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L’alleanza tra USA e Germania nazista contro l’Unione Sovietica

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 13 novembre 2019

Prescott Bush era partner della Brown Brothers Harriman & Co e direttore dell’Union Banking Corporation, che intratteneva stretti rapporti cogli interessi corporativi tedeschi tra cui Thyssen Steel, una delle maggiori società coinvolte negli armamenti del Terzo Reich. “… Nuovi documenti declassificati nel 2003, mostrano che anche dopo che gli USA entrarono in guerra [8 dicembre 1941] e quando c’erano già informazioni significative su piani e politiche dei nazisti, [Prescott Bush] lavorava a favore di aziende strettamente legate alle imprese tedesche che finanziarono l’ascesa al potere di Hitler. Fu anche suggerito che i soldi che fece con tali affari hanno contribuirono a creare la fortuna della famiglia Bush e ad instaurarne la dinastia politica”. (The Guardian, 25 settembre 2004)
Senza il supporto degli Stati Uniti il Terzo Reich non avrebbe potuto condurre la guerra contro l’Unione Sovietica. La produzione di petrolio della Germania era insufficiente per una grande campagna militare. Durante la guerra, il Terzo Reich si affidò all’invio regolare di petrolio greggio dalla Standard Oil statunitense, della famiglia Rockefeller. I principali Paesi produttori all’inizio degli anni ’40 furono: Stati Uniti (50% della produzione mondiale di petrolio), Unione Sovietica, Venezuela, Iran, Indonesia e Romania. Senza la costante fornitura di petrolio, la Germania non poteva condurre l’operazione Barbarossa lanciata il 22 giugno 1941. L’invasione dell’Unione Sovietica era volta a prendere il controllo delle risorse petrolifere dell’Unione Sovietica nel Caucaso e nel Mar Caspio: il petrolio di Baku. La domanda non espressa. Da dove prese il petrolio la Germania? Prima del dicembre 1941, il petrolio del Texas veniva spedito regolarmente alla Germania nazista. Mentre la Germania poteva trasformare il carbone in benzina, questa produzione sintetica era insufficiente. Inoltre, le risorse petrolifere della Romania, a Ploesti (sotto il controllo nazista fino al 1944) erano minime. La Germania nazista dipendeva in gran parte dall’invio di petrolio dalla Standard Oil statunitense.
L’attacco a Pearl Harbor (7 dicembre 1941) avvenne appena sei mesi dopo il lancio dell’operazione Barbarossa (luglio 1941). Gli Stati Uniti entrarono nella Seconda guerra mondiale dichiarando guerra a Giappone e Paesi dell’asse. La Legge sul negoziato coi nemici (1917) fu adottata ufficialmente dopo l’ingresso degli USA nella Seconda guerra mondiale, ma non impedì alla Standard Oil del New Jersey di vendere petrolio alla Germania nazista. Ciò nonostante le indagini del Senato del 1942 sulla Standard Oil. Mentre le spedizioni dirette di petrolio negli Stati Uniti venivano ridotte, Standard Oil vendeva petrolio negli Stati Uniti attraverso Paesi terzi. Il petrolio nordamericano fu spedito nella Francia occupata attraverso la Svizzera e dalla Francia alla Germania: “… Per tutta la Seconda Guerra Mondiale, la Standard Oil, cogli accordi di Teagle, continuò a rifornire di petrolio la Germania nazista. Le spedizioni passarono dalla Spagna, colonie di Vichy nelle Indie occidentali e Svizzera”. Va notato che grande parte del fabbisogno petrolifero della Germania nazista era soddisfatta dalle spedizioni dal Venezuela, all’epoca una colonia statunitense di fatto. Il presidente venezuelano generale Isaías Medina Angarita fu sponsorizzato dagli Stati Uniti (maggio 1941 – ottobre 1945) proteggeva gli interessi petroliferi degli Stati Uniti e “commerciava col nemico” dall’inizio della Seconda guerra mondiale, nel dicembre 1941: “John D. Rockefeller Jr. possedeva la partecipazione di controllo della Standard Oil Corporation, ma il successivo maggiore azionista era la società chimica tedesca IG Farben, attraverso cui la società vendette benzina e lubrificanti per 20 milioni di dollari ai nazisti. E la filiale venezuelana della compagnia inviava ogni mese 13000 tonnellate di petrolio greggio in Germania, che la robusta industria chimica del Terzo Reich trasformò immediatamente in benzina”.
Mentre il governo di Medina Angarita su pressione di Washington, subito dopo Pearl Harbor (7 dicembre 1941) rimase ufficialmente neutrale (di fatto allineato agli Stati Uniti, mentre interrompeva le relazioni con la Germania nazista), le spedizioni di petrolio dal Venezuela alla Germania non furono interrotte. Con una svolta piuttosto insolita (al limite del ridicolo) il Venezuela dichiarò guerra alla Germania nel febbraio 1945, quando la guerra era quasi finita. Senza quel flusso di petrolio orchestrato da Standard Oil e Rockefeller, la Germania nazista non avrebbe potuto attuare la sua agenda militare. Senza carburante, il fronte orientale del Terzo Reich dell’Operazione Barbarossa molto probabilmente non ci sarebbe stata, salvando milioni di vite. Anche il fronte occidentale, compresa l’occupazione di Francia, Belgio e Paesi Bassi, ne sarebbe stato afflitto. L’amministrazione di Franklin D. Roosevelt avrebbe potuto adottare severe sanzioni contro la Standard Oil con la ferma decisione d’imporre il blocco alla Germania nazista. Gli Stati Uniti non erano dediti alla pace: l’obiettivo non dichiarato di Washington non era solo distruggere l’Unione Sovietica, ma consisteva anche nel minare il ruolo della Gran Bretagna come potenza imperiale.
Non facciamoci illusioni. Senza l’invio del petrolio voluto dall’US Standard Oil e sussidiarie, il piano imperialista della Germania nazista non avrebbe potuto essere intrapreso. Non si può fare la guerra senza carburante. Gli USA “dormirono col nemico” durante la Seconda guerra mondiale. L’obiettivo era distruggere l’Unione Sovietica.

Balzo al 2019
L’Unione europea ha recentemente adottato una risoluzione intitolata “L’importanza della Giornata europea della memoria per il futuro dell’Europa” che rafforza una precedente dichiarazione (23 settembre 2008). La risoluzione sostiene che la Seconda guerra mondiale: “Fu avviata come risultato immediato del noto Trattato nazista-sovietico sulla non aggressione del 23 agosto 1939,… e dai suoi protocolli segreti, in base cui i due regimi totalitari che condividevano l’obiettivo della conquista mondiale si dividevano l’Europa in due zone di influenza”. Tale assurdità distorce la storia. Fa intuire che Germania nazista ed Unione Sovietica erano alleate. Nega il fatto che l’Unione Sovietica fu oggetto delle aggressioni naziste provocando la morte di oltre 25 milioni di persone (oltre il 10 percento della popolazione). La risoluzione capovolge le realtà della storia. L’Unione Sovietica ebbe un ruolo centrale nella sconfitta della Germania nazista e del Giappone. Inoltre, ci sono ampie prove che gli Stati Uniti dormirono col nemico al fine di distruggere l’URSS e ucciderne la popolazione. L’invio di petrolio statunitense alla Germania nazista (fino al 1944) avevano lo scopo di sostenere l’operazione Barbarossa di Hitler causando milioni di morti. A tal proposito, gli Stati Uniti furono complici di ampi crimini di guerra sostenendo gli sforzi militari della Germania nazista.

Il quadro più ampio della cooperazione USA-nazista
La vendita di carburante alla Germania nazista fu una delle diverse strategie previste dagli Stati Uniti. Gli interessi commerciali nordamericani continuarono a cooperare con le società naziste dopo Pearl Harbor. Non fu fatto alcun tentativo d’impedire a Ford di mantenere interessi coi tedeschi nella Francia occupata, né fu espressamente vietato a Chase Bank e Morgan Bank di tenere aperte le proprie filiali nella Parigi occupata. Fu indicato che la Reichsbank e il ministero dell’economia nazista promisero ad alcuni capi aziendali statunitensi che le loro proprietà non sarebbero state colpite dopo la vittoria del Fuhrer. Pertanto, i capi delle multinazionali, come li conosciamo oggi, avevano sei punti su ogni lato dei dadi. Qualunque parte avesse vinto la guerra, i poteri che gestivano per davvero le nazioni non ne sarebbero stati influenzati negativamente.

“Cancellare l’Unione Sovietica dalla mappa”
Già nel 1942 (al culmine della Seconda guerra mondiale), fu previsto un attacco nucleare all’Unione Sovietica. Secondo un documento segreto (declassificato) rilasciato il 15 settembre 1945 (5 settimane dopo Hiroshima): “Il Pentagono aveva previsto di far distruggere l’Unione Sovietica con un attacco nucleare coordinato diretto contro le principali aree urbane… Il Pentagono stimò che sarebbero state necessarie 204 bombe atomiche per “spazzare via l’Unione Sovietica dalla Mappa” . Gli obiettivi dell’attacco nucleare erano sessantasei grandi città. (Per ulteriori dettagli vedi Michel Chossudovsky, Global Research, 10 dicembre 2017)
Una sola bomba atomica lanciata su Hiroshima il 6 agosto 1945 provocò la morte immediata di oltre 100000 persone. S’immagini cosa sarebbe successo se fossero state lanciate 204 bombe atomiche sulle principali aree urbane dell’Unione Sovietica. Questo diabolico piano fu formulato mentre Stati Uniti ed Unione Sovietica erano alleati ed equivaleva a un genocidio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio