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Vergogna statunitense a Pearl Harbor

Il 7 dicembre 1941, le portaerei giapponesi attaccarono le basi militari e aeree statunitensi sull’isola di Oahu. L’attacco consistette in due raid di 353 aerei decollati da 6 navi portaerei giapponesi. 4 corazzate della Marina degli Stati Uniti furono affondare, altre 4 danneggiate. Inoltre i giapponesi affondarono o danneggiarono 3 incrociatori, 3 cacciatorpediniere, un posamine; e distrussero 188-272 aerei (secondo le fonti); le perdite umane furono 2402 morti e 1282 feriti. Le perdite giapponesi furono minime: 29 aerei, 4 minisommergibili, in totale 65 militari uccisi o feriti. L’attacco a Pearl Harbor fu il motivo principale dell’entrata degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale. L’opinione pubblica negli USA cambiò radicalmente, dall’isolazionismo a metà anni ’30 al coinvolgimento diretto nella guerra. L’8 dicembre 1941, il presidente statunitense Franklin Roosevelt parlò in una riunione congiunta delle camere del Congresso, disse che il 7 dicembre era “un giorno che entra nella storia come simbolo di vergogna”, dichiarando guerra al Giappone. Il Congresso adottò la risoluzione.

Gli USA sapevano dell’attacco?
L’attacco a Pearl Harbor fu praticamente innescato dagli Stati Uniti. Il 26 novembre 1941, all’ambasciatore del Giappone negli Stati Uniti venne concesso la “Nota Hull” (dal segretario di Stato Cordell Hull). E richiese il ritiro completo delle truppe giapponesi da Indocina e Cina (tranne Manchukuo). Infatti, era impossibile. La “Nota Hull” fu un ultimatum che portò il Giappone la febbre di guerra. A tal proposito, però, c’è anche un punto di vista alternativo. Quindi, si dice che lo squadrone portaerei fosse già diretto su Pearl Harbor quando fu presentata la nota.

Lo sapevano
Il 25 novembre 1941, Roosevelt invitò i leader politici e militari alla Casa Bianca. Nelle sue memorie, il segretario alla Guerra degli Stati Uniti ricordò: “il presidente fece notare che probabilmente saremo attaccati. Il problema è come manovra a ché il Giappone dia il primo colpo, mentre allo stesso tempo non mettere in grave pericolo noi stessi. E’ un compito difficile”. Ci furono segnali contrastanti sull’attacco giapponese prima, ma tutti furono ignorati dalla leadership nordamericana. Inoltre, un giorno prima dell’attacco a Pearl Harbor, a Roosevelt ebbe consegnata una nota giapponese con la dichiarazione di guerra. Il presidente non reagì e non avvisò la base del Pacifico: secondo la leggenda “giusta” l’attacco avrebbe dovuto essere infido.

E noi sapevamo
Stalin sapeva che il Giappone non avrebbe attaccato l’URSS. Fu riportato che all'”incontro imperiale” si decise di rimandare l’attuazione del piano giapponese di attacco all’URSS, il “Kantokuen”, alla primavera del 1942. Inoltre, a inizio ottobre, due mesi prima dell’attacco “improvviso”, fu riportato da Richard Sorge a Mosca chel Peral Harbor sarebbe stato attaccato entro 60 giorni; queste informazioni, secondo le fonti nordamericane, furono rese note a Washington dal Cremlino. La storia di Pearl Harbor è ancora quello dell’attacco infido. Kazuhiko Togo, famoso scienziato politico giapponese, nipote di Shigenori Togo, ministro degli esteri nei primi anni ’40, disse: “C’è l’opinione che gli Stati Uniti sapevano dell’attacco, lo nascosero e lo permisero. Ma non ci sono abbastanza informazioni su questo argomento. Non sappiamo quanto gli statunitensi sapessero dei piani giapponesi. Ci sono cose incomprensibili allo stesso tempo. Ad esempio, poco prima dell’attacco del Giappone, tutte e tre le portaerei nordamericane si erano ritirate da Pearl Harbor. Tali “coincidenze” alimentarono il cospirazionismo. Pearl Harbor è uno dei “temi eterni” della storia mondiale. Vi sono molti dettagli che in un modo o nell’altro produrranno nuovi colori sotto diverse luci. Come il fatto che Isoroku Yamamoto, ammiraglio giapponese e ispiratore dell’attacco studiò ad Harvard. O che gli Stati Uniti in sostanza attirarono le società finanziarie nella guerra che gli rese superprofitti…

Traduzione di Alessandro Lattanzio