazione fu perforato nel 1976 ma, nonostante il potenziale, il lungo periodo di estrazione attraverso quattro pozzi principali, Sarvak, Kazhdomi, Godvan e Fahilan, del sito significava che il ritmo di produzione era più lento rispetto a molti campi vicini, in particolare quelli in Iraq. Un motivo chiave di questo fu l’atteggiamento delle aziende cinesi attive in Iran nel periodo, che può essere definito come compiere il minimo necessario per generare dei flussi di petrolio dai campi verso la Cina senza spenderci troppo. Questo atteggiamento, anche se in particolare quando l’Iran era in procinto di negoziare il Piano d’azione congiunto globale (JCPOA) per l’approvazione nel 2015, portò la National Iranian Oil Co. (NIOC) a cancellare il contratto con la China National Petroleum Corp (CNPC) per lo sviluppo della Fase 11 del giacimento di gas naturale di South Pars, nel 2013. Un anno dopo, con la CNPC che aveva perforato solo 7 dei 185 pozzi pianificati nel giacimento di South Azadegan, il NIOC annullò anche questo contratto di sviluppo. La CNPC fu inoltre avvertita al momento che il suo contratto sul North Azadegan sarebbe finito allo stesso modo se non avesse accelerato i tempi di sviluppo, cosa che fece aumentando la produzione da 15000 barili al giorno (bpd) di quella fase a 35000 bpd un anno dopo.
Allo stato attuale, con CNPC ancora principale sviluppatore straniero di North Azadegan, la dinamica delle relazioni tra Iran e Cina cambiava di nuovo. Con le sanzioni statunitensi reimposte e in vigore, l’Iran non può permettersi di alienarsi la Cina e negli ultimi mesi offriva accordi estremamente vantaggiosi per ritornare agli sviluppi precedenti o assumere un ruolo ancora maggiore in quelli esistenti. I più importanti di questi furono South Azadegan e Fase 11 del supergigantesco campo di gas non associato al South Pars, sebbene altri siano in procinto di partire. “L’intesa concordata tra Iran e Cina quando la Total francese iniziò a vacillare nel continuare la fase 11 di South Pars, dopo che gli Stati Uniti si ritirarono dal JCPOA, era che la Cina avrebbe assunto l’intera partecipazione della Total dell’80,1 per cento, e incrementando sul serio la produzione”, dichiarava a OilPrice.com una fonte dell’industria petrolifera che lavora a stretto contatto col Ministero del Petrolio iraniano. “Allo stesso tempo, la Cina avrebbe anche potuto recarsi nell’Azadegan meridionale per creare un programma unificato di sviluppo del campo con le attività nell’Azadegan settentrionale”, affermava. “Quando i dettagli degli accordi iniziarono a rivelarsi, tuttavia, South Pars Fase 11 e South Azadegan andavano in secondo piano, ma i piani procederanno nei prossimi sei mesi”, aggiungeva. In questa pausa, tuttavia, la Cina avanzava la presenza nel vicino Iraq, come evidenziato di recente qui.
Dal punto di vista della Cina, la sua visione “Una fascia, una Via”, che cambierà per sempre l’equilibrio del potere geopolitico globale, dipende totalmente dalla partecipazione dell’Iran per tre ragioni fondamentali. In primo luogo, l’Iran è strettamente coinvolto negli affari dei Paesi che costituiscono la mezzaluna sciita: Giordania, Libano, Siria, Iraq e Yemen, consentendo alla Cina di tenere sotto controllo gli Stati Uniti in quelle aree. In secondo luogo, è una rotta terrestre diretta al l’Europa attraverso Turchia, Stati dell’ex-Unione Sovietica e Russia. E in terzo luogo, ha enormi riserve di petrolio e gas che attualmente sono a buon mercato. Questi ampi fattori sono alla base del mutevole partenariato strategico di 25 anni, siglato all’inizio dell’anno a Pechino dal Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Zarif, e dall’omologo cinese Wang Li. Tutto ciò significa a breve termine che la Cina deve compiere continui e solidi progressi sull’Azadegan settentrionale fino a quando il Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica (IRGC) non dirà al presidente Hassan Rouhani che il parlamento iraniano e i parlamentari moderati potranno tollerare ulteriormente l’espansione della Cina in Iran. Attualmente, North Azadegan produce poco meno di 80000 bpd ma la Fase 2, incluso l’apertura di nuovi pozzi, per incrementare la produzione di almeno 100000 bpd. Più specificamente, la Cina dovrà aspettarsi che l’Iran assicuri che la produzione dell’Azadegan settentrionale, se combinata con la produzione dell’Azadegan meridionale (attualmente in fase di sviluppo da parte di aziende iraniane), sua almeno di 250000 bpd. Azadegan meridionale ora produce 105000 bpd con punte di 115000 bpd , secondo la fonte iraniana.
A lungo termine, il piano dell’Iran è aumentare il tasso di recupero da tutti i giacimenti petroliferi, a partire da quelli nella vasta area del Karoun occidentale (in cui si trovano Azadegan settentrionale e meridionale, insieme a Yaran settentrionale e meridionale e Yadavaran, tra gli altri) ad almeno il 25 percento dall’attuale 4,5 percento (era il 5,5 percento prima che le sanzioni statunitensi fossero reimposte). In confronto, il tasso medio di recupero dai giacimenti petroliferi dell’Arabia Saudita è di circa il 50%, con piani per portarlo al 70%. Poiché si stima che i campi del Karoun occidentale contengano almeno 67 miliardi di barili di petrolio, per ogni aumento del tasso di recupero che può essere raggiunto, le riserve recuperabili aumenterebbero di 670 milioni di barili, ovvero 34 miliardi di dollari di entrate col petrolio a 50 dollari al barile. Una volta che anche la Cina avrà il controllo ad Azadegan meridionale, secondo la fonte iraniana, si prevede che aumenterà la produzione dei tre campi, Azadegan settentrionale e meridionale e Yadavaran, di almeno 500000 bpd a tre anni dalla firma dell’accordo sull’Azadegan meridionale (previsto nei prossimi sei mesi).

Traduzione di Alessandro Lattanzio