L’Iran agirà se lo stallo nucleare non si risolve

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 19.11.2019

Sin dall’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano del 2015, noto come JCPOA, i membri UE dell’accordo, Francia, Gran Bretagna e Germania (E3), cercavano di trovare dei modi per salvare l’accordo. L’E3 prima “sfidò” gli Stati Uniti creando un cosiddetto “veicolo per scopi speciali” chiamato INSTEX per il commercio Europa-Iran. Da allora, non sono riusciti a renderlo operativo, principalmente per l’incapacità di sfidare effettivamente gli Stati Uniti adottano una politica indipendente. Allo stesso tempo, i benefici economici che l’Iran e il mercato economico iraniano offrono all’Europa sono abbondanti e troppo grandi per essere ignorati dall’Europa. L’Europa quindi cerca una soluzione. Recentemente minacciava l’Iran di invocare il meccanismo di disputa del JCPOA per risolvere i problemi sull’attuazione dell’Iran del JCPOA, ma difficilmente potrà farlo, e l’Iran lo sa, a meno che altri membri del JCPOA, ovvero Russia e Cina, non siano d’accordo; quindi, il dilemma dell’E3 tra non poter obbligare gli Stati Uniti a revocare le sanzioni akl’Iran né costringere l’Iran a non ricorrere a ciò che è un’azione legittima nei termini e nelle condizioni dell’accordo.
Un motivo importante per cui l’Europa, a differenza degli Stati Uniti, continua ad aderire in qualche modo all’accordo è il potenziale economico che l’Iran offre. Ad esempio, come indicano gli ultimi dati disponibili, il valore totale della tecnologia europea, attrezzature e macchinari industriali, nelle esportazioni all’Iran si è ridotto del 50%. Prima che le sanzioni statunitensi riprendessero nel novembre 2018, l’esportazione tecnologica mensile dall’Europa si attestava a 970 milioni di dollari USA, scendendo a una media di 433 milioni nei 10 mesi successivi alle sanzioni. Il commercio continua nonostante le sanzioni, tra le società europee e le imprese private iraniane non coperte dalle sanzioni statunitensi. Un’altra cosa preoccupante per l’Europa è che anche un piccolo calo delle esportazioni in Iran è prontamente riempito dalla Cina, che vede l’Iran come collante territoriale chiave verso l’espansione ad ovest della sua Belt and Road Initiative (BRI). L’espansione cinese nella fornitura all’Iran di attrezzature e macchinari industriali cruciali è particolarmente preoccupante per l’Europa perché l’Iran, sin dall’ultima grande trasformazione industriale all’inizio degli anni 2000, era un acquirente di tecnologia europea. Mentre la dipendenza dalla tecnologia europea può rendere difficile all’Iran allontanarsi dall’Europa, le recenti azioni dell’Iran indicano che tra dipendenza industriale e sopravvivenza economica, sceglierà quest’ultimo imperativo; quindi l’Iran continua ad prendere le distanze dal JCPOA a causa della non adesione dell’E3. Di conseguenza, il 7 novembre l’Iran annunciava l’inizio della raffinazione dell’uranio a Fordow, sito segreto costruito in una montagna a nord della città santa di Qom, portando l’E3 a criticare questo passo e collegandolo con (reali o immaginarie) “gravi conseguenze sulla proliferazione”. La risposta iraniana, tuttavia, non solo era adeguatamente forte ma potenzialmente provocatoria. L’11 novembre, l’inviato dell’Iran alle Nazioni Unite Ali Nasimfar disse in modo categorico che “l’Iran da solo non può, non deve e non si farà più carico di tutti gli oneri per preservare il JCPOA, aggiungendo inoltre che “Se misure tempestive ed adeguate, serie e pratiche non sono prese da altri partecipanti al JCPOA, l’Iran sarà costretto a esercitare i suoi diritti ai sensi dei paragrafi 26 e 36 del JCPOA limitando ulteriormente l’attuazione del suo impegno ogni 60 giorni”.
Il motivo per cui l’Iran si oppone all’UE nonostante sappia che potrebbe reagire con proprie sanzioni è il sostegno che riceve da Russia e Cina. Quando Macron recentemente visitava la Cina a discutere del JCPOA, fu costretto a sottolineare, ancora una volta, la necessità di revocare alcune sanzioni statunitensi per aprire un dialogo, aggiungendo che qualsiasi pressione sull’Iran per costringerlo a tornare a il pieno rispetto del JCPOA “va accompagnato dall’allentamento di alcune sanzioni [statunitensi]”, il che significa che l’unilateralismo statunitense non può sperare di alleviare la situazione. Anche la Russia critica la posizione dell’E3 sul JCPOA. La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Marija Zakharova, recentemente dichiarava che “i partner europei” hanno “mostrato incapacità nel garantire le condizioni proposte all’Iran”. Questo supporto si aggiunge al supporto che la Russia continua a fornire all’Iran nello sviluppo delle sue capacità elettronucleari. Il 10 novembre, proprio quando l’E3 si preparava ad incontrarsi il giorno successivo per prendere in considerazione le azioni dell’Iran e avvertirlo, Russia ed Iran iniziarono a versare cemento per il secondo reattore della centrale nucleare iraniana di Bushehr sulle coste del Golfo, inviando un chiaro messaggio ad E3 e Stati Uniti, aggravando il dilemma “essere o non essere” dell’accordo nucleare. Indipendentemente dalle azioni che l’E3 possa intraprendere, l’Iran continuerà ad agire in modo adeguato ai propri interessi.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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