I progressisti avanzano in America Latina

Wayne Madsen, SCF 30 ottobre 2019

Un anno fa, corporativisti e militaristi antisocialisti dell’amministrazione Donald Trump apparivano estasiati dai successi elettorali del neofascismo in America Latina. Jair Bolsonaro, dichiarato ammiratore di Adolf Hitler soprannominato “Trump dei Tropici”, sedeva nel palazzo presidenziale in Brasile; il miliardario di destra Sebastian Pinera era tornato presidente del Cile; e Lenin Moreno, un tempo alleato di sinistra e progressista dell’ex-presidente ecuadoriano Rafael Correa, aveva invitato i militari statunitensi nel suo Paese e fatto causa comune con Gruppo Lima, un blocco anti-Maduro subordinato a Washington. Sebbene ci siano tentativi della destra in America Latina e negli Stati Uniti di spacciare il presidente progressista boliviano Evo Morales in un Hugo Chavez o Nicolas Maduro, quindi degno di sanzioni per lui e il suo governo, ci sono chiare indicazioni che Morales aveva vinto le elezioni per il quarto mandato col 47,07% contro il 36,51% all’ex presidente Carlos Mesa nel primo turno delle elezioni presidenziali tenutesi il 19 e 20 ottobre. Il vantaggio del 10,56 di Morales su Mesa gli dava con oltre il 40 percento dei voti, la soglia necessaria per essere dichiarato vincitore al primo turno. Sebbene i soliti sospetti nell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) e nell’Unione Europea, rafforzati dal senatore nordamericano di destra Marco Rubio della Florida, principale lobbista di Washington di tutti gli oligarchi e i signori della droga dell’America Latina, pretesero le elezioni del secondo turno, Morales e il suo partito Movimento al Socialismo era fiducioso della vittoria da concordare un audit coll’OAS sul conteggio dei voti. Tuttavia, il governo messicano avvertiva l’OAS a non interferire nelle elezioni boliviane. Dall’avvento dell’amministrazione Trump, l’OAS è più rumoroso contro i governi progressisti di Venezuela, Cuba e Nicaragua, colpiti da paralizzanti sanzioni economiche e turistiche dagli Stati Uniti.
L’amministrazione Trump e i suoi alleati di destra nell’OSA e i governi di Argentina, Brasile e Colombia urlarono ai brogli e chiesero il secondo turno. Chi mise in dubbio la vittoria di Morales sono le stesse fazioni aziendali che posero al potere Bolsonaro, Pinera e il presidente argentino Mauricio Macri. I tradizionali nemici politici di Morales in province come Beni e Santa Cruz, invadono le strade con proteste. È noto che il governo Bolsonaro in Brasile dava sostegno politico e finanziario all’opposizione di destra a Morales, l’Alleanza della comunità civica. Piuttosto che affidarsi ai colpi di Stato militari per rovesciare governi progressisti eletti dal popolo, tattica utilizzata a lungo dalla Central Intelligence Agency nell’emisfero occidentale, i nuovi architetti del “cambio di regime” a Langley, in Virginia, scoprivano “la legge”, corrompendo giudici e pubblici ministeri per annunciare false accuse su corruzione contro i leader contrari a Washington. In Brasile, la legge fu usata per giustificare l’impeachment e la decadenza della presidentessa progressista Dilma Rousseff e la prigionia su accusa per corruzione del predecessore progressista Luiz Inácio Lula da Silva. Detenzione e inammissibilità di Lula a candidarsi alla presidenza nel 2018 aprirono le porte alla vittoria di Bolsonaro alle elezioni presidenziali. La scelta di Bolsonaro di Sergio Moro a suo ministro della giustizia evidenziava la corruzione inerente all’estrema destra del Brasile. Moro era il procuratore federale che intraprese le azioni legali contro Lula e Rousseff accusandoli di essere corrotti conll'”Operazione Autolavaggio” riguardante la società di costruzioni brasiliana Odebrecht SA. Era più che evidente che Lava Jato fu una tattica legale sviluppata dalla CIA per rovesciare i leader progressisti in America Latina. Una sentenza della Corte suprema federale brasiliana a novembre potrebbe ribaltare la condanna di Lula. In tal caso, Lula sarà libero di sfidare Bolsonaro nelle elezioni presidenziali del 2022. Bolsonaro, che ha intenzione di candidarsi per la rielezione, cercò insieme a Moro d’influenzare in modo incostituzionale ed illegale la Corte Suprema. I leader del Partito dei Lavoratori Lula e Rousseff non erano gli unici leader progressisti dipinti dall’ampio pennello dell’indagine Lava Jato. Altri presi di mira erano l’ex- presidentessa del Cile Michelle Bachelet e l’ex-presidentessa dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner.
Il complotto di destra per denigrare la Signora Kirchner fu un completo fallimento. Sebbene Macri, col sostegno dell’amministrazione del suo vecchio socio Trump e del regime di Bolsonaro, avviò una campagna propagandistica contro Kirchner, il suo partito Frente de Todos ottenne una vittoria importante su Macri nelle elezioni presidenziali del 27 ottobre in Argentina. La vittoria del candidato alla presidenza di sinistra Alberto Fernandez e della suo vice Cristina Fernández de Kirchner (alcuna parentela col candidato alla presidenza), davano il messaggio a America Latina e Washington che l’inclinazione a destra dell’emisfero era sotto controllo. In una delle prime dichiarazioni dopo la sua vittoria, Alberto Fernandez invitava il Brasile a liberare Lula dal carcere. Un blocco di sinistra progressista riavviato emergeva col presidente argentino Fernandez e il presidente di sinistra messicano Andrés Manuel López Obrado come pietre miliari. In Uruguay, il Frente Amplio che aveva governato l’Uruguay per oltre 14 anni, vide il suo candidato alla presidenza Daniel Martinez prevalere nei voti sullo sfidante di destra Luis Lacalle Pou. Poiché nessuno dei due candidati raggiunse la soglia del 50%, le elezioni avranno a un secondo turno il 24 novembre. Gli uruguaiani furono allarmati dalla volontà di Pou di ricostituire la forza di sicurezza nazionale del Paese. Nel passato governo militare, tale forza fu responsabile di innumerevoli violazioni dei diritti umani. Le accuse in Cile contro l’ex-presidentessa Bachelet si ebbero mentre il suo successore miliardario di destra Pinhera affronta le enormi proteste di piazza che portavano alla dichiarazione dello stato di emergenza. Le forze di sicurezza di Pinhera avevano ucciso 11 manifestanti. La risposta decisa ricordava i giorni più bui del governo della giunta militare del dittatore generale Augusto Pinochet, che Pinhera generalmente ammira. Il tempismo delle accuse contro Bachelet era estremamente sospetto e sembrava minarne la posizione a capo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite e la sua condanna delle violazioni dei diritti umani da parte del governo Pinhera. Le proteste in Cile si rispecchiavano in quelle in Ecuador, dove il presidente Moreno, che si chiama Lenin per la grande ammirazione di suo padre per Vladimir Lenin, decise di rompere con le politiche socialiste del predecessore Correa, istituendo misure di austerità paralizzante, tra cui la riduzione dei sussidi per il carburante, tutti volti a placare il Fondo monetario internazionale e i creditori stranieri. Le proteste contro Moreno furono così intense che il governo fu costretto a trasferire temporaneamente le funzioni governative da Quito, la capitale, a Guayaquil dichiarando lo stato di emergenza. Nel frattempo, il vacillante regime Moreno continuava i tentativi di far estradare l’ex-Presidente Correa dal Belgio, dove ha asilo politico. Man mano che la presa del potere di Moreno s’indeboliva, il suo regime si avvicinò all’esercito nordamericano mentre Moreno accusava in modo molesto che Correa lo “spiava” dal Belgio.
Un altro burattino degli Stati Uniti, il presidente Juan Orlando Hernandez dell’Honduras, doveva affrontare enormi proteste di lavoratori e studenti dopo che suo fratello, Tony Hernandez, fu condannato per traffico di droga da un tribunale federale degli Stati Uniti a New York. Durante il processo, diversi testimoni collegarono il presidente dell’Honduras al cartello della droga di suo fratello. Gli Stati Uniti assicuravano che fantocci approvati dalla CIA come Hernandez avessero il controllo politico dell’Honduras sin da quando il colpo di Stato sostenuto dalla CIA rovesciò il presidente progressista Manuel Zelaya nel 2009. Le prove presentate durante il processo implicarono non solo il presidente Hernandez, ma anche il predecessore Porfirio Lobo, installato dal colpo di Stato della CIA. L’ex-Presidente Zelaya e i sostenitori del suo partito LIBRE di sinistra erano tra i manifestanti per le strade di Tegucigalpa che chiedevano le dimissioni di Hernandez. Le proteste colpivano anche Haiti, coi manifestanti che chiedevano al presidente corrotto Jovenel Moise di dimettersi. Come per l’Honduras, Haiti fu sottoposta a ripetuti colpi di Stato sostenuti dalla CIA, con due diretti contro l’ex-Presidente Jean-Bertrand Aristide. Le recenti elezioni locali in Colombia, governate dal presidente di estrema destra Ivan Duque, furono guastate dall’assassinio di uno dei numerosi leader del movimento di guerriglia di sinistra FARC, ora destabilizzato. L’ultima vittima fu Alexander Parra. Sebbene fosse stato negoziato un accordo di pace tra le FARC e il predecessore centrista Duque, Juan Manuel Santos, vincitore del premio Nobel per la pace 2016, Duque e il suo alleato narcotrafficante, l’ex-presidente Alvaro Uribe, fecero del loro meglio per affondare la pace con le FARC assassinandone i leader. I risultati elettorali in Colombia furono devastanti per Duque, il suo padrino politico Uribe e gli uribisti legati a gruppi paramilitari di destra e ai cartelli della droga. A Medellin, roccaforte degli uribisti, fu eletto sindaco Daniel Quintero, oppositore di Duque e Uribe. I sindaci riformisti vinsero anche l’elezione del sindaco di Bogotà, che vide la sua prima sindaco donna, Claudia Lopez, eletta con la lista della Alleanza Verde. Un partito progressista, Fuerza Ciudadana, ottene il governatorato nella roccaforte paramilitare di destra della provincia di Magdalena.
Trump e i suoi camerati neofascisti in Brasile, Argentina, Cile, Honduras e Colombia speravano in una marea di destra che continuasse a diffondersi nell’emisfero occidentale. Le notizie da Buenos Aires, La Paz, Bogotà e Montevideo suggeriscono che la gente di destra nella regione possono mettere via lo champagne.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Precedente La diplomazia russa minaccia l'imperialismo occidentale in Africa Successivo Radar russi possono rilevare qualsiasi missile balistico