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La Belt and Road Initiative della Cina, ponte sul mondo

Peter Koenig, New Eastern Outlook 23.11.2019

La Belt and Road Initiative (BRI), chiamata anche Nuova Via della Seta, si basa su una rotta commerciale di 2100 anni tra Medio Oriente e Asia orientale, chiamata Via della Seta. Si è fatta strada nell’enorme massa terrestre dell’Eurasia fino all’estremità orientali della Cina. Favorì il commercio, basato sulla filosofia taoista di armonia e coesistenza pacifica, commercio nel senso originale del termine, scambio mutuo in cui entrambi i partner beneficiano nello stesso modo. Oggi, nel mondo occidentale, abbiamo perso questo concetto. Le condizioni commerciali sono imposte sempre dal partner “più forte”, l’occidente sul sud più povero, il sud dove sono depositate la maggior parte delle risorse naturali. Le risorse di Madre Terra erano e sono ambite dall’occidente, o dal nord, per costruire e mantenere uno stile di vita nel lusso, abbondanza e rifiuti. Questa tendenza è durata secoli di colonialismo occidentale: sfruttamento, saccheggio, schiavismo e stupro di interi popoli del Sud del mondo da parte del Nord, per usare l’attuale linguaggio rilassante della Banca mondiale. La Nuova Via della Seta, o BRI, è frutto dell’ingegno del Presidente Xi Jinping. Si basa sugli stessi antichi principi, adattati al 21° secolo, di costruzione di ponti tra popoli, scambio di merci, ricerca, istruzione, conoscenza, saggezza culturale, pacificamente, armoniosamente e nello stile “win-win”. Il 7 settembre 2013, Xi presentò la BRI all’Università Nazarbaev del Kazakistan. Parlò di “Amicizia tra persone e creazione di un futuro migliore”. Si riferiva all’antica Via della seta di oltre 2.100 anni prima, che fiorì durante la dinastia Han della Cina occidentale (dal 206 a.C. al 24 d.C.). Riferendosi a quell’epoca di oltre due millenni fa, Xi Jinping indicò la storia degli scambi coll’Antica Via della Seta affermando: “avevano dimostrato che i Paesi con differenze di razza, credo e cultura possono assolutamente condividere pace e sviluppo sempre finché persistono unità e fiducia reciproca, uguaglianza e vantaggio reciproco, tolleranza e apprendimento reciproci, nonché cooperazione e risultati vantaggiosi per entrambe le parti”.
La visione del Presidente Xi potrebbe plasmare il mondo del 21° secolo. La Belt and Road Initiative è progettata e modellata liberamente secondo l’antica Via della Seta. Il Presidente Xi lanciò questo progetto innovativo subito dopo aver assunto la presidenza nel 2013. L’idea è collegare il mondo con rotte dei trasporti, infrastrutture, joint venture industriali, istituti di insegnamento e ricerca, scambi culturali e molto altro. Dal 2017, sancita dalla Costituzione cinese, BRI è diventata il fiore all’occhiello della politica estera cinese. La BRI costruisce letteralmente ponti e collega popoli dei diversi continenti e nazioni. Lo scopo della Nuova Via della Seta è “costruire un grande mercato unificato e sfruttare appieno i mercati nazionali ed internazionali, attraverso scambi culturali e integrazione, per migliorare la comprensione reciproca e la fiducia delle nazioni, definendo un modello innovativo con afflussi di capitale, pool di talenti e database tecnologico”. La BRI è un veicolo perfetto per costruire pacificamente una comunità mondiale dal futuro condiviso per l’umanità, tema di un forum internazionale tenutosi a Shanghai il 5-7 novembre, un omaggio al 70° anniversario della rivoluzione cinese e dei suoi successi, una visione nel futuro. La BRI è una strategia di sviluppo globale adottata dal governo cinese. Già oggi la BRI ha investimenti in oltre 150 Paesi e organizzazioni internazionali, e in crescita, in Asia, Africa, Europa, Medio Oriente e Americhe. La BRI è un programma di investimento da diversi trilioni per le rotte di trasporto terrestre e marittimo, nonché la costruzione di infrastrutture industriali ed energetiche e l’esplorazione energetico, nonché il commercio tra i Paesi collegati. A differenza dell’OMC (Organizzazione mondiale del commercio), la BRI incoraggia le nazioni a beneficiare dai vantaggi comparativi, creando situazioni vantaggiose per tutti. In sostanza la BRI deve sviluppare comprensione reciproca e fiducia tra i Paesi aderenti, consentendo flussi liberi di capitale, un pool di esperti e l’accesso alla base tecnologica inclusa nella BRI.
Allo stato attuale, la data di chiusura di BRI è prevista per il 2049, coincidendo col centenario della nuova Cina. Le dimensioni e il probabile successo del programma indicano, tuttavia, già oggi che molto probabilmente sarà esteso ben oltre tale data. Va notato, tuttavia, che solo nel 2019, sei anni dopo la nascita, la BRI fa notizia in occidente. Sorprendentemente, per sei anni la BRI fu negata o ignorata dai media occidentali, nella speranza che scomparisse. Ma non successe. Al contrario, molti membri dell’Unione Europea si sono già rivolti alla BRI, tra cui Grecia, Italia, Francia, Portogallo, e ne seguiranno altri, poiché la tentazione di partecipare a questa proiezione del boom socioeconomico è schiacciante. La Germania, presunto leader economico dell’Europa, riflette sui benefici e contrasti nella partecipazione alla BRI. La comunità imprenditoriale tedesca, come di tutta Europa, è fortemente favorevole alla revoca delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e alla riconnessione coll’Oriente, in particolare con Cina e Russia. Ma la Berlino ufficiale ha ancora con un piede alla Casa Bianca, e con l’altro cerca di placare il mondo degli affari tedesco ed europeo. Questo equilibrismo a lungo termine non è sostenibile e certamente non auspicabile. Attualmente la BRI è già attivamente coinvolta in oltre 80 Paesi, tra cui almeno la metà dei membri dell’UE. Per contrastare la pressione ad aderire alla BRI, l’Unione Europea, sostanzialmente gestita dalla NATO e intimamente collegata a Washington, avviava la propria “Via della seta”, tentando di collegare l’Asia coll’Europa attraverso il Giappone. In tal senso, UE e Giappone firmarono un “accordo di libero scambio” che comprende un’infrastruttura compatta per la costruzione in settori quali energia, trasporti e dispositivi digitali. Lo scopo è rafforzare i legami economici e culturali tra le due regioni, rafforzando le relazioni commerciali tra Asia ed Europa. È uno sforzo evidente per competere con o addirittura a margine della BRI cinese. Ma è altrettanto ovvio che questa risposta fallirà. Di solito le iniziative prese per disperazione non hanno successo. E’ improbabile che la Cina, non belligerante, metta in discussione tale approccio competitivo UE-Giappone. In un altro approccio per contrastare la BRI, US Overseas Private Investment Corporation (OPIC), Dipartimento per gli affari esteri e il commercio (DFAT) e Japan Bank for International Cooperation (JBIC), lanciarono il 4 novembre la Blue Dot Network (BDN), un’iniziativa presumibilmente gestita interamente da attori privati, finanziata da banche private, ed intesa a riunire governi, settore privato e società civile “per promuovere standard affidabili e di alta qualità per lo sviluppo di infrastrutture globali in un quadro aperto e inclusivo”. Non è chiaro come il BDN interagirà o contrasterà la BRI. Qualsiasi cosa gestita interamente dai privati, in particolare le banche private occidentali, non è di buon auspicio per il Paese cui tocca il loro “sforzo di sviluppo”. Gli obiettivi di tali investimenti sono principalmente profitti per gli azionisti, non sviluppo socioeconomico a vantaggio dei Paesi in cui intendono investire. Alcuna competizione colla BRI cinese. Ancora una volta, è improbabile che la Cina, non aggressiva, reagisca.
La Nuova Via della Seta cinese crea un mondo multipolare, da cui tutti i partecipanti trarranno beneficio. L’idea è incoraggiare la crescita economica, distribuita in modo equilibrato, in modo da dare priorità alle opportunità di sviluppo per i più bisognosi. Ciò significa che le aree sottosviluppate della Cina occidentale, della Russia orientale, dell’Asia centrale, dell’Europa centrale, raggiungano Africa e Medio Oriente, America Latina, nonché il Sud-est asiatico e Pacifico. La BRI sta già attivamente costruendo e pianificando da sei a dieci rotte terrestri e marittime per collegare Africa, Medio Oriente, Europa e Sud America. Il previsto budget dinamico equivalente in svariati trilioni di dollari dovrebbe essere finanziato dalla Cina, in gran parte, ma non esclusivamente, e da Asian Infrastructure and Investment Bank (AIIB), Russia e tutti i Paesi che fanno parte della BRI e coinvolti in progetti singoli o multinazionali. Il rendimento a lungo termine di questi ingenti investimenti nel benessere dei popoli è un multiplo esponenziale degli investimenti originali e non può essere limitato all’economia numerica, poiché i benefici sociali del benessere non possono essere definiti dalla contabilità lineare. L’attuazione della BRI, o Nuova Via della Seta, è essa stessa la realizzazione di una visione di nazioni: interconnessione pacifica, infrastrutture comuni e sviluppo industriale, nonché gestione congiunta delle risorse naturali. Ad esempio, la BRI può aiutare nella consulenza su infrastrutture e gestione per risolvere o impedire conflitti sulle risorse idriche transfrontaliere. Ci sono circa 263 bacini lacustri e fluviali transfrontalieri, che coprono quasi metà della superficie terrestre e coinvolgono circa 150 Paesi. Inoltre, ci sono circa 300 falde acquifere transfrontaliere che servono circa 2 miliardi di persone che dipendono dalle acque sotterranee. Il governo cinese chiama l’Iniziativa della Via della Seta “offerta per migliorare la connettività regionale e abbracciare un futuro più luminoso”. Oggi, “Give Peace a Chance” di John Lennon è più rilevante che mai. E la Cina è all’avanguardia nel promuovere uno sviluppo pacifico nel mondo. La BRI, fiore all’occhiello della politica estera cinese, è chiaramente un’iniziativa verso la pace nel mondo.

Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. Dopo aver lavorato per oltre 30 anni con la Banca mondiale, ha scritto Implosion, thriller economico basato sulla sua esperienza diretta. In esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio