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USA, Turchia e SDF: la guerra tra i nemici della Siria

Federico Pieraccini, SCF 25 ottobre 2019

La verità è che oltre alla Turchia, Stati Uniti, Regno Unito, la Francia, Arabia Saudita e Qatar avevano armato, finanziato e addestrato circa 250mila jihadisti da tutto il mondo dal 2010, allo scopo di attaccare la Siria, provocando un disastro nel regione con ripercussioni in Europa, e commettere crimini contro l’umanità. L’Esercito arabo siriano, con l’assistenza degli alleati russi, iraniani ed Hezbollah, sconfiggeva l’assalto di al-Qaida e SIIL, confinandoli nella regione di Idlib, creando dei problemi ai Paesi che avevano armato e sostenuto tali mostri. Uno di questi problemi riguarda due dei Pesi più importanti della NATO e le rispettive fazioni che sostengono in Siria.
Ankara considera l’YPG affiliato al PKK organizzazione terroristica, ed usa i jihadisti di Jabhat al-Nusra, SIIL, al-Qaida e FSA per attaccare le aree controllate da Damasco per sterminare i curdi.
Prima che gli alt-media iniziassero a parlare dell’uso dei terroristi contro la Siria, le denunce emesse da Damasco su ciò che accadeva furono respinte come propaganda. Ora i media mainstream sono improvvisamente fuori di sé per la preoccupazione per il benessere dei curdi. Quando i civili siriani furono sottoposti a un simile assalto, fenomeni come CNN e altri media internazionali crearono una cortina fumogena per impedire di capire cosa accadesse in Siria. Tale offuscamento deliberato causò migliaia di morti non meno atroci di quelli commessi dallo SIIL. Dietro la nebbia c’erano gli Stati Uniti che contribuirono a creare lo SIIL in Iraq usandolo nel 2012 contro Damasco, in pieno coordinamento con Erdogan. Decine di gruppi jihadisti furono armati ed equipaggiati per sostenere i piani statunitensi di distruzione della Siria. Washington è maestra nel creare “problemi” (al-Qaida, SIIL, ecc.) per scopi geopolitici che richiedono una pronta soluzione. Tuttavia, quando le cose non vanno secondo i piani, esiste un piano B su cui ripiegare per giustificare la presenza illegale con la pretesa di combattere il terrorismo. La Siria fu sottoposta proprio a tale gioco. Ma con Damasco che prevale sullo SIIL, il Pentagono doveva ripiegare sul piano B, che prevedeva l’occupazione della Siria settentrionale col pretesto di proteggere i curdi dallo SIIL e avanzare la nobile lotta al terrorismo. È solo grazie alla compiacenza dei media mainstream che si raggiunsero tali altezze di contraddizione.
SDF e YPG occupavano illegalmente la Siria sotto l’ombrello della presenza illegale degli Stati Uniti che speravano di usare tali agenti per dividere la Siria con la causa del separatismo curdo. È interessante notare che i media mainstream non dissero mai che buona parte dei curdi siriani, che vivono da mesi nelle zone controllate da Damasco, sostengono il governo di Assad. Non sorprende che SDF e YPG siano sostenuti politicamente da molti Paesi occidentali che cercano di dividere la Siria favorendo un’enclave curda. Israele, anche se distrugge la vita di milioni di palestinesi, esige spudoratamente l’autodeterminazione per i curdi in Siria. I padroni delle SDF a Washington sanno bene che senza una forza sul terreno da loro controllata non potranno impedire ad Assad di unire il Paese e attuare il progetto di collegamento commerciale, economico ed energetico tra Libano, Siria, Iraq e Iran, con la benedizione economica di Pechino che intende investire e concedere crediti per oltre 600 miliardi di dollari tra Iran, Siria e Iraq. L’unica autorità legittima in Siria che può garantire la sicurezza dei civili dal saccheggio di SIIL, FSA, al-Nusra, al-Qaida e le altre 256 sfumature di jihadisti (alcuna di esse “moderata”) è la Esercito arabo siriano e il suo governo centrale di Damasco.
Turchia, SDF e Stati Uniti sono tre occupanti irregolari, illegali e illegittimi del suolo siriano che si combattono tra migliaia di civili causando morte e distruzione che potrebbero essere facilmente evitate. La reazione politica e mediatica internazionale agli eventi che si verificano in Siria conferma la rissa tra Stati Uniti, Turchia e SDF derivante dalla sconfitta per opera dell’Esercito arabo siriano e degli alleati; una vittoria della civiltà.

Traduzione di Alessandro Lattanzio