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La dottrina Monroe di Trump

Wayne Madsen, SCF 10 dicembre 2019

Donald John Trump ha riportato l’orologio dell’emisfero occidentale all’era dei colpi di Stato e dei disordini politici all’ordine del giorno. Trump e la sua amministrazione di anti-socialisti e filo-fascisti di estrema destra hanno già rovesciato il governo democraticamente eletto del presidente della Bolivia Evo Morales. Trump annunciava di aumentare il trio sul governo del Presidente Nicolas Maduro in Venezuela ed inasprire il blocco economico di Cuba, alleato del Venezuela.
Il rinvigorimento di Trump della dottrina imperialista di Monroe del XIX secolo, che Washington usa come leva politica per impedire all’emisfero occidentale di adottare proprie politiche estere ed interne, ancora una volta illumina gli Stati Uniti come oppressore delle nazioni dell’America Latina e dei Caraibi. Il regime di Trump è tornato alla partitura da guerra fredda con le nazioni dell’emisfero occidentale colorati di rosso o rosa per “socialista” e “comunista”. A ricadere nella categoria “rossa” c’è il Venezuela, che soffre della paralisi economica dettata dagli Stati Uniti con sanzioni diplomatiche e commerciali, e Nicaragua e Cuba, anch’esse soggette a sanzioni. I “rosa” sono Messico e Argentina, guidati da presidenti progressisti che lasciavano le posizioni pro-USA finora. L’Argentina ha eletto il progressista di sinistra Alberto Fernández a presidente e, come vicepresidente, l’ex-Presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner. La coppia della sinistra peronista ha sconfitto il presidente di destra Mauricio Macri, una volta socio negli affari immobiliari di Trump e che aveva abusato dei servizi di sicurezza della nazione nel tentativo, fallito, di scovare qualcosa per colpire l’ex-Presidentessa Kirchner per un falso processo su corruzione. La stessa operazione “legale” sostenuta dalla CIA fu usata per rimuovere la presidentessa di sinistra brasiliana Dilma Rousseff e imprigionare il predecessore, il popolarissimo Luiz Inácio Lula da Silva. Lula, di recente scarcerato dopo che processo e condanna furono giudicati dalla Corte Suprema stratagemma della destra, promette di sfidare il presidente neonazista Jair Bolsonaro nelle prossime elezioni presidenziali.
La posizione aggressiva di Trump e della sua CIA nei confronti dei governi emisferici progressisti ha visto più passaggi dal blocco “rosso/rosa” al blocco fascista e filo-americano che non nell’altra direzione. L’Ecuador è passato dal blocco rosso/rosa al blu a seguito delle politiche filoamericane del presidente Lenin Moreno, vice del presidente di sinistra Rafael Correa nel 2007-2013. Le minacce di Moreno contro il predecessore costrinsero Correa all’esilio politico in Belgio. Il recente colpo di Stato di destra in Bolivia fu sostenuto dai capi fascisti di Brasile e Colombia. Il presidente della Bolivia, eletto democraticamente, Evo Morales, fu costretto a rifugiarsi in Messico, il che gli concesse asilo politico. L’imperialismo revanchista dell’amministrazione Trump ha visto Correa e Morales costretti a sfuggire alle politiche fasciste della “criminalità” nelle rispettive nazioni, basate sull’abuso del sistema legale per reprimere il dissenso e imprigionare i politici d’opposizione. Anche i governi di Cile e Perù si schieravano saldamente con Washington impegnandosi in politiche contro l’opposizione che, nel caso del Cile, provocavano spargimenti di sangue nelle strade con la brutalità della polizia. L’ultima adesione al blocco blu della coalizione rosa/rossa è l’Uruguay. Dopo quindici anni di governo del Fronte Ampio di sinistra, il candidato alla presidenza del Partito Nazionale di destra, Luis Lacalle Pou, dichiarò una vittoria stentata sul candidato del Fronte Ampio Daniel Martinez. Una delle prime decisioni di Lacalle Pou fu riconoscere l’opposizione venezuelana del burattino della CIA Juan Guaido. Lacalle Pou decise anche di allineare l’Uruguay al gruppo di Lima, un blocco di regimi lacchè degli statunitensi dedito a rovesciare il governo Maduro in Venezuela. Lacalle Pou indicava anche la volontà di sviluppare stretti legami col regime di Bolsonaro in Brasile e di allontanare l’Uruguay dal governo argentino Fernandez-Kirchner. Non è un segreto che l’argentino Alberto Fernández abbia sostenuto il presidente del Fronte Ampioa Daniel Martinez. Di particolare interesse per gli uruguaiani progressisti è il ruolo che il partner della coalizione di Lacalle Pou, il partito Cabildo Abierto di estrema destra di Guido Manini Ríos svolgerà nel suo governo. Se le operazioni legali della CIA in Brasile, Argentina, Ecuador e Bolivia sono indicative, gli elementi del Cabildo Abierto nel governo di Lacalle Pou, tutti i sostenitori della guerra della junta militare contro la sinistra negli anni ’70, potrebbero chiedere l’arresto degli ex presidenti di sinistra Jose Mujica, leader della guerriglia di sinistra Tupamara negli anni ’70, e Tabaré Vázquez. Gli accoliti fascisti latinoamericani di Trump, da Bolsonaro al politico boliviano Luis Fernando Camacho, noto come il “Bolsonaro boliviano”, a Manini Ríos e al presidente colombiano Ivan Duque, condividono il desiderio di imprigionare, torturare e giustiziare l’opposizione di sinistra delle rispettive nazioni.
Se le leve fasciste del potere in politica estera della Casa Bianca di Trump, della CIA e del dipartimento di Stato si fanno strada, un altro leader di sinistra in Sud America dovrà affrontare la prigione o peggio. Il presidente del Suriname Desi Bouterse, recentemente condannato da un tribunale militare per l’esecuzione extragiudiziale di 15 oppositori nel 1982, quando era eader militare dell’ex-colonia olandese. La morte dei 15 leader dell’opposizione potrebbe essere stata opera della CIA, che lanciò un tentato colpo di Stato contro Bouterse nel 1982. Nel dicembre 1982, la CIA operò a stretto contatto con l’intelligence olandese per stabilire contatti coll’opposizione a Bouterse in Suriname, come politici, affaristi e giornalisti. Gli olandesi aiutarono dell’ex-presidente Henck Chin a Sen e la sua opposizione basata ad Amsterdam. Il piano della CIA prevedeva lo sbarco di ribelli surinamesi a Paramaribo, capitale del Suriname, e la presa del potere. Fu anche riferito che la CIA pianificò l’assassinio di Bouterse durante il colpo di Stato, violazione diretta di un ordine esecutivo della Casa Bianca che vietava l’imicidi di leader stranieri. Il principale collegamento della CIA al colpo di Stato fu l’ambasciatore nordamericano nel Suriname Robert Duemling. Un dispaccio della CIA dal Suriname, del 12 marzo 1982, descrive il coinvolgimento della CIA nel colpo di Stato contro Bouterse: “Gli ufficiali dissidenti che si oppongono alla leadership militare di di sinistra hanno lanciato ieri il colpo di Stato, ma le forze fedeli al governo ancora resistono. Il gruppo, che si autodefinisce “Esercito di liberazione nazionale”, è guidato da due ufficiali associati a elementi conservatori della società surinamese… Sebbene i ribelli abbiano il controllo delle principali caserme dell’esercito e del deposito di munizioni di Paramaribo, il comandante dell’esercito Bouterse e le truppe fedeli apparentemente hanno preso posizione difensiva nel campo della polizia della capitale a 6 chilometri di distanza. I combattimenti sono diminuiti un po’ la scorsa notte, con entrambe le parti che dichiarano di avere il controllo appellandosi al sostegno delle truppe e della cittadinanza. Un gran numero di militari, che avevano contestato le politiche di sinistra di Bouterse diversi mesi fa, probabilmente si unirà ai dissidenti se la posizione di Bouterse s’indebolirà ulteriormente”. Se qualcuno è responsabile della morte delle figure dell’opposizione nel 1982, basta non guardare oltre la sede della CIA a Langley e i suoi interlocutori della Ford Foundation di New York. Il terzo gruppo etnico più grande del Suriname è il giavanese, popolazione indonesiana insediata dai colonizzatori olandesi. Nel 1982, la madre di Barack Obama, Stanley Ann Dunham, che parlava fluentemente giavanese, era già ben dentro i programmi della CIA a Giava attraverso l’impiego presso l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) e la Fondazione Ford. Dunham, che usava il cognome indonesiano, Sutoro da Soetoro, era una risorsa preziosa per il programma della CIA per destabilizzare il Suriname attraverso la minoranza giavanese volta al business e decisamente anti-Bouterse. Curiosamente, il contratto di lavoro di Ann Sutoro con la Ford Foundation terminò nel dicembre 1982, lo stesso mese in cui la CIA tentò di estromettere Bouterse. Nel contratto del 1981-1982 con la Ford Foundation, Dunham Sutoro trascorse gran parte del tempo a collaborare con il quartier generale della Ford Foundation a New York, una città che era anche la base dell’opposizione surinamese sostenuta dalla CIA. Forse non a caso, Bouterse visitava la Cina quando il tribunale emise il verdetto di colpevolezza, con una condanna a 20 anni. Bouterse prese il potere nel 1980 quando c’erano leader di sinistra come Daniel Ortega e i sandinisti, il presidente panamense Omar Torrijos, il presidente ecuadoriano Jaime Roldos, il presidente boliviano Hernán Siles Zuazo, il primo ministro giamaicano Michael Manley e il primo ministro grenadiano Maurice Bishop in disaccordo coll’influenza di Washington nell’emisfero. Bouterse divenne obiettivo della destabilizzazione dell’amministrazione Ronald Reagan-George HW Bush. Dopo essersi dimesso nel 1987, Bouterse e il suo Partito Democratico Nazionale tornarono al potere quando Bouterse fu eletto presidente nel 2010 e rieletto nel 2015. Nel 2012, l’Assemblea Nazionale approvò un disegno di legge che garantiva l’immunità a Bouterse. In seguito fu rovesciato da un tribunale con un’altra palese esibizione legale orchestrata da Washington. Nel 1999, gli olandesi accusarono Bouterse di essere stato condannati da un tribunale olandese per il traffico di droga. Bouterse nega tali affermazioni e rimane popolare tra la popolazione afro-surinamese.
L’azione legale contro Bouterse appare parte del programma dell’amministrazione Trump per frenare la “Belt and Road Initiative” della Cina, in particolare in America Latina. Trump reagiva col suo talento, chiamato il programma “Crescita nelle Americhe”. Il Perù indicava che si unirà ad Argentina, Cile, Giamaica e Panama nel sostenere il blocco anti-cinese degli USA. È chiaro che se Washington può togliere Bouterse dal potere in Suriname, può impedire alla Cina di stabilire un punto d’appoggio nel Paese. Il regime di Trump tenta di spostare i suoi pezzi sulla scacchiera politica dell’emisfero occidentale. Sempre più spesso saranno i progressisti in esilio come Correa e Morales, così come la Lula recentemente liberato, a contrastare la marcia al dominio fascista dalla Terra del Fuoco al Rio Grande.

Traduzione di Alessandro Lattanzio