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Gli USA armarono le milizie che guidano l’invasione turca del nord della Siria

Max Blumenthal, The Gray Zone

Ex ed attuali funzionari statunitensi biasimavano la forza mercenaria turca delle “milizie arabe” per l’esecuzione e la decapitazione di curdi nel nord della Siria. Nuovi dati dalla Turchia rivelano che quasi tutte tali milizie furono armate e addestrate da CIA e Pentagono.
Il video che mostra i membri dell'”esercito nazionale” mercenario della Turchia mentre giustiziano dei prigionieri curdi durante l’invasione turca della Siria settentrionale ha provocato oltraggio nazionale e infuriato funzionari del governo USA, esperti e politici. Al Washington Post, un funzionario nordamericano condannava le milizie come “pazze e inaffidabili”. Un altro le chiamava “criminali, banditi e pirati che dovrebbero essere spazzati via dalla faccia della terra”. Nel frattempo, l’ex-segretaria di Stato Hillary Clinton descriveva la scena come “orrore disgustoso”, accusando solo il presidente Donald Trump delle atrocità. Ma i combattenti coinvolti nelle atrocità nel nord della Siria non erano solo uomini di tribù casualmente riuniti in un esercito ad hoc. In effetti, molti erano ex-membri dell’esercito libero siriano, la forza una volta armata da CIA e Pentagono e bollata come “ribelli moderati”. Tale inquietante contesto fu convenientemente omesso dalle denunce sfiatate di funzionari statunitensi ed esperti occidentali. Secondo un documento di ricerca pubblicato ad ottobre dal think tank pro-governo turco SETA, “Delle 28 fazioni [della forza mercenaria turca], 21 erano sostenute dagli Stati Uniti, tre col programma del Pentagono per combattere lo SIIL. Diciotto furono rifornite dalla CIA attraverso la MOM Operations Room in Turchia, sala operativa congiunta delle intelligence degli “Amici della Siria” per sostenere l’opposizione armata. 14 fazioni furono destinatarie dei missili anticarro TOW forniti dagli Stati Uniti”. (Un grafico del SETA che nomina le varie milizie e il tipo di supporto USA che ricevettero appare alla fine dell’articolo).
In altre parole, praticamente l’intero apparato dei ribelli anti-Assad armato ed equipaggiato dall’amministrazione Obama veniva ripreso dalle forze armate turche come punta di diamante per la brutale invasione della Siria settentrionale. Il capo di tale forza è Salim Idris, ora il “Ministro della Difesa” del “governo ad interim” della Siria sostenuto dalla Turchia. È lo stesso figuro che ospitò John McCain quando compi una famigerata incursione nel 2013 in Siria. L'”orribile disgusto” che tale accolita di estremisti compie contro i curdi è, in effetti, lo stesso che impose ai siriani in tutto il Paese negli ultimi sette anni. Prima, quando il loro obiettivo era il cambio di regime a Damasco, avevano la benedizione e il pieno sostegno della Washington ufficiale. Ma ora che massacrano gli ascari degli statunitensi molto più fedeli, i loro ex-mecenati e sostenitori si affrettano a denunciarli come “banditi e pirati”.

FSA e Caschi bianchi diventano l’esercito mercenario della Turchia
La Turchia arruolò gli insorti anti-Assad contro l’YPG curdo per la prima volta nel marzo 2018, quando invase la città siriana di Ifrin durante l’operazione Olive Branch. Quell’assalto vide una serie di atrocità, dal vandalismo sul cadavere di una combattente curda al saccheggio di Ifrin. Tali crimini furono commessi in gran parte dai combattenti del defunto esercito libero siriano, l’accolita di “ribelli moderati” una volta armati dalla CIA. In un videomessaggio, uno degli invasori promise la pulizia etnica se i curdi nell’area si fossero rifiutati di convertirsi al wahhabismo. “Per Allah”, dichiarò il capo, “se vi pentirete e tornerete ad Allah, allora sappiate che sarete nostri fratelli. Ma se vi rifiutate, vedremo le vostre teste mature e quando ci toccherà strapparvele”. Erano presenti anche ad Ifrin i Caschi bianchi, la presunta protezione civile nominato al premio Nobel e celebrata dai media occidentali come soccorritori, e fortemente finanziata dai governi di Stati Uniti e Regno Unito. I caschi bianchi apparivano come ausiliari delle forze mercenarie islamiche operando da ascari dei turchi.
Dopo che la Turchia e i suoi ascari ripulirono etnicamente la comunità a maggioranza curda di Ifrin, i Vaschi Bianchi s’impegnarono a “ricostruirla” per “riportare la città alle antica bellezza ed utilità”.E in una foto formarono la parola Ifrin coi corpi dei volontari. Ad ottobre, quando gli islamisti sostenuti dalla Turchia irruppero nel nord della Siria, subito seguirono le atrocità. Hevrin Qalaf, legislatrice curda siriana, fu presa dalla sua auto dai miliziani e uccisa insieme all’autista. Altri curdi, tra cui due prigionieri disarmati, furono ripresi mentre venivano assassinati dagli ascari turchi. Le bande mercenarie liberavano i prigionieri dello SIIL dalle prigioni non custodite, rilanciando sul campo di battaglia centinaia di loro anime gemelle ideologiche. Il video più scioccante mostrava dei mercenari turchi esibire le teste dei combattenti curdi che avevano ucciso. Chi conosce la Nuradin al-Zinqi, protagonista dell’invasione turca precedentemente rifornita dalla CIA e che decapitò un palestinese-siriano davanti le telecamere nel 2016, tale comportamento non sorprendeva. Veniva tralasciato dai media il fatto che nulla di ciò sarebbe stato possibile se Washington non avesse speso anni e miliardi di dollari per sostenere l’opposizione armata siriana.

I prolifici promotori dei “ribelli moderati” scappano dalle loro responsabilità
Quando l’esercito turco e i suoi ascari travolgevano le YPG curde ad ottobre, Hillary Clinton ne denunciava con rabbia la brutalità. Nel 2012, tuttavia, quando Clinton era segretaria di Stato, si recò ad Istanbul per ottenere il sostegno alle stesse milizie durante una conferenza degli “Amici della Siria” convocata da Erdogan. In seguito osservò : “I duri coi fucili saranno gli attori più probabili in qualsiasi transizione politica rispetto a quelli all’estero che parlano solo. E quindi dovevamo capire come potevamo sostenerli sul terreno, equipaggiarli meglio… ” Uno dei “duri” è Salim Idris, oggi “ministro della difesa” del “governo provvisorio” inesistente della Siria e capo delle forze mercenarie inviate dalla Turchia nel nord della Siria. Proise: “Combatteremo contro tutte le organizzazioni terroristiche guidate dal PYD/PKK”. Nel 2013, tuttavia, Idris era stato celebrato da Washington e dichiarato futuro capo della Siria. Quando il defunto senatore John McCain fece la famigerata visita a sorpresa al confine turco-siriano nel maggio 2013, sperando d’ispirare l’intervento militare nordamericano, fu accolto calorosamente da Idris, allora capo dell’esercito libero siriano appoggiato dagli Stati Uniti. “Ciò che vogliamo dal governo degli Stati Uniti è che decida di sostenere la rivoluzione siriana con armi e munizioni, missili anticarro e armi antiaeree”, disse Idris a Josh Rogin, reporter e promotore neoconservatore del cambio di regime in Siria. Sebbene Idris e i suoi alleati non abbiano mai ottenuto l’intervento su vasta scala che cercavano dall’amministrazione Obama, ricevettero armi pesanti, tra cui centinaia di missili anticarro TOW. Furono anche inondati dall’adulazione dai corrispondenti stranieri iper-ambiziosi dei media occidentali.
Clarissa Ward della CNN fu una promotrice particolarmente entusiasta dell’FSA, unendosi ai suoi combattenti, dipingendoli come esistenza eroica. Quando tornò in Siria anni dopo, prese un portavoce della filiale locale di al-Qaida come commentatore della sua serie inequivocabilmente filo-opposizione “Inside Aleppo”. Dopo Clarissa Ward della CNN, della CBS, con la FSA nel 2011
vi fu Danny Gold, tra gli stormi di giornalisti occidentali che si unirono all’opposizione armata durante l’apice dell’insurrezione contro Damasco. Nel 2013, scrisse un pezzo per Vice su “Chiacchierare del ‘Trono di Spade” con un gruppo di combattenti di Jabhat al-Nusra”, il ramo locale di al-Qaida. Gold e una cricca di rabbiosi zeloti del cambio di regime passarono tutto il tempo a chiedere l’intervento degli Stati Uniti nel Paese e denigrando ferocemente chiunque non fosse d’accordo con essei; ad esempio, paragonando la copertura concreta di The Grayzone sulla Siria alla propaganda nazista. Ad ottobre, quando iniziò l’invasione turca della Siria settentrionale, Gold riferì che uno dei combattenti della FSA che frequentava nel 2013 partecipava all’assalto alle posizioni curde. Come Hillary Clinton e il resto degli ex-sostenitori degli islamisti, Gold chiaramente lottava con se stesso su un caso di dissonanza cognitiva. Incapace di assumersi la responsabilità di aver promosso tali estremisti quando imperversarono per anni in Siria e di aver denigrato chiunque si opponesse all’agenda del cambio di regime, si scagliava contro i critici: “Quasi come se la guerra fosse complicata e non s’inserisse perfettamente piccola scatola degli adolescenti degli anime che non capiscono le mie menzioni”, twittava.
Mentre gli ex-ascari degli statunitensi depredavano spietatamente gli attuali ascari statunitensi, esperti e politici occidentali sperano che nessuno si accorga che hanno spesso gli ultimi sette anni a celebrarli, iniziando l’insabbiamento, non solo della sconfitta che subiscono nel nord della Siria, ma dei loro stessi documenti. Tale banda di idioti è ora completamente smacherata nell’aver imbrogliato con una sanguinosa truffa il pubblico, spacciando i fanatici più brutali del pianeta come rivoluzionari e “ribelli moderati” mentre destabilizzavano un’intera regione. Come gli estremisti che un tempo promuovevano, la maggior parte è riuscita a sottrarsi alle responsabilità e a mantenere il posto.

Di seguito è riportato l’elenco SETA delle milizie turche “dell’esercito nazionale”, che delinea il tipo di sostegno ricevuto dagli USA da ciascuno negli anni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio