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Iran e Cina aggirano il dollaro

Peter Koenig, Global Research, 27 novembre 2019

Secondo PressTV del 24 novembre 2019, Iran e Cina lavorano a un accordo commerciale o scambio che eluda le sanzioni statunitensi. Eviterà le transazioni in dollari USA, scambiando petrolio iraniano con beni e servizi ed investimenti cinesi. Il capo della Camera di commercio, delle industrie, ed agricoltura di Teheran (TCCIMA), Masoud Khansari, dichiarava all’agenzia Tasnim di Teheran il 19 novembre 2019 che, “Il meccanismo, volto ad aumentare gli scambi economici tra Iran e Cina, è in procinto di essere finalizzato e implementato”. Intendeva davvero che un accordo di scambio tra i due Paesi, evitando un cambio monetario, è in fase di elaborazione. Questa non è una novità. Già nel luglio 2011 il Financial Times riferì che dalle sanzioni statunitensi contro l’Iran, la Cina, il più grande cliente di idrocarburi dell’Iran non poteva pagare l’Iran in contanti, poiché le transazioni monetarie erano bloccate. La Cina aveva accumulato al momento 30 miliardi di dollari in fatture non pagate, che privavano l’Iran della moneta necessaria per acquistare beni, e principalmente medicinali e attrezzature mediche da Paesi che osavano andare contro le sanzioni statunitensi, o clandestinamente sul mercato nero. Il caso era simile all’India che, insieme alla Cina, acquistò allora quasi il 50% del petrolio iraniano, linfa vitale dell’Iran. Mentre l’India non esporta quasi nulla in Iran, la Cina è un esportatore chiave di una miriade di beni e servizi in Iran, compresa la costruzione di infrastrutture e investimenti nell’espansione del settore petrolifero iraniano. Fu allora che i due Paesi iniziarono ad adottare accordi di scambio.
Nel frattempo, nel luglio 2015 fu raggiunto un accordo sul nucleare iraniano, il Piano d’azione globale congiunto (JCPOA) che per un breve periodo revocò le sanzioni, fino all’8 maggio 2018, quando il presidente Trump annullò l’adesione di Washington all’accordo, molto probabilmente su volere di Israele, e furono imposte nuove e micidiali sanzioni statunitensi, più forti e brutali di prima; “le sanzioni più forti mai imposte a qualsiasi nazione”, si vantava Trump. E con queste sanzioni arrivò la minaccia di una punizione per ogni Paese che intrattenesse rapporti commerciali coll’Iran, compresi i membri dell’Unione europea che avevano firmati l’accordo nucleare, Germania, Regno Unito, Francia. Mentre all’inizio gli europei non volevano apparire dei vassalli di Washington, e altro ancora, le loro aziende avevano già firmato nuovi accordi commerciali coll’Iran e non volevano annullarli, L’UE tentò di progettare un sistema di pagamento internazionale al di fuori del sistema di trasferimento SWIFT integrato nel dollaro, lo strumento a sostegno degli scambi commerciali (INSTEX). Progettato nel gennaio 2019, è uno speciale sistema di trasferimento europeo, che serve solo al commercio europeo coll’Iran al di fuori delle sanzioni in dollaro USA. Tuttavia, finora non veniva effettuata una sola transazione coll’INSTEX, principalmente a causa degli europei prigionieri di un’inspiegabile dipendenza dai burattinai di Washington. Il leader della rivoluzione islamica, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, definiva Instex “un brutto scherzo”.
Arrivava la Cina, di nuovo stabilendo un accordo di scambio coll’Iran. Una delegazione TCCIMA visitava Pechino concludendo un accordo commerciale di scambio che sarebbe stato realizzato sia dalla Cina continentale che da Hong Kong. Tra gli altri potenziali accordi per le consegne di benzina e gas in Iran, vi sono investimenti nel settore energetico dell’Iran da parte di società cinesi, ad esempio, in progetti energetici ed infrastrutturali. Rifiutare le obiezioni degli Stati Uniti, affermava Pechino, trattare coll’Iran era legittimo secondo il diritto internazionale. L’Iran è un anello integrale della Belt and Road Initiative (BRI). All’inizio dell’anno, il Presidente Xi Jinping affermò che Pechino cercava di sviluppare un “partenariato strategico globale” con Teheran; e che “Indipendentemente da come la situazione internazionale e regionale cambi, la determinazione della Cina a sviluppare un partenariato strategico globale con l’Iran rimarrà invariata”. Il Presidente Xi notava che le due parti dovranno collaborare, “accelerando la costruzione di un nuovo tipo di ordine internazionale e do una comunità dal futuro condiviso per l’umanità”. Una comunità con un futuro condiviso per l’umanità è davvero l’obiettivo a lungo termine della Cina nei decenni a venire. Converge con quelli della BRI. Un obiettivo verso un mondo multipolare e la convivenza pacifica tra le nazioni.
Le operazioni di scambio non forniscono all’Iran i contanti necessari per acquistare le importazioni necessarie. Esistono altre strade oltre allo scambio, per un riavvicinamento fuori dal dominio del dollaro negli scambi commerciali tra Pechino e Teheran, o Mosca e Teheran, al riguardo. Sarà relativamente semplice aprire conti di cambio tra le banche centrali cinese e iraniana ed utilizzare il sistema di pagamento interbancario cinese (CIPS) per i trasferimenti monetari. Tale soluzione lascerà all’Iran entrate sufficienti per pagare le importazioni. La ragione per cui tali opzioni potrebbero non essere perseguite con maggior vigore è forse che l’Iran è ancora molto diviso tra atlantisti legati ad Europa-USA e chi segue la visione dell’Ayatollah verso un futuro ad Oriente. Una forte quinta colonna in Iran è onnipresente e alza una brutta faccia quando si presenta un’opportunità, come il recente aumento del 50% dei prezzi della benzina. È un mistero per la maggior parte degli osservatori il motivo per cui l’aumento del prezzo della benzina non venisse annunciato e spiegato dal Presidente Rouhani o dalle autorità iraniane prima di essere attuato. Potrebbe aver impedito gran parte delle violenze che si protraggono ancora oggi, causando spargimenti di sangue e caos. Quasi ovunque nel mondo, la gente sarebbe scesa in strada se fosse stata colpita da un aumento inspiegabile dei prezzi di un prodotto di base. È come se il prezzo del pane raddoppiasse all’improvviso, un tumulto garantio. Era anche prevedibile che l’occasione fosse sfruttata da violenti istigati da stranieri. E in questo caso, oserei dire, prevedibile. Le manifestazioni iniziarono pacificamente e poi improvvisamente il secondo giorno divennero violente. Non richiede una scienza missilistica per capire che le violenze furono pianificato da forze estere addestrate e pagate da note organizzazioni come la NED (National Endowment for Democracy), il braccio esteso della CIA, finanziato con centinaia di milioni dal dipartimento di Stato USA. Sono gli stessi che finanziano gli scontri a Hong Kong. Il loro marchio sono caos, crisi e destabilizzazione: ecco cosa fanno nel mondo in cui il “cambio di regime” è all’ordine del giorno di Washington. Tali forze sono un chiaro impedimento all’Iran di volgersi pienamente verso Oriente, associandosi completamente alla Shanghai Cooperation Organization (SCO) e sganciandosi dall’economia occidentale.
Di fronte a un Iran profondamente diviso, gli scambi con la Cina, e perché no con la Russia, potrebbero essere un primo passo verso una mossa più seria per dedollarizzare e separarsi dall’occidente. Il popolo iraniano merita di vivere bene, di uscire dai grevi stivali di Washington. Anche gli euro-centrici e i washingtoniati devono riconoscere l’ipocrisia occidentale-nordamericana e rendersi conto che gli Stati Uniti non molleranno mai fin quando non avranno una totale comprensione delle risorse dell’Iran, una decisione risoluta verso Est li allevierà sulla carenza di cibo, medicine, oppressione e colonizzazione occidentali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio