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Perché la Thailandia acquista elicotteri russi

Joseph Thomas, LDR, 17 novembre 2019

Dal 2011, il Regno di Thailandia ha iniziato a sostituire i vecchi elicotteri statunitensi non con nuovi modelli costruiti negli Stati Uniti, ma con sistemi russi e italiani. Ciò include elicotteri russi Mi-17 biturbina per il trasporto e diversi AgustaWestland AW149 e AW139 (per il trasporto di VIP). Secondo un articolo del gennaio 2019 su Jane’s 360: “La RTA [Royal Thai Army] gestisce già cinque piattaforme Mi-17V-5. Nel marzo 2008 il servizio ordinò i primi tre di tali velivoli dalla Russia, consegnati nel marzo 2011, seguiti dai restanti due nel novembre 2015 con un contratto firmato nel luglio 2014”. L’articolo aveva anche notato che altri 2 arrivarono di recente in Thailandia, portando il numero totale a 7: “La Royal Thai Army (RTA) ha ricevuto altri due elicotteri da trasporto medio Mil Mi-17V-5 “Hip-H” di fabbricazione russa, secondo una fonte da RTA riferiva a Jane l’8 gennaio”. L’ambasciata russa a Bangkok notava durante la consegna di diversi Mi-17 nel 2015 che: “Questo modello del famoso elicottero russo Mi-17 può essere utilizzato non solo il trasporto ma anche in circostanze di combattimento, nonché per esigenze civili, in particolare per operazioni di salvataggio e estinzione degli incendi boschivi”.
In effetti, lungi dall’essere solo dei nuovi giocattoli risultanti da una folle spesa militare come sostengono figure dell’opposizione appoggiate dagli USA in Thailandia, i Mi-17 costruiti in Russia sono già stati in azione, in particolare durante lo spettacolare salvataggio nella grotta dello scorso anno dove 12 bambini e il loro allenatore di calcio uscirono vivo da grotte allagate. Si potevano vedere Mi-17 trasportare attrezzature pesanti e altre forniture per aiutare le operazioni di ricerca e salvataggio, proprio come i rappresentanti russi avevano promesso. I bambini salvati furono infatti portati in salvo sui Mi-17 della Thailandia. Mentre questi 7 Mi-17 iniziali sembrano insignificanti, va notato che la Thailandia gestisce solo 12 elicotteri UH-60 Blackhawk costruiti negli Stati Uniti. Mentre ha un numero maggiore di elicotteri UH-1 e UH-212 Huey di gran lunga più vecchi, costruiti negli Stati Uniti (rispettivamente 78 e 51), solo 20 UH-1 furono modernizzati insieme a 48 UH-212. È interessante notare che le risorse necessarie per aggiornare la vecchia flotta di elicotteri statunitensi della Thailandia furono così estese da indurre i responsabili politici tailandesi ad esaminare e decidere la transizione al Mi-17 russo, utilizzando i fondi del programma di aggiornamento. Il Defence Industry Daily riferiva nell’articolo del gennaio 2019, “Thais Go Russian, Buy Mi-17 Helicopters – Now to Pay with Rubber”, che: “Il Bangkok Post riferisce che la Russia si era offerta di vendere Mi-17 alla Thailandia per 168 milioni di baht ciascuno nel 2006, ma il prezzo aumentò. I primi 3 elicotteri costeranno 950 milioni di baht, con altri 50 milioni di baht per l’addestramento dei piloti e l’equipaggiamento di terra (1 miliardo di baht attualmente = 29,1 milioni di dollari). Secondo quanto riferito, gli altri 3 elicotteri saranno pagati con fondi trati dal programma di aggiornamento degli Huey”. L’articolo citava anche rappresentanti tailandesi sulle considerazioni su costi e prestazioni nell’acquisto di altri elicotteri statunitensi rispetto alle nuove alternative russe: “Stiamo acquistando tre elicotteri Mi-17 al prezzo di un Black Hawk. Il Mi-17 può anche trasportare più di 30 truppe, mentre il Black Hawk solo 13. Questi erano i fattori chiave alla base della decisione”. Questo non dovrebbe sorprendere e non si limita a mutare la geopolitica.

Anche gli Stati Uniti concordano: gli elicotteri russi sono migliori
Gli stessi Stati Uniti nel bel pieno della loro ormai decennale occupazione dell’Afghanistan persino ad un certo punto acquistarono Mi-17 russi per equipaggiare l’esercito afgano e risparmiare sia negli acquisti che nella manutenzione, nonché sull’addestramento di meccanici e piloti. Il Washington Post in un articolo del 2013 intitolato “Il Congresso fumava sull’acquisto nordamericano di elicotteri russi per l’Afghanistan” affermava: “Entro la fine del 2016, l’aeronautica afgana dovrebbe avere 86 elicotteri Mi-17 di fabbricazione russa. Molti saranno stati acquistati dagli Stati Uniti da Rosoboronexport, l’esportatore di armi di Stato che continua ad armare il governo siriano di Bashar al-Assad”. L’articolo ammise anche: “Il Pentagono afferma che non esiste un elicottero migliore e più economico del Mi-17 nell’operare nelle distese desertiche e ad alta quota dell’Afghanistan e che è il velivolo che gli afghani conoscono meglio”. Più tardi, una transizione motivata puramente dalla politica all’UH-60 Blackhawks costruito dagli Stati Uniti provocava problemi prevedibili, come riportato dal Defense News nell’articolo del 2018, “Gli afgani passano dagli elicotteri russi da quelli statunitensi, ma i senatori sono preoccupati dall’approccio”, notando: “Mentre la transizione afgana dal Mi-17 all’UH-60, erano sorte diverse sfide operative sulle capacità del Black Hawk in relazione al Mi-17”. L’articolo affermava che il Black Hawk non ha capacità di trasporto paragonabile a quella del Mi-17 e non può sostenere un carico maggiore come un Mi-17, il che richiede due UH-60 per trasportare il carico di un Mi- 17. Inoltre, i Black Hawk non possono volare alle stesse quote di un Mi-17. Di conseguenza, il primo non può operare in aree remote del Paese. Gli UH-60 Blackhawk costano 2-3 volte i Mi-17, con meno portanza e capacità di carico inferiore, pur non potendo volare negli stessi ampi ambienti dei Mi-17. Per qualsiasi politico, le sole considerazioni su costi e prestazioni bastavano per farne un caso nel “diventare russi”. Se le considerazioni politiche a Washington orientavano la politica verso lo spreco di denaro per una tecnologia inferiore, nelle capitali di tutto il mondo che si scontrano coll’interferenza degli Stati Uniti nei loro affari interni e la politica estera dirompente degli Stati Uniti in generale, rafforzano l’industria russa (o cinese) a spese di Washington, potendo solo ribaltare ulteriormente l’equilibrio del potere globale a favore di un mondo multipolare più equo.
Considerando il successo del Mi-17 russo, con persino Washington ad un certo punto acquistarli in grandi quantità, non dovrebbe sorprendere che le nazioni, in particolare dell’Asia, siano ricettive a una maggiore collaborazione coi produttori di elicotteri russi. All’inizio del 2019, Elicotteri di Russia effettuò una dimostrazione in Thailandia e altri Stati del sud-est asiatico per mostrare i propri velivoli ad ala rotante per usi civili. Il Bangkok Post nell’articolo, ” Russian Helicopters inizia l’offensiva asiatica”, notava: “La dimostrazione fa parte della strategia commerciale di Russian Helicopter per entrare nel mercato dell’aviazione civile nel sud-est asiatico e Cina. La compagnia ha già molti contratti militari nella regione, ma vorrebbe espandersi nel campo civile come emergenze mediche, polizia e trasporti VIP”. L’articolo rilevava inoltre che la società già consegnava diversi elicotteri Ka-32A11BC (utilizzati per la ricerca e il salvataggio) in Thailandia. Sempre all’inizio di quest’anno, fu riferito che gli elicotteri russi erano interessati a costruire una fabbrica in Thailandia. Il Bangkok Post nell’articolo, ” Elicotteri di Russia desiderosa di installare impianti in Thailandia”, riportava: “Russian Helicopters cerca di costituire una joint venture con una società thailandese per entrare nel Corridoio economico orientale (CEE), di punta nel Paese, coll’obiettivo di stabilire la produzione di parti di elicotteri per le compagnie aeree”. Tutto ciò è solo una parte del più ampio interesse della Russia a investire e collaborare con la Thailandia e altre nazioni della regione.

Non solo vendere elicotteri, ma costruire relazioni durature
Va notato che l’acquisto di sistemi complessi come aeromobili o navi comporta molto più del semplice trasferimento di denaro e materiale. Richiede inoltre legami più stretti tra le due nazioni, con la Russia ora impegnata ad addestrare piloti e meccanici tailandesi su come operare e mantenere la crescente collezione di aerei russi. Con tale collaborazione si stringono legami in generale contribuendo a ridurre ulteriormente dipendenza e vulnerabilità della Thailandia da interessi, influenza ed interferenze statunitensi. Ed aiuta ciò, anche se in modo incrementale, nel resto del sud-est asiatico. Un processo simile si svolge tra Thailandia e Cina, dove la Thailandia sostituiva la maggioranza dei vecchi blindati statunitensi con alternative cinesi moderne, nonché acquistando diverse grandi navi tra cui il primo sottomarino moderno del Regno. Poiché Russia e Cina creano una tecnologia superiore a una frazione del costo delle alternative statunitensi, le nazioni si trovano di fronte a una decisione facile e di buon senso. Mentre le pressioni statunitensi in passato poterono spesso costringere le nazioni a prendere decisioni contrarie ai propri interessi, non è più così. Quindi assistiamo al ribaltamento di uno slancio irreversibile contro Washington. Non è che gli ingegneri nordamericani non sappiano creare tecnologie comparabili a costi competitivi, ma vi è un concentramento di interessi speciali che monopolizzano le risorse fisiche e politiche necessarie, che glielo impedisce, concentrandosi sulla ricerca di ambizioni irrealistiche all’egemonia globale. Il desiderio di dominare le nazioni nel mondo piuttosto che cercare affari equi sembra costare agli USA la possibilità di adempiere tali scopi. Fin quando questa parte dell’equazione non sarà risolta negli Stati Uniti, gli elicotteri russi e probabilmente un’ampia gamma di tecnologie e servizi in altri settori, avranno un futuro luminoso in Eurasia, compreso il Sud-Est asiatico e in particolare la Thailandia.

Joseph Thomas è caporedattore della rivista geopolitica thailandese The New Atlas e collaboratore della rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio