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L’Uzbekistan ha deciso di aderire all’UEE

Vladimir Odintsov, New Eastern Outlook 2.10.2019

Come dimostrato dai risultati dell’ultima riunione del Consiglio economico eurasiatico supremo (SEEC), appena conclusosi a Erevan, l’Unione economica eurasiatica (UEE) espande la geografia della cooperazione. Oltre a Iran e Singapore, che già aderivano alla zona di libero scambio dell’UEE, l’Uzbekistan prevedeva di aderire a pieno titolo all’organizzazione. Ciò fu rivelato dalla portavoce del Consiglio della Federazione dell’Assemblea federale della Federazione russa, Valentina Matvienko, indicando che il presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirzijoev aveva deciso di esaminare la possibilità di aderire all’UEE e che la questione sarà risolta nel futuro prossimo. L’Uzbekistan è un Paese di grande successo, noto per la grande popolazione (oltre 33 milioni di persone) e un’enorme economia sviluppata (l’anno scorso il suo PIL raggiunse i 48,6 miliardi di dollari), il che significa che è un partner economico attraente e candidato promettente per l’UEE. Oltre al fatto che lo Stato di Mirzijoev è già partner economico di spicco della maggior parte dei Paesi dell’UEE, vanta un’impressionante infrastruttura dei trasporti a beneficio degli attori disposti a sviluppare legami economici con partner lontani. Pertanto, l’adesione dell’Uzbekistan all’UEE rafforzerà in modo significativo il potenziale economico e politico dell’associazione nel complesso. Dopo aver ottenuto l’indipendenza dopo la caduta dell’URSS, la politica estera dell’Uzbekistan si basava su due principi: approccio equilibrato ai legami con tutte le principali potenze internazionali e rifiuto di partecipare a qualsiasi associazione multilaterale d’integrazione, essendo l’attenzione di Tashkent centrata sulla costruzione di legami bilaterali, con componenti economiche e militari. Tali principi furono solidificati nel concetto di politica estera dell’Uzbekistan, approvato dal parlamento nel 2012. Per un po’ Tashkent avrebbe osservato un rigoroso codice di condotta senza manifestare alcuna intenzione di aderire all’UEE. Tuttavia, coll’inizio di nuove riforme politiche ed economiche in Uzbekistan, la repubblica decise di rivalutare pro e contro della cooperazione coll’UEE, che portava a una discussione attiva tra le élite locali. Una volta che il nuovo Presidente Shavkat Mirzijoev entrò in carica nel 2016, la politica estera dell’Uzbekistan iniziò a evolversi, con nuove iniziative espresse nelle relazioni coi vicini nello spazio post-sovietico. Ciò ha portato Tashkent a concludere che, dal punto di vista della fattibilità economica, la partecipazione all’UEE sarebbe estremamente vantaggiosa. Prima di giungere a questa conclusione, Tashkent aprì un corridoio verde con la Russia per facilitare le esportazioni di prodotti agricoli e dal prossimo anno saranno aperti corridoi simili con Stati baltici, Bielorussia, Kirghizistan e Kazakistan. Allo stesso tempo, in questi giorni l’Uzbekistan affrontava difficoltà nel tentativo di migliorare l’offerta di beni industriali, in particolare nell’importare automobili. Tuttavia, se l’Uzbekistan aderirà a pieno titolo dell’UEE, i suoi produttori otterrebbero pari diritti di accesso al mercato di tutti i Paesi dell’Unione, creando pari condizioni per i lavoratori migranti, col bonus che Tashkent otterrà coll’accesso a investimenti e tecnologie russe. E queste erano le condizioni necessarie per far prosperare dell’economia uzbeka.
Inutile dire che i Paesi dell’UEE con una popolazione totale di oltre 180 milioni di persone sono un mercato enorme, oltre al fatto che offrono accesso economico a determinate regioni, in precedenza inaccessibili all’Uzbekistan a causa di varie ragioni. Inoltre, la Russia e altri Paesi dell’UEE sono i principali partner commerciali dell’Uzbekistan, con circa il 70% dell’affluenza commerciale proveniente dai rapporti con tali Stati. È chiaro che l’Uzbekistan era ben consapevole del fatto che la Russia è l’unica possibile fonte di seri investimenti nella sua economia e che essa sia al timone dell’UEE, e le cui moderne tecnologie sono fondamentali per l’industrializzazione del Paese. È vero che Tashkent può ottenere grandi investimenti dalla Cina, ma verrebbero associati a legamii, e questo non va bene alle élite uzbeke, in quanto possono prevedere varie conseguenze negative associate a questa rotta come si possono osservare nei vicini dell’Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan.
Abbastanza naturalmente, l’annuncio dell’intenzione dell’Uzbekistan di aderire all’UEE provocava discussioni nazionali e regionali, con esperti che espressero opinioni diverse su questo sviluppo. Alcuni sostengono che questa decisione veniva presa in fretta e senza adeguata discussione pubblica, soprattutto se si considerava il fatto che esistono abbastanza critici dell’UEE in Uzbekistan e nella regione. È necessario ricordare che l’UEE fu costituita nel 2014, dopo la firma dell’accordo sulla creazione dell’Unione dei presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakistan. Alcuni mesi dopo, Armenia e Kirghizistan aderivano all’organizzazione. Nel 2014, il fatturato del commercio estero dei futuri Stati aderenti fu di 868,5 miliardi di dollari. L’anno successivo, dopo la creazione dell’Unione, scese a 579,5 miliardi, raggiungendo i 753 miliardi nel 2018, ancora al di sotto del livello pre-Unione. Allo stesso tempo, gli evidenti risultati positivi dell’UEE sono facilmente riconoscibili. L’anno scorso entrò in vigore un nuovo codice doganale nell’UEE, accelerando il processo della dichiarazione doganale. Perseguendo lo sviluppo delle relazioni coll’UEE, l’Uzbekistan potrà guadagnare di più sul transito di merci sul suo territorio, importate o esportate dai Paesi dell’UEE. Un fattore positivo significativo per tutti gli aderenti all’UEE fu la creazione di un mercato del lavoro comune, grazie al quale i migranti erano liberati dall’obbligo di ottenere il permesso trasferendosi in un altro Paese. Nella sola Russia, i lavoratori migranti spendono 2 miliardi di dollari all’anno per l’acquisto e il rinnovo dei permessi. Per i migranti, l’adesione all’UEE significa che sei mesi dopo l’arrivo in Russia, passeranno alla categoria dei contribuenti identica ai cittadini, il che significa che invece di pagare il 30% di tasse, inizieranno a pagare il 13% sul reddito personale. Non va dimenticato che il miglioramento della situazione economica dei lavoratori migranti uzbeki in Russia e l’aumento dei fondi che inviano ogni anno a casa non sono importanti solo per le famiglie, ma per l’economia dell’Uzbekistan nel complesso.
Se l’Uzbekistan dovesse aderire all’UEE, i cittadini non dovranno richiedere permessi di lavoro in alcuno dei Paesi dell’Unione. La maggior parte dei certificati di laurea conseguiti in Uzbekistan sarà riconosciuta in tutta l’UEE, i cittadini avranno accesso ai servizi finanziari dell’UEE, inclusi sistema bancario, prestiti e risparmi pensionistici. Oltre ai benefici finanziari, i cittadini dell’Uzbekistan aumenteranno le possibilità di essere assunti sul mercato del lavoro dell’UEE rimuovendo le procedure associate all’assunzione di essi.
Tra i possibili momenti negativi dell’adesione all’UEE vi sono i rischi sanzionatori associati alle cosiddette guerre commerciali, di cui la Russia è obiettivo, rappresentando l’87% del PIL totale dell’Unione. Un altro possibile svantaggio è che, aprendo i confini, l’Uzbekistan non solo potrà esportare le sue merci, ma anche le merci prodotte da altri Paesi dell’UEE passeranno liberamente in Uzbekistan. Tuttavia, ciò si traduce in alcuni settori economici che dovranno affrontare una forte concorrenza con le grandi società di Russia, Bielorussia e Kazakistan, ed alcuni beni aumenteranno sicuramente di prezzo. È opinione diffusa che il business uzbeko non fosse pronto ad affrontare la forte concorrenza dei produttori russi. Ma prevedere l’esatto risultato di tali fattori per l’Uzbekistan è piuttosto difficile. Tuttavia, nonostante varie valutazioni critiche espresse da singoli esperti, l’opinione prevalente delle élite politiche e commerciali uzbeke è che la rapida adesione all’Unione economica eurasiatica è la strada da percorrere. È possibile che si possa compiere un passo importante in questa direzione durante la visita del Presidente dell’Uzbekistan in Russia, prevista per febbraio 2020.

Vladimir Odintsov, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio