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I democratici odiano la Russia, i repubblicani la Cina

Caleb Maupin, New Eastern Outlook 9.12.2019

Dalle elezioni del 2016, il Partito Democratico chiede la caduta del presidente Trump per i suoi presunti legami col Presidente Vladimir Putin. Anche dopo che le indagini su Trump per “collusione” furono chiuse, nuove audizioni si come Trump traffica coll’Ucraina divenivano un festival russofobo. Nel frattempo, Trump conduce la guerra commerciale con la Cina. Il Consiglio del commercio della Casa Bianca include Peter Navarro, economista di carta la cui carriera fu solo accusare la Cina dei problemi nordamericani. Mentre i repubblicani adorano “legge e ordine” a casa, si schierano decisi coi manifestanti di Hong Kong mentre bruciano persone e attaccano agenti di polizia. Nel frattempo, Michael Bloomberg, il miliardario ed ex sindaco di New York City, che ha recentemente annunciato una corsa presidenziale come democratico centrista, parla positivamente di Xi Jinping. Inoltre, nonostante non si presenti nelle sue politiche, Trump ha rilasciato dichiarazioni positive sul presidente russo e ha espresso il desiderio di migliorare le relazioni USA-Russia. Allora, che succede? In realtà è abbastanza facile capirlo. Tutto ciò che serve è comprendere le economie russa e cinese, dell’apparato statunitense del Deep State e i diversi interessi tra i circoli del potere nordamericano.

L‘alternativa eurasiatica: due giganti economici, mercati diversi
All’inizio del 20° secolo, Russia e Cina erano Paesi profondamente poveri. Le loro economie erano in gran parte agricole. I popoli per lo più analfabeti e indigenti. Russia e Cina erano più o meno dominate dalle nazioni capitaliste occidentali. Questo cambiò grazie a una cosa: il socialismo. In seguito alla rivoluzione del 1917, e in particolare all’attuazione nel 1928 del “socialismo in un Paese” e dei piani economici quinquennali, la Russia divenne una superpotenza industriale. Verso la metà degli anni ’30, la Russia aveva enormi industrie gestite dallo Stato, era elettrificata e il mondo si meravigliava di ciò che veniva realizzato mentre l’occidente subiva la “grande depressione”. Negli anni ’90, dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica, la Russia subì un’enorme catastrofe economica. Disoccupazione di massa, tossicodipendenza, suicidio, traffico di esseri umani, ciò che l’economista Andre Gunder Frank definì “genocidio economico”. Le politiche liberiste attuate su consulenza di Jeffrey Sachs portarono il Paese a essere saccheggiato da figuri come Bill Browder, Hermitage Capital Management e British Petroleum. Tuttavia, all’alba del 21 ° secolo, la Russia si ristrutturava col riorientamento economico di Putin. Da presidente, Putin attuò la sua tesi accademica e trasformò Gazprom e Rosneft in gigantesche megacorporation controllate dallo Stato. Il risultato fu il riavvio economico che aumentò i salari, ridusse la povertà e riportò la produzione industriale ai livelli precedenti al 1991. L’economia russa è ora incentrata sul controllo statale di petrolio e gas. La Russia esporta enormi quantità di energia e i proventi vengono utilizzati per sviluppare l’economia.
La rivoluzione cinese del 1949 portò anche alla creazione di industrie gestite dallo Stato. Con piani economici quinquennali, Mao Zedong portà la Cina a costruire le sue prime acciaierie, nuove centrali elettriche e l’industrializzazione di base. La spaccatura sino-sovietica del 1961 fu una battuta d’arresto significativa, e dopo oltre un decennio di tentativi di costruire una versione ultra-egualitaria e “pura” del socialismo con la Rivoluzione Culturale, la Cina iniziò a riorientarsi al “socialismo con caratteristiche cinesi” e a un grande settore di mercato. Come la Russia, la Cina ha un’economia incentrata su enormi megacorporation controllate dallo Stato. Tuttavia, a differenza della Russia, non si tratta di società esportatrici di energia, ma produttrici. Alcun produttore di telecomunicazioni al mondo è più grande della Huawei Technologies. L’industria siderurgica cinese controllata dallo Stato produce oltre il 50% dell’acciaio del mondo. La Cina è leader mondiale nella produzione di auto elettriche, smartphone e computer.
All’inizio del XX secolo, Russia e Cina erano mercati in cattività, dipendenti dai Paesi occidentali e dominati da Wall Street e monopoli aziendali di Londra. Oggi Russia e Cina sono concorrenti dei capitalisti occidentali. Nel mondo, con l’espansione dell’Unione economica eurasiatica e della Banca asiatica per le infrastrutture d’investimento, molti Paesi in via di sviluppo scelgono di firmare con Russia e Cina. Russia e Cina riducono l’egemonia economica delle società occidentali. Questa è la base dell’ostilità nei loro confronti di democratici e repubblicani.

Democratici – Big Oil e agenzie di spionaggio
La dinastia petrolifera Rockefeller era nota come repubblicana durante la prima guerra fredda, ma l’estrema destra del GOP li aveva sempre in sospetto. Fu la famiglia Rockefeller, proprietaria di Exxon-Mobile, moderna incarnazione di Standard Oil di John D. Rockfeller, a creare la rivoluzione sessuale. I Rockefeller finanziarono la ricerca sessuale di Alfred Kinsey, sostenendo che omosessualità e promiscuità erano più frequenti e normali e sollecitando l’eliminazione dei vincoli tradizionali sul comportamento. In precedenza, la famiglia Rockefeller finanziò la creazione della “lega anticoncezionale” di Margaret Sanger, oggi nota come Planned Parenthood. La famiglia Rockefeller fu a lungo ossessionata dal libertarismo sessuale. La loro posizione nel Partito Repubblicano si basava su una relazione amorosa coi mercati liberi e l’ostilità verso i sindacati. Tuttavia, mentre il Partito Democratico volgeva al libero mercato verso la fine degli anni ’80, col Consiglio della Leadership Democratica di Bill Clinton, i Rockefeller trovarono sempre più il partito più grande degli Stati Uniti meno odioso. Negli anni di Obama, le quattro grandi sorelle, Exxon-Mobile, BP, Shell e Chevron si schierarono nettamente con Obama, mentre il loro principale avversario, le società del fracking, si schierarono coi repubblicani. I “Fracking Cowboys” e i Koch Brothers continuano a gettare soldi nelle cause repubblicane come PragerU, Turning Points USA, ecc. Nel frattempo, Rockefeller si legavano a fondazioni e istituzioni come Ford Foundation, Council on Foreign Relations, Open Society Institute, per diffondere un messaggio socialmente liberale e critico nei confronti di Trump. Tale divisione con Big Oil (le 4 super sorelle) coi democratici e il little oil (frackers e trivellatori) coi repubblicani, si definisce abbastanza bene negli ultimi anni. Tuttavia, indica anche fazioni nell’apparato statale statunitense. Non solo i gruppi di riflessione e le istituzioni riunite da Rockefeller spacciano il messaggio liberale, ma sono anche fortemente coinvolti nelle azioni segrete delle agenzie di intelligence statunitensi. Gli sforzi di George Soros, National Endowment for Democracy, l’USAID e l’apparato del soft-power per rovesciare i governi socialisti, attraverso cui il governo degli Stati Uniti spaccia e influenza i Paesi antimperialisti, traggono denaro da Big Oil soprattutto.
Il Partito Democratico del 2019, partito di liberazione sessuale, regolamenti ambientali per limitare le attività dei frackers e del monopolio di Big Oil, è espressione di Big Oil, che vede la Russia, grande esportatore di petrolio e gas, come un concorrente. Mirano a scacciare la Russia dal mercato, insieme ai cowboy del fracking, per mantenere il “dominio sull’energia” delle 4 grandi supersorelle. Il Partito Democratico è anche il partito delle agenzie d’intelligence, che creano le ONG, promuovono la destabilizzazione in nome di “diritti umani” e sperano di “vincere senza una guerra”. Le agenzie d’intelligence da tempo attuano la strategia d’impiego di forze di ascari ed evitare invasioni e bombardamenti per preservare l’immagine degli Stati Uniti. Il Partito Democratico sembra favorire l’alleanza segreta degli Stati Uniti coi Fratelli Musulmani e al-Jazeera, la voce della monarchia del Qatar, che pare avanzare il messaggio del partito democratico. La presidenza Obama, in cui un afroamericano dal nome musulmano “resettò” le relazioni col Medio Oriente, e ricoprì il ruolo di “poliziotto buono” nel tentativo di curare la discordia creata negli anni di Bush, era completamente sul manuale della CIA. Le agenzie di spionaggio preferiscono il buono dal volto razzialmente inclusivo, apologetico e amichevole nella politica estera degli Stati Uniti.

Repubblicani – Produttori e complesso industrial-militare
L’approccio del Pentagono alla politica estera è l’esatto opposto delle agenzie di spionaggio. Gli appaltatori del Pentagono sostengono “la pace attraverso la forza”. Il loro pane è imbevuto di bombe e missili da crociera, enormi budget di ricerca per sviluppare nuovi sistemi d’arma e, soprattutto, dalla vendita di armi ai Paesi filo-Stati Uniti. Questo, naturalmente, porta a un’alleanza tra esercito e produttori nordamericani. Il termine “complesso industriale militare” fu reso famoso dal presidente Dwight D. Eisenhower. Negli anni della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti sembrarono adottare le teorie economiche non solo di John Maynard Keynes ma anche dell’economista nazista Hjalamar Schatch. Enormi spese militari stimolano l’economia degli Stati Uniti, continuando a far fluire i dollari a Wall Street man mano che il pubblico nordamericano s’impoverisce. Uno dei principali fondatori dell’attivismo del Partito Repubblicano negli Stati Uniti è Bernie Marcus. Marcus è il proprietario di Home Depot, una catena di negozi di ferramenta che ha sostituito le piccole imprese locali negli Stati Uniti. Guardate gli scaffali dei capannoni della grande scatola degli attrezzi di Bernie Marcus ed è difficile trovare un solo prodotto che non sia fabbricato da un appaltatore del Pentagono come Caterpillar o General Electric. La Fondazione DeVos, altro fondatore delle voci collegate al Partito Repubblicano, è di proprietà della famiglia delòa segretaria all’istruzione degli Stati Uniti Betsy DeVos, assai legata a contraenti militari. Suo fratello non è altro che Erik Prince, il fondatore di Blackwater (Academi). I produttori nordamericani sono strettamente legati al complesso industriale militare e al partito repubblicano e la loro attenzione non è rivolta ai mercati dell’energia. Il fatto che la Cina operi da enorme centro di produzione in forte espansione controllato dallo Stato, ne fa la principale minaccia per i produttori nordamericani. Il complesso industriale militare vede anche molti soldi nella vendita di armi in Asia nel “confronto” con la Cina. Nel mondo della tecnologia, molti furono sorpresi nel vedere che Tim Cook, CEO di Apple, abbia un’improbabile amicizia con Donald Trump. Facebook, Twitter e altre società tecnologiche sembrano ostili ai repubblicani e Apple si spaccia da società liberale. Quindi, cosa scatenava tale nuova amicizia? La risposta è semplice Trump conduce la guerra totale contro il principale concorrente di Apple, Huawei. Se Trump lavora per distruggere Huawei, Apple ne beneficia. Google, Twitter e Facebook vedono la Cina come vasto mercato non sfruttato. Cercano di migliorare le relazioni USA-Cina, nella speranza che 1 miliardo di cinesi vada online e iniziando a fare guadagnare i giganti della tecnologia. Apple, d’altra parte, vede la Cina concorrente sul mercato, producendo telefoni di qualità superiore e minacciandone il monopolio.

L’imperialismo globalista contro l’alternativa eurasiatica
Mentre i repubblicani enfatizzano l’opposizione alla Cina e i democratici alla Russia, entrambi si oppongono ai due Pesi e riprendono la stessa opposizione alla multipolarità. L’economia nordamericana fa parte dell’ordine economico descritto da Lenin ne “L’imperialismo: fase suprema del capitalismo”. È un ordine economico in cui le principali banche e i monopoli nei Paesi occidentali raccolgono “super profitti supersfruttando il resto del mondo”. I Paesi sono mantenuti poveri, quindi tali enormi multinazionali possono rimanere ricche. Il mondo è diviso dalle diverse società in “sfere di influenza” e mercati in cattività. Ai Paesi impoveriti viene impedito di sviluppare una propria produzione, produrre energie ed economia indipendente. I Paesi impoveriti rimangono “Stati clienti” che acquistano dai Paesi occidentali e fanno accordo da una posizione di debolezza e dipendenza. Russia e Cina sono uscite da tale prigione economica. Assumendo il controllo delle proprie industrie e risorse naturali e utilizzando il governo per pianificare la produzione, poterono avere una crescita economica senza precedenti e ridurre la povertà. Attualmente si verifica un miracolo economico nel subcontinente eurasiatico. Luoghi come Asia centrale, Estremo Oriente russo, Tibet e Xinjiang sono illuminati dall’elettricità. Alloggi moderni, produzione, ferrovie e altri ammodernamenti arrivano a milioni di persone. Le relazioni economiche che Russia e Cina intrattengono coi Paesi in via di sviluppo in Africa e Sud America sono piuttosto diverse dalle relazioni dei Paesi occidentali. “Cooperazione mutualmente vantaggiosa” definisce la One Belt, One Road iniziata da Cina e l’Unione economica eurasiatica guidata dalla Russia. Russia e Cina diventano più ricche come i Paesi con cui commerciano. Invece di ridurre i Paesi a mercati in cattività, Russia e Cina costruiscono infrastrutture per stimolare le economie nazionali. La Bolivia, grazie a rapporti commerciali con Russia e Cina, registrava il più alto tasso di crescita del PIL del Sud America nel 2018. Mentre Honduras e Guatemala si dimenano da affermati clienti statunitensi, il socialista Nicaragua, che commercia con Russia e Cina, otteneva enormi risultati riducendo la povertà e costruendo l’economia nazionale. Russia e Cina sono una minaccia al sistema del capitalismo occidentale. Screditano la mitologia di economisti occidentali come Milton Friedman e Alan Greenspan, dimostrando che le economie pianificate dallo Stato e basate sulla crescita sono preferibili all'”avidità è un bene”, al “laissez-faire”.
Nonostante che democratici e repubblicani abbiano obiettivi diversi a breve termine, a lungo si oppongono a Russia e Cina, nonché a qualsiasi altro Paese che osi sfidare i monopolisti di Wall Street e Londra.

Caleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche al Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio