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I missili antinave cinesi sono superiori ai radar statunitensi

Drago Bosnic, FRN 28 novembre 2019

La Marina statunitense ha mezzi di sorveglianza inadeguati a supportare e proteggere la flotta ampluatasi, secondo un nuovo rapporto dell’Hudson Institute, che avverte che quando i comandanti statunitensi affronteranno distanze sempre più lunghe, non sapranno “modellare l’ambiente del combattimento”. Nella guerra navale, consapevolezza e portata sono fondamentali. Le flotte sono per natura proiezioni di potenza che contestano una determinata area del mare e i loro comandanti devono essere consapevoli di tutto ciò che entra e esce da quella zona. Un nuovo rapporto del think tank conservatore Hudson Institute avvertiva che la Marina degli Stati Uniti non ha le risorse di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) per fornire le informazioni di cui i comandanti della flotta hanno bisogno sui campi di battaglia oceanici di oggi, tanto meno nelle ampliate operazioni navali previste dall’amministrazione Trump. “Tra le più importanti c’è la capacità di superare il raggio d’azione dell’avversario, per il quale la gittata delle armi è tanto critica quanto la capacità di colpire l’avversario in modo efficace”, osservava il rapporto aggiungendo: “La capacità di colpire la potenza navale di un potenziale avversario merita molta più attenzione di quanto abbia ricevuto”. Intitolato “Se non riesci a vederli, non puoi sparargli: migliorare intelligence, sorveglianza, ricognizione e targeting degli Stati Uniti”, il rapporto avvertiva aggiungendo: “Attualmente gli Stati Uniti mancano di piattaforme ISR, presidiate o no, che possano stazionare abbastanza a lungo, coprire abbastanza terreno e inviare informazioni sufficienti a una flotta nordamericana per consentire ai comandanti statunitensi di plasmare l’ambiente di combattimento”. “Nel peggiore dei casi, gli avversari potrebbero sconfiggere gli Stati Uniti nelle fasi di apertura del conflitto, costringendo Washington a decidere tra accettare perdite elevate o cessione di una regione operativa”, continuava il rapporto. “Meno catastroficamente, se gli Stati Uniti mancano di informazioni sui movimenti della Cina nel Pacifico, ciò può consentire a Pechino di manipolare tempo e luogo di potenziali scontri, costringendo i comandanti statunitensi a scegliere tra scenari di escalation sgradevoli”, affermava il rapporto.
L’area del mare che va monitorata viene costantemente allontanata dell’Esercito popolare di liberazione della Cina, che per decenni ha sottolineato lo sviluppo di missili a lungo raggio in grado di mettere in pericolo le superiori forze navali statunitensi a una distanza significativa dalla terraferma cinese. “La minaccia della Cina al controllo del mare della Marina nordamericana entro la prima catena di isole è in ascesa”, osservava il rapporto aggiungendo: “Gli obiettivi operativi ragionevoli della risposta della Marina dovrebbero includere monitoraggio della qualità del controllo del tiro su tutte le navi della PLAN fuori dai porti di origine entro la prima catena di isole, e mantenere idonei abbinamenti di armi in grado di reagire”. Nella guerra delle Isole Falkland del 1982, la Royal Navy mancava di qualsiasi sistema di allarme e controllo aereo (AWACS) o ISR volante, il che significa che gli aerei d’attacco argentini apparivano spesso sui radar delle navi proprio mentre sparavno i loro missili. Ciò comportò la perdita di diverse navi, incluso il moderno HMS Sheffield, colpito da un missile antinave Exocet di fabbricazione francese a buon mercato. In confronto, la Marina argentina aveva un’intelligence di molto maggiore sulle posizioni delle navi della RN grazie agli aerei P-2 Neptune in volo, che le consentiva di impegnare la RN nei luoghi di sua scelta.
La Forza Missilistica del PLA (PLARF) ha anche pianificato attacchi missilistici di massa su navi statunitensi da lanciare a distanza ravvicinata. Alcune armi del suo arsenale sono l’YJ-12, con un raggio di 400 chilometri; l’YJ-18, da 540 chilometri; e il missile antinave supersonico CM-401, con un raggio di 290 chilometri. Ancora più pericolosi sono i missili balistici antinave del PLA, di cui si sa assai meno. Un rapporto del Pentagono sull’esercito cinese del 2018 osservava che nel gennaio di quell’anno Pechino testò un missile balistico aerolanciato (ALBM) giudicato un derivato del missile balistico a medio raggio Dong Feng-21, con una portata tra 3000 e 4000 chilometri. All’inizio di questo mese, Sputnik riferiva di nuove immagini del bombardiere H-6N modificato con un ALBM aerolanciato, che secondo gli osservatori potrebbe essere un DF-15 dal raggio di 900 chilometri.
La Marina ha tre fonti principali di ISR: foto satellitari, da droni ed eseguite da velivoli con equipaggio specializzati come aerei da guerra elettronica e AWACS coi loro imponenti radome. Molte di queste risorse, tuttavia, avvengono a terra, il che significa che le navi più lontane o stazionate lontano dai aeroporti amici avranno meno accesso alle informazioni da droni MQ-4C Triton o aerei P-8 Poseidon. Il drone MQ-25 Stingray è il primo UAV basato su portaerei della Marina, progettato per l’aerorifornimento ma anche in grado di essere riconfigurato per il ruolo ISR; il drone-elicottero MQ-8C Fire Scout entrò nella flotta lo scorso giugno per ricoprire un ruolo ISR per le navi più piccole, ma la sua portata è limitata. Il primo Fire Scout veniva schierato nel Mar Cinese Meridionale sulla USS Gabrielle Giffords, una nave da combattimento costiera trasformata dalla Marina in “fregata veloce” con missili antinave a lungo raggio. Il rapporto rileva che la Marina prevede di acquistare 68 droni Triton, versioni modificate del Global Hawk, consentendo ad almeno cinque di essere in aria in qualche punto nel mondo in qualsiasi momento. Consigliava non solo l’acquisto di altri droni Triton, ma anche la riproposizione dei droni MQ-9 Reaper, attualmente utilizzati dall’Aeronautica, e riconfigurazione di alcuni Stingray per scopi ISR. Tuttavia, come notava Defense News, anche col raggio di 2000 miglia del Triton, cinque droni non bastano a dare alla Marina l’incredibile copertura marittima di cui ha bisogno, a malapena in grado di coprire le rotte marittime entro la prima catena di isole, o le isole più vicine alla terraferma asiatica, entro cui le forze cinesi sono al massimo della potenza. Altre opzioni includono il bizzarro Tactically Exploited Reconnaissance Node (TERN), un drone progettato per il lancio dai ponti di piccole navi sviluppato dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), spesso chiamata Divisione “scienziati pazzi del Pentagono”. Il rapporto menzionava anche il V-247 Vigilant della Bell, un drone ISR ad ala rotante inclinabile che assomiglia molto al famoso velivolo V-22 Osprey e dovrebbe operare da un eliporto. Sia il TERN che il Vigilante rimangono comunque in fase sperimentale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio