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Cosa motivò la partecipazione della Russia alla battaglia di Navarino

Christos Athanasiou, Global Research, 15 novembre 2019

Il 20 ottobre si svolsero in Grecia le celebrazioni in onore del 192° anniversario della battaglia di Navarino (1827) (contro l’Impero ottomano) con la partecipazione del presidente P. Pavlopoulos, che rivolse il suo discorso sull’importanza dell’unità nella protezione del diritto internazionale da UE e Turchia. Inoltre, durante le celebrazioni, incontrò l’ambasciatore russo in Grecia Andrej Maslov.
Va notato che la Russia, non essendo membro dell’UE, ha maggiori opportunità d’influenzare la politica della Turchia nei confronti di Grecia e Cipro, mentre i negoziati sull’adesione della Turchia all’Unione furono congelati il 20 febbraio 2019. Com’è noto, il primo Stato greco indipendente nella storia moderna, la Repubblica Septinsulare, fu istituito con la partecipazione dell’ammiraglio russo Fjodor Ushakov, successivamente venerato come santo della Chiesa ortodossa russa. La fiducia che esisteva tra russi e greci in quel momento fu dimostrata, ad esempio, dall’amicizia a lungo termine dell’Ammiraglio Ushakov e dei capitani greci Sarandinakis e Alexianos, che erano comandanti del suo squadrone. Grazie alla sua abilità, il capitano Stamatis Sarandinakis (“Evstafij Pavlovich”, come fu chiamato dai russi), figlio di un arconte di Monemvasia che morì per la libertà della Grecia, comandò l’ammiraglia di Ushakov e coraggiosamente a bordo di questa nave combattè contro Turchia e Francia. Allo stesso tempo, la loro relazione non si limitò alle operazioni congiunte: rispetto e fiducia di Ushakov nell’amico greco erano così grandi che gli affidò l’istruzione del nipote Ivan, a cui Stamatis insegnò personalmente l’arte della navigazione. Nel 1803, l’eroe della guerra di liberazione greca, Capitano Sarandinakis si ritirò e si stabilì in Crimea: coltivò uva, guidò il tribunale di coscienza provinciale (che svolgeva le stesse funzioni dei difensori civici e degli attivisti per i diritti umani), ma certamente non dimenticò la sua terra natale, lasciò in eredità gran parte della sua fortuna in beneficenza alla Grecia.
Non sorprende che in seguito fu la figura di Ushakov, il suo ruolo nella liberazione delle Isole Ioniche e l’apertura dei russi al popolo greco correligionario, come si vede nell’esempio di Stamatios Sarandinakis che guidò Ioannis Kapodistrias , il futuro Segretario di Stato della Repubblica, a convincersi che senza affidarsi alla Russia quale sol impero ortodosso, la Grecia non avrebbe ottenuto la vera indipendenza dagli ottomani. La Russia voleva sicuramente liberare i greci ortodossi dalla dominazione ottomana creando uno Stato indipendente. Per qualche tempo la Russia non ebbe opportunità, né risorse, per sostenere direttamente gli eroici sforzi del greco pontico Alexander Ypsilantis, ma simpatizzò con lui e fece di tutto per fermare le violenze contro il popolo greco. Così, quando la Porta ottomana limitò la vitale libertà di navigazione ai greci e iniziò repressioni crudeli, l’ambasciatore russo Grigorij Stroganov, col consenso dello Zar, incontrò ripetutamente il Gran Visir, lanciò un ultimatum contro le violenze ai cristiani ortodossi, e poi lasciò il Paese in segno di protesta rompendo le relazioni.
L’imperatore russo Nicola I, che succedette ad Alessandro I, sapeva delle varie opinioni dei consiglieri ereditate dal predecessore e in genere mantenne la stessa posizione. Tenendo conto delle capacità militari allora, ritenne impossibile la partecipazione unilaterale della Russia alla guerra contro l’impero ottomano, perché avrebbe dovuto combattere contro le flotte turche ed egiziane. E il popolo greco, in vista della feroce e intransigente reazione della Porta al crescente movimento di liberazione, aveva bisogno solo di una vittoria. Per fermare le atrocità contro la popolazione greca da parte della Porta, nella primavera del 1826, Russia e Gran Bretagna firmarono il Protocollo di San Pietroburgo sulle azioni comuni per la conclusione della Guerra d’indipendenza greca. Secondo questo documento, avrebbero dovuto collaborare sull’autonomia della Grecia sotto l’autorità suprema dell’Impero ottomano. Nel 1827, prendendo come base il Protocollo di San Pietroburgo, i rappresentanti di Russia, Gran Bretagna e Francia conclusero il Trattato di Londra per aiutare la Grecia e delinearne la struttura futura. Com’è noto, Gran Bretagna e Francia cercavano d’indebolire l’influenza dell’impero ottomano in Europa. Pertanto, supponendo che la Russia avesse gli stessi obiettivi, temevano anche che l’influenza russa aumentasse a seguito della partecipazione del Paese alla guerra al fianco della Grecia. Tuttavia, la Russia era così disposta ad aiutare la correligionaria Grecia che, al fine di avere i necessari alleati, rifiutò i benefici commerciali registrati nel Trattato.
Alla fine, la capitolazione della Porta e il successivo insediamento di uno Stato greco completamente indipendente furono il risultato della guerra russo-turca del 1828-1829: nel settembre 1829, l’esercito russo era a 40 km dal palazzo del Sultano. Nel frattempo, nella lotta tra i diversi partiti (“russi”, successivamente “nazionali” e costituzionalisti “inglesi” o “francesi” sostenuti dai fanarioti) negli anni della guerra di liberazione, l’unica figura rispettata che poteva guidare il giovane Stato era Ioannis Kapodistrias, ex-ministro degli affari esteri russo, brillante diplomatico e umanista, uno dei geniali creatori della Costituzione svizzera, cittadino onorario di Losanna e amico intimo del grande poeta russo Aleksandr Pushkin. Ioannis Kapodistrias non temeva la posizione e fu forse l’unico a prendersi veramente cura del benessere della nazione, mentre i suoi oppositori seppero solo imprigionare gli eroi della Rivoluzione greca. Fu Kapodistrias che insistette, anche se senza successo, a che il popolo greco scegliesse il proprio re nelle assemblee popolari. Combatté la corruzione internazionale infiltratasi in Grecia insieme all’influenza di altre potenze europee. Rifiutò lo stipendio e diede la sua eredità ai bisogni del giovane Stato greco. A lui l’ammiraglio inglese Edward Codrington, che aveva partecipato alla battaglia di Navarino, disse che l’Inghilterra intendeva prendersi cura dei propri interessi solo in Grecia; ma Ioannis continuò a difendere ciò che contava per il popolo greco.
L’omicidio di Ioannis Kapodistrias è ancora classificato al Foreign Office inglese. Tuttavia, è chiaro che quando le potenze occidentali cercarono d’imporre la loro influenza sulla giovane Grecia indipendente, fu un figlio così fedele che non poté aspettarsi altro futuro che dare la vita per la Patria. Non c’è da stupirsi che i diplomatici tedeschi abbiano affermato che Kapodistrias non poteva essere corrotto e che la sua eliminazione fu l’unico modo per fermarlo. Oggi chiunque può venire nel luogo in cui fu assassinato, la Chiesa di Agios Spyridon a Nafplio, ed accertarsene. Allo stesso tempo, è un’opportunità pensare se oggi abbiamo politici di cui poter dire lo stesso. E possiamo, guardando le figure di Kapodistrias e Ushakov, dubitare dell’amore sincero e della simpatia per la Grecia da parte del popolo russo?

Traduzione di Alessandro Lattanzio