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Il New York Times supporta il terrorismo

Tony Cartlaucci – LDR, 21 novembre 2019

Il New York Times si è nuovamente svelato come organo di interessi speciali statunitensi che opera sotto le mentite spoglie di giornalismo, aiutando Wall Street e guerra ibrida in crescendo di Washington contro la Cina, in particolare con una propaganda di guerra subdola. L’articolo “Assolutamente nessuna misericordia”: i file trapelati espongono il modo in cui la Cina organizza le detenzioni di massa dei musulmani”, con valore nominale, tenta di sostenere le accuse dagli Stati Uniti secondo cui la Cina organizza “detenzioni di massa” ingiustificate e oppressive di “musulmani” nella regione occidentale cinese dello Xinjiang. Ma solo indagando la citazione nel titolo rivela sia la verità dietro ciò che realmente accade nello Xinjiang, perché Pechino reagiva come ha fatto, e come gli Stati Uniti, compresi i loro mass media, mentono deliberatamente su ciò. Dieci paragrafi nell’articolo del NYT, la frase “assolutamente nessuna pietà” appare di nuovo, solo che questa volta è inserita nel giusto contesto. Fu la risposta che Pechino promise dopo un attacco terroristico coordinato nel 2014 che causò 31 morti nella stazione ferroviaria di Kunming.
Il NYT scriveva: “Il Presidente Xi Jinping, a capo del partito, gettava le basi della repressione con una serie di discorsi tenuti in privato ai funzionari durante e dopo una visita nello Xinjiang nell’aprile 2014, poche settimane dopo che i terroristi uiguri pugnalarono più di 150 persone in una stazione ferroviaria, uccidendone 31. Il Signor Xi chiese la “lotta totale contro il terrorismo, l’infiltrazione e il separatismo” usando gli “organi della dittatura” e mostrando “assolutamente nessuna pietà”. Il NYT, che attivamente e avidamente promuove ogni guerra degli Stati Uniti che si ricordi, difficilmente si scontrerebbe coll’idea che gli Stati Uniti mostrino “assolutamente nessuna pietà” contro “terrorismo, infiltrazione e separatismo”, eppure dimostra particolare avversione nei suoi confronti di Pechino, proprio come fece il noto quotidiano sulla Siria e la sua lotta di 8 anni contro il terrorismo finanziato dall’estero. Nonostante affermi di avere “400 pagine di documenti interni cinesi”, le accuse peggiori di Washington e, in effetti, dello stesso New York Times, sono ancora prive di fondamento. Ciò include affermazioni secondo cui “le autorità hanno portato fino a un milione di uiguri, kazaki e altri nei campi di internamento e prigioni negli ultimi tre anni”. In alcun punto dell’articolo del NYT vi sono prove da questi documenti a sostegno di tale affermazione.

Dubbie origini
Come gran parte di ciò che i media statunitensi sostengono come “prove” per rafforzare le narrazioni dell’establishment. i “file trapelati” presentano dubbi sulla loro provenienza, traduzione, contesto e presentazione al pubblico. Vi sono anche le bugie per omissione presentate deliberatamente dal NYT e altre che riguardano tale “fuga” che vanno prese in considerazione. Lo stesso NYT ammette: “Sebbene non sia chiaro come siano stati raccolti e selezionati i documenti, la fuga suggerisce maggiore malcontento nell’apparato del partito per la repressione di quanto precedentemente noto. I documenti furono portati alla luce da un membro dell’establishment politico cinese che richiese l’anonimato ed espresse la speranza che la divulgazione avrebbe impedito ai leader del partito, incluso il Signor Xi, di sfuggire alla colpevolezza delle detenzioni di massa”. Indipendentemente da ciò, nulla che appare nell’articolo di New York è in realtà una rivelazione di qualsiasi tipo. La Cina chiariva le sue politiche su terrorismo e separatismo nello Xinjiang. Come ogni altra nazione sulla Terra, la Cina rifiuta di tollerare il terrorismo e l’estremismo che lo guida. Queste politiche, se presentate fuori dal contesto, come deliberatamente faceva il NYT, appaiono pesanti, oppressive, ingiustificate e autoritarie. Se presentate insieme alla violenza ben reale di terrorismo e separatismo sponsorizzato dall’estero provenienti dallo Xinjiang, le politiche assumono una luce completamente diversa e comprensibile. Il terrorismo nello Xinjiang è reale, ma omesso quando si denuncia l’antiterrorismo di Pechino. Gli stessi media corporativi occidentali avevano persino ripetutamente coperto il terrorismo di una minoranza di estremisti tra la popolazione uigura cinese. Tuttavia, lo facevano nel modo più ambiguo possibile rifiutandosi di menzionarlo quando poi riportavano i tentativi di Pechino di contrastarlo. Ad esempio, la CNN in un articolo del 2014 intitolato “Uccisioni nelle stazioni ferroviarie in Cina descritte come attacco terroristico”, segnalava: “Il giorno dopo che uomini armati di lunghi coltelli assaltarono una stazione ferroviaria nella città sud-occidentale di Kunming, in Cina, uccidendo decine di persone e ferendone oltre 100, le autorità descrissero ciò che successo come un attacco terroristico”. L’articolo ammise anche che lo Xinjiang è assediato da “frequenti scoppi di violenze”, in riferimento alle ondate di terrorismo perpetrate dai separatisti uiguri, ma non sapeva qualificare quanto fossero gravi. La BBC approfondì il senso di CNN per “frequenti scoppi di violenza” in un articolo del 2014 intitolato ” Perché c’è tensione tra Cina e uiguri?”, riferendo che: “Nel giugno 2012, sei uiguri tentarono di dirottare un aereo da Hotan a Urumqi prima di essere sopraffatti da passeggeri ed equipaggio. Ci fu una strage nell’aprile e nel giugno 2013, 27 persone morirono nella contea di Shanshan dopo che la polizia aprì il fuoco su ciò che i media descrivevano come una folla armata di coltelli che attaccava gli edifici del governo locale. Almeno 31 persone furono uccise e più di 90 ferite nel maggio 2014, quando due auto si schiantarono contro un mercato di Urumqi ed esplosivi furono lanciati tra la folla. La Cina lo definì un “incidente terroristico”. Seguì un attacco con bombe e coltelli alla stazione ferroviaria sud di Urumqi ad aprile, che uccise tre persone e ne ferì altri 79. A luglio, le autorità riferirono che una banda armata di coltelli aveva attaccato una stazione di polizia ed uffici governativi a Yarkant, lasciando 96 morti. L’imam della più grande moschea cinese, Jume Tahir, fu accoltellato a morte alcuni giorni dopo. A settembre circa 50 morirono nell’esplosione nella contea di Luntai presso la stazione di polizia, un mercato e un negozio. I dettagli di entrambi gli incidenti non sono chiari e gli attivisti contestarono alcuni resoconti nei media statali. Un po’ di violenza emerse anche dallo Xinjiang. Una follia urlante a marzo, a Kunming, nella provincia dello Yunnan, uccise 29 persone fu attribuita ai separatisti dello Xinjiang, così come un incidente dell’ottobre 2013 in cui un’auto irruppe su una folla e s’incendiò in Piazza Tiananmen a Pechino”. Mentre il New York Times si riferiva al terrorismo nello Xinjiang, lo faceva in un modo silenzioso e sminuente, tentando di separarlo dalle motivazioni di Pechino nel perseguire politiche senza “nessuna pietà” in risposta. Non è necessario immaginare cosa sarebbe seguito se tale violenza si fosse verificata su suolo americano o europeo o le politiche che si dimostrassero “assolutamente nessuna pietà”, che indubbiamente avrebbero seguito non solo a livello nazionale, ma mondiale contro le nazioni percepite, o dichiarate, coinvolte.
Gli attacchi dell’11 settembre 2001 a New York e Washington DC scatenarono la “Guerra al terrore” ormai ventennale evolutasi in molteplici guerre, occupazioni militari e operazioni segrete in decine di nazioni. Lo stesso quotidiano del dipartimento della Difesa nordamericano, Stars and Stripes, in un articolo intitolato “Le guerre post 9/11 sono costate ai contribuenti statunitensi 6,4 trilioni di dollari, uno studio rileva “, ammise: “I contribuenti statunitensi hanno speso circa 6,4 trilioni di dollari in due decenni di guerre post 11 settembre che hanno ucciso circa 800000 persone in tutto il mondo, annunciava il progetto Cost of Wars. I numeri riflettono il bilancio dei combattimenti statunitensi ed altre operazioni militari in circa 80 nazioni da quando gli agenti di al-Qaida attaccarono il World Trade Center di New York e il Pentagono a Washington nel 2001, lanciando gli Stati Uniti nelle sue guerre più lunghe di sempre, volte ad eradicare il terrorismo in tutto il mondo”. In confronto, i tentativi della Cina di riabilitare gli estremisti attraverso istruzione ed occupazione sono molto lontani dalla guerra globale nordamericana. in cui molti morirono, mentre gli Stati Uniti affermano che la Cina “li detiene”. Ciò prima ancora di considerare che nelle 80 nazioni in cui gli Stati Uniti sono in guerra e uccidono, l’unica nazione da cui proveniva la maggior parte dei dirottatori dell’11 settembre, l’Arabia Saudita, non fu solo risparmiata, ma gli fu venduta una enorme quantità di armi statunitensi ed ospita truppe statunitensi per proteggerla dagli Stati regionali che attacca apertamente con legioni di estremisti armati che sposano la stessa ideologia tossica che motivò i dirottatori dell’11 settembre.

Gli Stati Uniti sponsorizzano i disordini del Xinjiang
Peggio ancora, gli Stati Uniti furono più volte scoperti a patrocinare le tensioni dell’estremismo presumibilmente dietro gli attacchi dell’11 settembre nelle varie guerre per procura e cambio di regime da prima e da allora. Non sorprende ci siano prove che gli Stati Uniti alimentano le violenze nel Xinjiang e reclutano estremisti nella regione per combattere le guerre per procura degli Stati Uniti, in particolare in Siria. Tali terroristi vengono poi rinviati in Cina con una vasta esperienza terroristica. Voice of America (VOA), finanziato e diretto dal dipartimento di Stato USA, in un articolo intitolato “Analisti: gli uiguri jihadisti in Siria potrebbero porre una minaccia”, ammetteva: “Gli analisti avvertono che il gruppo jihadista Turkistan Islamic Party (TIP) nella Siria nord-occidentale potrebbe rappresentare un pericolo per la volatile provincia di Idlib in Siria, dove sforzi continuano nel mantenere un fragile cessate il fuoco mediato da Turchia e Russia tra le forze del regime siriano e vari gruppi ribelli. Il TIP dichiarò un emirato islamico a Idlib alla fine di novembre e rimase in gran parte ignorato da autorità e media grazie al suo profilo basso. Fondato nel 2008 nella regione nord-occidentale cinese dello Xinjiang, il TIP fu uno dei principali gruppi estremisti in Siria dallo scoppio della guerra civile nel Paese nel 2011. Il TIP è composto principalmente da musulmani uiguri dalla Cina , ma negli ultimi anni incluse altri combattenti jihadisti”. Le reclute uigure furono inviate nel sud-est asiatico e quando scoperte, detenute e deportate in Cina, seguirono le proteste del dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Quando la Thailandia si rifiutò di dare ascolto alle pretese degli Stati Uniti di autorizzare le reclute uigure a trasferirsi in Turchia, dove venivano armate, addestrate e inviate in Siria, una bomba esplose a Bangkok uccidendo 20 persone. L’attentato era collegato all’organizzazione terroristica turca dei lupi grigi, co-sponsorizzati dagli Stati Uniti per decenni per rafforzare le capacità di guerra non convenzionale della NATO. Il National Endowment for Democracy (NED) del governo degli Stati Uniti finanzia apertamente le facciate che operano da Washington DC esponendo il separatismo sulla pagina web del NED che dettaglia il finanziamento di tali gruppi, anche incluso il fittizio di “East Turkestan” usato dai separatisti che rifiutano la designazione ufficiale di Xinjiang nella Cina riconosciuta a livello internazionale. L’inclusione del termine “Turkestan orientale” implica il sostegno degli Stati Uniti al separatismo, nonché il terrorismo attuale, che in modo dimostrabile persegue. E oltre a sostenere implicitamente il separatismo, il sostegno finanziario del governo nordamericano, col NED, è certamente fornito al Congresso mondiale uiguro (WUC) che chiama la provincia cinese dello Xinjiang “Turkistan orientale” e ‘amministrazione cinese dello Xinjiang “occupazione cinese del Turkistan orientale”. Sul sito della WUC, articoli come” Op-ed: A Profile of Rebiya Kadeer, Fearless Uyghur Independence Activist”, ammetteva che il capo della WUC Rebiya Kadeer cerca “l’indipendenza uigura” dalla Cina. La WUC e le sue varie affiliate finanziate dagli USA spesso sono l’unica “fonte” delle accuse al governo cinese sullo Xinjiang. Come già fanno gli Stati Uniti altrove, alimentano i disordini perseguendo la loro agenda geopolitica, con accuse sullo Xinjiang provenire da fonti “anonime” basate su sentito dire e senza prove reali. La rete “Radio Free Asia” del dipartimento di Stato nordamericano ha persino un “Servizio uiguro” che spaccia accuse quotidianamente volte a suscitare tensioni in Cina e a denigrarla a livello internazionale. Le accuse di RFA sono ripetute acriticamente da altre reti di media occidentali nel tentativo di rafforzare l’impatto di tale propaganda.

Istigazioni statunitensi su scala globale
Gli Stati Uniti con le loro politiche e propaganda, incluso tale articolo del NYT, accusano Pechino di “repressione” per aver reagito a un terrorismo molto reale, riconosciuto e ampiamente documentato che affligge la Cina. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti perseguono la guerra globale su 80 nazioni provocando la morte di centinaia di migliaia di persone, distruzione di interi Paesi e rovina e distruzione della vita di milioni di persone. Mentre cita il “terrorismo” come pretesto per l’aggressione globale, contemporaneamente l’alimenta contro cui sostiene lo combatte. Ciò include il vero terrorismo che il NYT tentava di minimizzare per massimizzare la propaganda con la sua storia dei “dossier trapelati”, nonostante altre reti mediatiche occidentali seguano tale terrorismo da anni. Tale politica statunitense non è solo alienata, ingannevole e mortale, ma incredibilmente pericolosa. Essenzialmente una versione a bassa intensità di ciò che gli Stati Uniti fecero in Siria e in Libia portando alla distruzione della nazione nordafricana. È quasi una dichiarazione di guerra alla Cina, non coll’intervento militare diretto, ma ascari, propaganda e forzo deliberato e concertato per spacciare instabilità, divisione e conflitti nella società cinese. Insieme alla guerra economica volta a paralizzare l’economia cinese, Pechino si trova sotto assedio. Il fatto che non abbia risposto a tale reale e dimostrata minaccia esistenziale con una frazione delle violenza e distruzione globali che gli Stati Uniti inflissero combattendo la loro “Guerra al terrore” fittizia, è la migliore prova di come tutti i tentativi del NYT di presentare come regime distopico l’ autorità Pechino, sia immaginaria e inconsistente quanto il giornalismo della redazione del NYT.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio