Trasparenza e attualità

Dr. Muhamad Abdu al-Ibrahim, Syria Times, 3 novembre 2019

Il Presidente Bashar AL-Assad ha affrontato, nella sua recente intervista con la televisione siriana, diverse questioni relative al fronte estero e interno e, oltre a quelle relative al fronte estero, vi è la continua lotta al terrorismo, gli Stati Uniti, Russia e Turchia. In realtà la continua lotta al terrorismo ha reso necessaria una lettura approfondita della descrizione del presidente Assad dei ruoli ricoperti da tali Paesi. Il Presidente Assad ha sottolineato che “la realtà è che gli statunitensi sono occupanti, sia che si trovino ad est, a nord o a sud, il risultato è lo stesso” affermando che quando avremo finito con le aree delle nostre priorità militari e raggiunto un’area in cui sono presenti i nordamericani, il loro destino sarà quello avuto in Iraq. “Questa resistenza popolare patriota deve avere il sostegno necessario contro l’occupante. Dovremo essere tutti uniti contro l’occupazione. Quando raggiungeremo questo stato, vi assicuro che i nordamericani se ne andranno perché non avranno l’opportunità di rimanere in Siria; sebbene gli USA siano una superpotenza, non potranno rimanere in Siria. Questo l’abbiamo visto in Libano ad un certo punto e in Iraq successivamente. Penso che questa sia la soluzione giusta”.
Il Presidente Assad osservava che il terrorista Baghdadi era nelle carceri statunitensi in Iraq che lo lasciarono libero a svolgere tale ruolo. Quindi, è qualcuno che può essere sostituito in qualsiasi momento, affermando che la politica nordamericana non è diversa da Hollywood; si basa sull’immaginazione. Neanche la fantascienza, solo pura immaginazione. Quindi, si può prendere la politica nordamericana e vederla ad Hollywood oppure portare Hollywood e vederla nella politica nordamericana”. “Credo che tutto ciò che riguarda tale operazione sia un trucco. Baghdadi sarà ricreato con un altro nome, individuo diverso o l’intero SIIL potrà essere riprodotto secondo necessità con un nome diverso ma con stessi pensiero scopo. Il regista di tutto lo scenario è lo stesso, gli statunitensi, che si scontrano con le pretese d’includere numerosi paesi in quanto partecipi a tale operazione per dargli una credibilità in modo che essi non ne siano imbarazzati, ma hanno il desiderio di essere parte di una “grande” operazione, come gli statunitensi hanno cercato di spacciare”. Il Presidente Assad aggiunse “in questo modo, hanno il merito di combattere il terrorismo. Non abbiamo bisogno di tale credito. Siamo noi che combattiamo il terrorismo. Non abbiamo relazioni e non abbiamo avuto contatti con alcuna istituzione nordamericana”.
Il Presidente Assad descriveva l’omologo nordamericano, Trump, come “il miglior presidente nordamericano, non perché le sue politiche siano buone, ma perché è il presidente più trasparente. Tutti i presidenti nordamericani commettono ogni tipo di atrocità politiche e di crimini e tuttavia continuano a vincere il premio Nobel e si spacciano da difensori dei diritti umani e dei nobili e unici valori americani, od occidentali in generale… Trump parla in modo chiaro, dicendo che ciò che vogliamo è il petrolio. Questa è la realtà della politica nordamericana, almeno dalla seconda guerra mondiale. Vogliamo sbarazzarci di questa e quella persona o vogliamo offrire un servizio in cambio di denaro. Questa è la realtà della politica nordamericana. Di che altro abbiamo bisogno se non di un avversario trasparente?”
Il Presidente Assad elogiava i principi russi per essere stati chiari durante questa guerra e anche prima della base russa, iniziarono a sostenere l’Esercito arabo siriano nel 2015. Questi principi si basano su diritto internazionale, sovranità siriana e integrità territoriale della Siria”. La politica russa si occupa delle realtà sul campo. Queste realtà hanno realizzato due cose; il ritiro dei gruppi armati da nord a sud in coordinamento coll’Esercito arabo siriano, e quindi l’avanzata dell’Esercito arabo siriano a nord, nell’area non occupata dai turchi, notava il Presidente Assad, che osservava che grazie al recente accordo tra Russia e Turchia, i russi domavano turchi, sconfiggevano gli statunitensi e sventava la richiesta d’internazionalizzazione proposta dai tedeschi. Ecco perché questo accordo era un passo positivo. Non raggiunge tutto, nel senso che non spingerà i turchi ad andarsene immediatamente. Tuttavia, limita i danni e apre la strada alla liberazione di questa regione nel futuro o immediato futuro, come speriamo… La Russia era con noi nella liberazione di Qan Shayqun e dintorni; annunciare la fine delle operazioni militari non significa porre fine alla lotta al terrorismo. Crediamo che il coinvolgimento russo sia sempre nel nostro interesse, perché i nostri principi sono gli stessi e la nostra battaglia è una. Quindi, il coinvolgimento russo avrà sicuramente risultati positivi e abbiamo iniziato a vederlo. Contrariamente a quanto ha detto, siamo contenti di questo summit e delle relazioni russo-turche in generale, contrariamente a quanto credono alcuni, i russi domano i turchi. Non importa se i russi applaudano o meno i turchi o se giocando una tattica con loro. L’importante è la strategia, ribadiva il Presidente Assad.
Sulla Turchia, il Presidente Assad denunciava gli aspetti negativi della presenza turca fin quando non sarà scacciata in un modo o nell’altro, affermando che l’incursione turca non solo riflette l’avidità territoriale della Turchia, ma esprime anche un desiderio nordamericano, notando che i turchi di fatto non rispettano l’accordo firmato su Idlib, ma la liberiamo. “C’è stato il ritardo di un anno; il processo politico, il dialogo politico e vari tentativi hanno avuto l’opportunità di scacciare i terroristi. Tutte le possibilità si erano esaurite. Alla fine, abbiamo liberato le aree gradualmente con le operazioni militari. La stessa volontà applicata nella regione settentrionale dopo aver esaurito tutte le opzioni politiche”. “Dobbiamo ricordare che Erdogan mirava fin dall’inizio della guerra, a creare un problema tra il popolo siriano e il popolo turco, per renderli nemici, ciò accadrebbe con uno scontro militare. All’inizio della guerra, l’esercito turco appoggiava l’esercito siriano e collaborava con noi nella massima misura possibile, fino al colpo di Stato di Erdogan contro l’esercito. Pertanto, dobbiamo continuare in questa direzione e garantire che la Turchia non diventi uno Stato nemico. Erdogan e il suo gruppo sono nemici, perché guidano tali politiche, ma finora la maggior parte delle forze politiche in Turchia è contraria alle politiche di Erdogan”.
Nel prossimo futuro daremo spazio al processo politico nelle sue varie forme. Se non darà risultati, allora saremo nemici e andremo in guerra; non c’è altra scelta, dichiarava il Presidente Assad, che notava che ciò che aveva detto del sig. Erdogan è semplicemente la vera descrizione alla luce delle sue azioni sul campo contro la Siria e i siriani da delinquente politico e ladro che deruba tutto ciò che appartiene alla Siria. “Non lo facciamo nomi; lo descriviamo. Questo è un aggettivo e questa descrizione è vera. Come si chiama chi ruba fabbriche, colture e infine la terra? Un benefattore?” Il Presidente Assad osservava che si erano tenute riunioni tra funzionari della sicurezza a diversi livelli. Pochi incontri, probabilmente due o tre, si svolsero a Qasab in Siria o vicino, e uno o più in Russia. Ma non ci furono risultati reali. Almeno ci aspettavamo di trovare una soluzione sul ritiro concordato ad Astana di quindici chilometri a ovest e nord nella zona di de-escalation di Idlib. Non è successo… Ci furono incontri tripartiti con mediazione e presenza russa. Abbiamo insistito sulla presenza russa perché non ci fidiamo dei turchi, in modo che ci siano dei testimoni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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