Crea sito

L’intervista censurata della RAI al Presidente Assad

Presidente Assad: l’Europa è stata il principale attore nel creare il caos in Siria
SANA, 9 dicembre 2019

Il Presidente Bashar al-Assad ha affermato che la Siria uscirà dalla guerra più forte di prima e il futuro della Siria è promettente in quanto la situazione è di molto migliore rispetto a qualche tempo fa. Il presidente sottolineava i risultati dell’Esercito Arabo Siriano nella guerra contro il terrorismo. Nell’intervista il presidente aggiungeva che l’Europa era la principale protagonista del caos in Siria e il problema dei rifugiati derivatene era dovuto al supporto diretto dell’Europa al terrorismo insieme a Stati Uniti, Turchia e molti altri Paesi.
Il Presidente al-Assad osservava che dall’inizio della narrazione sulle armi chimiche, la Siria affermava di non averle utilizzate. Il presidente affermava che ciò che l’organizzazione OPCW fece fu falsificare il rapporto sull’uso di armi chimiche seguendo il volere degli statunitensi. Quindi, per fortuna, questo rapporto dimostra che tutto ciò che abbiamo detto negli ultimi anni, dal 2013, è corretto. L’intervista in questione era stata rilasciata a RAINews24 il 26 novembre 2019, e sarebbe dovuta essere trasmessa il 2 dicembre in Italia, ma la RAI evitò di trasmetterla per ragioni incomprensibili. Di seguito il testo completo dell’intervista:

Domanda 1: Signor Presidente, grazie per averci ospitato qui. Ci spieghi per favore qual è la situazione in Siria ora, qual è la situazione sul campo, cosa succede nel Paese?
Presidente Assad: Se vogliamo parlare della società siriana, la situazione è molto, molto migliore, poiché abbiamo appreso tante lezioni da questa guerra e penso che il futuro della Siria sia promettente; usciremo da questa guerra più forti. Parlando della situazione sul terreno: l’esercito siriano ha fatto progressi negli ultimi anni e ha liberato molte aree dai terroristi, rimangono ancora da liberare alcune aree in mano ad al-Nusra, supportata dai turchi, si tratta della parte nord della Siria dove i turchi occuparono il nostro territorio il mese scorso. Quindi, riguardo la situazione politica, possiamo dire che è sempre più complicata, perché vi sono molti più attori coinvolti nel conflitto in Siria e questo è dovuto al fatto che vogliono trascinare il conflitto e trasformarlo in guerra di logoramento.

Domanda 2: Quando parla di liberazione, sappiamo che esiste una visione militare di questo, ma il punto è: com’è la situazione adesso per le persone che hanno deciso di ritornare nella società? Il processo di riconciliazione, ora a che punto si trova? Funziona o no?
Presidente Assad: In realtà, la metodologia che abbiamo adottato per creare, diciamo, una buona atmosfera, l’abbiamo decisa attraverso ciò che abbiamo chiamato riconciliazione, per le persone che vivono insieme o che vivevano al di fuori delle aree governative, per tornare all’ordine della legge e delle istituzioni. Concedemmo l’amnistia a chiunque rinunciasse alle armi e obbedisse alla legge. La situazione non è complicata su questo problema, se ha la possibilità di visitare qualsiasi area, vedrà che la vita torna alla normalità.
Il problema non erano le persone che combattevano tra loro, la situazione non era ciò che ha tentato di mostrare la narrativa occidentale. La narrativa occidentale cercava di mostrare i siriani in lotta tra loro, in quella che chiamavano “guerra civile”, e ciò è fuorviante. La situazione non era di “guerra civile”, in realtà i terroristi presero il controllo di aree applicandovi le loro regole. Senza i terroristi le persone torneranno a una vita normale e vivranno insieme. Non c’era una guerra settaria, etnica, politica; erano terroristi sostenuti da potenze estere che avevano denaro e armamenti ed occupavano quelle aree.

Domanda 3: Non ha paura che tale ideologia si sia radicata? Sa, fu alla base della vita quotidiana per così tanti anni, in qualche modo può restare nella società e prima o poi ritornerà?
Presidente Assad: Questa è una delle principali sfide che abbiamo dovuto affrontare. Quello che dice è molto corretto. Ci sono due problemi. Quelle aree al di fuori del controllo del governo erano governate da due paradigmi: il primo paradigma era il caos, perché non c’era legge, quindi le persone, specialmente i giovani, non sapevano nulla di Stato, legge ed istituzioni. Il secondo paradigma, profondamente radicato nelle menti, è l’ideologia oscurantista, wahabita, SIIL o al-Nusra o Ahrar al-Sham, o qualunque di tali ideologie terroristiche islamiste. Ora abbiamo iniziato a occuparci di questa realtà, perché quando liberiamo un’area dobbiamo risolvere questo problema, altrimenti quale sarebbe il senso della liberazione? La prima parte della soluzione è religiosa, perché questa ideologia è religiosa e i religiosi siriani, o diciamo l’istituzione religiosa in Siria, compiono uno sforzo molto forte in questo senso, e ci sono riusciti; sono riusciti ad aiutare quelle persone a comprendere la vera religione, non la religione insegnata da al-Nusra o SIIL o altre fazioni.

Domanda 4: Quindi, in sostanza, chierici e moschee partecipano a questo processo di riconciliazione?
Presidente Assad: Questa è la parte più importante. La seconda parte importante è svolta dalle scuole. Nelle scuole ci sono insegnanti, istruzione e curriculum nazionale, e questo curriculum è molto importante per cambiare le idee dei giovani. Terzo, c’è la cultura, il ruolo delle arti, degli intellettuali e così via. In alcune aree è ancora difficile svolgere questo ruolo, quindi era molto più facile per noi iniziare con la religione, secondariamente si procede con le scuole.

Domanda 5: Signor Presidente, vorrei solo tornare alla politica per un istante. Ha menzionato la Turchia, sì? La Russia è il vostro miglior alleato in questi anni, non è un segreto, ma ora la Russia fa compromessi con la Turchia in alcune aree siriane, quindi come lo valuta?
Presidente Assad: Per comprendere il ruolo russo, dobbiamo comprendere i principi russi. La Russia crede che il diritto internazionale, l’ordine internazionale basato sulla legge, sia nell’interesse della Russia e di tutti nel mondo. Quindi, per i russi sostenere la Siria significa sostenere il diritto internazionale; questo è un punto. In secondo luogo, combattere i terroristi è nell’interesse del popolo russo e del resto del mondo. Quindi, dialogare con la Turchia e fare questo compromesso non significa sostenere l’invasione turca; piuttosto vogliono poter convincere i turchi che bisogna lasciare la Siria. Non supportano i turchi, non dicono “questa è un beone, l’accettiamo e la Siria deve accettarla”. No, non lo dicono. Ma a causa del ruolo negativo nordamericano ed occidentale nei confronti di Turchia e curdi, i russi sono intervenuti per bilanciare quel ruolo, per rendere la situazione… Non direi migliore, ma meno grave se si vuol essere precisi. Quindi, in questo momento, questo è il loro ruolo. In futuro, la loro posizione è molto chiara: integrità e sovranità siriana. L’integrità e la sovranità siriana sono in contraddizione coll’invasione turca, che è assai evidente e chiara.

Domanda 6: Quindi mi dice che i russi potrebbero scendere a compromessi, ma non la Siria, con la Turchia. Voglio dire, la relazione è ancora piuttosto tesa.
Presidente Assad: No, neanche i russi non sono scesi a compromessi sulla sovranità. No, osservano la realtà. Ora affrontiamo una brutta realtà, si deve partecipare per fare qualcosa… Non direi un compromesso perché non è una soluzione definitiva. Forse un compromesso sulla situazione a breve termine, ma nel lungo o medio termine, la Turchia dovrà andarsene. Non ci sono dubbi.

Domanda 7: E a lungo termine, c’è qualche piano di discussione tra lei e il signor Erdogan?
Presidente Assad: Non mi sentirei orgoglioso se un giorno dovessi scendere in discussione con lui. Mi sentirei disgustato nel trattare con tale razza di islamisti opportunisti, non musulmani, islamisti è un altro termine, un termine politico. Ma ancora una volta, come dico sempre: il mio lavoro non è essere contento di quello che faccio o di non esserne felice o altro. Non riguarda i miei sentimenti, riguarda gli interessi della Siria, quindi ovunque andranno i nostri interessi, andrò anche io.

Domanda 8: In questo momento, quando l’Europa guarda alla Siria, a parte le considerazioni sul Paese, ci sono due problemi principali: uno sono i rifugiati e l’altro i jihadisti o combattenti stranieri che tornano in Europa. Come vede queste preoccupazioni europee?
Presidente Assad: Dobbiamo iniziare con una semplice domanda: chi ha creato questo problema? Perché avete rifugiati in Europa? È una domanda semplice: a causa del terrorismo sostenuto dall’Europa, e ovviamente da Stati Uniti, Turchia ed altri, ma l’Europa era il principale attore nel creare il caos in Siria. Quindi, ciò che andava via ora ritorna.

Domanda 9: Perché dice che era l’attore principale?
Presidente Assad: Poiché hanno sostenuto pubblicamente, l’UE ha sostenuto, i terroristi in Siria fin dal primo giorno, dalla prima settimana, dall’inizio. Hanno accusato il governo siriano e certi regimi come quello francese hanno inviato armi. Uno dei loro funzionari, penso il ministro degli Esteri, forse Fabius se non ricordo male, disse “mandiamo”. Inviarono armamenti; crearono questo caos. Ecco perché molti trovano difficile rimanere in Siria; milioni di persone non potevano vivere qui, quindi sono dovute fuggire dalla Siria.

Domanda 10: In questo momento, nella regione, ci sono disordini e un certo caos. Uno degli alleati della Siria è l’Iran e la situazione si complica. Si può riflettere sulla situazione in Siria?
Presidente Assad: Sicuramente, ogni volta che ci sarà il caos, sarà un male per tutti, avrà effetti collaterali e ripercussioni, specialmente in presenza di interferenze estere. Se è spontaneo, se parla di dimostrazioni e di persone che chiedono riforme o una situazione migliore economicamente o altri diritti, è positivo. Ma quando si tratta di vandalismo, distruzione, uccisione ed interferenze da potenze estere, allora no: non è assolutamente positivo, è nient’altro che negativo, pessimo e pericoloso per tutti in questa regione.

Domanda 11: è preoccupato per quello che succede in Libano, che è il vero vicino di casa?
Presidente Assad: Sì, allo stesso modo. Certo, il Libano influenzerebbe la Siria più di qualsiasi altro Paese perché è il nostro vicino diretto. Ma ancora una volta, se è spontaneo e riguarda riforma ed eliminazione del sistema politico settario, sarebbe un bene per il Libano. Ancora una volta, ciò dipende dalla consapevolezza del popolo libanese non consentendo a nessuno dall’estero di provare a manipolare il movimento o le manifestazioni spontanee in Libano.

Domanda 12: Torniamo a ciò che accade in Siria. A giugno, papa Francesco le scrisse una lettera in cui le chiedeva di prestare attenzione e rispettare la popolazione, soprattutto ad Idlib dove la situazione è ancora molto tesa, perché lì si combatte e successivamente arrivare a come i prigionieri vengono trattati nelle carceri. Gli ha risposto e cosa ha risposto?
Presidente Assad: La lettera del Papa riguardava la sua preoccupazione per i civili in Siria e ho avuto l’impressione che forse il quadro in Vaticano non fosse completo. Questo è prevedibile, dato che la narrativa principale in occidente parla di questo “cattivo governo” che uccide “brava gente”, come si vede e si sente nei loro media: ogni proiettile dell’esercito siriano e ogni bomba uccide solo civili e distrugge solo ospedali! Non uccidono i terroristi che prendono di mira i civili! Questo non è corretto, non è la verità.
Quindi risposi con una lettera in cui spiegavo al Papa la realtà in Siria, poiché siamo i primi a preoccuparci della vita dei civili, in quanto non si può liberare un’area quando il popolo è contrario. Non si può parlare di liberazione mentre i civili sono contro o la società lo è. La parte più cruciale della liberazione militare di qualsiasi area è avere il sostegno del pubblico nell’area o nella regione in generale. Questo era chiaro negli ultimi nove anni e non averne il sostegno è contrario ai nostri interessi.

Domanda 13: Ma quel tipo di appello, in qualche modo l’ha fatta riflettere ancora sull’importanza di proteggere i civili e il popolo del suo Paese.
Presidente Assad: No, a questo ci pensiamo ogni giorno, non solo in quanto morale, principi e valori, ma come interessi. Come ho appena detto, senza questo supporto, senza il sostegno pubblico, non si può ottenere nulla… non si può avanzare politicamente, militarmente, economicamente e in ogni aspetto. Non avremmo potuto resistere a questa guerra per nove anni senza il sostegno pubblico e non avremmo potuto averlo se si uccidevano civili. Questa è un’equazione, un’equazione evidente, nessuno può smentirla. Quindi, ecco perché ho detto, indipendentemente da questa lettera, che è nostra preoccupazione. Ma ancora una volta, il Vaticano è uno Stato e pensiamo che il ruolo di qualsiasi Stato, se si preoccupa dei civili, è andare alla ragione principale. La ragione principale è il ruolo occidentale nel sostenere i terroristi, e le sanzioni contro il popolo siriano che peggioravano la situazione, e questa è un’altra ragione che portava ai rifugiati che avete in Europa adesso. Non li volete ma allo stesso tempo create la situazione o l’atmosfera che lo porterà a dire “andiamo via alla Siria, da qualche altra parte” e ovviamente una volta detto ciò andranno in Europa. Quindi, questo Stato, o qualsiasi altro Stato, dovrebbe occuparsi delle ragioni e speriamo che il Vaticano possa svolgere quel ruolo in Europa e nel mondo; convincendo molti Stati a smettere di immischiarti nella questione siriana, di violare il diritto internazionale. È sufficiente, abbiamo solo bisogno che si segua il diritto internazionale. I civili saranno al sicuro, l’ordine tornerà, tutto andrà bene. Nient’altro.

Domanda 14: Signor Presidente, è stato accusato più volte di usare armi chimiche e questo fu lo strumento di molte decisioni e punto chiave, la linea rossa, per molte decisioni. Un anno fa, più di un anno fa, si verificò l’evento di Duma che considerato un’altra linea rossa. Successivamente, ci furono dei bombardamenti, e avrebbe potuto andare anche peggio, ma qualcosa si fermò. In questi giorni, da WikiLeaks, è emerso che c’era ualcosa di sbagliato nel modo in cui fu raccontato il rapporto che vi accusava. Quindi, nessuno sa ancora dire cosa è successo, ma potrebbe essersi verificato qualcosa di sbagliato nel riportare ciò che successoe
Presidente Assad: Abbiamo sempre, sin dall’inizio di questa narrazione sulle armi chimiche, detto che non le abbiamo usate; non possiamo usarle, è impossibile usarle nella nostra situazione per molte ragioni, diciamo, ragioni logistiche.
Intervento: me ne dica una.
Presidente Assad: Una ragione, molto semplice: quando si avanza, perché usare le armi chimiche?! Stavamo avanzando, perché dovevamo usarle?! Eravamo in un’ottima situazione, quindi perché usarle, soprattutto nel 2018? Questo è uno dei motivi.
Secondo, prove molto concrete confutano tale narrazione: quando si usano armi chimiche, armi di distruzione di massa, si parla di migliaia di morti o almeno centinaia. Ciò non è mai accaduto, mai, ci sono solo questi video su attacchi chimici inscenato. Nel recente rapporto che ha citato, c’è una discrepanza tra ciò che vedemmo nei video e ciò che videro tecnici ed esperti. La quantità di cloro di cui parlavano: prima di tutto, il cloro non è un’arma distruzione di massa, in secondo luogo, la quantità che trovarono è la stessa che si puoi trovare in casa, ce l’hanno molte famiglie, utilizzata forse per la pulizia ed altro. Esattamente lo stesso quantitativo. È quello che fece l’organizzazione OPCW: fu falsificare il rapporto, solo per seguire il volere degli statunitensi. Così, fortunatamente, questo rapporto dimostrò che tutto ciò che abbiamo detto negli ultimi anni, dal 2013, è corretto. Avevamo ragione, e loro avevano torto. Questa è una prova, questa è una prova concreta su tale questione. Quindi, ancora, l’OPCW è di parte, è politicizzato ed è immorale, e le organizzazioni che dovrebbero lavorare al fianco delle Nazioni Unite per creare stabilità nel mondo, furono usate come armi di nordamericani ed occidentali per creare altro caos.

Domanda 15: Signor Presidente, dopo nove anni di guerra, lei parla degli errori degli altri. Vorrei che parlasse dei suoi errori, se sono presenti. C’è qualcosa che avrebbe on modo diverso e qual è la lezione appresa che può aiutare il suo Paese?
Presidente Assad: Sicuramente, perché quando si parla di fare qualcosa, si trova sempre degli errori; questa è la natura umana. Ma quando si parla di pratica politica, ci sono due cose: strategie o grandi decisioni e tattiche o, in questo contesto, l’attuazione di esse. Quindi, le nostre decisioni strategiche o decisioni principali dovevano contrastare il terrorismo, portare alla riconciliazione e contrastare le ingerenze estere nei nostri affari. Oggi, dopo nove anni, adottiamo ancora la stessa politica; siamo sempre più aderenti a questa politica. Se avessimo pensato che fosse sbagliato, l’avremmo cambiato; in realtà no, non pensiamo che ci sia qualcosa di sbagliato in questa politica. Abbiamo compiuto la nostra missione; abbiamo attuato la costituzione proteggendo il popolo. Ora, se parla di errori nell’attuazione, ovviamente ce ne sono tanti. Penso che se vuole parlare degli errori in questa guerra, non dovremmo parlare delle decisioni prese durante essa perché la guerra, o parte di essa, è il risultato di ciò che la precedeva. Due cose che abbiamo affrontato durante questa guerra: la prima era l’estremismo. L’estremismo è iniziato in questa regione alla fine degli anni ’60 ed accelerò negli anni ’80, in particolare l’ideologia wahabita. Se vuol parlare di errori nell’affrontare tale problema, allora sì, dirò che eravamo molto tolleranti nei confronti di qualcosa di molto pericoloso. Questo fu un grosso errore che commettemmo per decenni; parlo dei diversi governi, incluso io stesso, prima di questa guerra. Il secondo problema da affrontare si ebbe quando avemmo persone pronte a ribellarsi all’ordine, a distruggere proprietà pubbliche, a commettere atti di vandalismo e così via, a lavorare contro il proprio Paese, pronte a lavorare per potenze straniere (intelligence estere), a invocare interferenze militari estere contro il proprio Paese. Quindi, questa è un’altra domanda: da dove uscivano, come ce li ritrovammo? Se mi chiede come, direi che prima della guerra c’erano più di 50000 fuorilegge che non furono arrestati dalla polizia, per esempio; per quei fuorilegge, il loro nemico naturale era il governo perché non volevano andare in prigione.

Domanda 16: E la situazione economica? Perché parte di essa, non so se fosse grande o piccola, ma parte di essa contribuì al malcontento della popolazione in alcune aree in cui l’economia non funzionava. È una lezione appresa da qualche parte?
Presidente Assad: Forse è un fattore, ma sicuramente non principale. Alcuni parlano dei quattro anni di siccità che spinsero la gente a lasciare la terra nelle aree rurali per le città… potrebbe essere stato un problema, ma non il problema principale. Parlarono della politica liberale… non ne avevamo, siamo ancora socialisti, abbiamo ancora il settore pubblico, molto grande, del governo. Non si può parlare di politica liberale mentre si ha un grande settore pubblico. Eravamo in crescita, una buona crescita. Ovviamente, nell’attuazione della nostra politica si ebbero di nuovo degli errori. Come si può creare pari opportunità tra le persone? Tra zone rurali e città? Quando si apre l’economia, le città ne trarranno i maggiori benefici, creando altra immigrazione dalle aree rurali alle città… Questi erano fattori che potrebbero aver svolto un ruolo, ma non è questo il problema. Nelle aree rurali in cui si ha povertà, il denaro del Qatar ebbe un ruolo più reale che nelle città, è naturale. Li pagarono in mezz’ora con ciò che ottenevano in una settimana; e questo per loro era molto buono.

Domanda 17: Siamo quasi arrivati alla fine, ma ci sono altre due domande che voglio farle. Una riguarda la ricostruzione, che sarà molto costosa. Come può immaginare di permettersela, chi potrebbe essere il vostro alleato nella ricostruzione?
Presidente Assad: Non è un grande problema questo. Dicono che la Siria non ha soldi… no, in realtà i siriani hanno molti soldi; i siriani nel mondo hanno molti soldi e vogliono tornare a ricostruire il Paese. Perché quando si parla di ricostruire il Paese, non si tratta di dare soldi, ma di ottenere benefici, è un business. Quindi, molti, non solo siriani, vogliono fare affari in Siria. Quindi, parlando di dove trovare fondi per la ricostruzione, l’abbiamo già pensato, ma il problema è che le sanzioni impediscono agli uomini d’affari e alle aziende di venire a lavorare in Siria. Nonostante ciò, abbiamo iniziato e, nonostante ciò, alcune società straniere hanno iniziato a trovare il modo d’eludere queste sanzioni e abbiamo iniziato a pianificare. Sarà un processo lungo.

Domanda 18: Concludiamo su una nota molto personale, signor Presidente; si sente un sopravvissuto?
Presidente Assad: Se vuole parlare di una guerra nazionale come questa, in cui quasi tutte le città furono colpite dal terrorismo o da bombardamenti esteri e altro, allora può dire che tutti i siriani sono dei sopravvissuti. Penso che questa sia la natura umana: essere un sopravvissuto.
Intervento: E lei?
Presidente Assad: Sono uno di quei siriani. Non posso alienarmi da loro. Ho la stessa sensazione. Ancora una volta non si tratta di essere forte o un sopravvissuto. Se non si ha questa atmosfera, questa società o questa incubatrice per sopravvivere, non si può sopravvivere. È collettivo; non riguarda una sola persona, non è una faccenda individuale.

Giornalista: Grazie mille, signor Presidente.
Presidente Assad: Grazie.

Traduzione di Mondo Informazione Geopolitica