Crea sito

Crollo della coalizione saudita contro lo Yemen

Drago Bosnic, FRN 4 novembre 2019

Il ritiro di 10000 soldati sudanesi dallo Yemen indica il crollo della coalizione saudita-statunitense, secondo un eminente analista. Umar Ayasrah dichiarava su al-Jazeera che la coalizione guidata dai sauditi si era formata col pretesto di restituire legittimità al fuggiasco ex-presidente yemenita Mansur Hadi, ma i fatti cambiavano sul campo e ora la coalizione tentava di sostituire il governo di Hadi coi raider, riferendosi al fallimento dell’Arabia Saudita nel proteggere i confini meridionali dai contrattacchi huthi affermando che l’esercito e le forze popolari yemenita lanciarono i loro droni nel cuore dell’Arabia Saudita, umiliandola e costringendo Riyad ad accettare il principio dei colloqui cogli yemeniti e ricerca di soluzioni politiche. Il portavoce delle forze armate yemenite dichiarò che oltre 4000 miliziani sudanesi che combattevano a fianco delle forze militari saudite contro Ansarullah furono uccisi e feriti da quando il regime di Riyad ed alleati avevano lanciato l’aggressione militare contro lo Yemen. Parlando a una conferenza stampa nella capitale Sana, il Generale di Brigata Yahya Sari dichiarò che 4253 militanti sudanesi avevano perso la vita negli scontri con le forze yemenite, rilevando che il totale dei mercenari sudanesi dei sauditi uccisi nello Yemen dall’inizio dell’anno erano 459, secondo al-Masirah, aggiungendo che 5000 combattenti sudanesi presenti nell’area di al-Quba, nella regione meridionale dell’Arabia Saudita del Jizan, a sud-ovest di Riyadh, erano nella cosiddetta Quinta Brigata. Sari notò che 2000 militanti sudanesi erano di stanza nell’area di al-Majazah, nella regione dell’Asir, mentre altri 600 erano dispiegati nell’area di Saqam, nella regione di Narjan. Il portavoce delle forze armate yemenite aggiunse che 1000 forze sudanesi erano schierate nelle province meridionali di Aden e Lahij, nello Yemen, e nelle area di Ras al-Abas, aeroporto internazionale di Aden e base aerea al-Anad.
Sari dichiarò che i mercenari sudanesi commisero vari crimini, in particolare stupri, negli ultimi due anni e che il coinvolgimento di bambini-soldato sudanesi nelle battaglie contro le forze yemenite era tra i crimini e le violazioni commessi dall’aggressione della coalizione saudita. Sari notava che la continua partecipazione delle forze sudanesi all’aggressione allo Yemen era solo agli ordini della coalizione guidata dai sauditi e che le forze yemenite si riservavano il diritto di prendere le misure adeguate per scacciarle dal Paese. “I combattenti sudanesi nello Yemen o qualsiasi altra forza straniera che sostiene la coalizione dell’aggressione sono obiettivi legittimi, indipendentemente dalla nazionalità. Le forze armate yemenite hanno la piena capacità di colpire qualsiasi nuova forza mercenaria prima che raggiunga lo Yemen”, concluse.
Arabia Saudita e alleati regionali lanciarono la devastante campagna contro lo Yemen nel marzo 2015, coll’obiettivo di riportare al potere il governo dell’ex-presidente Abdurabuh Mansur Hadi e schiacciare il movimento Ansarullah. Il Progetto di localizzazione degli eventi e dei conflitti armati con sede negli Stati Uniti (ACLED), organizzazione no profit di ricerca sui conflitti, stima che la guerra abbia causato oltre 100000 vittime negli ultimi quattro anni e mezzo. La guerra ha anche messo a dura prova le infrastrutture del Paese, distruggendo ospedali, scuole e fabbriche. Le Nazioni Unite affermano che oltre 24 milioni di yemeniti hanno un disperato bisogno di aiuti umanitari, tra cui 10 milioni che soffrono una fame estrema.

Traduzione di Alessandro Lattanzio