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Un documentario rivela la perseveranza dell’antiterrorismo nello Xinjiang

Liu Xin e Fan Lingzhi, Global Times, 6/12/2019

Il primo documentario cinese sui suoi sforzi globali contro il terrorismo nello Xinjiang, trasmesso il 5 dicembre, suscitava ampie discussioni tra il pubblico su scene di crimini mai viste prima, evidenziando il costo che la Cina ha subito e la sua risoluzione nell’eradicare il terrorismo. Molti video nel documentario venivano divulgati per la prima volta come prova concreta degli orribili crimini commessi dai terroristi nella regione autonoma uigura dello Xinjiang, anche rivelando prove concrete dei rapporti tra terroristi e mandanti esteri. “Le autorità non pubblicarono il video e i dettagli degli attentati nello Xinjiang prima che, per preoccupazione, causassero panico. Ciò dimostra che la Cina ha pagato un prezzo elevato nella lotta al terrorismo e la comunità internazionale dovrebbe averne una chiara comprensione”, dichiarava al Global Times Li Wei, esperto di antiterrorismo della China Institute of Contemporary International Relations di Pechino. Li osservava che audio e video giustificano le politiche cinesi nello Xinjiang di lotta al terrorismo, incluso il lancio dei centri di istruzione e formazione professionale, molto efficaci nel de-radicalizzare e combattere gli estremisti.

Complicità tra terroristi e forze estere
La Cina non risparmiava sforzi nella lotta ai terroristi,spesso ben addestrati e partecipi agli scontri armati con le forze dell’antiterrorismo. Gruppi terroristici, tra cui il “Movimento islamico del Turkistan orientale”, furono scoperti addestrare i terroristi nello Xinjiang, riferivano esperti e fonti al Global Times. Lo Xinjiang fu a lungo il principale campo di battaglia contro il terrorismo. Secondo dati incompleti, dal 1990 al 2016, lo Xinjiang subì migliaia di attacchi terroristici che uccisero numerose persone inermi e centinaia di agenti di polizia. “Alcuni Paesi occidentali hanno diffuso l’idea che i disordini di Urumqi del 2009 fossero scontri etnici innescati dalla repressione. Gli esperti cinesi affermano che è illogico, visti gli attacchi dell’11 settembre. L’interpretazione anti-Cinese dimostra il doppio standard adottato da certuni”, affermava il documentario. Le autorità cinesi ritengono che il “Movimento islamico del Turkistan orientale”, o ETIM, oscuro gruppo nello Xinjiang con presunti legami con al-Qaida, abbia organizzato l’attentato di piazza Tiananmen nel 2013. E la polizia cinese affermò di avere prove evidenti che l’incidente fosse collegato alle forze separatiste esterne allo Xinjiang. Recenti rapporti rivelavano che sono centinaia i combattenti cinesi in Siria e alcuni “jihadisti” portarono la loro guerra nello Xinjiang. Il Capitano Sultan Hali dell’Aeronautica pakistana affermò che alcuni musulmani dello Xinjiang cinese furono addestrati come “jihadisti” nei centri di addestramento in Siria. “Quando la guerra sovietico-afgana terminò nel 1989, alcuni di essi tornarono a casa. Ma la maggior parte non fu de-indottrinati e fu usata come strumenti”, aveva detto. Secondo Li i membri del gruppo terroristico ETIM erano soliti tenere corsi di formazione segreti in zone montuose e remote dello Xinjiang. Colludendo con terroristi all’estero, in Medio Oriente, e studiandone gli attentati, tali terroristi svilupparono proprie abilità nell’usare armi e pianificare attentati, persino a combattere le forze antiterrorismo, affermava Li.
Una fonte che partecipò a un’operazione antiterrorismo nello Xinjiang riferiva a Global Times che tali terroristi ben addestrati, che avevano familiarità coll’ambiente locale, di solito si nascondano nelle grotte delle aree montuose. Furono bravi nelle operazioni anti-ricognizione e resistettero ferocemente alle forze speciali. Nel 2007, tre membri dell’ETIM rientrarono nello Xinjiang addestrando più di 80 terroristi nelle aree di Pamir, secondo Li, osservando che la Cina fece grandi sforzi nella lotta contro tali terroristi estremamente pericolosi. Gli agenti di polizia nello Xinjiang lavorano in prima linea nella lotta al terrorismo. Secondo i dati della China Central Television, dal 2013 al 2016, 127 agenti di polizia nello Xinjiang sacrificarono la vita in servizio.

Finestra sulla verità
Gli esperti ritengono che il terrorismo sia una minaccia globale e che alcun Paese può vincere la guerra da solo. Di fronte alla minaccia del terrorismo e dell’estremismo, lo Xinjiang adottava una serie di misure, tra cui l’istituzione di leggi e regolamenti e l’avvio di efficaci operazioni antiterrorismo. Secondo i rapporti dei media ripresi dal Global Times, la regione dello Xinjiang lanciò una speciale campagna antiterrorismo nel maggio 2014. Le autorità demolirono 1588 gruppi terroristici e 12995 terroristi e 2052 materiali esplosivi furono sequestrati nello Xinjiang dal 2014, secondo un libro bianco regionale su antiterrorismo, de-estremismo e protezione dei diritti umani pubblicato a marzo. La Cina anche rafforzava la cooperazione internazionale per reprimere le forze terroristiche nello Xinjiang. La Cina aderiva a 12 convenzioni globali antiterrorismo e svolse un ruolo attivo nei meccanismi multilaterali internazionali, tra cui l’organizzazione internazionale della polizia criminale, Shanghai Cooperation Organization (SCO) e Forum regionale dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), secondo Liu Yuejin, a capo dell’antiterrorismo della Cina. Alcun attentato si verifica nello Xinjiang da tre anni. Pubblicare questi video consentiranno a più persone e ad alcuni media occidentali di saperne di più sulle politiche antiterrorismo della Cina nello Xinjiang, affermava Zheng. “Sembra impossibile correggere le opinioni sbagliate occidentali sulle politiche antiterrorismo nello Xinjiang in Cina. Ma il documentario aprirà una finestra a chi vuole sapere la verità”, aveva detto Zheng.

Traduzione di Alessandro Lattanzio