La vittoria di Pirro sul muro di Berlino

Victor Grossman, Peoples World 12 novembre 2019

Victor Grossman è l’autore di Un disertore socialista: da Harvard alla Karl-Marx-Allee. Disertò dall’esercito statunitense nel 1952 per sfuggire alla repressione della guerra fredda della paura rossa. Vissue nella Repubblica Democratica Tedesca fino al 1990. Continua a vivere oggi in Germania e ha scritto questo commento sul 30° anniversario della caduta del Muro di Berlino.

Il giubilo mediatico raggiunse l’apice qui il 9 novembre, trenta anni dopo la decisione maldestra, forse persino fraintesa, di aprire le porte a tutti i tedeschi orientali per la banca di Berlino Ovest più vicina per un “regalo di benvenuto” da 100 apprezzati marchi della Germania occidentale e assaporare le gioie del sistema del libero mercato occidentale. In meno di un anno, avrebbero concluso l’esperimento noto come Repubblica Democratica Tedesca per godersi appieno la ricca, sana, prospera Germania unita, con la sua libertà di stampa, parole, viaggi e felicità dei consumatori. Il giubilo di trenta anni fa è facile da capire e simpatizzare. La capacità, quando e quanto spesso desiderato, di incontrarsi e festeggiare con amici e parenti bastava a far piangere molti, molti occhi con grida quasi universali di “Wahnsinn!”, “Semplicemente pazzo!” Ma muovendosi da quelle scene felici, per così tante persone nei loro ricordi, una valutazione più severa basata sulla storia risveglia i dubbi sul fatto che, nonostante i crimini mediatici mondiali, questa non fu una rivoluzione pacifica, scelta di libertà delle masse, altra vittoria delle libertà e giustizia come nei secoli passati. Ricordiamo che le rivoluzioni sono complesse, che la Rivoluzione americana fu seguita dalla Shay’s Rebellion, rafforzamento della schiavitù e sanguinosa guerra di sei anni che scaccio gli indiani dall’Ohio. La breve era di Robespierre significò quasi un anno di carcere per Tom Paine. E le folle entusiaste possono anche dare giudizi molto falsi.
I tedeschi dell’est impararono presto che la libertà di stampa è per chi possiede la stampa, che la libertà di parola aiuta chi governa la televisione e il via cavo. In modo molto evidente, appresero subito che quei 100 marchi occidentali andarono presto spesi e che altri, per tutte quelle materie luccicanti e i viaggi, andavano guadagnati mentre oltre il 95% dell’industria che avevano costruito fu preso dagli occidentali, privato di qualsiasi macchinario di valore, e chiusa. Adesso era semplice andare ad ovest; a milioni lo fecero, non per libertà, beni di consumo o lavori meglio pagati ma per qualsiasi lavoretto. Professori, insegnanti, scienziati, giornalisti e amministratori furono licenziati e sostituiti da tedeschi occidentali di terz’ordine, pretenziosi nel fare tutto meglio, ottenendo il “bonus bush” nel sacrificarsi conquistando la Germania Orientale. Per gli operai i salari oggi sono ancora inferiori a quelli occidentali, mentre disoccupati e settimana lavorativa per chi trova lavoro sono entrambi superiori a quelli occidentali.
La vittoria trenta anni fa portò altri cambiamenti. La vecchia RDT non aveva, fino alla fine, alcun problema di droga, AIDS, crimine organizzato, sparatoria a scuola, banco del cibo gratis ora così prevalenti, dato che nella RDT, se mancavano prodotti alimentari come arance, banane, e altre importazioni del sud, tutti avevano abbastanza da mangiare. Né c’era nessuno che chiedesse l’elemosina o dormisse per strada, dato che c’er sempre lavoro e gli sfratti erano illegali. Così per qualsiasi discriminazione nei confronti delle donne, che avevano la stessa retribuzione, almeno un semestre di congedo materno retribuito, aborto gratuito, vacanze estive a basso costo e campi estivi, e un giorno di ferie retribuito al mese per le faccende domestiche. Oh sì, c’erano molti errori: stupidità, professionismo, dogmatismo. Invidia e avidità non potevano essere sradicate dall’animo umano, ma senza competizione febbrile furono attenuate, come scoprirono i sondaggi. È vero, dove le persone acquisivano posizioni di potere potevano abusarne come altrove. Né tutti i resti del veleno fascista poterono essere cancellati da 16 milioni di teste in una o due generazioni. Ma erano proibiti e chi aveva pensieri e pregiudizi razzisti se li teneva per sé o col loro prossimo più vicini, mentre film, libri e opere teatrali veramente magistrali si sforzavano di combatterli. Oggi i delinquenti nazisti marciano ogni fine settimana e l’alternativa pro-fascista per la Germania ha 94 seggi nel Bundestag e il secondo posto in tre elezioni statali.
Qui affrontiamo il problema principale dell’abbattimento del muro di Berlino. La DDR aveva gettato via, blocco, scorte e barile, tutti i cartelli e i monopoli giganti che avevano tratto profitto dalla Prima guerra mondiale, costruito Hitler quando, durante la depressione, i lavoratori si ribellarono, poi guadagnarono miliardi dal lavoro degli schiavi durante la Seconda guerra mondiale e, dopo il 1945, riacquistarono immensi ricchezza e potere. In occidente, Bayer e BASF, i principali responsabili di Auschwitz, sono in cima alla chimica, ora nel mondo con la Monsanto. Potenti vecchi grassi fascisti come Daimler (Mercedes) e Quandt (BMW) imbrogliano gli ambientalisti, Rheinmetall e Heckler & Co. guadagnano ancora miliardi coi loro carri armati, cannoni e missili. Tutte le loro proprietà furono confiscate dalla DDR, motivo per cui lo odiarono e cospirarono contro di essa con successo. Anche perché la DDR, a differenza del rivale a Bonn (capitale della Germania occidentale), sostenne gli algerini nella lotta per la libertà, Allende contro Pinochet, Mandela e ANC e SWAPO in Africa, Ho Chi Minh in Vietnam e combattenti per la libertà ovunque dal Nicaragua ad Aden. L’esistenza stessa della DDR fu la barriera all’ulteriore espansione dei Bayer col loro controllo di sempre più sementi e distruzione della vita naturale, da rane e farfalle a orchidee, cactus e foreste pluviali, ma anche contro i fabbricanti di armi che non desiderano nulla più che ulteriore tensione mondiale, in particolare contro Russia e Cina, le due principali barriere rimaste all’egemonia mondiale dei miliardari.
Dal 1945 al 1990, nessun tedesco in uniforme sparava a presunti nemici in qualsiasi parte del mondo. Con la DDR fuori, la Bundeswehr, l’esercito tedesco, fece missioni di bombardamento sulle montagne dell’Afghanistan e addestrò soldati nelle sabbie del deserto del Mali, dopo aver iniziato bombardando la Serbia, ripetendo i crimini della Germania nelle due guerre mondiali. La ministra della Difesa della Germania unita, Annegret Kramp-Karrenbauer, che spera di diventare cancelliere, chiese alla Germania di svolgere un ruolo molto più importante nel mondo prevedendo un grande corsa agli armamenti per raggiungere tale obiettivo. Trovavo il supporto sorridente del segretario di Stato Pompeo, venuto a Berlino per unirsi all’alleluie per la vittoria della democrazia trent’anni prima. Sì, Pompeo! La DDR aveva innumerevoli difetti e limitazioni, causati da una cattiva leadership, per lo più vecchi combattenti antifascisti che cercavano di salvare il processo per raggiungere il socialismo in almeno questo piccolo angolo della Germania, ma superati da sviluppi moderni e mai in grado di trovare un rapporto con grandi sezioni della popolazione vacillante e tentata dalle immagini televisive quotidiane del meraviglioso mondo dorato occidentale, costruito per essere uno dei Paesi più ricchi del mondo.
La DDR fu colpita da un mondo di problemi da ogni dove, nazionali ed esteri, spinta a “armarsi fino alla morte” militarmente, limitati dai costi giganteschi della nuova era elettronica, informatica, senza l’aiuto dall’est e boicottaggio dall’ovest, oltre al gigantesco progetto umanitario: fornire case buone e moderne a tutti mantenendo gli affitti a un decimo del reddito. Alla fine, le probabilità erano contro. Ma proprio come una vittoria delle World Series del Washington Nationals non significava che la squadra fosse moralmente migliore, ma semplicemente che all’epoca era più forte, la sconfitta della DDR non significò che il sistema che voleva sviluppare, rafforzare e migliorare, il Socialismo, si dimostrasse falso per la sconfitta. L’apertura del muro di Berlino fu vista allora ed è ancora considerata da molti una vittoria meravigliosa. Guardando il deterioramento di oggi in Germania ed Europa, coi movimenti fascisti in ascesa e armi di distruzione di massa dispiegate nel nel mondo manovrando pericolosamente, si potrebbe ben ricordare le parole del generale greco Pirro. Dopo aver battuto i romani nella battaglia di Ascoli nel 279 a.C., ma con terribili perdite, fu citato dire: “Un’altra vittoria del genere e siamo persi!”

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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