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La presidentessa de facto della Bolivia è legata al narcotraffico

Histoire et Societé, 23 novembre 2019

La persona che ha rivelato i rapporti familiari della presidentessa Anhez col narcotraffico nel 2017, fu Carlos Romero, ministro del governo Morales, ora rifugiatosi presso l’ambasciata argentina, e leggendo quanto segue si capirà che può temere per la vita.

Jeanine Anhez: presidentessa in carica della Bolivia è zia di un narcotrafficante
Fu illustrato lavorando dal punto di vista legislativo contro il femminicidio, che non gli impediva di massacrare voluttuosa oggi donne autoctone che probabilmente per lei non sono donne. È anche noto come collegata all’ala cristiana più radicale, quella che vede gli indigeni come sostenitori di Satana, e camminando con una bibbia gigantesca difende la morale virtuosa e le campagne contro la morale, in nome delle donne ripudiate, e contro l’adulterio. Ma c’è un altro aspetto del personaggio, come detto è sposata con un ricco colombiano ed è la zia di Carlos Andrés Añez Dorado, un narcotrafficante arrestato in Brasile. Nell’ottobre 2017, le autorità brasiliane del Mato Grosso scoprirono 500 kg di cocaina su un aereo della Bolivia, dove il nipote di Anhez era con Fabio Andrade Lima Lobo, un signore della droga. Quando so parla di Bolivia, si dice spesso che Morales iniziò la carriera come rappresentante sindacale dei produttori di coca e naturalmente s’immagina che siano all’origine del traffico di cocaina. Si accennò persino al fatto che gli Stati Uniti, che hanno il servizio DEA ufficialmente incaricato di combattere la droga, vogliano Morales per tale motivo. La foglia di coca è un prodotto da sempre usato nelle Ande e fa parte della cultura indigena come il caffè. Quando viene trasformata in cocaina, entra in altri circuiti. È vero che gli Stati Uniti presero la guida nel 1946 ufficialmente della lotta alla droga. È vero che il budget di DEA è in costante crescita: la DEA (Drug Enforcement Administration) ha 237 uffici investigativi e 80 all’estero in 58 Paesi. I suoi budget e personale aumentano ogni anno, quando fu creata, il suo budget era di 60 milioni nel 1973, rispetto agli oltre 2,4 miliardi nel 2006. A quella data, impiegava più di 18800 persone, tra cui oltre 5300 agenti speciali contro le 2775 persone, di cui 1476 agenti speciali, nel 1973; molti di loro devono infiltrarsi nelle reti criminali all’estero e sul suolo nordamericano e sono collegati alla CIA. E questa crescita è dovuta al fatto che essa non combatte la droga, la organizza a beneficio della lotta al comunismo promuovendo e usando i propri narcotrafficanti.
Lo scandalo fu scoperto per la prima volta in Nicaragua e si diffuse gradualmente in tutta l’America Latina. In Bolivia e in Colombia, poi nella zona “indocinese” quando gli statunitensi combattevano contro il comunismo. Ovunque troviamo gli stessi legami tra intervento nordamericano contro la comunisfera, oggi teoricamente “terrorismo”, ed in effetti contro i governi che resistono, e il traffico di droga. Il sistema ha ramificazioni in Afghanistan ed Asia centrale, dove si trovano basi statunitensi, diffusione di droga e destabilizzazione dei governi coll’aiuto degli pseudo “terroristi islamisti”. Ma torniamo in Bolivia:
Nel settembre 1986, l’omicidio per mano dei trafficanti boliviani del naturalista Noel Kempff Mercado e altri due scienziati, nelle montagne di Caparuch, portarono a polemiche in Bolivia sull’ipotesi di una collaborazione tra i narcotrafficanti e la DEA. Quest’ultima, avvisata da anni sulla presenza di un campo in quest’area e del rapimento di scienziati, si era sempre rifiutata d’intervenire. Contestato, il direttore della DEA per il Sud America Frank Macolini riconobbe all’ambasciata nordamericana di La Paz (senza che filtrasse nulla all’esterno) di aver ricevuto istruzioni dalla CIA a non interrompere il traffico di cocaina tra Bolivia e America Centrale, che contribuiva al finanziamento dei Contras (paramilitari anticomunisti del Nicaragua). Il deputato Edmundo Salazar, che dopo aver indagato sul caso si preparava a chiedere al Congresso boliviano l’espulsione della DEA, fu assassinato nell’ottobre 1986. Sua moglie, Elena Oroza, fu assassinata nell’ottobre 1994 dopo aver annunciato di voler rivelare il dossier del marito alla stampa. Nel novembre 2008, il Presidente Evo Morales espulse la DEA del Paese, accusandola di sostenere i separatisti durante i disordini nella regione di Santa Cruz, cioè la provincia dove gli evangelisti bianchi e suprematisti furono spodestati dalle ricchezze minerarie da Morales, e le cui truppe fasciste va ricordato furono addestrate da Klaus Barbie.
Chi condusse le indagini sui rapporti familiari dell’allora deputata Anhez era Carlos Romero, ministro del governo di Morales. Romero è nell’ambasciata argentina a La Paz perché la sua vita è in pericolo da quando Morales si dimise dalla presidenza il 10 novembre. L’autoproclamata presidentessa non gli darà tregua e vuole impedirgli di dire cosa sa, e l’esperienza dimostra che chi indaga sul traffico di questi fascisti, evangelisti, oligarchi razzisti e CIA, i cui uomini sul terreno sono totalmente intrecciati con quelli della DEA, corrono il pericolo di morte. La cosa peggiore di costoro non è forse l’atrocità di cui sono capaci, ma come siano adornata da un’ipocrisia illimitata, con un appello al pieno conformismo e al paradiso, creando l’inferno in terra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio