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Il collasso neoliberista accelera

Rainer Shea, 1 novembre 2019

Nell’ultimo mezzo secolo il mondo capitalista è esistito in forma turbo, esagerata, conducendosi verso boom e fallimento in modi ancora più estremi che in passato. Questo stadio del capitalismo straordinariamente insostenibile, chiamato neoliberismo, meritava la seguente valutazione in Le basi del leninismo di Josof Stalin: “Lenin ha definito l’imperialismo “capitalismo moribondo”. Perché? Perché l’imperialismo porta le contraddizioni del capitalismo agli ultimi limiti, fino all’estremo limite, oltre cui inizia la rivoluzione”. Con le proteste anticoloniali e anticapitaliste in Cile, Ecuador, Haiti e altre parti del Terzo mondo, avviene ora una simile rivoluzione. Tecnicamente, la rivoluzione provocata dall’imperialismo iniziò molto tempo fa; durante ciò che può essere considerata la prima ondata di rivoluzioni anticapitaliste, dalla rivoluzione francese del 1789 alla Comune di Parigi del 1871, iniziando le grandi reazioni alle contraddizioni del capitalismo. La seconda ondata, dalla rivoluzione russa del 1917 alla rivoluzione sandinista del 1979, numerosi Paesi e regioni passarono al socialismo o furono decolonizzati. La terza ondata della rivoluzione sarà definita dalla risposta globale operaia-contadina alla catastrofe del neoliberismo, che ha portato centinaia di milioni di persone nella povertà mentre la disuguaglianza mondiale saliva alle stelle negli ultimi decenni. E in parallelo con la rivolta haitiana del 1791 ce fu la prima rivoluzione anticolonialista riuscita, questa nuova serie di rivoluzioni probabilmente inizia ad Haiti. L’Occidente ha armato il neoliberismo per ricolonizzare efficacemente Haiti, con gli haitiani che soffrono di brutali politiche di austerità. Quindi ora gli Hatiani sono nelle strade per chiudere la loro società ingiusta e forzare un nuovo governo.
Questi eventi fanno parte del disfacimento mondiale dell’ordine neoliberista, che rimodellerà il mondo drammaticamente. Il neoliberismo è insostenibile per natura ed inevitabilmente continuerà il collasso iniziato con la Grande Recessione. Permise disparità oscene, creò instabilità nei mercati finanziari, e fatto di tutto per esacerbare il crollo dell’impero USA facendo tali danni al clima che non c’è modo che riporti il mondo alla stabilità del 20° secolo. Il neoliberismo fu la folle corsa dell’élite globale ai massimi profitti, adempiendo perfettamente a tutti i classici avvertimenti sul capitalismo: la previsione di Karl Marx che il capitalismo alla fine si consumerà, la previsione di Karl Kautsky che il futuro sarà socialismo o barbarie, e la previsione di Lenin sulle contraddizioni estreme del capitalismo imperialista che portano alla rivoluzione. Questi insegnamenti comunisti ci aiutano a dare un senso a un mondo che appare sempre più desolato e caotico. Le catastrofi del 21° secolo sono i sintomi del collasso che i pensatori oggettivi da tempo previdero verificarsi col capitalismo. Una volta compresa l’analisi marxista del neoliberismo e il suo dipanarsi, si capiscono le soluzioni marxiste alla crisi del neoliberismo. Il marxismo è l’idea che la società deve passare dal capitalismo a un nuovo sistema senza classi e senza Stato che si chiama comunismo. Il modo pratico per questa transizione, come articolato dal marxismo-leninismo, è che i comunisti prendano il controllo dei governi in modo che possano trasformare il proletariato piuttosto che la borghesia nel fondamento della politica. Questo passaggio, dove il proletariato prende il controllo dell’apparato statale per difendersi dagli attacchi dei residui capitalisti nel mondo, fu già raggiunto da Cina, Cuba, Vietnam, Laos, RPDC e forse Venezuela e Bolivia.
Come possiamo portare i Paesi capitalisti allo stesso punto? Coinvolgendo i popoli nell’organizzazione comunista ed istruendole sulle dinamiche di classe delle crisi neoliberiste. Nei Fondamenti del Leninismo, Stalin scrisse che ci sono tre principali contraddizioni nel capitalismo imperialista, quelle che noi comunisti dovremmo menzionare mentre proviamo ad avere dalla nostra parte le vittime del neoliberismo. Descrisse la prima di tali contraddizioni tra ciò che chiamava lavoro e capitale, intendendo la discrepanza tra il lavoro che i proletari attuano nel migliorare le proprie condizioni di vita e la realtà che il capitalismo imperialista li terrà sempre sotto il dominio delle istituzioni al potere nella società. In ciò che oggi sarebbe una valutazione perfetta della società neoliberista, scrisse che “l’imperialismo è l’onnipotenza dei trust e sindacati monopolistici, delle banche e oligarchia finanziaria nei Paesi industriali”. I popoli possono lavorare sodo, ma la maggior parte non riuscirà mai a uscire dai bassifondi, cercare di migliorare le cose votando alle elezioni borghesi non comporterà mai un cambiamento fondamentale. Pertanto, l’unica opzione del proletariato è rovesciare il sistema. Sotto il neoliberismo, tale contraddizione è sempre più evidente quando la disparità di reddito diventa sempre più estrema.
La seconda contraddizione è dei “vari gruppi finanziari e potenze imperialiste nella lotta per le materie prime, i territori stranieri”. Stalin osservò che nell’imperialismo, le diverse aziende e nazioni capitaliste inevitabilmente entrano in conflitto su chi sfrutta cosa. Oggi si possono vedere parallelismi con la rivalità tra gli oligarchi capitalisti russi e i capitalisti occidentali e nella competizione tra compagnie cinesi e nordamericane. Tra neoliberismo e declino dell’impero nordamericano, questa dinamica della competizione capitalista porta al risorgente socialismo nelle nazioni occidentali e in Russia. E il Partito Comunista Cinese, con l’incorporazione strategica dei mercati capitalisti, approfitta di questa dinamica per rafforzare l’economia cinese e, in definitiva, promuovere la causa del socialismo cinese. L’occidente, ovviamente, viene ulteriormente indebolito dalla crescita economica della Cina.
La terza contraddizione appare quando le nazioni imperialiste soggiogano e sfruttano i Paesi colonizzati. Tanti imperi sono caduti perché i popoli dei Paesi conquistati si ribellarono e l’impero nordamericano lo dimostra ancora una volta. La crescente ribellione palestinese contro l’alleato cruciale della politica estera nordamericana, Israele, la perdita di Cuba, Venezuela e Bolivia a favore dell’anticolonialismo socialista e le ribellioni contro i regimi neo-colonialisti in Iraq, Cile, Haiti, Ecuador e altrove indeboliscono l’impero nordamericano. Il catalizzatore dell’abbraccio del socialismo in Venezuela e Bolivia, nonché la causa delle proteste nelle nazioni del Terzo mondo allineate agli Stati Uniti, fu l’ascesa del neoliberismo in questi Paesi. I proletari qui furono spinti dalle contraddizioni estreme dell’imperialismo a compiere la rivoluzione. Il disfacimento del neoliberismo mostra quanto sia instabile il capitalismo. Il capitalismo dura da meno della metà dell’età dell’impero romano e per la maggior parte della sua storia fu oggetto costante delle rivolte dei popoli colonizzati e soggiogati. L’impero degli Stati Uniti, il maggiore epicentro del capitalismo ad esercitare un controllo imperialista, superava di poco il secolo come impero globale prima di decadere nel caos. E il neoliberismo, nonostante l’immagine d’invincibilità utopica che i suoi seguaci ne coltivavano, non è durato 50 anni prima di provocare la terza ondata rivoluzionaria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio