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“Visione condivisa 2030” Russia-Africa: alternativa al saccheggio neocoloniale

Matthew Ehret, SCF 28 ottobre 2019

Una lunga notte di sofferenza ha mantenuto uno dei continenti più ricchi del mondo in stato d’oscurità virtuale per oltre un secolo. Sebbene l’era della scienza abbia fornito all’umanità i mezzi per accedere ai massimi standard di vita nella storia del mondo, il 2019 ha visto morire ogni giorno 15000 bambini per mali curabili (malattia, fame e omicidio) nella metà nell’Africa subsahariana. In un mondo dalla tecnologia energetica avanzata, solo cinque dei 54 Paesi africani hanno il 100% di elettrificazione e sono nordafricani. La situazione oscura dell’Africa non era mai dovuta a termini semplicistici come “corruzione” o “incompetenza”, né l’Africa è mai stata “culturalmente incompatibile” con la tecnologia occidentale come certi razzisti insegnavano nelle classi delle scienze sociali. La verità è che all’Africa non fu mai data una vera indipendenza come si crede comunemente. Certo c’era l’indipendenza nominale, ma l’indipendenza economica che crea un Paese sovrano non fu mai concessa dall’imperialismo. Questo è il motivo per cui la crescente presenza di nazioni come Cina e Russia nel continente sono sempre più viste come fari di speranza per la nuova generazione di africani che riconoscono in questa alleanza eurasiatica un’opportunità per afferrare il futuro di cui furono derubati oltre mezzo secolo fa.

Il vertice russo-africano a Sochi
Un momento spartiacque in questo cambiamento sistemico si verificava col primo vertice tra Russia e Africa su economia e sicurezza a Sochi (23-24 ottobre) presieduto dal Presidente Putin e dal Presidente al-Sisi, con 50 capi di Stato africani e 3000 rappresentanti di affari, governo e finanza. Questo summit fu il primo del genere e seguiva il primo vertice economico Cina-Africa tenutosi a luglio 2019. Negli ultimi due anni, 40 Stati africani firmarono l’iniziativa Fascia e Via della Cina che spaventa i tecnocrati imperialisti occidentali. In un’intervista che precedette il vertice, il Presidente Putin riecheggiò meravigliosamente la filosofia cinese dello sviluppo vantaggioso per l’Africa: “Non parteciperemo a una nuova ‘ripartizione’ della ricchezza del continente; piuttosto, siamo pronti a impegnarci in una competizione per la cooperazione coll’Africa, a condizione che questa competizione sia civile e si sviluppi in conformità con la legge. Abbiamo molto da offrire ai nostri amici africani”. Sebbene non abbia lo stesso livello di investimenti della Cina (che guida il mondo con 200 miliardi di dollari all’anno), gli investimenti della Russia sono quadruplicati dal 2009 raggiungendo i 20 miliardi all’anno e crescendo concentrandosi su ferrovia, diplomazia energetica, istruzione, condivisione della cultura e assistenza militare. La Russia attualmente costruisce il primo reattore nucleare egiziano ad al-Daba e negozia con diverse altre nazioni, come Etiopia, Nigeria e Kenya, il nucleare che metterà fine alla politica di apartheid tecnologico imposta all’Africa da decenni. La Russia annunciava la costruzione di un Centro di eccellenza dell’energia nucleare in Africa in Etiopia, e l’Accademia delle scienze russa annunciava l’apertura di filiali in tutta l’Africa. Motore vitale per lo sviluppo, le ferrovie russe costruiscono ferrovie transfrontaliere e intra-frontaliere in Ghana, Burkina Faso, Nigeria, Libia, Egitto e Africa orientale (solo per citarne alcune). Durante il vertice, la Russia annunciò la cancellazione del debito africano di 20 miliardi di dollari come atto di buona volontà.
Il Presidente Putin notava l’elefante nella stanza quando disse: “Vediamo numerosi Stati occidentali che ricorrono a pressioni, intimidazioni e ricatti contro i governi dei Paesi sovrani africani. Sperano che li aiuti a riconquistare l’influenza perduta e le posizioni dominanti nelle ex-colonie, cercando questa volta un “nuovo involucro” per raccogliere superprofitti e sfruttare le risorse del continente senza alcun riguardo per la sua popolazione, i suoi rischi ambientali o di altro tipo. inoltre ostacolano la creazione di relazioni più strette tra Russia e Africa, apparentemente in modo che nessuno possa interferire coi loro piani”. A differenza dell’occidente, la Russia ha il vantaggio di aver incoraggiato lo sviluppo africano durante i giorni bui della guerra fredda ed è quindi infinitamente più affidabile dell’occidente, i cui tentativi di aiutare lo sviluppo dell’Africa (come visto con John F. Kennedy, Enrico Mattei o il Presidente de Gaulle) si concluse con omicidi o colpi di Stato. Alcuni potrebbero chiamare le parole di Putin iperbole contro l’occidente, ma un confronto della qualità degli investimenti russi e nordamericani in Africa dimostra le due intenzioni opposte a cui si riferiva Putin.

La trappola delle condizioni
Laddove gli aiuti statunitensi, Banca mondiale e FMI versarono miliardi di dollari in Africa per decenni, il tenore di vita e la stabilità delle nazioni beneficiarie crollarono. Questo è il risultato opposto che ci si aspetterebbe da un comportamento così “generoso”. Perché? La risposta può essere in parte trovata nel cambio verso le condizioni di FMI / Banca Mondiale dato dal mostruoso cambiamento di paradigma verificatosi negli anni ’50 -’70. Laddove leader come Franklin Roosevelt e l’alleato Henry Wallace immaginavano un’Africa industrializzata liberata dal colonialismo, gli strumenti di Bretton Woods che avevano creato per fornire prestiti a basso interesse a lungo termine a livello internazionale, furono purgati dai leader anticolonialisti e sostituiti con strumenti dello Stato profondo all’inizio della guerra fredda, assicurandosi che qualsiasi credito venisse legato a condizioni mortali come denunciato da John Perkins nel suo libro Confessioni di un sicario economico. Con questa formula neocoloniale, all’Africa fu permesso di ottenere del denaro. Ma quei dollari non dovevano più essere investiti nell’autentica costruzione della nazione o nel progresso tecnologico avanzato come intendevano Patrice Lumumba, Kwame Nkrumah o Thomas Sankara. Erano consentite solo “tecnologie appropriate” come mulini a vento o pannelli solari. I piccoli pozzi andavano bene, ma i grandi progetti idroenergetici come dighe idroelettriche o grandi fiumi artificiali non erano ammessi. Certamente non era consentita l’energia nucleare (a meno che non si trattava dello Stato di apartheid gestito da razzisti bianchi, ovviamente). Gli investimenti nella trivellazione petrolifera e nell’estrazione del petrolio andavano bene, ma solo se compagnie straniere come Barak Gold o Standard Oil lo facevano ed alcuna entrate o prodotto andasse a beneficio delle popolazioni. Senza i mezzi per produrre ricchezza reale (definita combinazione di crescita materiale, intellettuale e spirituale), la produttività del lavoro in Africa crollò con la sovranità e i debiti crebberoi.

Neocon isterici e bastonati
Non è un segreto che proprio quando la Cina iniziò superare gli statunitensi negli investimenti in Africa nel 2007. Invece di agire in modo intelligente aumentando i finanziamenti per le infrastrutture reali come facevano i cinesi, lo Stato profondo degli Stati Uniti non solo continuò le sue obsolete pratiche della schiavitù del debito, ma creò AFRICOM come braccio militare nel continente. Ironia della sorte, la presenza di AFRICOM coincise coll’aumento delle attività islamiste dal 2010, con 24 gruppi identificati (rispetto a solo 5 nel 2010) e l’aumento del 960% degli attentati nel 2009-2018. Proprio come i prestiti occidentali causarono la pandemia della schiavitù, anche le forze di sicurezza occidentali diffusero solo insicurezza di massa. Il fatto è che i neocon che infestano il Complesso Industriale Militare identificavano apertamente entrambi i Paesi come pari nemici degli Stati Uniti comprendendo che questa alleanza rappresenta una minaccia esistenziale alla loro egemonia. Parlando all’Heritage Foundation lo scorso anno, l’ex-consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton dichiarò (senza arrossire): “Le pratiche predatorie perseguite da Cina e Russia frenano la crescita economica in Africa; minacciare l’indipendenza finanziaria delle nazioni africane; inibire le opportunità per gli investimenti statunitensi… e costituire una minaccia agli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Le sue parole furono rafforzate dal capo di AFRICOM Thomas Waldauser nel febbraio 2019, “Per contrastare lo sfruttamento russo, US AFRICOM continua a lavorare con vari partner per essere il primo partner militare in Africa”. Fortunatamente per il mondo, Bolton e Waldauser furono scacciati dalle loro cariche da un presidente nordamericano che ha scelto di allearsi con Russia e Cina piuttosto che rischiare la terza guerra mondiale. Tuttavia, l’ideologia pericolosa e la struttura di potere dello Stato profondo che rappresentano non sono ancora state sconfitte e, coll’intenzione di Trump di ritirare le truppe dalla Siria, tali forze psicotiche sono più pericolose che mai.

Traduzione di Alessandro Lattanzio