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I sauditi mandanti dell’omicidio di un ex-presidente yemenita

Fars

Lo Yemen rivelava informazioni sul coinvolgimento dell’Arabia Saudita nell’assassinio, nel 1977, di un ex-presidente yemenita, popolare e a disagio coll’interferenza di Riyadh negli affari dello Yemen. Ibrahim al-Hamadi fu capo dello Stato nello Yemen del Nord nel 1974-1977. Fu assassinato l’11 ottobre 1977, due giorni prima di una visita inedita nello Yemen nel Sud, riferiva PressTV.
Il Brigadier-generale Abdullah bin Amar, alto funzionario del Ministero della Difesa yemenita, dichiarava che Sana era in possesso di importanti documenti coi nomi di coloro che furono coinvolti nell’assassinio, aggiungendo che le prove confermavano il ruolo del regime di Riyad in tutte le fasi dell’assassinio, compresa pianificazione, supervisione e occultamento del crimine. In precedenza, il sito alkhabaralyemeni.net aveva pubblicato estratti del rapporto che delineava il ruolo di Riyadh, sulla base di “prove credibili”. Il mandato di al-Hamadi lo vide cercare di allontanare lo Yemen dal regno saudita e attingere alla ricchezza petrolifera del proprio Paese. Si era anche opposto alla disapprovazione di quest’ultimo dell’amicizia tra Nord e Sud dello Yemen e ai tentativi sauditi di provocare una guerra tra i due, incoraggiando al contempo le tribù del Sud a vendicarsi delle violazioni aeree saudite. Riyadh si era anche infuriata contro le asserzioni territoriali dello Yemen, che rivendicava le attuali regioni saudite sudoccidentali di Jizan, Asir e Najran.
Il giorno dell’assassinio, al-Hamadi fu invitato a pranzo nella residenza di Ahmadi al-Qashmi, che era il Capo di Stato Maggiore dell’esercito sotto il suo comando. Durante il pranzo, Ali Abdullah Salah, allora generale di brigata, e che in seguito divenne presidente, e una delle sue guardie del corpo, entrarono nella casa. Portarono un corpo avvolto in una coperta, che apparteneva al fratello di al-Hamadi, morto pugnalato. Poco dopo l’ingresso nella casa, al-Hamadi fu ucciso con armi da fuoco.
Secondo il sito, il Ministero aveva scoperto “un documento importante” sull’assassinio di al-Hamadi nel 2017 e da allora raccolse altre prove e testimonianze sull’omicidio. Il rapporto finale indica il coinvolgimento dei passati re sauditi Qalid bin Abdulaziz al-Saud e Fahd bin Abdulaziz, allora principi, e del fratello di quest’ultimo Sultan. Il rapporto rileva che Sultan era in diretto contatto coll’addetto militare saudita nella capitale dello Yemen del Nord, Sana, Salah al-Hadyan al momento dell’assassinio. Riyadh inviò tre agenti dell’intelligence saudita a Sana poche ore prima dell’assassinio, secondo i rapporti, riferendosi ad Hadyan e al trio come le figure saudite più direttamente collegate all’operazione su volere dei loro superiori. Ali bin Muslim, consigliere della corte saudita, che agì direttamente agli ordini di Sultan, fu indicato come un’altra figura coinvolta nell’omicidio. Il rapporto afferma anche che un documento scoperto durante le indagini sul coinvolgimento saudita, reca la frase “scritto dai sauditi in collaborazione coll’intelligence degli Stati Uniti”.
La rivelazione si aveva nel momento in cui il regno è impegnato a intraprendere la campagna più sanguinosa e distruttiva contro la nazione della penisola araba. Dal 2015, Riyad e molti suoi alleati sottomettono lo Yemen a bombardamenti incessanti e indiscriminati per ripristinare il potere di Abdrabuh Mansur Hadi. L’ex-presidente yemenita era fuggito nella capitale saudita prima dell’invasione, tra tumulti politici, rifiutando di ritornare e di negoziare col popolare movimento Huthi di difesa dello Yemen Ansarullah. Gli huthi amministrano il Paese dalla sua fuga. Migliaia di persone sono morte nell’invasione e lo Yemen è divenuto lo scenario della peggiore crisi umanitaria del mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio