Crea sito

La diplomazia russa minaccia l’imperialismo occidentale in Africa

Gunnar Ulson, LDR, 30 ottobre 2019

Mentre la Russia tentava d’attirare l’attenzione sul primo vertice Russia-Africa mai tenuto a Sochi, in Russia questo mese, vi era la sistematica campagna diffamatoria lanciata dai media in occidente sollevando il dibattito sulle accuse mosse a Mosca e rivelando l’ipocrisia di chi le formulava in merito alle proprie attività in Africa. Il dibattito provocato dalle accuse occidentali focalizzava l’attenzione sugli affari spesso trascurati del continente africano e delle nazioni e popoli che vi vivono, così come a confrontare e contrastare secoli di abusi occidentali coll’approccio dei relativi nuovi arrivati Russia e Cina. Da parte della Russia, il suo vertice sembrava ben accolto, e se avesse poche o alcuna conseguenza, probabilmente non vedremmo il forte contraccolpo che provocava sui media occidentali.

Il modo in cui l’occidente affronta l’Africa…
In un mondo ideale, le nazioni sarebbero libere di associarsi o dissociarsi con altre nazioni e circo di interessi speciali in modo che rifletta i loro interessi. Nel mondo unipolare di Washington, alle nazioni non è concesso questo lusso. Ciò è particolarmente vero per il continente africano, che ospita 1,2 miliardi di persone che vivono in 54 Paesi, sottoposti dall’occidente a imperialismo, invasioni, occupazioni, operazioni di cambio di regime, guerra economica, genocidio, guerra chimica e biologica e vera schiavitù da diversi secoli. Gli Stati Uniti ripresero da dove si erano fermate le ex-potenze coloniali come Regno Unito e Francia. Ma esse sono complici volenterosi e neoimperialisti in ascesa negli ultimi anni in Africa. Per capire come l’occidente agisce verso l’Africa, si guardi allo Stato nordafricano della Libia, preso di mira per decenni dagli Stati Uniti attraverso sovversione segreta, sanzioni economiche e infine guerra d’aggressione nel 2011 che spezzò la nazione, trasformandola in Stato fallito invaso da fazioni in guerra e schiavitù moderna, innescando una crisi regionale dei rifugiati. La distruzione della Libia portava a un’ondata di terrorismo regionale che infettava gli Stati africani vicini e persino nazioni lontane come la Siria. Mentre la distruzione della Libia fu guidata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito vi ebbero un ruolo di primo piano. La Francia rafforza le sue truppe nelle ex-colonie africane con una rinascita neocoloniale tutt’altro che sottile. The Business Insider in un articolo intitolato “L’esercito francese è in tutta l’Africa”, osservava: “Attualmente, la Francia ha oltre 3000 truppe sparse in cinque Paesi dell’Africa, Mali, Mauritania, Burkina Faso, Niger e Ciad, come parte dell’Operazione Burkhane.
Tali forze insieme a quelle dell’US AFRICOM ed altre nazioni occidentali che presumibilmente combattono il “terrorismo”. Tuttavia, lo stesso terrorismo che tali forze rivendicano come pretesto per giustificare l’occupazione delle nazioni africane è il risultato diretto dei piani per usare deliberatamente gli estremisti come forze ascare nelle guerre di aggressione che distrussero la Libia nel 2011. Ovviamente se le forze occidentali coltivano il terrorismo mentre contemporaneamente si pongono a combattenti contro il terrorismo, le nazioni che ospitano tale teatrino geopolitico trovano le opzioni per trattare con altri attori globali molto limitate. Sia per le nazioni che soffrono l’instabilità causata dalle macchinazioni statunitensi e occidentali, sia che le affrontano in un futuro intermedio, il desiderio di alternative dev’essere grande, specialmente se offrono uno sviluppo reale, progetti infrastrutturali e legami della difesa oltre l’elaborato racket della protezione gestito dall’occidente.

Arriva la Russia
La BBC nell’articolo, “Summit Russia Africa: cosa c’è dietro la spinta di Mosca nel continente?”, Riferiva: “La Russia ha aumentato i contatti politici nella regione, con 12 capi di Stato africani in visita a Mosca dal 2015, sei nel solo 2018. E le sue ambizioni suscitavano preoccupazione nelle principali potenze occidentali sconfitte da Mosca. L’anno scorso, John Bolton, ex-consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, annunciò una nuova strategia nordamericana per l’Africa, in parte volta a contrastare Cina e Russia. Tuttavia, un recente editoriale sul Washington Post parlava della Russia “alla ricerca aggressiva di accordi e relazioni per la sicurezza” mentre l’influenza degli Stati Uniti nel continente continuava a diminuire”. L’articolo prendeva atto degli obiettivi della Russia nel sviluppare legami politici e diplomatici, fornendo difesa e assistenza economica, aiuti umanitari nonché istruzione e formazione professionale. Ma era una citazione sulla BBC del Presidente Vladimir Putin che illustrava perfettamente non solo la differenza tra gli approcci occidentale e russo nel costruire una presenza in Africa, ma perché la Russia ha successo mentre l’influenza degli Stati Uniti cala nonostante la grande disparità tra Stati Uniti e Russia per potenza economica e militare. La BBC citava il Presidente Putin dicendo: “Non imponiamo le nostre opinioni, rispettando il principio delle “soluzioni africane ai problemi africani” proposto dagli stessi africani”. Chiaramente, mentre gli Stati Uniti hanno un immenso vantaggio per potenza economica e militare, le loro ambizioni in Africa rientrano nel quadro del loro ordine mondiale unipolare in cui gli essi sono al di sopra di tutte le altre nazioni come unico garante delle “regole e norme” internazionali decise da (e per) gli Stati Uniti, e di solito a spese della sovranità nazionale delle nazioni di tutto il mondo. Confrontando ciò con la dimostrata visione del mondo multipolare di Mosca in cui tutte le nazioni esistono l’una accanto all’altra, sottoscritte dal primato della sovranità nazionale. Non è difficile capire quale modello di relazioni internazionali preferirebbero le nazioni del mondo, o con chi trovano leadership e imperativi morali. Anziché adattarsi a un cambiamento del mondo adottando una visione multipolare e competendo costruttivamente non solo con la Russia, ma anche con la Cina, gli Stati Uniti decisero di continuare il loro percorso attuale tentando di utilizzare la loro influenza sui media globali per rappresentare la via della Russia sotto una luce poco lusinghiera nella finzione quanto lo è la vera politica di Washington in Africa.

Contraccolpo occidentale
Articoli come de The Guardian, “I documenti trapelati rivelano lo sforzo russo di esercitare influenza in Africa”, alludono a quella che veniva descritta come influenza oscura e maligna che emana da Mosca in Africa. The Guardian affermava: “La Russia cerca di rafforzare la presenza in almeno 13 Paesi in Africa, costruendo relazioni con governi sovrani, stringendo accordi militari e preparando una nuova generazione di “leader” e “agenti” sotto copertura, rivelano documenti trapelati”. Costruire relazioni coi governi sovrani e stringere accordi militari è ciò che costituisce il normale legame politico, economico e militare tra le nazioni. La “cura” di leader e “agenti sotto copertura” sembra molto più sinistra, ma è anche qualcosa che il Guardian non dimostra. E altri articoli simili citano il discutibile “Dossier Center” gestito dal criminale russo di Londra Mikhail Khodorkovskij che a sua volta citava “documenti trapelati” non verificati e irrilevanti che tentavano di colpire Mosca emulando Wikileaks, meno i documenti autentici che Wikileaks pubblica effettivamente. Le accuse alla Russia, in particolare su addestramento e armamento dell’esercito della Repubblica Centrafricana (missione che le stesse Nazioni Unite autorizzarono la Russia ad intraprendere, riferiva AFP ), sono certamente nulle. L’articolo della BBC menzionato l’ammetteva anche, sottolineando: “Ad esempio, la Russia era attiva nella Repubblica Centrafricana (CAR), contribuendo ufficialmente a sostenere il governo appoggiato dalle Nazioni Unite contro una schiera di gruppi ribelli. Ma anche le forze militari private russe vi operavano, fornendo sicurezza al governo e contribuendo a salvaguardare le risorse economiche chiave. Fu inoltre segnalata attività mercenaria russa nel vicino Sudan e in Libia, nonché in altri Paesi, che coinvolge Wagner, una società militare privata che ha legami col Cremlino”. I funzionari russi spesso minimizzano questi rapporti ed è difficile stabilire i collegamenti tra questi gruppi e lo Stato russo. Pertanto, un’altra campagna diffamatoria veniva condotta contro la Russia, nonostante alcuna prova suggerisse che le campagne precedenti avessero contribuito a sostenere gli sforzi occidentali nel sabotare il recupero della Crimea da parte della Russia, la protezione dei confini coll’Ucraina, l’aiuto al governo siriano contro il cambio di regime guidato dagli Stati Uniti e lo sviluppo di legami con nazioni dell’Europa occidentale come la Germania.
Russia (e Cina) non solo rappresentano una minaccia per l’imperialismo occidentale in Africa, offrendo alternative molto più allettanti a nazioni e popoli dell’Africa, potenze emergenti globali come la Russia che si occupano di diplomazia “senza vincoli” e offrono protezione da mezzi e metodi dell’egemonia occidentale mettono in pericolo la normalizzazione del neo-colonialismo ancora promossa da nazioni come Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Il successo della Russia in Africa sarà un altro aiuto al passaggio dall’ordine mondiale unipolare dominato dagli Stati Uniti a un mondo multipolare sensato ed equilibrato in cui non solo i metodi statunitensi non possono essere “normalizzati”, ma diventano motivo dell’isolamento nordamericano fin quando non lo abbandoneranno. Solo il tempo dirà se questo successo sarà pieno o come gli Stati Uniti tenteranno di contrastarlo. Si spera che gli Stati Uniti saranno stimolati dalla comprensione della riduzione della loro influenza in Africa e dalla loro ritirata dal Medio Oriente, a tornare sulla scena globale come un equivalente costruttivo piuttosto che continuare l’insostenibile costruzione dell’impero all’estero e la crescente paranoia in patria.

Gunnar Ulson, analista e autore geopolitico di New York.

Traduzione di Alessandro Lattanzio